{"id":1387,"date":"2012-08-03T17:38:21","date_gmt":"2012-08-03T17:38:21","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1387"},"modified":"2025-07-28T10:50:57","modified_gmt":"2025-07-28T08:50:57","slug":"sguardo-del-sud-una-casa-per-volare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1387","title":{"rendered":"Una casa per volare"},"content":{"rendered":"<div>Bruna \u00e8 un\u2019amica del Centro Documentazione Handicap di Bologna.<\/div>\n<div>Un paio di anni fa ci ha telefonato ed \u00e8 venuta a conoscerci, voleva parlare con Claudio Imprudente per avere un confronto e invitarci ad andare a trovarla in Africa. Ricordo molto bene quel giorno.<\/div>\n<div>Seguiva di un paio di settimane un nostro viaggio a Belgrado, dove ci eravamo recati per parlare di de-istituzionalizzazione e integrazione.<br \/>\nFu molto interessante perch\u00e9, mentre raccontavamo a Bruna del grande passo che la Serbia stava facendo decidendo di chiudere gli istituti e perseguire quindi una reale integrazione, lei ci riport\u00f2 con i piedi per terra con questa frase: \u201cMagari avessimo degli istituti in Tanzania!\u201d.<br \/>\nUna volta ancora, la vita ci mostrava che ha molte pi\u00f9 sfumature di quelle che noi immaginiamo e, mescolando le carte in tavola, rivelava che, ci\u00f2 che da una parte pu\u00f2 sembrare un limite all\u2019integrazione e alla dignit\u00e0 personale, da un\u2019altra \u00e8 una risorsa e uno strumento per accrescere l\u2019accoglienza e l\u2019accettazione.<br \/>\nEcco allora che il rapporto instaurato con Bruna e l\u2019associazione Nyumba Ali, assume importanza in quanto portatrice di un nuovo punto di vista, di quel caos buono che, mostrando altre sfaccettature della realt\u00e0, porta a una visione pi\u00f9 completa della vita.<br \/>\nMa conosciamo un po\u2019 meglio, attraverso il sito e alcune e-mail che ci ha inviato, Bruna e la sua associazione.<br \/>\n\u201cIl nome della nostra Associazione indica il legame tra la realt\u00e0 italiana e quella tanzaniana. \u2018Nyumba\u2019 in kiswahili significa \u2018casa\u2019, mentre \u2018Ali\u2019 \u00e8 parola italiana: una casa con le ali, quindi, per far volare in sicurezza anche chi ha solo un sorriso col quale affrontare la vita.<br \/>\nAbbiamo realizzato una casa perch\u00e9 crediamo che la garanzia di cibo, letti e assistenza sia indispensabile, ma vogliamo anche favorire lo sviluppo delle potenzialit\u00e0 rimaste inespresse e il riappropriarsi della dignit\u00e0 di persona, insegnare a leggere, a scrivere, a disegnare, ad avere libert\u00e0 di espressione\u201d.<\/div>\n<div>L\u2019Associazione nasce dall\u2019intuizione e dalla volont\u00e0 di Bruna e Lucio \u201cdi trascorrere l\u2019ultima parte della loro giovinezza dedicandosi ai pi\u00f9 diseredati dei diseredati, alle bambine handicappate di un Paese in cui il valore e i diritti dei bambini, anche maschi, sono in genere misconosciuti.<br \/>\nNasce cos\u00ec nel 2006, dopo alcuni anni di gestazione, la casa per volare\u2026 In poco tempo la famiglia si \u00e8 allargata, \u00e8 stato assunto personale locale, che stiamo preparando in modo adeguato. Uno degli obiettivi \u00e8 infatti quello di rendere in futuro la gestione della casa indipendente dalla presenza dei volontari stranieri dell\u2019Associazione e di convogliare attenzione e opere dei locali sul problema dei bambini con handicap\u201d.<br \/>\nLa vita di una casa \u00e8 fatta soprattutto di storie, quelle delle persone che la abitano e che portano Bruna e i suoi compagni di avventura a incontrare ogni giorno le difficolt\u00e0 ma anche le speranze di un paese come l\u2019Africa. Attraverso le e-mail che ci inviano da Iringa, anche noi ci sentiamo abitanti di quella casa, conviventi di un mondo che ci appartiene anche se distante.