{"id":1325,"date":"2012-06-18T12:09:23","date_gmt":"2012-06-18T12:09:23","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1325"},"modified":"2025-07-28T10:21:41","modified_gmt":"2025-07-28T08:21:41","slug":"la-parte-abitata-della-rete","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1325","title":{"rendered":"2. La parte abitata della rete"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo intervistato Sergio Maistrello, giornalista freelance, divulgatore di nuove tecnologie a misura d\u2019uomo, che dirige dal 2006 Apogeonline, rivista on line di tecnologia e culture digitali della casa editrice Apogeo. Ha scritto due libri: La parte abitata della Rete (Tecniche Nuove, 2007), una guida turistica nel mondo dei blog e dei social software; e Come si fa un blog (Tecniche Nuove, 2004), libro pratico per fare i primi passi nel mondo dei siti personali di nuova generazione. Con lui parleremo delle opportunit\u00e0 che questo \u201cnuovo modo di vivere la rete\u201d offre alle persone disabili (ma non solo) in termini di relazioni sociali, rispetto dei diritti e libera espressione.<\/p>\n<p><!--break--><\/p>\n<p><strong>Che cos\u2019\u00e8 il web 2.0 e cosa sono le reti sociali? <\/strong><br \/>\nWeb 2.0 non \u00e8 altro che il nome che abbiamo dato alla nostra nuova consapevolezza nell\u2019uso di internet. Una consapevolezza che \u00e8 stata favorita, a partire dal 2000, dal diffondersi dei blog (diari per le idee, il modo pi\u00f9 semplice ed economico che abbiamo oggi per pubblicare contenuti su internet), dei wiki (siti collaborativi come Wikipedia), dei podcast (serie di brani audio, una sorta di trasmissione radiofonica o televisiva personale) e dei social network (applicazioni web basate su reti sociali). Il web in realt\u00e0 \u00e8 sempre lo stesso, non c\u2019\u00e8 stata alcuna evoluzione tecnologica in senso stretto: quel 2.0 \u00e8 solo un vezzo divulgativo, che io nemmeno amo troppo. \u00c8 cambiato invece il modo in cui percepiamo il nostro ruolo di nodi all\u2019interno di questa rete sociale. Come dire: abbiamo cercato di fare del web una televisione giusto un po\u2019 pi\u00f9 complicata, lasciando spesso l\u2019iniziativa alle grandi aziende, mentre ora stiamo finalmente comprendendo che abbiamo di fronte un mezzo di comunicazione nuovo, che lascia spazio a tutti e dentro il quale tutti abbiamo l\u2019opportunit\u00e0 di rappresentare noi stessi e le nostre idee su una scala potenzialmente planetaria.<br \/>\nI social network, in particolare, sono ambienti che abbinano una dimensione sociale ai classici servizi online (comunit\u00e0 virtuali, servizi di pubblicazione e archiviazione di contenuti, punti di incontro fra domanda e offerta di lavoro). Gli automatismi dei social network valorizzano i contenuti messi a disposizione dal singolo iscritto, ma soprattutto permettono di far emergere spontaneamente i contenuti ritenuti pi\u00f9 interessanti dalla comunit\u00e0 nel suo complesso. Chi si iscrive condivide i suoi contenuti e traccia le relazioni che lo uniscono ai propri amici o colleghi. L\u2019insieme delle interazioni tra questi individui e tra questi gruppi sociali aggiunge alle funzionalit\u00e0 di base effetti su vasta scala, che generano valore in modo del tutto spontaneo e automatico.<br \/>\nUn esempio. Condividere fotografie su un social network come Flickr, invece che su un servizio di pubblicazione chiuso al suo interno, permette di far circolare le immagini con molta facilit\u00e0 dentro la propria rete sociale di amici e conoscenti iscritti allo stesso servizio. Se la fotografia riscuote consenso, attraverso le segnalazioni dei propri contatti e attraverso le loro reti sociali, questa pu\u00f2 incontrare nuovi ammiratori. La condivisione di parole chiave consente di mettere in relazione tra loro fotografie simili per soggetto o tecnica, anche se i rispettivi autori non si conoscono o abitano dall\u2019altra parte del mondo. Il filtro spontaneo e distribuito continuamente sollecitato dalle attivit\u00e0 dei singoli iscritti premia le immagini pi\u00f9 interessanti, facendole emergere e proponendole all\u2019attenzione generale.