{"id":1374,"date":"2012-07-30T16:34:05","date_gmt":"2012-07-30T16:34:05","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1374"},"modified":"2026-01-16T09:39:53","modified_gmt":"2026-01-16T08:39:53","slug":"il-magico-alvermann-l-estinzione-degli-imperfetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1374","title":{"rendered":"L\u2019estinzione degli imperfetti"},"content":{"rendered":"<p>di Giovanni Di Giuseppe, giornalista e fotografo<\/p>\n<p>Permane tuttora un angolo buio della nostra storia recente e che pochi, specie tra i giovani, ricordano o conoscono. Una mancanza piuttosto grave che ho toccato con mano ogni qualvolta mi sia trovato a discutere di quell\u2019oscuro concetto sintetizzato sotto il termine di eugenetica.<br \/>\nPenso che ciascuno abbia una idea propria su questo ambito specifico della ricerca e per ragioni di opportunit\u00e0 vorrei eludere qualsiasi discorso sugli ultimi sviluppi che questa materia pseudoscientifica abbia attraversato; al contrario, il punto su cui insisto \u00e8 dato dall\u2019esame del piano internazionale di eugenetica, avviato intorno agli anni Venti del Novecento e continuato in alcuni stati di Europa, Asia e Stati Uniti fin quasi agli inizi degli anni Ottanta. I libri di storia inseriti nei programmi ministeriali della didattica italiana stranamente tacciono quel che invece dovrebbero diffondere, affinch\u00e9 gli sbagli della nostra collettivit\u00e0 civile siano acquisiti e superati.<br \/>\nOra, so bene che la rubrica de Il magico Alvermann ospita da sempre contributi di riflessione sulla disabilit\u00e0 a partire dalla letteratura. In un campo cos\u00ec vasto parrebbe ovvio concentrarsi sui passi e sulle parole che ci hanno emozionato, fatto riflettere, indotto a migliorare la nostra conoscenza. Tuttavia sono convinto che, per una volta, possa darsi anche un percorso inverso, a partire dagli episodi della vita di tutti i giorni o della nostra storia che ci hanno fatto stare male e che per un basilare senso del dovere andrebbero di tanto in tanto affrontati di nuovo, pena la loro rimozione.<br \/>\nL\u2019eugenetica, intesa come lo studio e la costruzione di una razza virtualmente perfetta, ha radici lontane, riconducibili probabilmente fino al mito di Sparta, dove la selezione naturale prevedeva che alcuni neonati fossero gettati gi\u00f9 dalla rupe. Un discorso, quello spartano, chiaramente legato alla volont\u00e0 di assicurarsi la migliore discendenza possibile, in relazione a una struttura corporea idonea per la guerra. Di per s\u00e9 potrebbe bastare questa evidenza per comprendere quanto fossero fallaci le basi di un simile disegno, ma il problema vero consta nel fatto che il programma di eugenetica non fu una prerogativa del mondo antico. Trascurando l\u2019arianesimo che conobbe il terreno pi\u00f9 fertile proprio nella Germania nazista, occorre notare come paesi pi\u00f9 che civilizzati come quelli scandinavi (Svezia e Norvegia sopra gli altri) abbiano avanzato e portato a termine piani di eugenetica che prevedessero la sterilizzazione, volontaria e no, di disabili mentali e fisici. In un periodo compreso tra il 1935 e il 1975, sulla scorta dell\u2019idea di un neuro-psichiatra di nome Herman Bernhard Lundborg, il partito socialdemocratico svedese approv\u00f2 una legge che caus\u00f2 quella che in tempi pi\u00f9 recenti \u00e8 stata giudicata una grave violazione dei diritti umani a danno di oltre 60.000 persone la cui unica colpa consistette nell\u2019imperfezione dei loro geni.<br \/>\nSenza estendere ulteriormente la disamina storica, che per\u00f2 ho voluto introdurre per dare un quadro perlomeno sommario dell\u2019argomento, sarebbe invece interessante riflettere su questi dati per formulare due domande strettamente imparentate coi fatti appena enunciati; la prima: perch\u00e9 mai, una societ\u00e0 civile fondata sulla democrazia e sulla libert\u00e0 dovrebbe predicare un futuro migliore declinato sul presupposto della superiorit\u00e0 genetica?<br \/>\nQuesto argomento, che sicuramente riscosse largo consenso presso l\u2019oligarchia spartana, trasposto all\u2019alba del XX secolo non avrebbe dovuto fare proseliti. Cos\u00ec, se ci\u00f2 sia avvenuto, le ragioni fondamentali andrebbero rintracciate nell\u2019antropologia. \u00c8 un impulso metastorico, e che definirei quasi vitale, quello di disporci in perenne confronto con gli altri, quello di classificare, di esprimerci secondo termini di paragone quali \u201cmigliore\u201d o \u201cpeggiore\u201d e, dunque, dalla tensione costante verso il confronto con i nostri simili pu\u00f2 finanche derivare il rifiuto per tutto ci\u00f2 che sia diverso. Inoltre un ulteriore meccanismo, in questo caso innescato dalla volont\u00e0 di superare i propri limiti biologici, pare senz\u2019altro dettato dalla difficolt\u00e0 di accettare il nostro essere imperfetti. Ciascuno di noi, al