{"id":1319,"date":"2012-06-11T15:59:25","date_gmt":"2012-06-11T15:59:25","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1319"},"modified":"2025-07-25T11:56:55","modified_gmt":"2025-07-25T09:56:55","slug":"coltivare-un-figlio-come-un-bonsai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1319","title":{"rendered":"4. Coltivare un figlio come un bonsai"},"content":{"rendered":"<p><strong>Intervista a Daniela Rossi<br \/>\n<\/strong><strong>Genitori e figli <\/strong><br \/>\nSe penso al passato ricordo che la mia parte razionale ha impiegato molto a comprendere che Andrea era sordo. Un anno e due mesi, ma dentro di me direi che l\u2019ho sempre saputo. Avvertivo impressioni, sensazioni rapide ma non affioravano alla ragione tanto da diventare un pensiero definito.<br \/>\nSe rivivessi la stessa esperienza oggi non starei cos\u00ec male perch\u00e9 conosco la sordit\u00e0 e so cosa significa essere la mamma di un bambino sordo. Certo mi dispiacerebbe ma non credo verserei una lacrima.<br \/>\nCi sono addirittura aspetti della personalit\u00e0 di Andrea che in parte sono legati alla sordit\u00e0 e che io adoro. Questa difficolt\u00e0 non \u00e8 solo una cosa che toglie, \u00e8 anche una cosa che d\u00e0, per esempio un\u2019incredibile capacit\u00e0 di provare empatia, di comprendere gli stati d\u2019animo di chiunque, di accorgersi della minima incongruenza tra quello che si dice e quello che si sente. Quando le parole si colgono con difficolt\u00e0 c\u2019\u00e8 un maggiore e profondo investimento sulle espressioni del volto, su quello che esprime uno sguardo. Ho notato questa attitudine in mio figlio gi\u00e0 quando aveva due anni. Se dicevo \u201cChe bello\u201d ma tra dieci pensieri ce n\u2019era mezzo che forse cos\u00ec bello non era, lui immediatamente se ne accorgeva.<br \/>\nHo avuto il grande vantaggio di poter trascorrere con lui molte ore, di non avere impegni che mi portassero via, quindi non c\u2019\u00e8 stato neanche un episodio di non comprensione tra me e lui. Quando vedo, e l\u2019ho raccontato nel libro, certi film americani dove un bambino sordo indica la zuccheriera ed emette un suono e la madre che vive con lui da otto anni non riesce a capire che suo figlio vuole lo zucchero, mi sembra davvero strano anche perch\u00e9 tutti i bambini non parlano prima dell\u2019anno ma le loro madri sono in grado di comprenderne i bisogni.<br \/>\nAndrea si \u00e8 espresso a lungo anche con gesti inventati da lui. Erano facilmente comprensibili per tutti, gesti comuni che molti usano ma sottolineati in modo pi\u00f9 colorito ed espressivo che li rendeva chiarissimi. Io li ho sempre accolti e utilizzati a mia volta fino a che, quando Andrea acquisiva prima un suono sostitutivo, poi le parole complete, decadevano spontaneamente. Mio figlio ha potuto quindi esprimersi in tutti i modi, con suoni, mimica facciale, gesti, nella massima libert\u00e0 espressiva fino alla conquista del linguaggio.<br \/>\nA un bambino sordo, a un figlio sordo devi dedicare molta pi\u00f9 attenzione, energia. Sarebbe auspicabile per tutti ma lo \u00e8 soprattutto per le persone sorde dato che manca o \u00e8 molto carente un canale importante d\u2019informazione. Quando ad esempio facevamo una passeggiata ai giardini insieme al figlio udente di un\u2019amica, lui tornava a casa con ore di chiacchiere ascoltate, con nomi di fiori, di piante, bambini e cose, mentre mio figlio imparava solo quello che io intendevo insegnargli quel giorno. Se mi fermavo e dicevo \u201cpetunia\u201d, lui forse poteva ricordare \u201cpetunia\u201d. \u00c8 tutto un altro vivere quindi, un impegno fatto d\u2019amore, avendo la possibilit\u00e0 di dedicarcisi. Penso che un buon modo per salvare veramente un figlio sordo, per offrirgli tutte le possibilit\u00e0, \u00e8 \u201ccoltivarlo\u201d con attenzione e amore\u2026 Come un bonsai, con la massima cura, senza dargli l\u2019idea che a lui manchi qualcosa, che sia carente. Aiutandolo a sviluppare le sue doti. Allora crescerlo ha il fascino di una vocazione, gli si offre una presenza molto calda, attenta, raffinata nel cogliere tante cose. Nessun terapeuta pu\u00f2 fare questo lavoro. A scuola anche l\u2019insegnante di sostegno pu\u00f2 fare i salti mortali ma non riuscir\u00e0 a fare quello che pu\u00f2 fare un genitore.<br \/>\nSia io che il padre di Andrea, di fronte alla proposta di un impianto cocleare, abbiamo detto immediatamente no. Quando il medico ha mostrato l\u2019apparecchiatura e spiegato che il bambino avrebbe subito un\u2019anestesia totale e un\u2019operazione lunga ci siamo detti: in nessun caso possiamo metterlo su un tavolo operatorio a 14 mesi. Avevamo entrambi amici medici che ci hanno aiutato a capire, in base ai residui uditivi di Andrea, che l\u2019intervento non era neppure necessario.<br \/>\nAltri amici hanno cominciato a insistere pesantemente perch\u00e9 gli insegnassimo il linguaggio dei segni. Io come mamma, come essere umano che ama la libert\u00e0 e anche come psicologa, non lo ritenevo adeguato alle opportunit\u00e0 oggi accessibili alle persone sorde. Mi sono rifiutata di andare verso mio figlio con un linguaggio diverso da quello della sua famiglia e dei suoi amici prima di verificare le sue possibilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>La storia in teatro, la storia in TV <\/strong><br \/>\nAndrea non ha letto tutto il libro. Io non glielo ho imposto n\u00e9 suggerito. Ci sono stati momenti in cui era incuriosito, in cui ha voluto sapere di alcune situazioni, del \u201cdottore cattivo\u201d come lo chiama ancora adesso. Solo in quell\u2019occasione ha letto qualche capitolo.<br \/>\nHa visto invece lo spettacolo teatrale che \u00e8 stata un\u2019esperienza molto forte. Anna Rita, la protagonista, ha dato una carnalit\u00e0, una corporeit\u00e0 a questa vicenda che ha avuto l\u2019effetto di una bomba emotiva per tutti e soprattutto per me e Andrea che eravamo in prima fila. Lui ha visto tutto questo dolore e ne ha voluto di nuovo parlare con me. Gli ho spiegato ancora quella che \u00e8 la verit\u00e0: il dolore era legato alle modalit\u00e0 di comunicazione della diagnosi. Mi \u00e8 stata data in un modo davvero disumano.<br \/>\nDal mio libro \u00e8 stato tratto anche uno sceneggiato per la RAI. Per esigenze televisive sono stati modificati alcuni particolari ma devo dire che come produzione \u00e8 stato fatto il possibile. Purtroppo l\u2019idea di partenza \u00e8 che il pubblico televisivo, costituito anche da un\u2019ampia fascia di persone molto anziane, non sia particolarmente colto o brillante quindi si tende a semplificare. Detto questo ci sono due o tre scene che valgono da sole tutto il film e di questo devo ringraziare la regista. Il film, la prima volta che \u00e8 andato in onda, \u00e8 stato visto da oltre 6 milioni di spettatori. Ci sono state poi due repliche. C\u2019\u00e8 una scena molto bella dei genitori storditi di fronte alla serie di esperti, che rende perfettamente l\u2019esperienza vissuta da me e da molti altri: uno dice una cosa, l\u2019altro ne dice una opposta. Un\u2019infinit\u00e0 di ipotetiche soluzioni che vengono proposte mentre il bambino sfuma all\u2019orizzonte, non \u00e8 pi\u00f9 centrale. \u00c8 la sordit\u00e0 a diventare protagonista insieme a tutto ci\u00f2 che si presume possa \u201crisolverla\u201d.