{"id":139,"date":"2009-11-04T17:04:48","date_gmt":"2009-11-04T17:04:48","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=139"},"modified":"2025-12-10T11:08:00","modified_gmt":"2025-12-10T10:08:00","slug":"stefania-al-supermarcato-la-riduzione-dell-handicap","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=139","title":{"rendered":"11. Stefania al supermarcato: la riduzione dell&#8217;handicap"},"content":{"rendered":"<p align=\"left\">Roberto ha introdotto, a questo punto, un importante chiarimento terminologico dei termini deficit e handicap facendo notare ai bambini come, nel corso delle attivit\u00e0 proposte nei vari<!--break--> incontri, fossero state utilizzate parole come diversit\u00e0, disabile, deficit, handicap, handicappato, difficolt\u00e0, e chiedendo loro se ne conoscessero l\u2019esatto significato. I bambini hanno dato risposte varie e diverse dimostrando, nell\u2019insieme, di avere le idee abbastanza confuse circa il significato di parole che utilizzano per\u00f2 comunemente. Partendo dalle loro risposte, Roberto ha concentrato l\u2019attenzione sui termini deficit e handicap, elencando alla lavagna le diverse interpretazioni fornite. Mentre la parola deficit \u00e8 stata tradotta correttamente dai bambini che le hanno attribuito il significato di \u201cmancanza\u201d, la parola handicap \u00e8 stata generalmente identificata con il \u201cportatore di handicap\u201d oppure considerata sinonimo di deficit.<br \/>\nRoberto ha cos\u00ec spiegato che il termine deficit pu\u00f2 indicare una mancanza totale, come nel caso del non vedente cui manca del tutto la vista o del non udente, deficitario dell\u2019udito, oppure parziale come la mancanza di alcune diottrie, che costringe molte persone a portare gli occhiali. Ma il termine deficit viene utilizzato anche per indicare una menomazione o imperfezione psicofisica (la paralisi degli arti, il ritardo cognitivo, il non corretto funzionamento di organi e apparati) determinato da cause interne o esterne all\u2019individuo, di tipo perinatale (traumi da parto) o post-natale (esiti di traumi o gravi malattie).<br \/>\nRoberto ha utilizzato un linguaggio semplice e accessibile ai bambini, ha supportato le sue affermazioni con numerosi esempi concreti, riferendosi esplicitamente a se stesso e al suo parziale deficit visivo e a Stefania, i cui deficit sono conseguenze di un trauma da parto. Nel dialogo i bambini hanno dimostrato di aver compreso appieno il significato del termine nelle sue numerose accezioni, portando esempi tratti dalla loro esperienza di vita in modo appropriato: chi \u00e8 rimasto paralizzato in seguito a un incidente automobilistico e non pu\u00f2 camminare ha un deficit post-natale che non si pu\u00f2 considerare una mancanza (le gambe infatti ci sono) ma una menomazione determinata da una lesione al midollo spinale; Stefania ha un deficit causato da un trauma da parto mentre Gianmarco (un bambino della nostra scuola) ha un\u2019imperfezione genetica che impedisce al suo cervello di funzionare correttamente pur non avendo subito alcun trauma.<br \/>\nStefania ha partecipato attivamente al dialogo con i bambini sottolineando come i \u201cportatori di deficit\u201d siano tanti e molto diversi tra loro e il ridurli a un\u2019unica categoria non fa che svilirli perch\u00e9 nega loro il riconoscimento dell\u2019originalit\u00e0 propria di ogni individuo. Si tratta di una precisazione importante: la distinzione delle persone in categorie (disabili e normodotati) \u00e8 una semplificazione che crea numerosi malintesi; gli handicappati esistono, e Stefania, nel corso degli incontri, l\u2019ha ribadito in pi\u00f9 occasioni, ma non sono una categoria omogenea, le loro diverse abilit\u00e0 devono essere sviluppate e potenziate e non appiattite sul deficit, su ci\u00f2 che manca e non pu\u00f2 essere recuperato.<br \/>\nRoberto ha poi proseguito focalizzando l\u2019analisi sul termine handicap rispetto al quale i bambini avevano dimostrato di avere le idee molto confuse. Ha cos\u00ec spiegato loro che la parola handicap deriva dall\u2019inglese e si \u00e8 formata dalla fusione di tre termini: hand che significa mano, cap cappello e in; handicap viene usato per indicare una gara o una competizione, nella quale la posta era tenuta con la mano in un cappello, in cui per equiparare le possibilit\u00e0 di vittoria, viene assegnato uno svantaggio al concorrente ritenuto superiore o un vantaggio a quello ritenuto inferiore.