{"id":1355,"date":"2012-07-02T14:58:08","date_gmt":"2012-07-02T14:58:08","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1355"},"modified":"2025-07-25T13:21:54","modified_gmt":"2025-07-25T11:21:54","slug":"ma-lei-non-ci-vede-come-fa-ad-avere-dei-figli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1355","title":{"rendered":"8. \u201cMa Lei non ci vede, come fa ad avere dei figli?\u201d"},"content":{"rendered":"<p>A., donna inglese, ha perso la vista nel 1997 e ha allevato le sue figlie solo con il tatto. Assicura che \u00e8 pi\u00f9 facile di quello che ci si aspetterebbe. L\u2019essere cieca non la rende una madre incapace, eppure la gente d\u00e0 per scontato che debba essere co<em>s\u00ec. <\/em><\/p>\n<p><!--break--><\/p>\n<p>Il duro lavoro, come scelta di vita, \u00e8 maggiormente auspicabile di quel che avrei mai immaginato. Ne sono diventata una sostenitrice, da quelle prime, poche ore in cui tenevo in braccio Sophia, la mia primogenita, raggomitolata nel mio avambraccio, imparando ad allattarla, fino all\u2019ultimo \u201cTot\u00f2 cavallo\u201d prima di colazione, con due \u201cgentildonne\u201d sulle mie ginocchia spossate.<br \/>\nMa ho sempre saputo che essere un genitore mi avrebbe posta di fronte a diverse sfide, rispetto a madri pi\u00f9 standard, poich\u00e9 sono rimasta cieca fin dal 1997.<br \/>\nNella realt\u00e0 quotidiana dell\u2019allevamento dei bambini, essere non vedenti non \u00e8, in generale, neanche lontanamente cos\u00ec arduo come la gente si aspetta che sia. Cambiare i pannolini non \u00e8 particolarmente difficile se sei gi\u00e0 abituata a fare tutto con il tocco delle mani. Non c\u2019\u00e8 alcun mistero. Non esploro le feci con le dita, n\u00e9 lascio la mia bimba un po\u2019 sporca. Uso semplicemente una combinazione di olfatto e tatto per determinare come stia procedendo la pulizia e se vedo che sto perdendo il controllo della situazione, e la voglia di vivere, allora dieci minuti di bagno e cambio di vestiti: non si pu\u00f2 sbagliare.<br \/>\nAnche dar da mangiare \u00e8 fattibile, sebbene un po\u2019 pi\u00f9 eccitante. Nei primi giorni dello svezzamento raccoglievo una cucchiaiata di cibo con la mia mano destra posando lievemente la mia mano sinistra sulla sua spalla destra. In questo modo potevo controllare la posizione della testa e usare il pollice per monitorare l\u2019ingresso (e specialmente l\u2019uscita) della pappa. Non miravo direttamente alla bocca con il cucchiaio ma usavo le punte della dita per individuare la bocca e capire quanto fosse aperta. Poi veniva il passaggio fulmineo dalle cucchiaiate sospese obliquamente alla precisa somministrazione della pappa senza conficcare il cucchiaio nelle gengive, toccare il palato molle o pizzicare le labbra o la lingua.<br \/>\nGestire le cose di casa \u00e8 pi\u00f9 complesso ma, di nuovo, non impossibile. Poco tempo fa, per esempio, mentre preparavo il bucato, ho colpito con un angolo del copripiumino la tazza piena d\u2019acqua di Sophia, facendola finire per terra. Ho afferrato un rotolo di carta da cucina e cos\u00ec facendo ho rovesciato sul pavimento un flacone nuovo di detersivo multiuso che, bench\u00e9 sigillato, ha svuotato generosamente il suo contenuto sui pannelli in sughero del pavimento. Dopo aver buttato la carta da cucina sull\u2019acqua versata, mi sono messa a ripulire il pavimento dal detersivo. Il mio nuovo cane guida, che \u00e8 meravigliosamente utile e inestimabile, \u00e8 arrivato subito, si \u00e8 gettato nel detersivo (mandandomi nel panico) e poi, dopo aver ricevuto una sgridata, ha messo le zampe sulla carta imbevuta d\u2019acqua per poi danzarsene via con lei. Agitata e imprecante, ho inseguito e preso il cane e la carta, mandando il primo nella stanza e l\u2019altra nella discarica, ho asciugato il detersivo, recuperato il bucato e mi sono congratulata con me stessa per aver evitato una crisi. Irradiando perizia, sono tornata a cucinare, con mezz\u2019ora di ritardo. Ho tagliato abilmente tre giganteschi spicchi d\u2019aglio in un tempo da record e li ho scagliati nella padella calda\u2026 sbagliando completamente mira!<br \/>\nTuttavia si possono evitare questi piccoli disastri facendo le cose con pi\u00f9 calma e accortezza.<br \/>\nCe la sto mettendo tutta per stabilire la migliore relazione con le mie figlie, affinch\u00e9 non si approfittino della mia cecit\u00e0. Per ora ho rimproverato Sophia. Ad esempio a tavola mi dice: \u201cHo finito di mangiare ma non voglio che tocchi il piatto\u201d (ovviamente perch\u00e9 non \u00e8 vero che ha finito di mangiare). A volte invece la rimprovero per le sue lamentose digressioni con il padre: \u201cNon lasciare che mi tocchi il polso o mi far\u00e0 mettere le maniche lunghe\u201d, e pare che funzioni.<br \/>\nSpero di instillare in loro la comprensione che sono in grado di individuare le malefatte con tecniche pi\u00f9 sofisticate della mera vista.<br \/>\n\u00c8 improbabile che io riesca a vincere le battaglie future con imposizioni del tipo \u201cNon vai da nessuna parte vestita cos\u00ec\u201d. Mi va benissimo che imparino a rispettare e valorizzare se stesse al punto da prendere loro delle decisioni assennate sull\u2019abbigliamento e il comportamento, facendo il loro ingresso nell\u2019adolescenza.