{"id":1371,"date":"2012-07-30T16:05:36","date_gmt":"2012-07-30T16:05:36","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1371"},"modified":"2025-07-28T09:42:13","modified_gmt":"2025-07-28T07:42:13","slug":"sul-grande-schermo-le-presenze-ingombranti-rovinano-il-panorama","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1371","title":{"rendered":"Le presenze ingombranti rovinano il panorama"},"content":{"rendered":"<p>Nel 2009 sono usciti nelle sale italiane due film che, con intenti molto diversi, affrontano il tema della disabilit\u00e0 e della diversit\u00e0 o, almeno, lo inseriscono all\u2019interno di una narrazione della quale queste sono un elemento portante, \u201cinvadente\u201d.<br \/>\nIl primo \u00e8 Ricky \u2013 Una storia d\u2019amore e libert\u00e0 di Fran\u00e7ois Ozon, regista eclettico (e a mio avviso sempre \u201cincompleto\u201d) presentato all\u2019ultimo Festival del cinema di Berlino; il secondo \u00e8 Los abrazos rotos (Gli abbracci spezzati) di Pedro Almodovar, film in cui riferimenti autobiografici pi\u00f9 o meno palesi consentono al regista di svolgere una riflessione allo stesso tempo morale, emozionale e filmica (ha partecipato al Festival di Cannes 2009).<br \/>\nRicky \u00a0racconta la storia di Katie, divisa tra il lavoro in fabbrica e la figlia, senza marito o compagno, che, innamoratasi del collega Paco, dar\u00e0 con lui alla luce il piccolo Ricky. Le recensioni e i trailer che hanno anticipato l\u2019uscita del film hanno, ovviamente, impedito di vivere appieno la \u201csorpresa\u201d che stravolge la trama, ovvero la nascita sulla schiena del neonato di due ali dapprima raccapriccianti e che, via via, si fanno sempre pi\u00f9 grandi tanto da consentirgli di volare. Pure, la costruzione di questa sorpresa, l\u2019evoluzione narrativa che ad essa porta, risulta a livello formale e non solo l\u2019aspetto pi\u00f9 riuscito di questa pellicola. Ozon infatti non rinuncia a immettere, in una regia che fin l\u00ec (e in seguito) risulta piuttosto piatta e di taglio realista, da cronaca sociale, stilemi horrorifici che descrivono bene l\u2019evoluzione \u201cangelica\u201d della trama e del piccolo: elementi analogici e premonitori (il pollo a cena, la stanza del nascituro con le pareti azzurre e le nuvole\u2026), le ferite presenti sulla sua schiena che paiono causate dalla disattenzione paterna o, peggio, dalle percosse che Paco avrebbe inflitto al bimbo. I protagonisti sembrano incapaci di leggere questa situazione inattesa, di rapportarvisi, se non alimentando sospetti e incomprensioni reciproci che porteranno a una momentanea divisione tra Katie e Paco.<br \/>\nLentamente, ma in modo disturbante, le cose si mostrano per quello che sono: ali che, per svilupparsi, lacerano inevitabilmente la pelle di Ricky e la stabilit\u00e0 che la coppia era riuscita a creare.<br \/>\nSvelato il mistero, per\u00f2, il film torna sui binari iniziali e, alla perdita di forza delle immagini (non a caso) si affianca la debolezza o la prevedibilit\u00e0 del ragionamento sull\u2019elemento di diversit\u00e0 rappresentato da Ricky. Tutto si presenta secondo uno schema piuttosto classico, per cui, se all\u2019inizio Katie cerca di nascondere il segreto del figlio nel timore, fondato, che gli altri possano non comprendere la sua diversit\u00e0 e quindi fargli del male, ma negando al tempo stesso autonomia e libert\u00e0 al piccolo, finalmente capisce che il modo migliore per esaltare e liberare questa diversit\u00e0 \u00e8 lasciarla esprimere: perdere il piccolo Ricky perch\u00e9 lui possa manifestarsi pienamente a se stesso e agli altri e perch\u00e9 il suo amore materno possa rivelarsi nella forma pi\u00f9 perfetta. \u201cStoria d\u2019amore e libert\u00e0\u201d, appunto\u2026<br \/>\nUna favola moderna, con protagonista un \u201cangelo\u201d proletario, realistica (alla Loach-Dardenne per certi versi), surreale e fantastica insieme. Ironica, anche (quanto volontariamente non saprei dire): impossibile non abbozzare un sorriso quando Ricky, legato a un filo per non farlo fuggire, viene mostrato a famelici giornalisti (paganti\u2026 e chiamati dai genitori) e sembra un aquilone in carne, ossa e piume. Forse l\u2019ironia della scena vuole mostrare l\u2019assurdit\u00e0 di certe pratiche \u201cgossipare\u201d\u2026 Ozon sembra non riuscire a gestire fino in fondo le implicazioni forti che la trama presupponeva e, non facendolo, realizza un lavoro a tratti stucchevole e patetico. Proprio per questo meno intenso e pi\u00f9 debole.<br \/>\nAlmodovar, invece, sempre fedele alle sue geometrie e geografie dello spazio, dell\u2019immagine e dell\u2019anima, realizza un film intenso e credibile. Nel quale la disabilit\u00e0, l\u2019infermit\u00e0 e il dolore scorrono dal primo all\u2019ultimo fotogramma in modo, pi\u00f9 che evidente, sottilmente invadente, ma senza sacrificare altri elementi della narrazione. In questo (solo in questo) ricorda La ragazza del lago di Molaioli (2006), film pervaso di disabilit\u00e0, tanto che praticamente nessun recensore all\u2019epoca not\u00f2 questo \u201cdettaglio\u201d, evidenziando piuttosto gli aspetti e i meccanismi investigativi e da thriller del film, peraltro trattati con maestria del regista italiano (si veda anche \u201cHP-Accaparlante\u201d n. 1, 2008).