{"id":1398,"date":"2012-09-03T12:24:41","date_gmt":"2012-09-03T12:24:41","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1398"},"modified":"2025-07-28T10:12:22","modified_gmt":"2025-07-28T08:12:22","slug":"beati-noi-la-malattia-diversamente-immaginata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1398","title":{"rendered":"La malattia diversamente immaginata"},"content":{"rendered":"<div>Prima la malattia di mia madre, poi di tre miei amici carissimi, infine la mia, seppure lieve, mi hanno portato a riflettere su questo argomento. La prima cosa da dire \u00e8 che, nel corso dei miei 50 anni di vita, tantissime volte sono stato definito malato quando non lo ero. Insomma, pare sia impresa impossibile far capire ai pi\u00f9 che quando ho l\u2019influenza, s\u00ec, sono malato, ma normalmente non lo sono. Il mio deficit \u00e8 una caratteristica fisica, non \u00e8 una malattia.<br \/>\nNon \u00e8 contagioso, non si trasmette, anche se in passato le future mamme in attesa mi hanno evitato perch\u00e9 temevano che qualcosa si attaccasse ai loro pargoli nel grembo solo per via di uno sguardo (che potenza mi viene attribuita, impressionante davvero, meglio delle armi batteriologiche!). Altre volte, \u00e8 stato chiesto espressamente a mia madre se ero contagioso. Il mio handicap, la mia particolare condizione fisica, porta con s\u00e9 maggiori difficolt\u00e0 e, talvolta, maggiore cagionevolezza di salute rispetto ad altre persone, ma \u00e8 vero anche che conosco persone apparentemente \u201csane\u201d che, nei fatti, sono ben pi\u00f9 malate di me. Mia mamma e gli amici che ho citato prima hanno affrontato la malattia in modi molto diversi fra loro, dovuti anche alla differenza di et\u00e0 e situazioni di vita, ma tutti in modo davvero esemplare. Nel caso di mia mamma, la preoccupazione unica era dovuta al fatto di lasciare me senza la sua guida e il suo aiuto. La malattia, che la accompagnava da tanto, era solo un impedimento alla sua vita con me e per me, non alla sua esistenza in quanto tale. Mai l\u2019ho sentita dire qualcosa di diverso. Tutto ha sopportato con grande coraggio, fino a quando le \u00e8 stato concesso di potermi assistere, seppure sempre pi\u00f9 faticosamente. La mia amica, invece, \u00e8 giovane, ha una figlia adolescente. Il suo approccio alla malattia \u00e8 stato totalmente diverso. \u00c8 una scienziata, quindi il suo approccio \u00e8 stato molto tecnico, molto razionale. Ha scritto un blog, ha analizzato scientificamente ogni aspetto della terapia, ha usato tutta l\u2019ironia di cui era capace nel suo racconto, ha prontamente fatto fronte grazie a essa ai momenti di sconforto. L\u2019altro amico ha interpretato la malattia come una grazia divina, qualcosa che gli ha fatto apprezzare le cose importanti della vita. Questo coraggio mi ha ricordato l\u2019esperienza di un\u2019altra amica, Chiara M., autrice del bellissimo libro dal titolo Crudele, dolcissimo amore, in cui affronta una grave malattia degenerativa, che chiama semplicemente \u201cLei\u201d, senza mai nominarla, come occasione di riscoprire nella propria vita l\u2019amore di Dio per i Suoi figli.<br \/>\nLa malattia, insomma, viene affrontata in molti modi, a volte cambia le persone, altre volte sono le persone a cambiare \u201clei\u201d. Spesso, cambia anche chi sta vicino al malato, ne cambia la vita, i tempi, i ritmi, ma anche i valori, le speranze, le aspettative per il futuro, la visione del passato, dei rapporti personali, delle amicizie, del prossimo. La malattia ha generato mostri, pazzi e poeti, artisti e assassini. Si dice che Lucrezio abbia scritto il suo De rerum natura per intervalla insaniae, cio\u00e8 nei momenti di lucidit\u00e0 dalla sua follia d\u2019amore. Monet era afflitto da gravi problemi alla vista quando dipingeva le sue opere migliori. Le malattie mentali sono quelle che meglio si prestano a questa interpretazione. James Hillman, rielaborando la frase di Jung \u201cgli Dei sono diventati malattie\u201d, evidenzia che l\u2019esclusione delle forze divine, un tempo presenti nella vita dell\u2019Uomo, oggi sta causando malattie e patologie, sta distruggendo armonia ed equilibri. La malattia mentale di alcuni risulta molto affascinante, quindi altrettanto pericolosa, perch\u00e9 spesso celata e insospettabile. La follia viene scambiata per genialit\u00e0, attira le masse, porta alla distruzione. Hitler pot\u00e8 agire come ag\u00ec perch\u00e9 la sua lucida follia trascin\u00f2 un intero popolo. Grandi predicatori e sobillatori di masse le ammaliavano proprio in virt\u00f9 della loro anormalit\u00e0. Sabbatai Zevi, che si autoproclam\u00f2 a met\u00e0 del Seicento Messia per il popolo ebraico, essendo poi costretto all\u2019abiura con grande delusione dei suoi seguaci, era affetto da un grave disturbo bipolare della personalit\u00e0. Spesso la normalit\u00e0 stanca, sembra poco moderna, poco stimolante. La follia libera dagli schemi