{"id":1379,"date":"2012-08-03T16:15:18","date_gmt":"2012-08-03T16:15:18","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1379"},"modified":"2025-07-28T10:37:25","modified_gmt":"2025-07-28T08:37:25","slug":"beati-noi-la-seconda-navigazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1379","title":{"rendered":"La seconda navigazione"},"content":{"rendered":"<p>Si \u00e8 tenuto di recente un convegno organizzato dall\u2019Unar, l\u2019ufficio del Ministero delle Pari Opportunit\u00e0 contro le discriminazioni razziali. L\u2019argomento riguardava tutte le forme di discriminazione: handicap, sesso, et\u00e0, razza, genere, religione, idee politiche e via dicendo. La mia amica e collaboratrice Chiara ha partecipato a questo incontro e me ne ha riferito. Parlando con lei sono emersi alcuni temi a me molto cari.<br \/>\nDurante il convegno la Chiesa Cattolica \u00e8 stata accusata di non avere ancora firmato la convenzione internazionale sui diritti delle persone disabili. Il Vaticano \u00e8 l\u2019unico stato che insieme al Quatar non ha sottoscritto questo documento. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto al fatto che tra gli altri diritti contenuti nella carta c\u2019\u00e8 anche il diritto di aborto per le donne disabili. Naturalmente la Chiesa non pu\u00f2 accettare che l\u2019aborto passi per un diritto: non pu\u00f2 fare una discriminazione tra le donne normali e quelle disabili. Le cose non sono mai come appaiono, \u00e8 sempre necessario fare lo sforzo di una \u201cseconda navigazione\u201d, come diceva il buon vecchio Platone. Occorre avere uno sguardo profondo sulle cose prima di fare delle valutazioni. Ci si potrebbe interrogare sull\u2019opportunit\u00e0 di questo rifiuto della Santa Sede. Non firmare un documento cos\u00ec importante e significativo per le persone con disabilit\u00e0 per colpa di un singolo articolo pu\u00f2 sembrare poco lungimirante ma per la Chiesa la vita \u00e8 un\u2019unica realt\u00e0 e il diritto alla vita nasce dal momento del suo concepimento e comprende l\u2019intera esistenza umana. Perch\u00e9 permettere ai soggetti pi\u00f9 deboli quello che si nega a tutti gli altri? Hanno meno dignit\u00e0 di cristiani i soggetti disabili? Forse che il peccato della persona con deficit \u00e8 meno grave di quello degli altri? Le cose, dicevamo, non sono mai quelle che sembrano. Prendiamo l\u2019esempio dell\u2019esposizione mediatica che stanno avendo in questo momento le persone affette dalla sindrome di Down. Le possiamo vedere dalla De Filippi, a Buona Domenica, al telegiornale. Nei primi due casi vengono usati come intrattenitori e imbonitori del pubblico, che ride di fronte ai loro limiti, alle piccole manie, alle loro quotidiane difficolt\u00e0. Non \u00e8 chiaro come abbia scoperto questo filone aureo, ma la De Filippi ha fatto passare via etere il messaggio che tutti i ragazzi Down sono terribilmente tirchi. Da questa scientifica osservazione esperita sul campo, eccola invitare amici e parenti a proporre al giovane scambi improbabili fra il loro sorridente porcellino salvadanaio e l\u2019autografo del divo di turno. Poi, tutti a raccontare al pubblico le loro ingenuit\u00e0 e debolezze. I critici televisivi, tutti a dire che la Maria nazionale fa opera di bene contro le discriminazioni e i luoghi comuni sui deficit cognitivi. A me, invece, quei poveri ragazzi, inconsapevoli di essere stati risucchiati dal calderone mediatico che ci viene propinato ogni giorno, fanno tanta pena. Loro e le loro famiglie. Quelli che guardano queste trasmissioni magari sono gli stessi che, poi, pubblicano su Facebook i gruppi del tipo \u201cPicchiamo i