{"id":1318,"date":"2012-06-11T15:42:18","date_gmt":"2012-06-11T15:42:18","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1318"},"modified":"2025-07-25T11:54:50","modified_gmt":"2025-07-25T09:54:50","slug":"sono-quello-che-sono-perch-lei-mi-ha-trasformato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1318","title":{"rendered":"3. Sono quello che sono perch\u00e9 lei mi ha trasformato"},"content":{"rendered":"<p><strong>Intervista a Igor Salomone<\/strong><br \/>\nLa scrittura \u00e8 un modo di esprimermi<br \/>\nHo scritto a penna solo il mio primo libro poi trascritto pazientemente su una macchina elettrica ma da allora ho sempre usato il portatile. Non riesco a scrivere diversamente, penso con il portatile davanti, penso mentre scrivo.<br \/>\nScrivo un po\u2019 da sempre, mi \u00e8 sempre piaciuto, ho pubblicato diversi libri, testi tecnici rivolti a un pubblico professionale; faccio il pedagogista e ho insegnato all\u2019Universit\u00e0 quindi i libri in qualche modo appartengono alla mia esperienza un po\u2019 da sempre anche se primariamente sul versante professionale.<br \/>\nCon questo per\u00f2 il percorso \u00e8 stato molto diverso. Un giorno, ho portato mia figlia a giocare con gli aerei. Io abito vicino a Linate e, assillato da un problema che si ha di solito con i figli, a maggior ragione se si hanno dei figli disabili, di che cosa proporle, di che cosa fare insieme a lei, mi son detto andiamo all\u2019aeroporto lato atterraggio, andiamo a vedere gli aerei che atterrano. Mi hanno sempre affascinato, come credo che affascinino tutti i bambini, questi aggeggi pesanti che volano, che atterrano e ho inventato l\u00ec per l\u00ec con lei questo gioco del grattare la pancia agli aerei. Quando son tornato a casa, ho sentito il bisogno di\u00a0 raccontarmi queste cose e ho cominciato a scrivere e l\u00ec \u00e8 nato il primo capitolo.<br \/>\nQuesto testo ha preso le prime mosse quindi in un modo molto diverso dalle altre cose che ho scritto, perch\u00e9 non c\u2019era un progetto, non mi son messo l\u00ec dicendo adesso scrivo un libro, men che meno mi son messo l\u00ec dicendo adesso scrivo delle cose che poi pubblico, che invece \u00e8 quello che avevo fatto in precedenza con gli altri miei lavori. Ho scritto perch\u00e9 sentivo il bisogno di scrivere.<br \/>\nIl professor Charmet nella presentazione di Milano ha detto che ci sono dei libri che urgono e questo \u00e8 uno di quelli che urgono di essere scritti, premono. Questo ha premuto dentro di me prima ancora che sapessi o decidessi la possibilit\u00e0 di farlo diventare un libro. Pi\u00f9 o meno a met\u00e0, ho cominciato a pensare a pubblicarlo, per cui tutte le motivazioni sono ricostruite a posteriori, a posteriori posso dire che ho avuto bisogno di scriverlo perch\u00e9 ho avuto bisogno di elaborare, di capire.<br \/>\nScrivendo capisco molto di me, di quello che penso, di quello che faccio, di quello che desidero. Dopo ho capito di aver scritto perch\u00e9 avevo bisogno di mettere mano alla difficolt\u00e0 della mia paternit\u00e0, all\u2019estremo disagio che avevo accumulato negli anni, non solo e non tanto per il fatto di avere una figlia disabile ma per l\u2019aver smarrito completamente il ruolo paterno. Ho avuto bisogno di far affondare il pi\u00f9 possibile questo nodo per poi riuscire a ripescarlo avendone qualche chiarezza in pi\u00f9.