<\/p>\n<p><strong>Per una persona disabile che opportunit\u00e0 pu\u00f2 presentare questa evoluzione della rete?<\/strong><br \/>\nFinora ci siamo dovuti accontentare di un racconto del mondo secondo filtri di massa, applicati per noi da chi aveva capitali, spirito imprenditoriale e potere sufficienti a controllare i canali di emissione. Internet ha avviato uno straordinario spostamento di potere (mediatico, politico, culturale) da quest\u2019oligopolio di fonti alle persone. Su internet le nicchie che il mercato di massa giudicava antieconomiche, e dunque ignorabili, diventano una ricchezza, come dimostrano alcuni nuovi modelli economici. Un esempio banale: una libreria on line, superando i limiti fisici del punto vendita e commercializzando un catalogo potenzialmente pari alla totalit\u00e0 dei libri stampati, vende pochissime copie ma di tantissimi libri, e la somma di tutte queste nicchie vale pi\u00f9 del giro d\u2019affari delle librerie tradizionali arroccate intorno a pochi bestseller. \u00c8 l\u2019idea della \u201ccoda lunga\u201d: c\u2019\u00e8 spazio per tutto e per tutti, non c\u2019\u00e8 filtro in entrata, ogni nicchia di interessi ha la sua possibilit\u00e0 di trovare un suo \u201cmercato\u201d&#8221;.<br \/>\nCome pu\u00f2 riguardare i disabili questa novit\u00e0? Beh, innanzitutto oggi i disabili hanno la possibilit\u00e0 di vedere rappresentato il proprio racconto del mondo al pari di quello di chiunque altro. Non sarebbe una notizia in s\u00e9, se nel racconto di massa di cui abbiamo appena parlato i disabili avessero effettivamente avuto pari dignit\u00e0, cosa che non mi pare sia stata. Il resto non riguarda le opportunit\u00e0 in quanto disabili, ma le opportunit\u00e0 in quanto persone. La Rete esalta le differenze, aiuta a far incontrare chi ha idee, interessi e caratteristiche simili, favorisce il confronto tra i diversi sguardi sul mondo. Una volta raggiunta la Rete \u2013 e so bene che questo passaggio apparentemente banale pu\u00f2 nascondere difficolt\u00e0 enormi, che pure oggi vengono ridotte con soluzioni hardware o software sempre pi\u00f9 a portata di mano \u2013 un disabile prende il pieno possesso della propria socialit\u00e0 digitale cos\u00ec come chiunque altro.<\/p>\n<p><strong>Questo che effetti pu\u00f2 avere sul rispetto dei diritti delle persone svantaggiate? <\/strong><br \/>\nSe il racconto del mondo \u00e8 pi\u00f9 vario e si arricchisce di percezioni e punti di vista, anche le soluzioni alla crescente complessit\u00e0 contemporanea possono essere pi\u00f9 rispettose dei diritti e delle necessit\u00e0 di tutti. \u00c8 un diritto che assume connotazioni attive: io divento il primo garante del rispetto dei miei diritti, il primo ad agire perch\u00e9 siano riconosciuti e salvaguardati. Non mi posso pi\u00f9 nascondere dietro l\u2019inefficacia di un\u2019istituzione miope o insensibile.<\/p>\n<p><strong>In particolare quali strumenti del web possono essere utili per un disabile? (particolari reti sociali, strumenti del web 2.0&#8230;)<\/strong><br \/>\nNon riconosco la categoria \u201cdisabile\u201d su internet. Anche perch\u00e9 so bene l\u2019enorme variet\u00e0 di situazioni che questa parola rappresenta. Di nuovo: parliamo di persone. Non credo avrebbe senso un social network di disabili, per esempio. Sarebbe un modo per rifugiarsi in un recinto rassicurante, ma poco efficace per fare qualcosa che gi\u00e0 non facciano gli ottimi siti monografici che esistevano anche prima di questo benedetto web 2.0. I disabili sono persone e ogni persona ha caratteristiche, interessi, professionalit\u00e0, scopi differenti. Il bello dei blog e dei social network \u00e8 che ognuno pu\u00f2 fare il suo percorso, secondo le predisposizioni individuali.