<br \/>\nLa parola handicap \u00e8 poi entrata nell\u2019uso di diverse lingue, tra cui l\u2019italiano, in cui pu\u00f2 essere tradotta con difficolt\u00e0, svantaggio; in questo senso gli handicappati sono coloro che, avendo un deficit, possono vivere delle difficolt\u00e0 derivanti non solo dal deficit ma anche dall\u2019incontro con l\u2019ambiente fisico e sociale in cui si trovano: Stefania o chi, come lei, non pu\u00f2 camminare ha una serie di difficolt\u00e0 derivanti dal suo deficit cos\u00ec come un non vedente sperimenta difficolt\u00e0 collegate direttamente alla mancanza della vista. L\u2019handicap pu\u00f2 essere quindi conseguenza diretta di un deficit ma non solo: l\u2019handicap \u00e8 il deficit a cui si aggiunge la situazione, che pu\u00f2 aggravare o alleviare la condizione dell\u2019individuo ed \u00e8 fortemente influenzato anche dal modo in cui viene vissuto dalla persona stessa, dal grado di accettazione, di autostima e di fiducia in s\u00e9.<br \/>\nMa le difficolt\u00e0 fanno parte dell\u2019esperienza di ogni persona, come il gioco di ruolo aveva appena dimostrato: coloro che impersonavano principi e principesse, pur essendo pienamente abili, avevano vissuto una serie di difficolt\u00e0 determinate dalla incapacit\u00e0 di entrare in relazione con i compagni in uno speciale contesto. In questo senso l\u2019handicap \u00e8 trasversale alle persone e interessa tutti: anche un normodotato pu\u00f2 essere handicappato in situazioni particolari e le difficolt\u00e0 che sperimenta non sono determinate da un deficit psicofisico ma da caratteristiche personali, paure e fobie, oppure si generano nelle relazioni interpersonali e nel contesto sociale. Chi soffre di vertigini, ad esempio, pu\u00f2 trovarsi in situazioni difficili anche in contesti comuni di vita e altre paure apparentemente banali, come quella dei cani o del buio, possono far vivere alle persone grandi difficolt\u00e0.<br \/>\nPer accertarsi che i bambini avessero compreso il diverso significato dei termini presentati, Stefania e Roberto hanno supportato le loro affermazioni con numerosi esempi pratici, hanno accolto e commentato le loro affermazioni intervenendo con spiegazioni e chiarimenti. Queste precisazioni terminologiche possono sembrare un po\u2019 astratte ma, esposte con chiarezza e semplicit\u00e0, hanno sicuramente aiutato i bambini a riflettere sul loro modo di vivere, di percepire se stessi e le persone disabili.<br \/>\nLa classe seguiva con attenzione il dialogo, partecipando attivamente e dimostrando molto interesse; Roberto ha cos\u00ec chiesto ai bambini di fare una veloce analisi della loro situazione personale e di verificare se avessero deficit oppure handicap e di quale tipo. I bambini hanno fornito risposte molto interessanti dimostrando di aver colto la distinzione tra i due termini: hanno cos\u00ec elencato i loro deficit (quasi esclusivamente di tipo visivo, non essendo inserito nella classe alcun alunno fisicamente disabile) e hanno identificato l\u2019handicap con le loro paure argomentando, con ricchezza di particolari, le difficolt\u00e0 che esse generano.<br \/>\nSi tratta indubbiamente di una semplificazione dei concetti espressi, resi accessibili ai bambini, ma che ha sicuramente influenzato il loro modo di percepire i portatori di deficit, i disabili, ma anche loro stessi e il loro modo di rapportarsi a se stessi, agli altri e al contesto. I bambini hanno elencato handicap che non sono collegati direttamente a deficit, anche nel caso di deficit visivi, dimostrando quindi di aver capito come le difficolt\u00e0 interessino direttamente tutte le persone e ne condizionino comportamenti e atteggiamenti. Riporto alcune delle loro affermazioni, che ho registrato in classe durante l\u2019incontro e ho in seguito trascritto: \u201cNon ho deficit ma ho molti handicap: soffro di vertigini, odio la solitudine, ho paura del buio e degli insetti, ho difficolt\u00e0 a capire la matematica.\u201d (Sara)<br \/>\n\u201cNon ho deficit ma ho questi handicap: soffro di vertigini e ho paura dei temporali e della velocit\u00e0.\u201d (Alan)<br \/>\n\u201cHo un deficit visivo (porto gli occhiali) e ho un handicap: non so andare in bicicletta.