<br \/>\nDa quando \u00e8 uscito Con occhi di padre, e ormai sono pi\u00f9 di due anni, sto attraversando l\u2019Italia parlandone e parlando attraverso il libro. Tutte le volte, devo compiere lo sforzo di trattenere il pedagogista, il teorico che \u00e8 in me: io sono qui perch\u00e9 ho avuto un\u2019esperienza di paternit\u00e0 di un certo tipo, perch\u00e9 su questo ci ho scritto e, certo, sono anche un pedagogista.<br \/>\nCos\u2019\u00e8 cambiato? \u00c8 cambiato tantissimo perch\u00e9 questi due anni sono stati segnati professionalmente e personalmente in modo profondo dall\u2019esperienza della pubblicazione. Ho incontrato e sto incontrando centinaia di persone, sicuramente \u00e8 un periodo di grande ascolto, di grande viaggio e comunque di crescita professionale e culturale. Stanno cambiando delle cose per me anche professionalmente.<br \/>\nQuesto libro \u00e8 stato un outing, \u00e8 stato il momento in cui ho detto che, oltre a essere un formatore, sono un genitore che ha un figlio disabile. Voi potete immaginare le facce degli operatori con cui fino al giorno prima andavo a fare il consulente pedagogico. Non \u00e8 stato semplicissimo perch\u00e9 di solito gli operatori con i formatori parlano male dei genitori perch\u00e9 si possono in qualche modo sfogare\u2026<br \/>\nDevo dire che ora mi sento libero, adesso questa cosa \u00e8 pubblica e mi ci devo misurare perch\u00e9 quando vado a parlare sono insieme un pedagogista ma anche un genitore e queste due parti non riesco pi\u00f9 a tenerle separate, le devo far giocare insieme e sto imparando a fare questo intreccio necessario, importante, in cui parla la mia esperienza personale e la mia esperienza professionale senza che si fondano o si confondano, per\u00f2 ci sono entrambe.<\/p>\n<p><!--break--><\/p>\n<p><strong>Luna<br \/>\n<\/strong>Il fatto \u00e8 che io dovevo riuscire a trovare una dimensione in cui prendermi cura di mia figlia che non fosse scimmiottare le cure di mia moglie. Bisogna tener conto che la madre di Luna \u00e8 una madre con la emme maiuscola, di quelle con una capacit\u00e0 di cura straordinaria, di quelle che vedono sempre prima quello che tutto il resto del mondo non vede. La madre di Luna \u00e8 una di quelle madri con una capacit\u00e0 di attenzione, di ascolto che \u00e8 irraggiungibile; io ho dovuto convivere col fatto di non riuscire mai, dico mai, a capire in anticipo qualcosa rispetto a lei. Ho dovuto convivere con questa frustrazione perenne di fronte all\u2019impossibilit\u00e0 di essere neanche la brutta copia delle sue capacit\u00e0 di cura e ho dovuto per forza chiedermi \u201cVa beh ma io cosa devo fare? Qual \u00e8 il mio compito?\u201d.<br \/>\nOggi si parla spesso della crisi della paternit\u00e0 ma questa crisi per me nasce anche dal fatto che sento che mi \u00e8 stato chiesto come padre, indipendentemente dal fatto che mia figlia sia disabile, un impegno su un piano che fa fatica ad appartenermi.<br \/>\nIo sono figlio unico, non ho avuto cugini piccoli da curare, quando mi hanno messo mia figlia in braccio, da subito perch\u00e9 \u00e8 nata in casa, credo di non essermi mai sentito tanto impacciato. \u00c8 come se io da una parte non avessi alle spalle un bagaglio personale ma non c\u2019era neanche il bagaglio culturale. Gli uomini non hanno da nessuna parte del mondo e della storia avuto un ruolo significativo nella vita di un bambino sotto i due anni. Ce lo stiamo inventando ma \u00e8 una cosa recente, \u00e8 una cosa di qualche decennio a esagerare, e allora il pap\u00e0 tiene il bambino e allora gli d\u00e0 il biberon e allora lo tiene sul petto, addirittura prima che il bambino nasca cerca di immaginare di averlo nella pancia, e tocca la pancia\u2026 Ma son tutte invenzioni recenti e alle nostre latitudini. Fino a quarant\u2019anni fa il padre per i bambini cos\u00ec piccoli era una figura assolutamente inesistente.