{"id":1317,"date":"2012-06-11T15:09:31","date_gmt":"2012-06-11T15:09:31","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1317"},"modified":"2025-07-25T11:46:38","modified_gmt":"2025-07-25T09:46:38","slug":"una-fotografia-una-vita-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1317","title":{"rendered":"2. Una fotografia, una vita"},"content":{"rendered":"<p><strong>Intervista a Lesley McIntyre<em><br \/>\n<\/em>La fotografia, le foto<\/strong><br \/>\nUna delle cose pi\u00f9 difficili da spiegare \u00e8 quanto avere una bambina con il grado di disabilit\u00e0 che aveva Molly ha consumato il mio tempo. Circa i tre quarti delle foto stampate nel libro non le avevo mai viste prima della sua morte. Per me fare il libro \u00e8 stato un viaggio emotivo, una scoperta emotiva.<br \/>\nHo studiato come fotografa e ho praticato la professione di fotografa per circa otto\/nove anni prima che nascesse Molly. Inevitabilmente, poich\u00e9 la fotografia \u00e8 la mia passione, non ho smesso di fotografare dopo la nascita di Molly ma ho continuato a farlo e il tema delle mie foto, del mio lavoro, \u00e8 diventata la nostra vita domestica.<\/p>\n<p>Scattavo queste foto che erano parte di me e nello stesso tempo erano un tentativo di dare un senso a quello che mi succedeva, era la mia passione ed era la dote che avevo prima che nascesse mia figlia. Ovviamente, non avevo idea che avrebbero costituito un libro. \u00c8 stato un processo molto lento e il libro si \u00e8 costruito durante diversi anni. La prima casa editrice cui mi sono rivolta \u00e8 una grossa casa editrice che si chiama Randhom House e l\u2019editor, dal primo momento in cui ha visto le foto che gli ho sottoposto, si \u00e8 impegnato e ha deciso di pubblicare il libro. Il suo problema \u00e8 stato come proporre questo tema al settore marketing della sua casa editrice. L\u2019editor mi ha chiesto di scrivere qualcosa e quello che ho scritto \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 realmente andato nell\u2019introduzione del libro. \u00c8 un tentativo di fare un libro che confonde le aspettative sulla disabilit\u00e0, \u00e8 un libro che ha una tendenza, un\u2019attitudine verso la morte e la mortalit\u00e0.<\/p>\n<p>Il libro stesso \u00e8 un\u2019elegia a mia figlia, alla mia bambina. Se io fossi stata una poetessa avrei scritto un lungo poema, una lunga poesia, ma il mio dono, il mio talento \u00e8 quello di essere una fotografa, quindi il libro \u00e8 il prodotto di queste due gigantesche componenti della mia vita: la mia bambina e la fotografia, la possibilit\u00e0 che la fotografia offre di mostrare, di mettere a nudo l\u2019essere umano. Sarebbe difficile descrivere con le parole la disabilit\u00e0 fisica di mia figlia in modo da darvi un\u2019idea, un\u2019immagine che vi restasse nella mente, mentre la fotografia rende il soggetto pi\u00f9 tangibile e demistifica questo problema, anche se so che \u00e8 un territorio difficile per molte persone.<\/p>\n<p>Solo un quarto delle foto che sono nel libro le ho viste mentre Molly era in vita. Non avevo stampato le foto, non avevo tempo ed \u00e8 per questo che prima ho detto che per me \u00e8 stato un viaggio emotivo, di scoperta; poi a posteriori ho realizzato che avevo registrato una vita intera dall\u2019inizio alla fine. Una fotografa, una vita. La fotografia \u00e8 il dono che ho avuto, e Molly \u00e8 stata la bambina che ho avuto, e questo \u00e8 quanto.<\/p>\n<p><strong>Molly<\/strong><br \/>\n\u00c8 stato molto difficile perch\u00e9 ho avuto una bambina che sarebbe potuta morire molte volte e abbiamo vissuto con un\u2019enorme intensit\u00e0 questa vita con Molly. Vivi con intensit\u00e0 quando sai che non puoi dare per scontata la vita. Nessuno sa quanto potr\u00e0 durare la propria vita. Io abito territori difficili: la disabilit\u00e0, il fatto che mia figlia, la mia unica figlia, sia morta, che io sia stata un genitore single per la maggior parte della vita di Molly&#8230; Ma nonostante tutti questi problemi che sono, credo, l\u2019incubo di qualunque genitore, ho sentito che mia figlia mi ha insegnato tantissime cose.