{"id":1381,"date":"2012-08-03T16:56:38","date_gmt":"2012-08-03T16:56:38","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1381"},"modified":"2025-07-28T10:40:50","modified_gmt":"2025-07-28T08:40:50","slug":"lettere-al-direttore-risponde-claudio-imprudente-1-1-1-1-1-1-1-1-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1381","title":{"rendered":"Lettere al direttore"},"content":{"rendered":"<div>Ciao! Ti leggo sempre, quindi mi sembra di conoscerti, spero non ti dispiaccia se ti do del tu (non mi sembri un tipo che si formalizza). Ti scrivo per chiederti un\u2019opinione su un tema che mi sta molto a cuore. Ho fatto la visita per l\u2019invalidit\u00e0 civile e risulto parzialmente invalida al lavoro. IN-VALIDO cio\u00e8 non valido.<br \/>\nInvece io sono validissima! \u00c8 vero, ho qualche difficolt\u00e0, ma faccio il mio lavoro molto bene, molto meglio dei cosiddetti \u201cnormodotati\u201d. Non trovo giusto essere definita cos\u00ec. Non mi piacciono nemmeno altri termini come \u201cdisabile\u201d (= non abile). Conosco una giovane mamma con la sclerosi multipla, non \u00e8 meno abile, \u00e8 abilissima a crescere suo figlio e lottare con la malattia. Anche portatore di handicap lo trovo inappropriato, per fortuna io sto abbastanza bene ma facendo terapie ho avuto il privilegio di conoscere persone che apparentemente avevano dei limiti fisici davvero gravi ma che non si fermavano di fronte a niente, mentre conosco tantissime persone che fisicamente stanno bene, ma si costruiscono da soli una serie di barriere nella loro mente, creandosi problemi inesistenti e rimanendo imprigionati nelle loro vedute ristrette, nei loro angusti schemi mentali.<br \/>\nQuante persone si rovinano la vita perch\u00e9 si sentono vittime di ingiustizie che sono solo immaginarie (quante liti tra colleghi o tra vicini di casa!), o invidiando chi secondo loro ha pi\u00f9 soldi, pi\u00f9 successo, vestiti pi\u00f9 belli, e quindi non fanno niente se non per un tornaconto personale. Ora va di moda anche il termine \u201cdiversamente abile\u201d, ma siamo come dicevo prima, siamo abili allo stesso modo, e poi la parola \u201cdiverso\u201d sta assumendo sempre di pi\u00f9 una connotazione negativa, con associazioni mentali pericolose (ad esempio straniero=criminale, anziano=inutile, ecc.), infatti anche chi \u00e8 definito \u201cdiversamente abile\u201d \u00e8 ritenuto inferiore. Siamo tutti diversi gli uni dagli altri, non capisco perch\u00e9 debbano esserci delle parole per distinguerci.<br \/>\nD\u2019altra parte mi rendo conto che almeno per la burocrazia servano delle parole per definire alcune categorie, ma mi chiedo: se quelle esistenti sono scorrette non possiamo inventarne una nuova, pi\u00f9 appropriata e meno degradante di quelle esistenti? Se inventano un nuovo telefonino, o creano un nuovo paio di scarpe, subito si inventa un nome favoloso per quello che \u00e8 solo un oggetto. Le persone non valgono pi\u00f9 di un telefonino? Non sono l\u2019unica a pensarla cos\u00ec, infatti in questi giorni \u00e8 in atto una lodevole iniziativa da parte di alcuni gruppi di giornalisti che chiedono l\u2019abolizione di parole discriminanti come \u201cclandestino\u201d. Tu sei molto conosciuto e stimato, mi farebbe piacere se ti rendessi portavoce di chi chiede solo di dare il giusto peso alle parole, nella speranza che sia il primo passo per abbattere tante barriere.<br \/>\nxxx<\/div>\n<p><!--break--><\/p>\n<div><\/div>\n<div>Cara xxx,<\/div>\n<div>grazie per la lettera. No, non mi formalizzo e accetto volentieri il tuo \u201ctu\u201d amicale.