ragazzi Down\u201d. Poi, ci sono quelli che, davanti a questi gruppi, si stracciano le vesti, si scandalizzano, alzano la voce, invocano la forca per gli autori. Ma fanno tutto ci\u00f2 allo stesso modo in cui lo fanno per i gruppi che inneggiano alla violenza sui cani. Queste sono le stesse persone che non hanno mai nemmeno rivolto la parola a un giovane Down, non sanno neppure che tale sindrome non \u00e8 una malattia, sono gli stessi che chiedono alle mamme dei bambini con la trisomia 21 se sono contagiosi per la loro prole, sono quelli che parcheggiano regolarmente nei posti riservati ai disabili. Parliamo delle stesse persone che forse non hanno mai chiesto a un genitore se avesse bisogno di aiuto nell\u2019assistenza di un figlio disabile, che non conoscono la differenza fra una disabilit\u00e0 motoria, cognitiva e sensoriale, che propugnano un approccio medico nei confronti dell\u2019handicap, quando il vero malato \u00e8 solo il contesto sociale che rende tali le persone con deficit. Sono i medesimi individui che stabiliscono che, per legge, si diventa anziani a 65 anni, anche se si \u00e8 disabili, perci\u00f2, al fatidico compleanno si passa dalla gestione dell\u2019Asl competente a quella del servizio anziani. Cos\u00ec, a 65 anni, la persona con deficit cognitivo, anche grave, si ritrova a giocare a tombola insieme a tanti arzilli vecchietti, anche se, magari, non sa nemmeno contare fino a dieci o \u00e8 sordo e non sente quando chiamano i numeri. E si arriva a rimpiangere persino l\u2019attivit\u00e0 di infilare perline per ore al centro diurno, per sviluppare le capacit\u00e0 di discernimento e riconoscimento di operazioni manuali semplici (e vorrei capire chi ha stabilito che infilare microscopiche perline in un filo trasparente \u00e8 una operazione semplice). Tutto questo scandalizzarsi del sorgere di gruppi a derisione dei ragazzi Down fa seguito a problemi reali e quotidiani che sono ben pi\u00f9 gravi di uno sparuto manipolo di bulletti che perde tempo a creare pagine sciocche sui social network. Forse bisognerebbe cominciare dall\u2019imparare a non dare del tu a tutti i disabili indistintamente. Si potrebbe iniziare ad evitare di trattare i disabili fisici e sensoriali come se avessero anche deficit cognitivi, di lasciare il peso di tante, gravi situazioni solo sulle spalle delle famiglie, di costruire barriere architettoniche nei modi pi\u00f9 sconsiderati, di pensare che un disabile non possa avere alcuna autonomia, di mettere le carrozzine nei cinema sempre in prima fila. Persino i sostenitori delle \u201cclassi miste\u201d si stanno ricredendo. Dopo tante campagne in nome dell\u2019integrazione, si comincia a capire che, forse, un bambino disabile si sente pi\u00f9 realizzato e meno frustrato quando si trova fra coetanei nella sua stessa condizione di deficit. Solo a parit\u00e0 di condizioni di partenza, si possono apprezzare e vedere valorizzati i propri talenti. Questa \u00e8 la vera non-discriminazione: permettere anche ai disabili di essere considerati diversi, senza timore, nel farlo, di passare per \u201cpoliticamente scorretti\u201d. Per uscire da tutti questi luoghi comuni \u00e8 davvero necessaria una seconda navigazione e forse anche una terza per continuare la ricerca. L\u2019errore pi\u00f9 grave \u00e8 quello di dare qualcosa per scontato e non cercare pi\u00f9.<\/p>\n<p><!--break--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si &egrave; tenuto di recente un convegno organizzato dall&rsquo;Unar, l&rsquo;ufficio del Ministero delle Pari Opportunit&agrave; contro le discriminazioni razziali. 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