\u201d (Matteo)<br \/>\n\u201cNon ho deficit ma ho un handicap: ho paura di andare in ascensore.\u201d (Lorenzo)<br \/>\n\u201cIo ho il deficit che da lontano vedo sfumato e mi devo mettere gli occhiali e ho due handicap: soffro di vertigini e di mal d\u2019auto.\u201d (Giulia)<br \/>\n\u201cCredo di non avere deficit ma ho diversi handicap: ho paura della morte, ho paura delle punture, mi spaventa molto la velocit\u00e0.\u201d (Irene)<br \/>\n\u201cIo non credo di avere deficit ma ho alcuni handicap: soffro di mal d\u2019auto, di allergia al polline e ho paura del buio.\u201d (Cristina)<\/p>\n<p align=\"left\">Dopo aver appurato che i bambini avevano ben compreso la distinzione tra i due termini proposti, Roberto ha proseguito il dialogo introducendo un altro importante concetto: mentre un deficit totale o parziale, una menomazione psicofisica \u00e8 un dato oggettivo che l\u2019individuo possiede in modo permanente e spesso invariabile, l\u2019handicap, la difficolt\u00e0 che questo deficit produce, \u00e8 qualcosa di variabile e modificabile che pu\u00f2 quindi aumentare, diminuire o addirittura scomparire.<br \/>\nAnche in questo caso la riflessione \u00e8 stata supportata da numerosi esempi, che hanno aiutato i bambini ad avvicinarsi a concetti nuovi e a trovarne un riscontro nella concreta realt\u00e0 delle cose. Stefania ha un deficit oggettivo che non le consente di camminare e che determina numerosi handicap: un ausilio relativamente semplice come una carrozzella, magari elettrica, consente a Stefania di ridurre notevolmente l\u2019handicap pur non modificando il deficit. Un individuo sordo ha un deficit che difficilmente viene annullato, ma l\u2019handicap conseguente pu\u00f2 essere anche totalmente eliminato da una buona protesi, da uno strumento che gli consente di udire. Una persona cui mancano un certo numero di diottrie, e che ha quindi un deficit visivo, pu\u00f2 annullare del tutto l\u2019handicap conseguente con un comune paio di occhiali le cui lenti non cancellano il deficit, la mancanza parziale della vista, ma l\u2019handicap a esso conseguente. Una persona muta, che non pu\u00f2 quindi parlare, sperimenta numerose difficolt\u00e0 determinate dal suo deficit, ma pu\u00f2 comunicare efficacemente attraverso il linguaggio dei segni che le consente di superare l\u2019handicap se si relaziona con altre persone che, conoscendo quello specifico linguaggio, sono in grado di comunicare con lei.<br \/>\nIl deficit difficilmente pu\u00f2 essere annullato: non \u00e8 una malattia dalla quale si guarisca, ma una menomazione o imperfezione stabile (anche se gli incredibili successi ottenuti nel campo della medicina sono in grado, oggi, di annullare alcuni deficit, come quello visivo, grazie ai trapianti); l\u2019handicap invece, conseguenza del deficit, pu\u00f2 essere aumentato, ridotto o anche annullato e in questo senso grande importanza assume il contesto materiale e sociale in cui il soggetto \u00e8 inserito.<br \/>\nPer meglio chiarire questi concetti, Roberto e Stefania hanno proposto insieme un esempio pratico, risultato molto efficace, che ha permesso ai bambini di capire come, considerando invariabile il deficit, l\u2019handicap possa variare.<br \/>\n\u201cUn giorno io e Stefania siamo andati a fare spese in un supermercato, anzi in un grande centro commerciale e, lungo il nostro cammino, abbiamo incontrato numerosi ostacoli e difficolt\u00e0 di vario tipo. Adesso vi racconto com\u2019\u00e8 andata.\u201d<br \/>\nPer rendere pi\u00f9 efficace la spiegazione, Roberto ha accompagnato la descrizione con alcuni disegni fatti alla lavagna, che aveva diviso in quattro parti. In alto a sinistra ha disegnato una persona su una carrozzella (Stefania) e un\u2019altra che la spingeva (se stesso). Ha poi chiesto ai bambini quale fosse il deficit di Stefania, l\u2019impossibilit\u00e0 di camminare autonomamente, e ha scritto alla lavagna una D (deficit) in corrispondenza di Stefania e ha cos\u00ec proseguito il suo racconto:<br \/>\n\u201cStefania e io siamo usciti dal nostro luogo di lavoro e abbiamo raggiunto la mia automobile parcheggiata l\u00ec vicino utilizzando una delle rampe che il Comune di Bologna ha costruito per permettere l\u2019accesso ai disabili. La rampa, costruita appositamente per chi si sposta su una carrozzina, ha una giusta pendenza e chi spinge non deve compiere alcuno sforzo particolare.