<br \/>\nPoi i bambini crescono, allora cominci ad arrivare tu<strong>.<br \/>\n<\/strong>Crescono, ma se non crescono?<br \/>\nQuando una bambina ha cinque anni e urla ancora e tu non sai se ha sete, ha sonno, ha fame, le scappa la cacca, ha male da qualche parte, \u00e8 incazzata, questo vuol dire attraversare un\u2019esperienza che ti chiede costantemente un\u2019attenzione al bisogno dell\u2019altro, bisogno immediato, primario. \u00c8 come se perpetuasse il rapporto con il neonato e questo oggettivamente rende difficoltosa da morire la possibilit\u00e0 che il tuo ruolo come padre trovi qualche spazio.<br \/>\nDopo aver passato anni a sentirmi del tutto inutile oltre che impotente, ho cominciato a cercare un\u2019altra strada che non fosse quella di fare il vice sostituto, male, di mia moglie ma che fosse quella di provare a capire di che cosa io potessi prendermi cura nell\u2019esperienza di Luna. Non \u00e8 un caso che questo libro inizi con quel gioco fatto all\u2019aeroporto di Linate perch\u00e9 in quel momento io ho sperimentato qualcosa che istintivamente capivo poteva essere sulla strada giusta, ho sentito che mi si apriva la possibilit\u00e0 di prendermi cura non solo del corpo di Luna, dei suoi bisogni, delle sue fatiche, delle sue sofferenze.<br \/>\nHo sentito che avevo bisogno di trovare la strada per prendermi cura delle possibilit\u00e0 che Luna incontrasse il mondo, che Luna avesse un ruolo, che potesse esplorare, che anche lei al suo livello di capacit\u00e0 e con la sua et\u00e0 potesse provare a entrare in contatto con il mondo e che io potessi portarcela. \u00c8 da l\u00ec che \u00e8 iniziato il mio processo di emersione dalla situazione; non \u00e8 un caso che poi, un paio di anni dopo, sono ritornato l\u00ec in quel posto a grattare la pancia agli aerei a Linate, lato atterraggio e c\u2019erano un sacco di padri con bambini che facevano la stessa cosa. Non credo che l\u2019abbiano fatto perch\u00e9 mi han copiato ma perch\u00e9 evidentemente quella \u00e8 una cosa da pap\u00e0 ed \u00e8 la strada che sto ancora seguendo, esplorando, che sto ancora cercando di capire.<br \/>\nDel resto, scrivere questo racconto in s\u00e9 \u00e8 stato un atto paterno perch\u00e9 ha voluto dire rendere pubblico un mondo privato; potevo scriverlo e lasciarlo in un cassetto, ma pubblicarlo ha voluto dire ok mondo io ho avuto questo problema, io ho questo problema, io questo problema lo sto affrontando in questo modo, questo problema lo sto vivendo e mi sta creando queste difficolt\u00e0 ma non \u00e8 un problema solo mio. \u00c8 un problema mio che io voglio narrare agli altri, che possa essere anche degli altri. Credo che questo sia un compito paterno e per lo meno la madre l\u2019ha riconosciuto in modo straordinario e ha lasciato che lo facessi sostenendomi moltissimo.<br \/>\nLa madre non avrebbe potuto scrivere un testo sul suo rapporto con Luna ed \u00e8 stata ben contenta che l\u2019abbia fatto io, parlando del mio rapporto con Luna.