<br \/>\n\u201cVenerd\u00ec si presenta al cancello Rosamunda, sorella di Ageni, gonna e maglietta pulite, ai piedi una valigetta tutta rotta. Come la sorella, ha terminato la scuola primaria\u2026 \u00c8 partita dal villaggio per andare a Mbeya, citt\u00e0 dove vivono degli zii presso i quali star\u00e0 presumibilmente per molti anni. Deve prendere la corriera, ma non sa dove andare e non ha il numero di telefono dello zio. Il cervello elabora rapidamente soluzioni che si riveleranno tutte inadeguate. Ageni per\u00f2 ha il numero di cellulare dello zio. Rosamunda non capisce la telefonata, sempre con gli occhi a terra e bisbigli incomprensibili. Interviene Ageni, parla con lo zio e il programma \u00e8 chiarissimo: Rosamunda deve andare all\u2019incrocio con la strada che porta al villaggio natio, fermarsi a dormire a casa di un certo Focas e l\u2019indomani prendere il bus per Mbeya. E come raggiunger\u00e0 il villaggio?<br \/>\nGuardo questo piccolo scricciolo spaurito e so che non sar\u00f2 capace di mandarla via, io vedo una bimba di 13 anni, gli altri una donna capace di badare a se stessa e ai fratelli. Carico la trib\u00f9 in auto e parto per l\u2019incrocio fatidico, durante la strada Rosamunda parla in continuazione con la sorella, entrambe ridono e si raccontano storie sui fratelli. Raggiungiamo l\u2019incrocio: tre baracche, una adibita a spaccio d\u2019alcool, donne e uomini che ci tempestano di domande, ma Focas dov\u2019\u00e8? Racconti di abusi, storie di bambine sfruttate affollano la mia mente. L\u2019affido a una donna (il vecchio vizio di credere che le donne siano sempre migliori), cincischio sotto sguardi che non so interpretare e finalmente arriva Focas, berretto giallo calato a coprire la fronte, oddio non mi fido! Telefoniamo allo zio, lo facciamo parlare con Focas, mi riprendo, saluto tutti e salgo in macchina, ma prima devo pagare il tributo al villaggio: portare in citt\u00e0 due \u201cprofessori\u201d della scuola. Ageni \u00e8 tranquilla e mi racconta tutti i pettegolezzi della sorella. Che abisso tra Rosamunda che attraversa da sola la Tanzania, sbattuta tra un Focas e l\u2019altro e le nostre tredicenni. Sabato Ageni ha telefonato agli zii, Rosamunda era giunta sana e salva\u201d.<br \/>\n\u201cSono finalmente stati pubblicati i risultati degli esami dell\u2019ultimo anno della primaria: Ageni \u00e8 stata promossa e accettata in una delle tre scuole statali che aveva indicato come scelta. Per precauzione l\u2019avevamo iscritta in una scuola privata e aveva gi\u00e0 passato l\u2019esame d\u2019ammissione, ma ora che c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 di una scuola pubblica semigratuita pensiamo che si debba tentare, domani andremo a visitarla e a prendere tutte le istruzioni del caso\u2026 Confesso di temere l\u2019ingresso di Ageni nella secondaria, so che non riuscir\u00f2 a tacere quando l\u2019insegnante di matematica sosterr\u00e0 che l\u2019area del triangolo isoscele si trova moltiplicando lato per lato e poi dividendo per due, so che mi verr\u00e0 mal di fegato, so che non accetter\u00f2 definizioni sbagliate e l\u2019uso del bastone come prassi didattica quotidiana, so che non riuscir\u00f2 a fingere rispetto per gli insegnanti, so che combiner\u00f2 dei guai\u201d.<br \/>\n\u201cAgeni ha superato l\u2019esame di settima e conquistato il diritto di frequentare una secondaria tra quelle da lei indicate: a pagamento solo la divisa e una modesta tassa scolastica. L\u2019istituto pubblico cui \u00e8 stata assegnata, per\u00f2, \u00e8 irraggiungibile sia con la carrozzina sia con il fuoristrada; \u00e8 tra le carceri e l\u2019ospedale (scelta simbolica?), gi\u00f9 per un dirupo che si pu\u00f2 affrontare solo a piedi: da un lato una sbarra, che impedisce di passare davanti alle carceri, dall\u2019altro lo steccato dell\u2019ospedale con un piccolo cancello pedonale.<br \/>\nPerch\u00e9 Ageni ha indicato una scuola irraggiungibile?<br \/>\nPerch\u00e9 l\u2019hanno scelta i compagni, perch\u00e9 \u00e8 una scuola nuova, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 un perch\u00e9.<br \/>\nBisogna chiedere un cambio d\u2019istituto, senza possibilit\u00e0 di scelta, l\u2019ennesima decisione da prendere in tempi rapidi e senza informazioni: quale scuola? Lontana? Quali e quante barriere? Qualit\u00e0?Alla fine abbiamo scelto il certo al posto dell\u2019incerto.