\u201d<br \/>\nHa poi chiesto ai bambini se l\u2019handicap di Stefania venisse aumentato o ridotto da questa rampa; i bambini hanno subito osservato che la presenza di una rampa riduce notevolmente l\u2019handicap di Stefania che, con una carrozzella elettrica, avrebbe potuto spostarsi da sola; la presenza di un accompagnatore in grado di spingerla lungo la rampa riduce, anche in questo caso, il suo handicap. A questo punto Roberto ha disegnato alla lavagna una rampa e ha indicato, in corrispondenza di questa una H di handicap grande quanto la D di deficit.<br \/>\nHa poi proseguito raccontando come lui e Stefania, arrivati al supermercato, avessero parcheggiato l\u2019automobile nel garage sotterraneo e avessero trovato, per salire ai piani superiori, una lunga rampa con salite e discese molto ripide che avevano richiesto a lui un grande sforzo per spingere la carrozzella in salita e un grande rischio per Stefania nella discesa, la cui pendenza eccessiva rischiava di capovolgere la carrozzella; Stefania ha confermato le affermazioni di Roberto raccontando come una volta ci\u00f2 fosse successo realmente e lei si fosse trovata a terra sotto la carrozzella alla quale \u00e8 legata da una cintura e come, nella caduta, oltre a farsi male alle gambe, si fosse danneggiata un incisivo.<br \/>\nRoberto ha quindi disegnato sulla lavagna, in alto a destra, la carrozzella e chi la spingeva e ha chiesto ai bambini se il deficit di Stefania fosse mutato; i bambini hanno prontamente risposto negativamente e Roberto ha disegnato, in corrispondenza di Stefania una D delle stesse dimensioni del disegno precedente. A questo punto Roberto ha invitato i bambini a riflettere sull\u2019handicap che il deficit procura e ha chiesto loro se, rispetto al caso precedente, fosse diminuito o aumentato. Il gruppo ha immediatamente capito che una rampa troppo ripida determina un aggravamento dell\u2019handicap, della difficolt\u00e0 cio\u00e8 a spostarsi autonomamente; la presenza di una persona che spinge la carrozzella non \u00e8 sufficiente, in questo caso, ad annullare l\u2019handicap a causa dell\u2019eccessiva pendenza della rampa che determina uno sforzo eccessivo e un grave rischio per Stefania stessa. I bambini hanno considerato come, in questo caso, Roberto fosse stato in grado di spingere ugualmente la carrozzella perch\u00e9 \u00e8 grande e forte mentre una persona pi\u00f9 debole non sarebbe riuscita a farlo e Stefania non sarebbe quindi potuta entrare nel supermercato. Roberto ha quindi chiesto come doveva disegnare la H che indica l\u2019handicap e tutti hanno risposto che la lettera doveva essere pi\u00f9 grande di quella del disegno precedente; nel secondo disegno \u00e8 stata quindi disegnata una grande H.<br \/>\nI nostri amici sono cos\u00ec riusciti, con molti sforzi, a entrare nel supermercato e, dopo aver fatto alcuni acquisti, hanno deciso di andare in un negozio posto al piano superiore. Ma a questo punto si sono trovati di fronte una lunga scalinata. Roberto ha disegnato, in basso a sinistra, lui e Stefania e una lunga rampa di gradini e ha quindi chiesto ai bambini se il deficit di Stefania fosse, nel frattempo, aumentato e, alla loro risposta negativa, ha indicato in corrispondenza di Stefania una <em>D<\/em> delle stesse dimensioni di quelle riportate negli altri disegni. Stefania \u00e8 intervenuta chiedendo ai bambini se, secondo loro, lei fosse potuta salire al secondo piano; dopo varie considerazioni, i bambini hanno concluso che ci\u00f2 non era possibile perch\u00e9 con una carrozzella non si riesce ad affrontare dei gradini. Quando Roberto ha domandato di quali dimensioni dovesse essere la lettera che indicava l\u2019handicap di Stefania, tutti hanno prontamente risposto che doveva essere molto grande. In questo caso infatti l\u2019handicap di Stefania era stato aggravato dal contesto che, non predisponendo soluzioni per i disabili, di fatto ne escludeva l\u2019accesso al secondo piano, pur in presenza di una carrozzella e di un accompagnatore.