<br \/>\nA causa del grado di disabilit\u00e0 che mia figlia aveva, avevamo una relazione simbiotica, eravamo interdipendenti. Quando \u00e8 morta, per me \u00e8 stata una perdita enorme. Io non ho avuto una bambina che \u00e8 passata attraverso i normali passaggi di separazione che un bambino fa dal proprio genitore ma, poich\u00e9 io sapevo che lei sarebbe morta, ho veramente cercato di prepararmi al meglio. Ogni decisione l\u2019ho presa cercando di pensare \u201cSto facendo la cosa giusta? Perch\u00e9 poi non voglio avere rimpianti, non voglio rimpiangerla\u201d. Per essere onesta, come ce l\u2019ho fatta, come ho resistito dopo la sua morte in alcuni giorni non lo so, non ne ho la pi\u00f9 pallida idea ma quello che so \u00e8 che amare qualcuno cos\u00ec profondamente, tanto quanto io ho amato lei, non significa morire dopo che lei \u00e8 morta, che questo amore \u00e8 capace di sostenermi dopo la sua morte.<br \/>\n\u00c8 molto difficile per me spiegare. Molly e io ci volevamo molto bene, ci amavamo. Avevo una figlia che sapeva che aveva una madre ossessionata dalla qualit\u00e0 della luce. Diceva \u201cMamma, ferma la macchina, guarda laggi\u00f9, luce giusta!\u201d. Per Molly una mamma con la macchina fotografica era la cosa pi\u00f9 familiare.<br \/>\nLa prima volta in cui ho avuto un incarico importante e lei era grande abbastanza per capire cosa ci\u00f2 significasse, siamo andate dritte fuori a festeggiare in un ristorante italiano. Era una bambina buffa e filosofica, sapeva che stava morendo, era coraggiosa e, in un certo senso, lei mi ha insegnato tantissimo e io recentemente ho insegnato a mio padre a morire. Mi ha insegnato come stare vicino a qualcuno che sta morendo e poich\u00e9 le persone muoiono in continuazione, ed \u00e8 una cosa normale tanto quanto nascere, io penso che sia molto importante per le persone capire come dare aiuto nel momento finale della vita.<br \/>\nPenso che Molly non abbia saputo fino all\u2019ultimo anno della sua vita di dover morire ma aveva un livello di realismo sulla sua fisicit\u00e0: lei amava i bambini e ha sempre parlato della volont\u00e0 di adottare dei bambini ma non ha mai parlato di s\u00e9 dicendo \u201cQuando io avr\u00f2 un bambino\u201d. Immagino che lei pensasse che sarebbe riuscita ad andare all\u2019Universit\u00e0. Ha fatto un sacco di disegni sull\u2019appartamento che avrebbe avuto quando fosse stata al college. Ma io penso che nell\u2019ultimo mese lo sapesse\u2026 Lei era molto intelligente. Nessun dottore le diceva \u201cTu migliorerai\u201d quindi lei non si aspettava di tornare di nuovo a scuola. Stava dimagrendo e ho chiesto ai dottori di non pesarla pi\u00f9 perch\u00e9 lei sapeva che cosa significava e non c\u2019era niente che lei potesse fare per evitare quello che stava accadendo. Io ho volontariamente portato fuori dall\u2019ospedale mia figlia e l\u2019ho curata a casa, cos\u00ec poteva fare quello che voleva, poteva invitare gli amici a dormire a casa, aveva un gatto, poteva fare quello che voleva ed \u00e8 stata sempre completamente vigile. Le ho dato la buonanotte, il bacio della buonanotte, fino all\u2019ultima sera: quella notte si \u00e8 addormentata e non si \u00e8 pi\u00f9 svegliata, e per me quella \u00e8 una buona morte.<br \/>\nNoi abbiamo trascorso tanto tempo negli ospedali, per\u00f2 Molly non ha mai avuto una diagnosi finale, precisa, ma era controllata, monitorata ogni anno. Non \u00e8 stato come un\u2019improvvisa disabilit\u00e0, \u00e8 stato graduale. Penso che se fosse cresciuta, attraverso la pubert\u00e0 e l\u2019adolescenza, sarebbe diventato molto pi\u00f9 difficile. Era frustrata dal suo corpo, negli ultimi tempi, perch\u00e9 il suo corpo non le rispondeva pi\u00f9, non funzionava pi\u00f9. Era una bambina molto dotata, molto intelligente, amava andare a scuola e aveva voti alti in molte materie, amava la sua vita sociale\u2026 Semplicemente era \u2013<br \/>\nfisicamente \u2013 non pienamente, completamente sana.