<br \/>\n<strong><br \/>\nGli incontri <\/strong><br \/>\nPositivo \u00e8 stato l\u2019incontro con l\u2019ingegnere che prepara gli apparecchi che da 14 anni utilizza mio figlio. \u00c8 una persona sobria, preparata e franca. La prima che non ha cercato di forzarmi a seguire il suo credo, anzi mi ha detto \u201cNon mi sento di assumermi la responsabilit\u00e0 di realizzare apparecchi per suo figlio\u201d perch\u00e9 Andrea allora era molto piccolo e non aveva ancora imparato a parlare.<br \/>\nHo dovuto insistere molto per ottenerli.<br \/>\nEra stato positivo anche l\u2019incontro con l\u2019unica associazione che ho frequentato: la Fiadda. L\u00ec siamo stati accolti con un sorriso e con l\u2019idea che ogni bambino sordo andasse considerato un bambino che, se seguito con amore e impegno, pu\u00f2 fare tutto. Queste sono parole che in certi momenti ti salvano la vita e la salvano al bambino perch\u00e9 ripristinano una fiducia nel genitore, gli permettono di essere tale con tutte le sue energie.<br \/>\nIo sono stata una madre molto itinerante. Assurdamente ho avuto spesso problemi con le persone che avrebbero dovuto aiutare mio figlio proprio a causa dei suoi apparecchi ad alta tecnologia perch\u00e9 era il primo bambino in Italia a portarli, non li conosceva nessuno e per questo non erano accettati. Trovo che sia stata una grave mancanza di apertura mentale e di informazione. Erano apparecchi elaborati da ricercatori universitari, fatti controllare negli Stati Uniti, apparecchi prodotti da persone qualificate e io nel farli conoscere avrei dovuto essere rispettata. Invece a volte sono stata costretta a cambiare centro di riferimento e persino citt\u00e0.<br \/>\nC\u2019\u00e8 stata una chiusura che non esito a definire sospetta e giudizi negativi nei confronti degli apparecchi portati da mio figlio espressi da persone che, in una maniera o nell\u2019altra, avevano interessi nel commercio di altre apparecchiature per non udenti<br \/>\nMio figlio a un anno e due mesi ha avuta una diagnosi di sordit\u00e0 totale, assoluta, diagnosi che si \u00e8 poi rivelata falsa grazie ad accertamenti successivi fatti negli ospedali di Ginevra, Losanna, Roma.<br \/>\nSono tornata in quel primo centro quando Andrea aveva nove anni. A quel punto conoscevo bene la sua situazione uditiva e ho voluto fare questa prova, mi sono detta: adesso vediamo cosa dicono. Incredibilmente si \u00e8 ripetuta la stessa scena: Andrea mi ha riferito di essersi trovato per circa tre minuti davanti a una decina di persone con il camice bianco che lo guardavano serie. Da questo incontro \u00e8 uscito con una diagnosi di sordit\u00e0 profonda assoluta.<br \/>\nA Ginevra per dirmi quanto era sordo mio figlio l\u2019hanno testato per tutto un pomeriggio. L\u2019hanno portato a passeggiare, a mangiare, l\u2019hanno fatto giocare con i trenini, con strumenti musicali; osservandolo e giocando con lui non indossavano il camice. Hanno persino ascoltato me e quello che avevo da dire senza preconcetti del tipo \u201cla madre \u00e8 troppo coinvolta\u201d.