<br \/>\nMentre Roberto disegnava una grandissima H, la classe ha considerato come la stessa difficolt\u00e0 potesse essere sperimentata da una mamma con un bambino in passeggino, che da sola difficilmente avrebbe potuto salire lungo i gradini o anche da una persona anziana che non sarebbe stata in grado di fare un tale sforzo. Senza alcuna sollecitazione esterna, il gruppo aveva in questo caso esteso le sue considerazioni a tutte le persone e alle difficolt\u00e0 che possono essere vissute anche da chi, ad esempio la mamma a passeggio con il suo bambino, non ha deficit oggettivi; l\u2019importanza del contesto e le possibilit\u00e0 di ridurre o aggravare gli handicap \u00e8 stata cos\u00ec sottolineata ancora una volta e i bambini hanno espresso il loro rammarico per tutti coloro che, per motivi diversi, si trovano in situazione di difficolt\u00e0 che una maggiore attenzione potrebbe evitare.<br \/>\nRoberto ha proseguito il racconto spiegando come lui e Stefania non si fossero arresi e, dopo aver girato tutto il centro commerciale, avessero trovato un ascensore con il quale salire al piano superiore o scendere nel garage per recuperare l\u2019automobile. Cos\u00ec, mentre il deficit di Stefania non variava e la lettera D scritta alla lavagna aveva sempre le stesse dimensioni, Roberto ha chiesto ai bambini come valutassero, in questo caso, l\u2019handicap. Molti hanno cos\u00ec osservato che se l\u2019ascensore era sufficientemente grande per contenere la carrozzella, l\u2019handicap di Stefania in questo caso era davvero minimo, prossimo allo zero: con una carrozzella elettrica Stefania avrebbe potuto salire e scendere da sola grazie all\u2019ascensore, cos\u00ec come poteva farlo con un accompagnatore senza richiedergli uno sforzo terribile e senza rischiare di cadere e farsi male. La lettera che indicava l\u2019handicap doveva quindi essere molto piccola e Roberto, dopo aver ripetuto lo stesso disegno arricchito questa volta da un ascensore, ha disegnato una piccolissima H.<br \/>\nIn conclusione Stefania ha chiesto ai bambini di riflettere proprio su quelle lettere: la D era sempre delle stesse dimensioni poich\u00e9 il deficit non varia, mentre la H cambiava in base alle diverse situazioni nelle quali lei si trovava ad agire; l\u2019handicap, infatti, pu\u00f2 diminuire fino quasi a scomparire come nell\u2019ultimo caso o essere affrontabile come nel primo (ascensore e scivolo), mentre poteva aumentare anche di molto, come nel secondo caso (salita o discesa troppo ripida) fino a diventare insuperabile come nel terzo (la lunga rampa di gradini).<br \/>\nIl racconto di Roberto e Stefania e i disegni che hanno supportato la spiegazione, che i bambini hanno poi riportato sui loro quaderni, rappresentano indubbiamente una semplificazione di problematiche complesse come la riduzione dell\u2019handicap, che investe il contesto nei suoi aspetti tecnici e materiali come le barriere architettoniche ma risulta profondamente influenzato anche dagli atteggiamenti degli altri attori sociali, dal persistere di \u201cbarriere\u201d culturali e mentali che \u00e8 necessario superare. In questa accezione, handicap significa svantaggio, ostacolo e deve essere ridotto e superato lavorando su ci\u00f2 che \u00e8 \u201chandicappante\u201d, su ci\u00f2 che determina lo svantaggio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Roberto ha  introdotto, a questo punto, un importante chiarimento terminologico dei termini  deficit e handicap facendo notare ai bambini come, nel corso delle attivit\u00e0  proposte nei vari<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3610,3605,3607],"edizioni":[41],"autori":[264],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3695],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/139"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=139"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/139\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5557,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/139\/revisions\/5557"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=139"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=139"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=139"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=139"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=139"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=139"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=139"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=139"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=139"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}