<br \/>\nQualche idea? Beh, innanzitutto aprire un blog su una delle tante piattaforme gratuite disponibili (Splinder, Blogger, Typepad, IlCannocchiale, ecc.): serve a raccontare, a raccontarsi, a mettere in circolo la propria voce, a sperimentare la bidirezionalit\u00e0 della comunicazione, a stimolare il confronto pubblico nei commenti, a scoprire le analogie spontanee che si creano tra i propri contenuti e quelli altrui, a espandere la propria rete sociale. Il blog \u00e8 il modo pi\u00f9 rapido per popolare il nostro punto di presenza sulla grande rete sociale di Internet. Dopodich\u00e9 credo che nessuno che ami la fotografia possa fare a meno di provare Flickr (<a href=\"http:\/\/www.flickr.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>www.flickr.com<\/strong><\/a>), chiunque si diletti di riprese video amer\u00e0 YouTube (<a href=\"http:\/\/www.youtube.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>www.youtube.com<\/strong><\/a>), chi ama la musica scoprir\u00e0 nuove frontiere grazie alla condivisione dei gusti di milioni di persone su Last.fm (<a href=\"http:\/\/www.last.fm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>www.last.fm<\/strong><\/a>), via via fino a servizi specializzati come quelli per condividere curriculum e professionalit\u00e0 (LinkedIn, <a href=\"http:\/\/www.linkedin.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>www.linkedin.com<\/strong><\/a>, o Neurona, <a href=\"http:\/\/www.neurona.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>www.neurona.com<\/strong><\/a>).<\/p>\n<p><strong>Hai delle storie che ti sono capitate in rete o ti ricordi episodi specifici che riguardano il nostro tema? <\/strong><br \/>\nLa tua domanda mi d\u00e0 l\u2019occasione di ricordare Francesco Grossi, noto in Rete col suo nick ZoneX, che ci ha lasciati proprio alla fine dell\u2019anno scorso. Era ipovedente, aveva grosse limitazioni nell\u2019accesso al pc e a Internet, e su questi temi ha condotto la sua personale campagna di sensibilizzazione. Ma poco importa qui la disabilit\u00e0 specifica: Francesco era una persona che aveva molto da dire, aveva capito che poteva dirlo senza attendere che gli venisse dato un microfono e intorno ai temi che gli stavano a cuore era stato capace di creare una fitta rete sociale.<\/p>\n<p><strong>Quali sono i limiti o le tendenze preoccupanti che pu\u00f2 avere il web 2.0 per un disabile (se ve ne sono)?<\/strong><br \/>\nSpesso in Rete si finisce per mettere in gioco molto di se stessi, senza rete \u2013 se mi concedi il gioco di parole. La percezione di ci\u00f2 che \u00e8 pubblico e di ci\u00f2 che \u00e8 privato, oppure della responsabilit\u00e0 che comporta ogni nostra azione on line, sono spesso sottovalutate. Ecco, ancora una volta la disabilit\u00e0 in s\u00e9 non c\u2019entra, ma a maggior ragione \u00e8 bene essere sempre padroni della situazione e non lanciarsi in esplorazioni che non si \u00e8 in grado di sostenere senza stress.<\/p>\n<p><strong>Se tu dovessi lanciare in rete un\u2019iniziativa riguardante la disabilit\u00e0 e che sfruttasse la \u201cparte abitata della rete\u201d che cosa ti verrebbe in mente?<\/strong><br \/>\nSemplicemente inviterei tutti i disabili a entrare, nei tempi e nei modi che sono loro possibili, nella parte abitata della Rete. Ne pu\u00f2 esistere una sola, secondo me, pur con tutte le sue innumerevoli declinazioni. E cos\u00ec come non conosce confini geografici, non conosce di certo preferenze per le diverse abilit\u00e0 individuali, se non per quelle che \u2013 condivise \u2013 arricchiscono tutti.<\/p>\n<p><strong>Per contattare l\u2019autore: <a href=\"http:\/\/www.sergiomaistrello.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.sergiomaistrello.it<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo intervistato Sergio Maistrello, giornalista freelance, divulgatore di nuove tecnologie a misura d&rsquo;uomo, che dirige dal 2006 Apogeonline, rivista on line di tecnologia e culture digitali della casa editrice Apogeo. Ha scritto due libri: La parte abitata della Rete (Tecniche Nuove, 2007), una guida turistica nel mondo dei blog e dei social software; e Come si fa un blog (Tecniche Nuove, 2004), libro pratico per fare i primi passi nel mondo dei siti personali di nuova generazione. 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