<br \/>\nLa madre di Luna, oltre a essere una di quelle madri, come dicevo, con la emme maiuscola, \u00e8 anche una madre leonessa. Racconto spesso questo aneddoto: nella parte di Milano dove abitiamo, una zona abbastanza centrale ma che fa ancora abbastanza quartiere, Luna \u00e8 conosciuta da tutti. Mi capita sovente di girare per il quartiere e c\u2019\u00e8 gente, che io non ho la pi\u00f9 pallida idea di chi sia, che saluta Luna. Al tempo stesso per\u00f2 quando Luna gira con me e quando Luna gira con sua madre succedono delle cose completamente diverse. Succede che quando gira con me le persone si avvicinano, quando gira con sua madre no. Non \u00e8 facile avvicinarsi a Luna quando sua madre le \u00e8 a fianco ma non perch\u00e9 lei ringhi o minacci di picchiare qualcuno ma perch\u00e9 si vede che lei \u00e8 l\u00ec a protezione di Luna, che bisogna passare da lei per poter avvicinarsi a Luna, e poi \u00e8 in grado di lanciare delle occhiate preventive assolutamente efficaci e bloccare interi eserciti perch\u00e9 questo \u00e8 il compito che lei in qualche modo si \u00e8 assunta nei confronti di sua figlia, proteggerla, proteggerla da tutte le minacce, proteggerla all\u2019ultimo sangue. Quello che ha portato Luna al parco giochi sotto casa dove abbiamo conosciuto un sacco di gente, sono stato io. La madre quando gira cerca sempre di evitare i punti di massimo assembramento ma non perch\u00e9 la voglia nascondere. Sia io che lei siamo assolutamente fieri di nostra figlia, di come \u00e8 fisicamente, di come si presenta, di quanto piace alle persone, la troviamo bellissima, quindi non \u00e8 che abbiamo problemi di questo tipo, di impatto, ma lei tende a dire \u201cState lontani da mia figlia, cos\u2019\u00e8 tutta questa confidenza?\u201d. Non lo dice con le parole, lo dice con l\u2019atteggiamento mentre io la lascio pi\u00f9 andare, l\u2019ho sempre lasciata andare verso le persone, verso le situazioni e questo vale anche per il racconto dell\u2019esperienza.<br \/>\nLa sua reazione iniziale al mio lavoro \u00e8 stata molto ambivalente perch\u00e9 era forte e potente l\u2019incontro con la scrittura anche perch\u00e9 forse erano le prime parole un po\u2019 coerenti che riuscivo a dire, riusciva a vederle e vedeva me anche sotto un\u2019altra prospettiva. Non sono riuscito a farmi dire il suo punto di vista su quello che scrivevo, lei diceva questa \u00e8 una cosa bella, molto bella, ma \u00e8 una cosa tua e io credo di non aver mai parlato di lei nel testo perch\u00e9 io non parlo di Luna ma del mio rapporto con Luna quindi \u00e8 ovvio che parli di me. Credo sia arrivata proprio ad accettare esplicitamente che \u00e8 stato il contributo particolare che io ho dato alla nostra esperienza di genitori quella di scrivere ci\u00f2 che lei non avrebbe mai potuto scrivere.<\/p>\n<p><strong>Liberarsi dalle retoriche per poter capire<br \/>\n<\/strong>Credo di aver scritto queste pagine proprio perch\u00e9 avevo bisogno di capire che amore fosse il mio nei confronti di Luna. Sicuramente ho avuto bisogno di liberarmi da una serie di luoghi comuni, di retoriche. La disabilit\u00e0 \u00e8 piena di retoriche e noi genitori di figli disabili ci nutriamo di retoriche. Io ho avuto bisogno di liberarmene nel senso che le sentivo strette.