<br \/>\nMa la cosa pi\u00f9 difficile da gestire non \u00e8 il cambio di pannolini, o dar da mangiare o cucinare o lo spossante campo minato delle faccende domestiche (si possono realizzare anche le cose pi\u00f9 complicate se uno mette da parte l\u2019orgoglio e chiede aiuto).<br \/>\nNo, la prova pi\u00f9 difficile e demoralizzante che devo affrontare sono gli atteggiamenti delle altre persone nei confronti delle menomazioni in generale e dei genitori ciechi in particolare.<br \/>\nNon ci sono molti genitori ciechi e perci\u00f2 ci marginalizzano.<br \/>\nLa mia infermiera-consulente mi dice che pu\u00f2 farmi avere un set gratuito di libri per bambini in 26 lingue diverse, ma non \u00e8 prevista l\u2019aggiunta del Braille, che consentirebbe a un genitore non vedente di leggere assieme a un bambino vedente. Nel Regno Unito nessuno li pubblica, anche se sarebbero relativamente facili da produrre.<br \/>\nAltrettanto scioccante \u00e8 stato scoprire che non esistevano opuscoli informativi della Sanit\u00e0 in Braille o anche in formato audio o elettronico per donne in attesa e neomamme. Mi sono imbarcata nella maternit\u00e0 alla cieca, in ogni senso.<br \/>\nEppure, di nuovo, tutto questo \u00e8 insignificante rispetto al modo in cui vengo trattata dalla gente. Sconosciuti e persino amici colgono ogni opportunit\u00e0 per chiedere a mio marito se posso cucinare e cambiare i pannolini. La gente mi fissa senza alcun imbarazzo ogni volta che pulisco un naso o allaccio una scarpa e manifestano sorpresa che non sono all\u2019oscuro di ci\u00f2 che fanno le mie figlie quando non sono a contatto con me.<br \/>\nMan mano che Sophia cresce e diventa pi\u00f9 capace, quasi si pu\u00f2 toccare il sospetto, tra le persone, che sia la mia badante. La scorsa settimana, per esempio, il suo rispetto per il codice della strada ha suscitato l\u2019ammirazione di un passante. Mi sono voltata a sorridergli, felice che la nostra pratica di sicurezza sulla strada fosse stata apprezzata, per poi mordermi la lingua, giacch\u00e9 la persona si allontanava rapidamente, a significare che aveva inteso che l\u2019accortezza nell\u2019attraversamento fosse a beneficio mio e non della mia figlia di tre anni.<br \/>\nMi si continua a chiedere come sfamo e pulisco le mie figlie, con toni scettici che riescono appena a mascherare il sospetto che in realt\u00e0 sia mio marito a occuparsi di tutto. Alcuni non vedono che le mie bambine chiamano la mamma, dando per scontato che, con una madre cos\u00ec, intendano dire pap\u00e0 (il che tuttavia, in varie occasioni, porta alla gratificante e chiarificatrice conclusione che le persone devono comunque riportarle da me, quando le grida si intensificano).<br \/>\nLa verit\u00e0 \u00e8 che alcuni aspetti della vita di un genitore non vedente sono proprio una faticaccia frustrante. Fare qualunque cosa \u00e8 ovviamente pi\u00f9 difficile per me di quanto lo sia per altre madri. Ma questa \u00e8 l\u2019unica vita che conosco. Non mi faccio sorprendere da difficolt\u00e0 e sforzi. Sono i consueti nemici di chiunque sia determinato a non lasciare che una disabilit\u00e0 grave la escluda dalla vita. Ci sono per\u00f2 anche dei vantaggi, come il fiorente vocabolario della mia primogenita, necessario a chiarirmi cosa intenda dire, e la straordinaria gentilezza che delle bambine allevate con il tatto considerano la norma.<br \/>\nL\u2019unica vera piaga \u00e8 la credenza che io debba essere una donna solitaria, inadeguata, incapace di una vita attiva e di una normale vita familiare. A volte, quando parlo delle mie figlie in loro assenza, avverto una pausa momentanea, mentre decidono se \u00e8 vero che sono una madre. C\u2019\u00e8 un ritrarsi, come se fossi in preda a una psicosi. Una pausa che si conclude con una querula replica: \u201cMa Lei non ci vede, come fa ad avere figli?\u201d, come se non mi rendessi conto che sono cieca. Ne ho avuto conferma recentemente quando, in fuga dal caos di un sabato in famiglia, me la sono svignata di casa per un\u2019ora di tranquillo shopping. Mentre annusavo con un po\u2019 di senso di colpa dei profumi di marca, ho sentito una donna dire a suo figlio (senza neppure pensare di abbassare la voce) che bella cosa che avevo un cane guida, \u201cche mi faceva compagnia\u201d. Confesso che la mia risposta \u00e8 stata alquanto incisiva.<br \/>\n(racconto pubblicato su <a href=\"http:\/\/www.guardian.co.uk\/lifeandstyle\/2009\/aug\/08\/blind-motherhood-disability\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>www.guardian.co.uk\/lifeandstyle\/2009\/aug\/08\/blind-motherhood-disability<\/strong><\/a>; traduzione a cura di Stefano Fait)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A., donna inglese, ha perso la vista nel 1997 e ha allevato le sue figlie solo con il tatto. Assicura che &egrave; pi&ugrave; facile di quello che ci si aspetterebbe. 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