{"id":1348,"date":"2012-07-02T14:17:38","date_gmt":"2012-07-02T14:17:38","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1348"},"modified":"2025-07-25T13:14:16","modified_gmt":"2025-07-25T11:14:16","slug":"ti-sento-ti-tocco-ti-vedo-tu-lo-sai-percorsi-di-maternit-per-le-donne-non-vedenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1348","title":{"rendered":"1. Introduzione"},"content":{"rendered":"<p><em>Essere mamma non \u00e8 un mestiere. Non \u00e8 nemmeno un dovere. \u00c8 solo un diritto tra tanti diritti.<\/em><br \/>\n(O. Fallaci, Lettera a un bambino mai nato, Milano, Rizzoli, 1975)<\/p>\n<p>Non \u00e8 la prima volta che mi occupo di maternit\u00e0 di donne disabili. Esattamente cinque anni fa, proprio in questo periodo, stavo preparando il numero di dicembre 2005 di \u201cHP-Accaparlante\u201d, dal titolo Mamme. Nessun aggettivo dopo il punto, dove, per la prima volta in Italia, affrontavo in maniera organica i percorsi che portano le donne disabili a intraprendere una gravidanza, tra paure, limiti, adeguamenti di s\u00e9 e possibili soluzioni. Quella volta mi ero occupata solo di disabilit\u00e0 di tipo fisico, perch\u00e9 erano tipi di deficit che conoscevo molto bene, con i quali lavoro tutti giorni, e con i quali convivo da sempre avendo anch\u2019io una disabilit\u00e0 motoria. Mi era sempre rimasto lo scrupolo di pensare anche alle altre disabilit\u00e0, soprattutto quelle sensoriali, di mamme non vedenti e non udenti.<br \/>\nRicordo molto bene quanto fu difficile quel primo numero. Il terreno era nuovo, mi sentivo un pioniere, non esisteva pressoch\u00e9 nulla in lingua italiana che mi aiutasse, mentre all\u2019estero c\u2019erano tante esperienze di accompagnamento alla maternit\u00e0 per le donne disabili. All\u2019estero, insomma, se ne parlava. Da noi no, e questo aveva provocato la mancanza di immagini sociali di riferimento. Le stesse donne disabili non avevano immagini di altre donne disabili con figli, con cui potersi paragonare o da cui attingere. Ma soprattutto la societ\u00e0 non considerava l\u2019immagine della donna disabile con figli.<br \/>\nDopo cinque anni, una cifra che sembra meritarsi un anniversario, rieccoci su questo terreno, ma su un deficit, quello visivo, molto specifico, davvero poco conosciuto dalla sottoscritta, e con il quale ho avuto non pochi problemi. Infatti, come gi\u00e0 la prima volta, non esisteva niente di scritto in lingua italiana che mi potesse aiutare. Sono passati cinque anni, ma sembra tutto come allora. Al Centro Documentazione Handicap, dove lavoro e dove abbiamo la biblioteca nazionale pi\u00f9 fornita sul settore della disabilit\u00e0, non esistono testi su genitori non vedenti, e continuano a non esisterne sui genitori disabili in generale.<br \/>\nL\u2019unico segnale positivo in questi cinque anni sono state delle tesiste dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna, una in Scienze della Formazione e una in Ostetricia, che mi hanno consultata per delle tesi sulla maternit\u00e0 delle donne disabili. Devo ammettere quella di Ostetricia mi ha fatto particolarmente piacere, proprio perch\u00e9 si tratta di un settore non dedicato esclusivamente all\u2019handicap. Il terreno si \u00e8 mosso anche con qualche convegno, in questi anni, in tutta Italia, uno in particolare a Bologna, nel 2007, sulle donne disabili, da cui part\u00ec anche una collaborazione coi Consultori cittadini, non pronti ad accogliere donne con disabilit\u00e0. Cinque anni li ha compiuti anche il primo consultorio italiano, \u201cAl Quadraro\u201d di Roma, specializzato nell\u2019accoglienza di donne disabili: ma il loro bilancio di attivit\u00e0 ha rivelato che in questi cinque anni le loro utenti sono state con deficit fisici o intellettivi, mai sensoriali.<br \/>\nPerch\u00e9 la scelta delle donne non vedenti per \u201cHP-Accaparlante\u201d, un tema apparentemente cos\u00ec di nicchia? A chi interessa, se non alle donne non vedenti stesse, che desiderano avere figli, ma che si fanno prendere da ansie e paure? Credo fortemente che ragionare su un tema cos\u00ec specifico possa evidenziare varie tematiche sul mondo della disabilit\u00e0 in generale: i tab\u00f9, i pregiudizi, gli stereotipi, l\u2019immagine sociale, l\u2019educazione, l\u2019integrazione\u2026 Inoltre c\u2019\u00e8 il desiderio di continuare a coprire delle lacune su un tema, quella della maternit\u00e0 delle donne disabili, su cui si continua a parlare molto poco. Infine, passare dai deficit motori ai deficit sensoriali permette di verificare ed eventualmente scardinare alcuni luoghi comuni che circolano all\u2019interno del grosso tema disabilit\u00e0, luoghi comuni che a volte si creano le stesse persone disabili le une con le altre, soprattutto quando si \u201cappartiene\u201d a deficit differenti.