<br \/>\nCome molti genitori, ho frequentato anche le associazioni di genitori di figli disabili. Quando i bambini sono piccoli c\u2019\u00e8 la tendenza di andare a far parte delle associazioni non dei disabili in senso generico ma di quelli che hanno il problema di tua figlia. Questi luoghi dove i genitori che hanno i figli con lo stesso problema si incontrano talvolta tendono a diventare anche dei luoghi dove ce la raccontiamo un po\u2019 su. Siccome l\u2019esperienza \u00e8 dura per tutti, quando ci troviamo abbiamo bisogno di farla diventare una cosa normale, tanto abbiamo tutti pi\u00f9 o meno lo stesso problema. Ancora adesso facciamo gli incontri a Natale, prima dell\u2019estate e sembriamo un gruppo di genitori che ha dei figli con problemi molto simili ma giochiamo a fare i normali che per\u00f2 hanno fatto un po\u2019 di fatiche e che ci capiamo solo tra noi.<br \/>\nUna delle retoriche che gira \u00e8 che, in fondo, \u00e8 come se fossimo chiamati a compiere una missione. Quest\u2019idea che si debba disperarsi perch\u00e9 siamo sfortunati o addirittura ritenersi in qualche modo assegnati di un compito da una qualche divinit\u00e0 perch\u00e9 siamo quelli eletti mi sembrano due strade prive di senso. Un figlio \u00e8 come \u00e8, e ognuno si deve misurare con il \u201ccom\u2019\u00e8\u201d di suo figlio che pu\u00f2 essere disabile ma anche no, che pu\u00f2 non avere problemi poi magari a quattordici anni ha un incidente in motorino o sviluppa una sindrome psichiatrica. Forse una delle cose che \u00e8 possibile imparare in un\u2019esperienza di questo tipo \u00e8 che la gerarchia delle sfighe non \u00e8 cos\u00ec scontata, non \u00e8 cos\u00ec ovvia, non c\u2019\u00e8 chi \u00e8 pi\u00f9 fortunato e chi lo \u00e8 meno lungo una gerarchia che dipende dal tipo di dramma, non \u00e8 cos\u00ec semplice paragonare tra loro le tragedie, non \u00e8 cos\u00ec facile poter dire quale tragedia \u00e8 pi\u00f9 tragedia di un\u2019altra tragedia.<br \/>\nAllora ho avuto bisogno di pensare radicalmente questa situazione, di liberarmi da molte retoriche per poter capire cosa voleva dire per me amare Luna, perch\u00e9 non potevo tollerare di amarla perch\u00e9 era disabile oppure non potevo neanche tollerare di amarla perch\u00e9 era mia figlia, nonostante fosse disabile. Credo di aver cominciato a sentirmi libero e quindi ho cominciato a capire con la pancia, con il cuore, con l\u2019emozione, cosa volesse dire per me amare Luna quando ho cominciato a sentire che cosa lei mi permetteva di essere, che cosa la sua esistenza ha permesso a me di diventare, cosa il mio rapporto con lei ha fatto di me. E non era un destino, non credo che le cose siano scritte da qualche parte, poteva andare in un modo completamente diverso.<br \/>\nC\u2019erano mille situazioni nella vita i cui bivi potevano portarmi altrove ma dal momento in cui Luna \u00e8 nata si \u00e8 creata questa possibilit\u00e0 che ho cercato di raccogliere. Io sento ora che ci\u00f2 che mi lega a lei \u00e8 esattamente ci\u00f2 che lei ha fatto di me, ci\u00f2 che la sua esistenza ha creato, trasformandomi. Faccio fatica adesso a pensarmi a prescindere da lei perch\u00e9 io sono quello che sono non solo perch\u00e9 sono qui ma sono quello che sono perch\u00e9 lei mi ha trasformato. E questo, \u00e8 vero, non vale solo per chi ha un figlio disabile; questo credo che valga, che possa valere per chiunque abbia un figlio, se se lo permette.