di l\u00e0 di ogni ostentazione, riconosce la propria perfettibilit\u00e0 e per il fatto stesso che gli uomini siano la specie pensante pi\u00f9 evoluta della Terra, il salto che ci divide dal sentimento di onnipotenza si fa piuttosto breve. L\u2019eugenetica in entrambe le sue posizioni, negativa e positiva, concretamente non fa altro che rivelare la volont\u00e0 da parte dell\u2019uomo di determinare la propria natura. Facolt\u00e0 che, per natura stessa, all\u2019uomo non \u00e8 concessa e che quest\u2019ultimo ha inteso perseguire a ogni costo, sia appunto con l\u2019eugenetica negativa (vietando agli altri di procreare), sia nella pratica positiva (escogitando il modo di favorire la dominanza dei caratteri ereditari preferibili, per esempio attraverso la fecondazione in vitro).<br \/>\nDetto questo, in effetti, il motivo per cui un progetto di eugenetica sia nato appare necessariamente non condivisibile ma comunque logico se spiegato come fenomeno connaturato alla condizione umana; ci\u00f2 nondimeno, quel che dovrebbe destare allarme \u00e8 che di una realt\u00e0 storica cos\u00ec drammatica non si parli. Da qui la seconda domanda: perch\u00e9 mai, se la traduzione nella pratica dell\u2019eugenetica, in ogni tempo e in ogni circostanza, si \u00e8 tradotta invariabilmente in una palese e riconosciuta violazione dei diritti umani, a danno di innocenti e sovente inconsapevoli individui, disabili per nascita, oggi del fatto non si conserva adeguata memoria?<br \/>\nIn assenza di una doverosa attivit\u00e0 di documentazione e testimonianza, nulla impedirebbe alle generazioni future di ricascare nei medesimi e tragici errori del passato. Trascurando di dire che in ogni caso una seria rivalutazione di tutto il fenomeno, riconosciuta pubblicamente, attiverebbe discussioni utili a rafforzare la cosiddetta cultura dell\u2019accettazione e dell\u2019inclusione, sia in relazione alla disabilit\u00e0 mentale e fisica, sia per l\u2019eliminazione una volta per tutte di preconcetti sulla presunta superiorit\u00e0 e inferiorit\u00e0 di un individuo rispetto a un altro.<br \/>\nBenefici, questi, che al di fuori dei discorsi pubblici, possono giungerci soltanto dalle arti, in quanto esse rappresentano l\u2019unico e vero contributo umano alla riflessione e alla conoscenza. Giusto la letteratura, come nel caso de Il magico Alvermann, pu\u00f2 fornirci in proposito insieme agli argomenti pure il supporto della testimonianza. E in fondo, si tratta di un\u2019autentica lezione di libert\u00e0.<br \/>\nPertanto, a coloro che ancora oggi sostengono di operare in nome di un bene comune, in barba ai diritti elementari dei soggetti pi\u00f9 deboli e meno tutelati \u2013 come per anni sono stati gli uomini e le donne afflitti da malattia mentale o fisica \u2013 riporto i passi della trilogia che un dissidente cinese scrisse contro la rieducazione di massa imposta dal maoismo. Ne Il re degli alberi, il libello che narra la vicenda dei giovani studenti inviati tra i contadini allo scopo di essere rieducati, il tema dell\u2019utilit\u00e0 collettiva duramente perseguita si traduce nel disboscamento degli alberi creduti superflui per lasciare posto alle piante migliori.<\/p>\n<p>Li Li sbott\u00f2: &#8211; Quest\u2019albero dev\u2019essere abbattuto! Occupa molto spazio che potrebbe essere usato per piantarvi alberi utili!<br \/>\n&#8211; Quest\u2019albero non \u00e8 utile? &#8211; chiese il Grumo.<br \/>\n&#8211; Certo che no. A che serve? Ci si possono fare ciocchi per il fuoco? O mobili? O case? Non ha un gran valore economico -.<br \/>\nIl Grumo rispose: &#8211; Secondo me \u00e8 utile. Io sono un uomo semplice, non so spiegare a cosa serve, ma esser cresciuto fino a diventare cos\u00ec grande non \u00e8 una cosa da poco. Se fosse un bambino, colui che l\u2019ha nutrito non l\u2019abbatterebbe -.<br \/>\nLi Li scuoteva la testa esasperato: &#8211; Nessuno ha piantato quest\u2019albero e di alberi selvatici come questo ce ne sono fin troppi. Se non ci fossero, avremmo da tempo portato a termine la messa a coltura delle terre. Per dipingere i quadri pi\u00f9 nuovi e pi\u00f9 belli ci vuole un foglio di carta bianca. Questi alberi sono un ostacolo, vanno abbattuti. Noi stiamo facendo la rivoluzione, non stiamo crescendo un bambino!<br \/>\n(Brano tratto da Acheng, Il re degli alberi, Milano, Bompiani, 1994, p. 63)<\/p>\n<p>Rileggendo, trovo straordinaria la metafora dell\u2019uomo che per farsi creatore esige un foglio di carta bianca. Malgrado sia tutto il dialogo, orchestrato intorno all\u2019utilit\u00e0, a rivolgerci un messaggio inequivocabile. Sul progresso che richiede prevaricazione. Sulle illusioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Permane tuttora un angolo buio della nostra storia recente e che pochi, specie tra i giovani, ricordano o conoscono. 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