<br \/>\nMolly voleva andare alla scuola d\u2019arte per essere onesti. Penso che lei amasse il fatto che io lavoravo, che facevo questo lavoro e dato che io sono nel campo artistico ho degli amici artisti, attori, che scrivono commedie, giornalisti, pittori\u2026 Quindi erano tutte professioni che mia figlia conosceva. Quando era piccola, molto piccola, venne da me e mi disse molto seriamente \u201cDobbiamo accendere la televisione per vedere che cosa sta facendo il Governo\u201d. Era molto coinvolta sui temi ambientali, aveva un amico che viveva in Croazia, durante la guerra nell\u2019ex Jugoslavia. Prima che lei nascesse, sono stata molti anni in Africa, lei guardava le fotografie dei bambini in Ruanda\u2026<br \/>\nLa nostra era una casa con una tendenza alla visualit\u00e0. Ho centinaia di disegni e di dipinti di Molly, lei era molto sicura di s\u00e9, poteva fare murales sulle pareti di casa. Vivere nella nostra casa era come lavorare in uno studio d\u2019arte. Poteva usare qualunque materiale per dipingere, gessetto, pennelli, pennello da barba\u2026 Perch\u00e9 volevo che lei si sentisse durante la sua vita pi\u00f9 realizzata possibile, pienamente conscia delle sue doti.<br \/>\nL\u2019ironia \u00e8 stata la mia scuola, probabilmente una buona scuola, un buon training, per avere a che fare con una bambina come Molly. Facevo delle grandi sculture come dei tepee, delle tende indiane, appendevo al muro pezzi di stoffa, campanellini, creavo un ambiente per incoraggiare questa bambina a muoversi perch\u00e9 all\u2019inizio della sua vita non era molto interessata a vivere. Penso che nel reparto di terapia intensiva mi guardasse chiedendomi \u201cAllora che cosa c\u2019\u00e8 di bello nel vivere?\u201d. Io l\u2019ho dovuta in parte convincere a godersi la vita.<br \/>\nIn Galles ha incontrato un ragazzino che stava facendo campeggio sulla cima delle scogliere, aveva un fantastico cane nero, suonava la chitarra e cantava una canzone che si chiama The house of rising sun e non so come conoscesse le parole perch\u00e9 \u00e8 una canzone di un\u2019altra epoca. Insomma, si divertiva con degli amici maschi ma non aveva un boy friend particolare. I ragazzi la facevano ridere.<br \/>\nHo cercato di usare quello che ho imparato attraverso la nostra vita insieme e a volte mi capita di parlare con delle infermiere che lavorano con bambini che muoiono, che sono molto malati. Lavoro in una Help line che ha sede a Londra che supporta i genitori che hanno perso i figli. Noi rivolgiamo il nostro aiuto non solo a genitori che hanno perso i figli per malattia, in ospedale, ma anche a chi ha perso i figli in battaglie, in guerra.<br \/>\nC\u2019\u00e8 una donna straordinaria in America, il suo nome \u00e8 Elizabeth Kubler-Ross che dice \u201cI bambini che stanno morendo sono alcuni dei nostri pi\u00f9 grandi maestri\u201d. Questo \u00e8 quello che io ho provato per mia figlia. Io penso che sar\u00f2 molto fortunata se mi capiter\u00e0 di incontrare qualcun altro nella mia vita che mi possa insegnare tanto quanto mi ha insegnato lei.<\/p>\n<p><strong>Le mie \u201cbattaglie\u201d<\/strong><br \/>\nHo dovuto combattere moltissime battaglie e ho speso molto del mio tempo sfidando le istituzioni per adeguare la legislazione governativa a favore dei bambini come Molly. Volevo che mia figlia andasse in una scuola normale come gli altri bambini e ho trascorso tantissimo tempo lavorando con un avvocato, raccogliendo delle prove, e quello era il mio impegno principale cos\u00ec come essere un genitore.<br \/>\nMolly \u00e8 riuscita ad andare in una scuola normale, ho dovuto combattere, ho affrontato un processo legale per ottenerlo. Nel Regno Unito \u00e8 molto difficile: \u00e8 facile per quanto riguarda la scuola elementare mentre \u00e8 molto pi\u00f9 difficile per quella che \u00e8 la nostra scuola media, io ho fatto causa e l\u2019ho vinta. Cos\u00ec per due anni lei \u00e8 andata alla sua scuola pubblica e ha avuto un tempo meraviglioso. Io ho cercato di renderla il pi\u00f9 possibile indipendente da me. Prima dell\u2019avvento dei cellulari avevo un cicalino come i medici per poter essere contattata per qualsiasi emergenza. Questo le ha dato la libert\u00e0 di essere separata da me e questo ha significato che lei era molto sicura di s\u00e9 a livello della sua vita sociale.