<\/div>\n<div>Come puoi immaginare sono pienamente d\u2019accordo con quello che dici, e sono (da sempre) l\u2019ultimo a trascurare l\u2019importanza delle parole (anche perch\u00e9 di quelle il mio lavoro vive). Poco fa, in relazione a un fatto televisivo, all\u2019interno di un ragionamento pi\u00f9 ampio, ho scritto: \u201cOra, non voglio insistere troppo su questioni nominali, ma credo sia pacifico che la televisione abbia un enorme potere di influenzare e, cosa forse peggiore, che non dia la possibilit\u00e0 di una risposta esterna immediata; lo spettatore \u00e8 per certi versi passivo di fronte al flusso di immagini e suoni. [\u2026] Credo sia quasi scontato che un programma cos\u00ec pensato e realizzato come il <i>Grande Fratello<\/i> punti molto, per la sua stessa sopravvivenza, a creare situazioni esasperate (non solo nel senso del litigio), in cui l\u2019insulto \u00e8 uno degli strumenti privilegiati di relazione e confronto ed \u00e8 garanzia del mantenimento di tempi, diciamo cos\u00ec, televisivi. \u00c8 il programma che lo richiede e, indubbiamente, \u00e8 anche il pubblico a casa ad aspettarselo. Pubblico che, in larga parte, \u00e8 un pubblico giovanile, per cui pi\u00f9 sensibile al tipo di educazione che il mezzo televisivo pu\u00f2 veicolare. Ecco che la parola, le espressioni assumono una portata diversa, perch\u00e9 \u00e8 il contesto stesso a determinare in parte il loro peso. Le parole non sono svincolate dall\u2019esperienza, non hanno quasi mai un significato \u2018in s\u00e9\u2019. N\u00e9 lo stesso potere, se pronunciate in situazioni diverse. Ecco, quindi, che la televisione ha, o dovrebbe avere, una percezione pi\u00f9 fine delle sue responsabilit\u00e0. [\u2026] L\u2019utilizzo apparentemente innocuo di alcuni termini si rivela per quello che \u00e8 (una scelta del senso che si vuole comunicare) e descrive in modo vivido la societ\u00e0 che ne fa uso\u201d. L\u2019utilizzo di un termine piuttosto che un altro sottintende sempre o contribuisce a formare e rafforzare un (il) pensiero. \u00c8 un meccanismo reale, effettivo e per questo potenzialmente rischioso.<\/div>\n<div>Ho affrontato spesso l\u2019argomento, vedrai che mi capiter\u00e0 di scriverne ancora, e poi ancora, e poi ancora\u2026 Termino con alcune parole scritte da una collega che affronta la questione in modo anche ironico. Non \u00e8 proprio aderente a quello che scrivi tu, ma credo che ne condividerai i principi e le ragioni: \u201cSpesso, non si pu\u00f2 negarlo, l\u2019espressione diversamente abile funziona, e alle persone che non si trovano a contatto con la disabilit\u00e0, o a volte anche alle stesse famiglie di persone disabili, apre un mondo fatto di possibilit\u00e0 anzich\u00e9 di negazioni. A volte, per\u00f2, si tratta di una mera espressione di facciata. \u00c8 <i>politically correct<\/i>, anzi \u00e8 di moda, \u00e8 <i>trendy<\/i>. E, nello stesso tempo, \u00e8 vuota di significati, oppure, ancora peggio, resta ancorata alla cultura del passato, perch\u00e9 indica una persona con deficit, ma non sempre modifica gli aggettivi legati a quella persona. E quindi capita che chi usa \u2018diversamente abile\u2019 continui a guardare le persone disabili come dei marziani, provi disgusto vedendole imboccare da altri, non sappia come relazionarsi a loro, se non con un dislivello asimmetrico. [\u2026] Allora preferisco chi usa ancora \u2018handicappato\u2019, ma lo fa in modo genuino, ruspante, senza ambiguit\u00e0 e sedimenti culturali, solo per indicare una situazione di diversit\u00e0 e che poi accetta la disabilit\u00e0 nella sua concretezza. [\u2026] Preferisco \u2018handicappato\u2019 se non si porta dietro nulla, piuttosto che \u2018diversamente abile\u2019 se questa espressione fa pensare ancora \u2018poverino\u2019. Quanto vorrei che non ci fosse bisogno di termini pi\u00f9 \u2018giusti\u2019 per cambiare la mentalit\u00e0 comune; sarebbe bello cambiarla anche stando sui termini sgradevoli\u201d.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Ciao Claudio,<\/div>\n<div>mi chiamo Claudia e sono un\u2019insegnante di lettere della scuola media xxx. Ho avuto l\u2019immenso piacere di essere presente venerd\u00ec scorso al tuo intervento e ti posso dire che mi sono sentita proprio bene: sono tornata a casa molto pi\u00f9 leggera e ho cominciato a pensare a \u201cche bel mondo ho visto finora\u201d!<\/div>\n<div>Nella mia classe terza ho il piacere di avere un alunno portatore di handicap, L.: \u00e8 un ragazzino speciale che ha avuto la fortuna di essere inserito fra ragazzi che lo amano e lo rispettano come individuo unico e irripetibile.