<br \/>\nAuspichiamo anche che questo lavoro possa rappresentare un punto di riflessione per i vari operatori del settore sociale, e soprattutto sanitario. Anche il settore educativo dovrebbe sentirsi coinvolto in un tema del genere, anche se apparentemente molto distante dalla propria specificit\u00e0. Questo perch\u00e9 \u00e8 soprattutto nella scuola che si formano le generazioni future, e ci auguriamo che le generazioni future possano considerare l\u2019immagine della donna disabile con figli non solo come una follia, ma come eventualmente un diritto tra tanti diritti (ovviamente, come gi\u00e0 cinque anni fa, non si vogliono negare le difficolt\u00e0, o le ripercussioni sui figli della disabilit\u00e0 dei genitori e della madre in particolare).<\/p>\n<p><strong>Gli strumenti usati<\/strong><br \/>\nQuesta monografia pu\u00f2 apparire un po\u2019 insolita perch\u00e9 nasce prevalentemente sul web.<br \/>\nLa carta stampata infatti ha prodotto pochi risultati come si diceva prima. Non esistono libri, o articoli di riviste. Anche l\u2019Istituto dei Ciechi \u201cF. Cavazza\u201d di Bologna non ha materiale documentativo sull\u2019argomento. Le stesse associazioni di categoria non hanno prodotto dossier o ricerche sulla maternit\u00e0 delle donne non vedenti.<br \/>\nLo stesso web, all\u2019inizio della ricerca, non era stato particolarmente esaltante.<br \/>\nSu un canale come Youtube, ad esempio, dove ormai si trova la spiegazione di qualunque cosa venga in mente di consultare (dalle ricette di cucina, ai consigli per il trucco, a come usare certi medicinali, a come risolvere i giochi sui cellulari, ecc.) non esistono video che descrivano anche solo pochi minuti di vita di genitori non vedenti, neppure facendo delle ricerche tra i video stranieri.<br \/>\nI forum italiani dedicati alle discussioni sulla disabilit\u00e0 non parlano mai di questo tema.<br \/>\nIn lingua italiana non si trova nulla su internet, neppure un solo racconto, magari in un blog.<br \/>\nLa ricerca on line ci ha portato a \u201cincontrare\u201d, per fortuna, Edith Thoueille, responsabile del Centro Protection Maternelle et Infantile di Parigi, che da tanti anni si occupa della gravidanza di donne non vedenti, e ormai \u00e8 una vera esperta in tutta la Francia e anche oltre confine.<br \/>\nAvevamo gi\u00e0 parlato di lei su \u201cHP-Accaparlante\u201d (cfr. \u201cSostenere la genitorialit\u00e0 delle donne non vedenti: l\u2019esperienza di Parigi\u201d, rubrica Europa Europa, in \u201cHP-Accaparlante\u201d n. 2, 2010), ma purtroppo non abbiamo trovato in Italia un\u2019esperienza analoga, e crediamo quindi che l\u2019esperienza francese, raccontata direttamente dai protagonisti, possa portare molti spunti anche nel nostro Paese. Sempre tramite web siamo venuti in contatto con alcune donne che ha seguito Edith. Conoscere la lingua francese mi ha permesso di avere numerosi scambi con Parigi e di costruire quindi la monografia attraverso questi scambi.<br \/>\nSono state aggiunte, inoltre, alcune esperienze, francesi e inglesi, sempre reperite tramite forum e blog sul web. I racconti delle mamme descrivono alcune strategie che hanno messo in atto nella cura dei figli. Conclude la monografia un testo di una donna americana, una sorta di racconto \u201crovesciato\u201d: si tratta cio\u00e8 di un intervento su un blog tenuto da una figlia di madre non vedente, e ci sembra molto interessante riportare alla fine del lavoro anche l\u2019altro punto di vista (scusate il gioco di parole).<br \/>\nPrima di entrare nel merito, per\u00f2, \u00e8 necessario fare un passo indietro, tornare a cinque anni fa quando le mie ricerche cominciarono, e riparlare di limiti fisici, psicologici e sociali che erano emersi in quel primo numero di \u201cHP-Accaparlante\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Introduzione<br \/>\nEssere mamma non &egrave; un mestiere. Non &egrave; nemmeno un dovere. &Egrave; solo un diritto tra tanti diritti.<br \/>\n(O. 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