<br \/>\nMolly ha fatto delle interviste alla BBC, la televisione britannica, raccontando la lotta che ha fatto per s\u00e9 ma anche per altri bambini come lei. Ne ho parlato con lei, abbiamo discusso e quando le ho spiegato il motivo del caso legale che affrontavamo, lei \u00e8 stata d\u2019accordo con le interviste e quindi le ha concesse, ma quando si \u00e8 stancata non ne ha fatte pi\u00f9 e ho dovuto parlare io, si annoiava. Io penso che la sua esperienza alla scuola media sia stata assolutamente fondamentale per come lei ha goduto la sua vita, per come l\u2019ha affrontata. Per me \u00e8 stata la battaglia pi\u00f9 dura da combattere ma non ho mai dubitato dell\u2019importanza di questa battaglia.<br \/>\nLo stato mi dava un contributo, non molto. Io e Molly abbiamo vissuto in Norvegia per due anni perch\u00e9 il padre di Molly \u00e8 norvegese e il sistema assistenziale in Norvegia era sostanzialmente pi\u00f9 realistico rispetto a quello britannico. Pensiamo a tutte le spese in pi\u00f9 che si creano quando si vive con una persona disabile e al fatto che io facevo molta fatica a lavorare\u2026 Per\u00f2 bisogna considerare che la Norvegia ha il Pil pro capite pi\u00f9 alto in Europa e una popolazione molto ridotta quindi loro si possono permettere questo tipo di aiuto materiale. Ma in Norvegia il mio matrimonio \u00e8 fallito e quindi ho lasciato la Norvegia come genitore single e sono ritornata nel Regno Unito. Una delle ragioni \u00e8 che sapevo che avrei dovuto combattere per mia figlia e l\u2019unica lingua che parlo \u00e8 l\u2019inglese e siccome dovevo parlare per lei\u2026<br \/>\nUna delle ragioni per cui ho lottato cos\u00ec duramente \u00e8 che sentivo che Molly veniva punita per la sua mappatura genetica e nessuno, nessuno, \u00e8 responsabile per il proprio corredo genetico. E questo \u00e8 quello che mi ha mandato avanti.<\/p>\n<p><strong>Il film <\/strong><br \/>\nBenedetto: Io ho conosciuto Lesley in una maniera molto strana, tramite un articolo di giornale, esattamente \u201cla Repubblica\u201d nell\u2019inserto domenicale di qualche anno fa in cui un articolo di Conchita De Gregorio parlava di questo libro (libro che \u00e8 stampato, al di l\u00e0 dell\u2019Inghilterra, soltanto in Italia dalla casa editrice Contrasto, specializzata in lavori di carattere fotografico).<br \/>\nQuesto articolo, due pagine complete, fitte, corredate da alcune fotografie, raccontava in maniera molto esaustiva e molto intensa la storia di Molly e Lesley, riportando anche alcune frasi che si trovano nel libro. La cosa mi ha affascinato moltissimo, allora ho comperato il libro che mi \u00e8 piaciuto ancora di pi\u00f9 e mi sono messo in contatto con la casa editrice. E l\u00ec sono successi alcuni piccoli miracoli che normalmente non succedono. Alla mia richiesta la casa editrice ha risposto dopo un giorno. Io dicevo \u201cSentite ho apprezzato molto il vostro libro, vorrei mettermi in contatto con Lesley perch\u00e9 io faccio documentari e mi piacerebbe fare un documentario della sua storia\u201d. Mi hanno risposto dicendo \u201cNon le possiamo dare l\u2019indirizzo di Lesley ovviamente, ma ci scriva una lettera e noi gliela inoltriamo e poi sar\u00e0 lei, se vuole, a mettersi in contatto, a risponderle\u201d. E allora c\u2019\u00e8 stato il secondo miracolo: Lesley mi ha risposto dopo un giorno ringraziandomi dei complimenti che le facevo (con la sua garbata ironia mi ha detto \u201cCredo bene che ti sia piaciuto, mi ha richiesto vent\u2019anni di vita, spero che ci sia un po\u2019 di profondit\u00e0 in questo lavoro\u201d) e ha accettato di incontrarmi. Il primo giorno che ci siamo visti ci siamo incontrati verso mezzogiorno e ci siamo salutati a mezzanotte, parlando, filmando, girando per Londra\u2026<\/p>\n<p>Lesley:\u00a0 \u00c8 strano perch\u00e9 sono circa dieci anni che mia figlia \u00e8 morta e ogni occasione in cui ne parlo \u00e8 diversa dalle altre, leggermente diversa. Il film \u00e8 il lavoro di Benedetto e la ragione per cui ci siamo incontrati \u00e8 stato una