mentali, dalle sovrastrutture, dalle inibizioni. La malattia \u00e8 rivelatrice di se stessi e del rapporto con gli altri. Quante volte ci capita di giudicare gli amici per quanto ci stanno vicini o meno nel momento dell\u2019infermit\u00e0? Il coniuge, nel rito cattolico, lo si sposa \u201cnella salute e nella malattia\u201d. \u00c8 indicativo che questo venga citato insieme alla pi\u00f9 generica formula \u201cnella buona e nella cattiva sorte\u201d. Non era sufficiente comprendere la malattia fra i casi di \u201ccattiva sorte\u201d? Evidentemente no, perch\u00e9 niente come la malattia, subita o assistita, ci pone di fronte alla nudit\u00e0 dell\u2019anima del malato e di chi gli sta vicino. Thomas Bernhard, nel bellissimo libro Il nipote di Wittgenstein, che \u00e8 ambientato in un ospedale viennese, racconta il rapporto fra due amici nella infermit\u00e0 di entrambi, il narratore ai polmoni, il nipote del celebre filosofo in preda a una grave malattia mentale. In realt\u00e0, pare che Bernhard abbia romanzato il suo rapporto con l\u2019amico proprio per tacitare il senso di colpa che nutriva nell\u2019averlo abbandonato nel momento del bisogno. Ma se non \u00e8 del tutto aderente al vero la narrazione dell\u2019evoluzione del loro rapporto di amicizia nel periodo della degenza ospedaliera, lo \u00e8 la descrizione dell\u2019intimit\u00e0 spirituale che i due raggiungono di fronte al dolore e alla morte. Intorno, la societ\u00e0 prevede come unica cura la compassione, in alcuni casi un altezzoso distacco.<br \/>\nIl malato mentale spesso rifiuta la cura. Questo, insieme ad altre peculiarit\u00e0 di questo tipo di malattia, genera nei pi\u00f9 una visione colpa-punizione. Il pregiudizio che vede la malattia generata da una colpa ha radici ataviche. Nelle culture antiche era addirittura il peccato dei padri che veniva scontato attraverso handicap o malattia dei figli. Da qui il bisogno della teodicea, della grande domanda si deus est, unde malum? Da qui, i grandi interrogativi dei filosofi e dei teologi sul dolore innocente, sul perch\u00e9 delle malattie dei bambini, degli innocenti. La malattia \u00e8 ancora vista come una punizione divina, come qualcosa che si \u00e8 meritato, che ci si \u00e8 cercati. Per alcune malattie psichiatriche il pregiudizio \u00e8 molto radicato, si suppone che il malato non si aiuti, non partecipi al processo di guarigione che viene avviato per lui dai medici, che non voglia in realt\u00e0 guarire, ma che intenda coltivare la sua pazzia come protesta o fuga nei confronti della societ\u00e0, del mondo. Nella malattia non c\u2019\u00e8 colpa, non \u00e8 un modo per espiare i peccati, men che meno quelli dei padri. Questa rivelazione \u00e8 il primo \u201cscandalo\u201d del cristianesimo, che venera un Dio fatto uomo, sofferenza fisica inclusa. Poi insegna che \u201cvisitare gli infermi\u201d \u00e8 una delle sette opere di misericordia corporale, che addirittura fa ottenere le indulgenze giubilari al pari della visita alle Basiliche.<br \/>\nLe persone sono giudicate sulla base delle loro malattie. Sub\u00ec questo trattamento anche Nietzsche che, ironia della sorte, scrisse proprio che la malattia e il modo di affrontarla \u00e8 rivelatrice dell\u2019animo delle persone. Solo di fronte alla malattia e alla sofferenza l\u2019uomo \u00e8 se stesso. Da quando si diffuse la voce che Nietzsche era pazzo, forse perch\u00e9 affetto da sifilide, tutte le sue opere sono state lette solo alla luce di questa follia, la critica le ha interpretate esclusivamente in questa direzione. La malattia diventa la persona e viceversa. Il malato si identifica e si ricomprende solo nei confini della sua malattia. Figuriamoci se ci troviamo di fronte a un handicap \u201ctrasparente\u201d come il mio: una malattia si pu\u00f2 nascondere, la mia disabilit\u00e0 no, essa mi rende pi\u00f9 trasparente degli altri, sono obbligato a mostrare i miei limiti al mondo. Ecco, quando nella mia vita ottengo di essere guardato al di l\u00e0 del mio handicap, oltre alla mia fisicit\u00e0 cos\u00ec caratteristica, e ottengo di non essere identificato con il mio deficit, come in una enorme, paradossale sineddoche letteraria, che indica la parte per significare il tutto, ebbene, ognuna di queste volte io sono io, non una singola caratteristica di me, solo pi\u00f9 evidente delle altre. In conclusione, ognuno immagina e vive in modo diverso la propria condizione, anche quando dal punto di vista medico ci si trova di fronte alla medesima infermit\u00e0.<\/div>\n<p><!--break--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp;<br \/>\nPrima la malattia di mia madre, poi di tre miei amici carissimi, infine la mia, seppure lieve, mi hanno portato a riflettere su questo argomento. La prima cosa da dire &egrave; che, nel corso dei miei 50 anni di vita, tantissime volte sono stato definito malato quando non lo ero. 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