<\/div>\n<div>L. per\u00f2 sta crescendo e sente dentro di lui le pulsioni di un preadolescente che manifesta apertamente.<\/div>\n<div>Anche questi atteggiamenti sono compresi dai compagni che hanno imparato ad accettarli. E allora dove sta il problema? La mamma di L. vorrebbe che i compagni lo portassero con loro fuori a mangiare una pizza, al cinema, o a fare una passeggiata ma i ragazzini sono pur sempre preadolescenti e faticano a rendere partecipe L. di questi momenti.<\/div>\n<div>Come si fa quindi a trovare il giusto equilibrio? Come posso aiutare questo mio alunno a crescere bene come gli altri?<\/div>\n<div>Come posso aiutare questa madre che cerca l\u2019accettazione incondizionata, come tutti gli altri genitori, di un figlio?<\/div>\n<div>Ti ringrazio tanto per qualsiasi consiglio tu possa darmi e spero di risentirti presto.<\/div>\n<div>Ciao Claudia<\/div>\n<div><i>\u00a0<\/i><\/div>\n<div>Cara Claudia,<\/div>\n<div>grazie per avermi scritto e per essere venuta a San Giovanni.<\/div>\n<div>Come saprai, la \u201crichiesta consigli\u201d \u00e8 sempre un\u2019operazione rischiosa, soprattutto per chi \u00e8 chiamato a darne&#8230;<\/div>\n<div>Il rischio pi\u00f9 ovvio \u00e8 la banalit\u00e0 del consiglio stesso, quello meno innocente la sua totale inefficacia.<\/div>\n<div>Quando si esce dall\u2019ambito scolastico, all\u2019interno del quale magari i rapporti tra alunni funzionano benissimo, scatta spesso un \u201cmeccanismo di vergogna\u201d da parte delle persone normodotate, in particolare se si tratta di ragazzi di quell\u2019et\u00e0 (non solo, anzi, ma credo che con i ragazzi questo aspetto possa emergere in modo pi\u00f9 evidente). Insomma, la scuola \u00e8 un ambiente pi\u00f9 protetto, per il ragazzo disabile e anche per i suoi compagni.<\/div>\n<div>L\u2019imbarazzo da parte di chi \u201cporta fuori\u201d la persona disabile cresce ancor di pi\u00f9 se pensiamo che quelli sono anche gli anni in cui cominciano o si cercano approcci affettivi importanti: la presenza di una persona disabile non contribuisce a rendere l\u2019accompagnatore molto \u201cattraente\u201d. Spesso subentra anche un po\u2019 di disagio verso la persona disabile stessa, per la quale si immagina una vita affettiva e sessuale pi\u00f9 complicata e incompleta. E allora si cerca di evitare di metterlo in situazioni (di vita) che presumiamo non abbia la capacit\u00e0 di gestire o con le quali pensiamo non potr\u00e0 mai confrontarsi. Insomma, contano le idee che uno ha in testa e contano ancor di pi\u00f9 quelle che gli altri (normodotati) hanno o che noi presumiamo che abbiano; e contano, ancora, le ipotesi, le immagini che abbiamo della persona con disabilit\u00e0. Forzare la mano credo sia controproducente, pi\u00f9 sensato, forse, \u00e8 affrontare la questione all\u2019interno della classe, senza vergogne e senza infingimenti. Del resto \u00e8 l\u2019unica occasione e l\u2019unico ambiente in cui le persone potenzialmente coinvolte in questi \u201cmeccanismi\u201d sono compresenti e hanno la possibilit\u00e0 di esprimersi, criticarsi, ecc. in presenza di persone coscienti e consapevoli (come te).<\/div>\n<div>Non lascerei gestire o affrontare la cosa alla sola famiglia: il rischio? Che la soluzione sia, come spesso, capita, il gruppo parrocchiale (senza offesa, spero tu capisca cosa intendo)&#8230; se va bene.<\/div>\n<div>Lette queste parole (incerte e parziali e me ne scuso), scrivimi, cerchiamo di continuare il nostro dialogo.<\/div>\n<div>Attendo tue nuove.<\/div>\n<div>Un caro saluto.<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp;<br \/>\nCiao! Ti leggo sempre, quindi mi sembra di conoscerti, spero non ti dispiaccia se ti do del tu (non mi sembri un tipo che si formalizza). Ti scrivo per chiederti un&rsquo;opinione su un tema che mi sta molto a cuore. Ho fatto la visita per l&rsquo;invalidit&agrave; civile e risulto parzialmente invalida al lavoro. 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