<\/p>\n<p><strong>Ridisegnare la socialit\u00e0<br \/>\n<\/strong>Credo che avere un figlio disabile rimappi completamente le relazioni sociali. Succede anche nell\u2019avere figli in generale, ma il figlio disabile dal punto di vista sociale \u00e8 uno tsunami, \u00e8 un terremoto pazzesco, fa letteralmente sparire all\u2019orizzonte persone che non ti saresti mai aspettato sparissero, fa comportare altre persone in un modo assolutamente imprevedibile che ti costringe a farle sparire all\u2019orizzonte; poi compaiono le persone pi\u00f9 insospettate, pi\u00f9 insospettabili con una capacit\u00e0 di esserci, di essere presenti che ti stupisce e tutto questo ridisegna completamente la socialit\u00e0, in modo molto forte.<br \/>\nSu questo scoglio si sono infrante non tanto le persone ma le relazioni con alcune persone, si sono infrante amicizie pluridecennali ora scomparse. O perch\u00e9 sono scomparse realmente o appunto perch\u00e9, come racconto, si sono permesse cose che non si dovevano permettere assolutamente di fare. Bisogna anche vedere in che momento della tua esperienza accade questo, ci sono momenti pi\u00f9 drammatici, pi\u00f9 tragici, momenti pi\u00f9 difficili e l\u00ec tutte le relazioni sono immediatamente messe alla prova, pesantemente messe alla prova e molte non superano questa prova. Per\u00f2, ripeto, la cosa importante \u00e8 che altre compaiono magicamente, in modo inaspettato, nuovo. Questo dipende tanto dalle persone, dai genitori, ma dipende tanto anche dai figli. Noi abbiamo, questo s\u00ec, la fortuna di avere una bambina di una socialit\u00e0 assoluta, l\u2019esatto opposto di un bambino autistico. Ogni tanto per scherzo mi vien da dire che se vendessi gli abbracci di Luna un tanto al minuto diventerei ricco perch\u00e9 ogni volta che qualcuno prende un abbraccio di Luna vedo un\u2019espressione che parla da sola perch\u00e9 un abbraccio di Luna \u00e8 talmente privo di qualsiasi doppio senso, di qualsiasi malizia, \u00e8 talmente immediato, \u00e8 talmente fresco, insomma \u00e8 l\u2019abbraccio che ognuno di noi vorrebbe avere e questo \u00e8 anche una fortuna, perch\u00e9 Luna \u00e8 assolutamente ricercata soprattutto dagli adulti e quindi questo non fa da ostacolo al fatto che ci siano delle persone che si vogliono avvicinare.<\/p>\n<p><strong>Il silenzio lo imparavo da lei<br \/>\n<\/strong>Io non sono un frequentatore di chiese, o meglio sono un frequentatore di chiese ma perch\u00e9 mi piacciono come posti, come luoghi, perch\u00e9 li ho sempre trovati carichi di energia ma non sono un frequentatore delle liturgie che ci sono nelle chiese, e mi ha sempre colpito come Luna, sin da piccola sembrava percepire l\u2019atmosfera che c\u2019era in una chiesa. Lei, quando vede un sagrato e dei gradini, mi tira verso la chiesa e non ha nel suo bagaglio di esperienze il fatto che io la porti in chiesa, ma quando andiamo in giro e vede una chiesa ci si infila e mi trascina e mi porta un po\u2019 in giro poi arriva alle panche e si siede e io mi siedo vicino a lei e stiamo l\u00ec un po\u2019. Lei sta in silenzio, guarda, osserva, ascolta, sembra pi\u00f9 ascoltare per la verit\u00e0.