<\/p>\n<p><strong>Le rappresentazioni <\/strong><br \/>\nLa famiglia, dopo la diagnosi, ha costituito a volte un problema. Questo proprio per il tipo di handicap che \u00e8 la sordit\u00e0. Tutto sommato se hai un figlio con un altro tipo di handicap la gamma delle possibilit\u00e0 nel recupero sembra pi\u00f9 definita.<br \/>\nI ragazzi con la Trisomia 21, ad esempio, trent\u2019anni o quarant\u2019anni fa erano quasi tenuti nascosti, vestiti sciattamente, non stimolati. Adesso hanno forme di autonomia allora inimmaginabili e hanno dimostrato quello che possono fare, anche se un limite oggettivo, oltre un certo livello, esiste. La sordit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 complessa, oltre a essere l\u2019handicap meno conosciuto dai genitori udenti, proprio perch\u00e9 \u00e8 abbastanza raro e non si vede. \u00c8 una difficolt\u00e0 che ti pu\u00f2 portare, l\u2019ho visto conoscendo tante persone sorde, a vivere una vita normale oppure una di isolamento, malessere, gravi carenze. Ci sono tutte le possibilit\u00e0 ma bisogna guadagnarsele con impegno, cura e tante attenzioni. Il genitore deve essere molto presente ma capace di stimolare e accompagnare il figlio all\u2019autonomia.<br \/>\nPenso che quello che manca oggi per comprendere il problema sia la parola dei ragazzi sordi. Tutto viene gestito dagli udenti: genitori udenti, medici udenti. Se invece il genitore \u00e8 sordo, in un certo senso il figlio ha la strada facilitata ma il percorso dell\u2019ENS \u00e8 un\u2019altra realt\u00e0. Oggi comunque, quando qualche genitore mi chiede informazioni rispondo: \u201cCercate persone sorde, adulti sordi, fatevelo raccontare da loro che cosa volevano da bambini, come si sentivano\u201d.<br \/>\nIl bambino oggi \u00e8 un po\u2019 relegato nell\u2019angolo, come se non esistesse pi\u00f9. Gli adulti e gli esperti si prendono le sue orecchie e le studiano, le portano in giro.<\/p>\n<p><strong>Daniela Rossi<\/strong><br \/>\nNata a Sanremo il 15 luglio 1957, giornalista pubblicista iscritta all\u2019Albo dal 1986, laureata in Psicologia all\u2019Universit\u00e0 La Sapienza di Roma nel 1990, iscritta all\u2019Albo degli Psicologi dal 1992. Dopo la collaborazione a quotidiani e riviste ha esordito con il romanzo Il mondo delle cose senza nome (Roma, Fazi editore, 2004, e in uscita per i Tascabili Bompiani nel 2010) pensato come una lettera d\u2019amore al figlio in cui narra vicende personali e familiari riflettendo sulla fragilit\u00e0 dei rapporti, sulla fallibilit\u00e0 umana, sulla paura e il coraggio. Il libro, che ha vinto il Premio Anima 2005 per la Letteratura, \u00e8 stato tradotto in lingua tedesca e coreana. Da questo romanzo \u00e8 stato tratto il film Tutti i rumori del mondo prodotto da Fulvio e Paola Lucisano per RAI International Film, diretto da Tiziana Aristarco e interpretato da Elena Sofia Ricci, Stefano Pesce e Gioele Dix. Il mondo delle cose senza nome \u00e8 anche il titolo della trasposizione teatrale del romanzo, prodotta dal Teatro dell\u2019Opera di Roma con l\u2019ensemble strumentale e il Corpo di Ballo dell\u2019Opera. Protagonista \u00e8 l\u2019attrice Anna Rita Chierici, che ha elaborato l\u2019adattamento per il quale \u00e8 stata a sua volta vincitrice del Premio Anima 2008 per il Teatro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a Daniela Rossi <\/p>\n<p>Genitori e figli<br \/>\nSe penso al passato ricordo che la mia parte razionale ha impiegato molto a comprendere che Andrea era sordo. Un anno e due mesi, ma dentro di me direi che l&rsquo;ho sempre saputo. 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