parte del lavoro che ho fatto dopo che \u00e8 morta mia figlia, che \u00e8 il libro The time of her life. Quando ci siamo incontrati, ci siamo seduti e abbiamo chiacchierato, discusso, parlato per un giorno intero. La qualit\u00e0 delle domande, il modo in cui comunicavamo, mi faceva sentire sicura e poich\u00e9 la morte infantile, la morte di un bambino, \u00e8 un argomento cos\u00ec difficile, ho pensato che potevo provare ad articolare alcune mie emozioni, che potevano riguardare anche altri genitori. Questa \u00e8 una delle situazioni di maggiore solitudine in cui ci si possa mai trovare ed \u00e8 anche per questo che ho iniziato a lavorare in una Help line perch\u00e9 i genitori si sentono veramente isolati, come se nessuno comprendesse il loro modo di essere, il loro sentire. Cos\u00ec ho pensato di provare a parlare di questo tema con due persone che avevo incontrato e di cui mi fidavo. Sembra ridicolo ma allo stesso tempo facendo questo lavoro ci siamo molti divertiti<em>. <\/em><\/p>\n<p><strong>Benedetto Parisi<\/strong><br \/>\nNato a Lecce nel 1945, laureato in Giurisprudenza a Roma, da molti anni vive a Udine dove mette la sua passione e il suo talento di regista a disposizione di temi a carattere sociale. Le sue opere precedenti sono state selezionate a numerosi Festival, tra le quali ricordiamo Integrazione (1998), selezionato al Sacher Festival di Roma e al Torino Film Festival, e Figure di un Mondo Scomparso (2004) selezionato al Festival Alpe Adria e ad Anteprima del cinema indipendente di Bellaria. Da molti anni tiene laboratori e corsi sul linguaggio e la tecnica cinematografica presso scuole, enti pubblici e istituzioni culturali, collaborando in maniera continuativa con il Centro Espressioni Cinematografiche di Udine. Il documentario The time of her life (2007) \u00e8 stato selezionato alla Rassegna del documentario italiano, al Premio Libero Bizzari 2007 e a Visioni Italiane, Bologna 2008. Ha ricevuto il premio come miglior documentario alla Festa del documentario di Siena \u201cHai visto mai\u201d 2008, con la seguente motivazione: \u201c\u00c8 un piccolo film che racconta il dolore, la perdita, la memoria con dolce, profonda, straordinaria serenit\u00e0 e vitalit\u00e0\u201d.<br \/>\nIl film \u00e8 reperibile presso l\u2019autore: <a href=\"mailto:benepa14@libero.it\">benepa14@libero.it<\/a>, tel. 0432\/50.91.70.<\/p>\n<p><strong>Lesley McIntyre<\/strong><br \/>\nLesley McIntyre, diplomata al Royal College of Art di Londra, lavora come fotografa documentarista. Tra i suoi progetti, uno sulla ricostruzione rurale nei primi anni dell\u2019indipendenza dello Zimbabwe e uno sulle proteste contro l\u2019installazione dei missili a Greenham Common, oltre a vari servizi teatrali tra cui uno per la Royal Court. Negli ultimi anni si \u00e8 battuta per l\u2019inserimento dei bambini disabili nelle normali classi della scuola pubblica. Il tempo di una vita (edizione italiana, Roma, Contrasto, 2004) \u00e8 il suo primo libro. Quando Molly, la figlia di Lesley McIntyre, nasce a Londra nel 1984, i medici le diagnosticano una grave anomalia muscolare. Sono convinti che vivr\u00e0 molto poco e che non potr\u00e0 mai essere dimessa dall\u2019ospedale. Invece la bambina riesce ad andare a casa e a vivere fino ai quattordici anni. Sar\u00e0 pienamente consapevole del suo stato per gran parte della sua vita.<br \/>\nLesley McIntyre ha fotografato sua figlia come una madre qualunque, scattando le prime foto poco dopo la nascita della bambina e le ultime qualche giorno prima che morisse nella sua casa, ma le straordinarie immagini e la precariet\u00e0 della vita di Molly fanno di questo libro una narrazione estremamente densa di significato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a Lesley McIntyre<\/p>\n<p>La fotografia, le foto<br \/>\nUna delle cose pi&ugrave; difficili da spiegare &egrave; quanto avere una bambina con il grado di disabilit&agrave; che aveva Molly ha consumato il mio tempo. Circa i tre quarti delle foto stampate nel libro non le avevo mai viste prima della sua morte. 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