<br \/>\nIo sono curioso per natura e lei pure e devo dire che uno dei motivi per cui amo un sacco mia figlia \u00e8 che mi incuriosisce, mi stupisce e la guardo e la osservo e cerco di capire che cosa fa, perch\u00e9 sta facendo certe cose, come mai appare cos\u00ec sensibile, cos\u00ec attenta. In certe situazioni, quello che emerge o almeno che mi ha colpito tantissimo \u00e8 il guadagno, quel famoso guadagno difficile da vedere nella disabilit\u00e0, cio\u00e8 che cosa ti offre in pi\u00f9 quella cosa che ti manca. A Luna manca il linguaggio, le manca proprio il linguaggio simbolico. Questo vuol dire che ha la testa libera. Noi siamo pieni di parole, io poi sono uno che col linguaggio ci ha vissuto, ne ha fatto una professione, faccio la meditazione la mattina per sgombrare la mente che \u00e8 sempre piena di parole, di pensieri. Lei non ne ha bisogno, lei ha la testa sgombra e allora sente di pi\u00f9 e riesce a percepire delle cose che io devo prima spegnermi per riuscire a percepirle.<br \/>\nNel libro racconto di una visita alla chiesa di Sant\u2019Eustorgio. Quella volta \u00e8 stato potente perch\u00e9 abbiamo assistito a una messa, in filippino credo. A Milano, in diverse chiese si fanno messe per le varie comunit\u00e0 cattoliche nelle lingue d\u2019origine, per cui ovviamente io non capivo niente. Gi\u00e0 non \u00e8 che sia un grande esperto di liturgia e per giunta era anche in una lingua straniera per cui non capivo niente io e non capiva niente lei, in termini di parole. Per\u00f2 l\u2019atmosfera era talmente potente che io e mia figlia siamo rimasti seduti in fondo alla navata ad ascoltare un pezzo di messa in assoluto silenzio tutti e due, ma io il silenzio lo imparavo da lei. Ero preoccupato che lei facesse confusione ma in realt\u00e0 lei stava in silenzio e grazie al fatto che lei stava in silenzio, stavo in silenzio anch\u2019io. Io stavo in silenzio guardando e ascoltando il suo silenzio ed \u00e8 stata un\u2019esperienza fantastica, un\u2019esperienza di grande spiritualit\u00e0 in cui non credo c\u2019entri la fede ma la spiritualit\u00e0, intesa come ci\u00f2 che si riesce ad ascoltare quando si smette di parlare, quella dimensione dell\u2019esistenza che, pieni di parole, rischiamo sempre di non cogliere.<\/p>\n<p><strong>Presidiare il futuro<br \/>\n<\/strong>E quindi il futuro. Qui c\u2019entra la mia professione: chi si occupa di educazione se non ha un po\u2019 di ottimismo pu\u00f2 anche cambiare mestiere, per\u00f2 ci vuole anche molto ottimismo in certi momenti della vita individuale e collettiva.<br \/>\nAvere gli occhi puntati sul futuro fa male se non si vede niente n\u00e9 personalmente n\u00e9 socialmente, viviamo in un mondo difficile, un mondo estremamente precario, assolutamente instabile, che cosa sar\u00e0 fra dieci anni chi lo sa\u2026 Poi tu hai un figlio disabile e il tuo futuro in qualche modo \u00e8 gi\u00e0 segnato\u2026 Io ho alcune certezze, per esempio sono sicuro che mia figlia non avr\u00e0 problemi di droga anche perch\u00e9 dovrei iniettargliela io nel senso che non \u00e8 fisicamente in grado di drogarsi, quindi non avr\u00e0 problemi di droga. Non rischier\u00e0 di ammazzarsi su un motorino perch\u00e9 il suo livello di autonomia \u00e8 talmente basso che non correr\u00e0 questi rischi. Per\u00f2 sicuramente non avr\u00e0 figli.<br \/>\nSiccome Luna \u00e8 figlia unica, io so gi\u00e0 che non diventer\u00f2 mai nonno, poi son figlio unico anch\u2019io per cui non posso neanche essere zio, lei non ha cugini quindi \u00e8 un futuro molto piccolo, molto ristretto, molto corto.