<br \/>\nDal racconto del rapporto tra lo scrittore Arthur Miller e il figlio Down (potenziale sceneggiatura di Mateo Blanco-Harry Caine di un futuro film\u2026 nel film\u2026 nel film) al cancro del padre del personaggio interpretato da Penelope Cruz, Lena; dalla morte di suo marito, il ricco Martel, al coma da abuso involontario di droghe di Diego, figlio inconsapevole di Blanco-Caine e della produttrice Judit, alla cecit\u00e0 di Blanco-Caine stesso, regista prima di perdere la vista (e anche successivamente), che non pu\u00f2 non essere associata al periodo di cecit\u00e0 vissuto da Almodovar recentemente. Tutto concorre a creare un\u2019atmosfera di instabilit\u00e0 in cui cadono i confini tra volont\u00e0 e involontariet\u00e0, errore, colpa e innocenza, gioia e dolore, sanit\u00e0 e malattia, forza e fragilit\u00e0\u2026 A rafforzare questa sensazione anche l\u2019eterogeneit\u00e0 dei generi che Almodovar mixa sapientemente, muovendosi tra melodramma, comico, thriller, commedia, Donne sull\u2019orlo di una crisi di nervi (citato e ricostruito; tanti altri i riferimenti pi\u00f9 o meno palesi, tra i quali Viaggio in Italia di Rossellini). Cos\u00ec come i continui flashback e l\u2019intreccio narrativo molto articolato, quasi una mise en ab\u00eeme.<br \/>\nUna riflessione molto matura sulla vita (la quale, per dispiegarsi, deve ricorrere anche a qualche forzatura ed eccesso, tutti perdonabili); un atto d\u2019amore verso \u201cil mistero del cinema come macchina produttrice di piacere e dolore e alla realt\u00e0 di chi lo fabbrica, nessuna maestranza esclusa\u2026; una riflessione sul cinema e sulla responsabilit\u00e0 di chi lo fa, sul potere e il (non) limite dell\u2019occhio, della visione (le mani che guardano lo schermo). Non \u00e8 la prima volta, peraltro, che Almodovar si confronta con la disabilit\u00e0, l\u2019infermit\u00e0 e con i cambiamenti, anche dolorosi, legati a queste condizioni. Ricorderete Parla con lei, il rapporto che si sviluppa tra Benigno e Alicia e quello, pi\u00f9 difficoltoso e distante, tra Marco e Lydia, il confronto con la morte che non \u00e8 ancora tale e con la vita che lo \u00e8 solo potenzialmente o in base a un atto di fede (fiducia, amore\u2026).<br \/>\nRicky \u00a0e Gli abbracci spezzati sono film diversi tra loro: Ozon vi inserisce un elemento di diversit\u00e0 forte, iper-evidente, paradigmatico e simbolico, ma questo gli sfugge pi\u00f9 di quanto Ricky riesca a fuggire dal pregiudizio altrui e dalla sua condizione di cattivit\u00e0. Lasciando, per\u00f2, anche lo spettatore a distanza da quell\u2019elemento o producendo, al massimo, un\u2019empatia momentanea e innocua. Almodovar, invece, fa fluire questa diversit\u00e0-instabilit\u00e0 ricordandoci la sua ineliminabile presenza, senza costruirla o imporla d\u2019autorit\u00e0. Ne fa un oggetto meno monolitico, pi\u00f9 umano\u2026<\/p>\n<p><strong>Gli abbracci spezzati (Los abrazos rotos)<\/strong><br \/>\nDurata: 129\u2019<br \/>\nRegia: Pedro Almodovar<br \/>\nSoggetto: Pedro Almodovar<br \/>\nSceneggiatura: Pedro Almodovar<br \/>\nMontaggio: Jos\u00e9 Salcedo<br \/>\nFotografia: Rodrigo Prieto<br \/>\nMusiche: Alberto Iglesias<br \/>\nProduzione: El Deseo S.A., Universal International Pictures<br \/>\nNazionalit\u00e0: Spagna<br \/>\nAnno: 2009<\/p>\n<p><strong>Ricky \u2013 Una storia d\u2019amore e libert\u00e0<\/strong><br \/>\nDurata: 90\u2019<br \/>\nRegia: Fran\u00e7ois Ozon<br \/>\nSceneggiatura: Fran\u00e7ois Ozon, Emmanu\u00e8le Bernheim<br \/>\nLiberamente tratto da: Moth di Rose Tremain<br \/>\nProduzione: Teodora Film, Eurowide Film Production, FOZ, BUF, France 2 Cinema<br \/>\nNazionalit\u00e0: Francia<br \/>\nAnno: 2009<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 2009 sono usciti nelle sale italiane due film che, con intenti molto diversi, affrontano il tema della disabilit&agrave; e della diversit&agrave; o, almeno, lo inseriscono all&rsquo;interno di una narrazione della quale queste sono un elemento portante, &ldquo;invadente&rdquo;.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3764],"tags":[3586,3608,3612],"edizioni":[119],"autori":[2933],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1371"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1371"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1371\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3913,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1371\/revisions\/3913"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1371"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1371"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1371"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=1371"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=1371"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=1371"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=1371"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=1371"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=1371"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}