<br \/>\nRicordate che Ageni aveva superato l\u2019esame per entrare in una scuola privata? L\u2019abbiamo iscritta l\u00ec e solo dopo l\u2019iscrizione abbiamo capito che era molto felice di frequentare quella scuola, prima non aveva mostrato alcun gradimento o desiderio. A settembre, quando l\u2019ho accompagnata a parlare con la preside, mi ha tenuto il muso tutto il giorno, refrattaria, come sempre, a qualsiasi nostro tentativo di comprendere. Ora vivo pi\u00f9 serenamente perch\u00e9 ho capito che, anche senza la mia interpretazione, umor nero, silenzi e musi lunghi se ne andranno.<br \/>\nDopo un notevole salasso economico, la scuola \u00e8 iniziata e per ora tutto procede bene, molto bene. Ieri Ageni \u00e8 tornata a casa con un sacco pieno di saponette, matite, penne, quaderni, frutto di una colletta tra tutte le studentesse. \u00c8 il primo, concreto, gesto d\u2019aiuto che riceviamo da quando siamo qui. Ageni era felice e noi con lei: sapone, penne, quaderni, colletta sono un importante segnale.<br \/>\nAbbiamo scritto una lettera di ringraziamento e ci gustiamo la gioia di ricevere un dono, dopo anni di richieste di tutti i tipi\u201d.\u201c<em>Sahele \u00e8 un bimbo Down, \u00e8 venuto da noi l\u2019anno scorso, incontenibile e ingestibile perch\u00e9 la mamma gli lascia fare qualunque cosa purch\u00e9 stia buono. La richiesta: vivere in casa nostra ma l\u2019obiettivo della madre non era l\u2019inserimento, era liberarsi di lui per tutto il giorno e forse per la vita intera. E cos\u00ec Sahele spesso non veniva accompagnato a scuola e la madre, a intervalli regolari piombava a casa nostra con richieste di tutti i tipi. Sahele, come altri bambini, non \u00e8 amato dalla madre. Dopo varie ricerche abbiamo trovato una scuola-collegio statale per bambini con disabilit\u00e0 mentale e visiva, siamo andati pi\u00f9 volte a visitare il centro e ogni volta abbiamo trovato una situazione che in Italia farebbe urlare di protesta, ma che qua \u00e8 pi\u00f9 che accettabile.<br \/>\n<\/em><em>Abbiamo caricato in auto Sahele, la mamma, un materasso, un bidone, una zanzariera e siamo andati per il colloquio con lo psicologo che, scoperto che la donna bianca avrebbe pagato la retta, ha accettato l\u2019iscrizione.<br \/>\n<\/em><em>E il miracolo: nella scuola-collegio statale si entra senza materasso e senza pagare nulla, solo pochi spiccioli per il barbiere e il sapone! Non \u00e8 possibile, Lucio e io ci siamo guardati in attesa della richiesta di soldi sotto forma subliminale, niente! Gratuiti persino quaderni, penne e righello, senza il quale non si pu\u00f2 imparare nulla.<br \/>\n<\/em><em>La mamma se ne va senza salutare e Sahele piange disperato, la mamma lo accompagna in bagno, chiude la porta e se ne va. Siamo ritornati con il materasso e una mamma che sembrava contenta di non avere pi\u00f9 un peso da portare.<br \/>\n<\/em><em>Per Sahele \u00e8 iniziata una nuova fase, non sappiamo se meglio o peggio, ma speriamo possa imparare a fare piccoli lavoretti.<br \/>\n<\/em><em>Ho sempre creduto nell\u2019istruzione, nella formazione, ho sempre pensato che la scuola sia necessaria come la Costituzione e da quando vivo a Iringa sono ancora pi\u00f9 convinta che il senso critico, la curiosit\u00e0, la conoscenza siano le fondamenta dello sviluppo, qualunque cosa questa parola abusata significhi.<br \/>\n<\/em><em>Un abbraccio<br \/>\n<\/em><em>Bruna<\/em>\u201d.<\/div>\n<div>\n<p class=\"MsoNormal\">L\u2019esperienza di Bruna, come quella di tutti coloro che vivono realt\u00e0 di confine, ci porta a confrontare la realt\u00e0 e l\u2019ideale. Scopriamo cos\u00ec che l\u2019ideale senza la realt\u00e0 diventa illusione ma la realt\u00e0 senza l\u2019ideale diventa disperazione. Ecco allora che Bruna, Lucio e la loro Nyumba Ali sono esempio, per tutti noi, di una realt\u00e0 che vola sulle ali dell\u2019ideale, quello di permettere a tutti una vita dignitosa e integrata.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp;<br \/>\nBruna &egrave; un&rsquo;amica del Centro Documentazione Handicap di Bologna.<br \/>\nUn paio di anni fa ci ha telefonato ed &egrave; venuta a conoscerci, voleva parlare con Claudio Imprudente per avere un confronto e invitarci ad andare a trovarla in Africa. 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