<br \/>\nIl problema, per me come padre, \u00e8 che anche se mia figlia mi sopravvive e mi sopravvive bene, avr\u00e0 qualcuno che si prender\u00e0 cura di lei, che le vorr\u00e0 bene, che le star\u00e0 vicino fino speriamo a tardissima et\u00e0, comunque il futuro finisce l\u00ec, non va oltre, finisce con lei e l\u2019essenza dell\u2019umano, come scrivo, \u00e8 trasmettersi, ma trasmettere non vuol dire insegnare qualcosa a tuo figlio, vuol dire insegnare qualcosa a tuo figlio perch\u00e9 lo insegni a qualcun altro, questa \u00e8 la trasmissione.<br \/>\n\u00c8 la trasmissione attraverso le generazioni, ma io so gi\u00e0 che la trasmissione attraverso le generazioni non ci sar\u00e0 perch\u00e9 finir\u00e0 l\u00ec e quindi con questa prospettiva io non dovrei credere nel futuro, non dovrei neanche dirmi che il mio ruolo come padre \u00e8 avere uno sguardo sul futuro. Che poi \u00e8 un futuro vicino, dove vai quest\u2019estate, cosa facciamo quando avr\u00e0 finito la scuola, dove la mandiamo, il futuro \u00e8 con chi star\u00e0 quando noi saremo vecchi e non ce la faremo pi\u00f9 ma \u00e8 un futuro piccolo, \u00e8 un futuro angosciante e al tempo stesso estremamente piccolo.<br \/>\nE allora il trucco che ho cercato di elaborare e di mettere in pratica \u00e8 che qualsiasi cosa succeda a me, alla madre di Luna e a Luna, per me quello che conta \u00e8 di aver lasciato qualcosa a qualcuno, di aver lasciato qualcosa a lei certo, di aver lasciato qualcosa alla madre certo, ma di aver lasciato qualcosa a tutti quelli che ci incontrano, e allora l\u00ec il futuro c\u2019\u00e8. Poi, il mondo va a rotoli, non lo so pu\u00f2 darsi, non \u00e8 nella mia giurisdizione, ma se il mondo non andr\u00e0 a rotoli, se qualcosa della mia, della nostra esperienza con Luna resta attaccata all\u2019esperienza di altre persone per me questa \u00e8 una cosa importante ed \u00e8 il mio modo di presidiare il futuro.<\/p>\n<p><strong>Igor Salomone<br \/>\n<\/strong>Nato il 18 ottobre del 1956, Igor Salomone \u00e8 laureato in filosofia. Nel 1985 ha contribuito a fondare, a Milano, dove vive e lavora, lo Studio Dedalo, aprendo un profilo alto di consulenza pedagogica che ancora oggi segna i percorsi di molti professionisti dell\u2019educazione. Docente universitario, ha insegnato dal 1999 al 2005 presso la milanese Facolt\u00e0 di Scienze dell\u2019Educazione.<br \/>\nDopo diversi libri di taglio tecnico, scrive Con occhi di padre (Enna, Citt\u00e0 Aperta Edizioni, 2006), \u00a0sulla sua esperienza di paternit\u00e0 con la figlia Luna. Molto pi\u00f9 di un diario non segreto, il libro \u00e8 forza, provocazione, divertimento, riscatto \u2013 anche \u2013 dello sguardo dei padri. \u00c8 un testo nato durante le vacanze, quando l\u2019esperienza dell\u2019insegnante restava come ordito e quella dell\u2019uomo diventato padre di Luna regalava la trama ai pensieri e agli sguardi.<br \/>\nAl libro ha dedicato un blog con questa motivazione: \u201cOgni libro parla a qualcuno. Anche Con occhi di padre, ultimo nato, per me prezioso e inesauribile. Incapace di esaurirsi, cio\u00e8, nell\u2019esser stato scritto. Questo spazio \u00e8 dedicato a chi, avendolo ascoltato, ha voglia di dire cosa ha sentito\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a Igor Salomone<br \/>\nLa scrittura &egrave; un modo di esprimermi<br \/>\nHo scritto a penna solo il mio primo libro poi trascritto pazientemente su una macchina elettrica ma da allora ho sempre usato il portatile. 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