{"id":140,"date":"2009-11-04T17:04:48","date_gmt":"2009-11-04T17:04:48","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=140"},"modified":"2025-12-10T11:06:37","modified_gmt":"2025-12-10T10:06:37","slug":"guardie-e-principi-il-gioco-di-ruolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=140","title":{"rendered":"10. Guardie e principi: il gioco di ruolo"},"content":{"rendered":"<p align=\"left\">Era trascorsa una settimana dall\u2019incontro con il Calamaio e i bambini erano come sempre impazienti per il ritorno dei loro nuovi amici, ma al tempo stesso dispiaciuti del fatto che,<!--break--> almeno per questo anno scolastico, sarebbe stata l\u2019ultima volta che li avremmo incontrati. Anche se gli animatori non ci avevano lasciato piste di approfondimento, come era accaduto tra il primo e il secondo incontro, per tutta la settimana gli avvenimenti, le esperienze e le scoperte del pomeriggio trascorso insieme erano stati oggetto di dialogo e confronto sul quale avevo organizzato attivit\u00e0 didattiche mirate.<br \/>\nPur non avendo n\u00e9 dolci n\u00e9 sorprese o cartelloni da mostrare agli animatori, molti bambini avevano preparato bigliettini e disegni da regalare a Stefania e, all\u2019arrivo in classe del Calamaio, tutti si sono accalcati per dare, chiedere o domandare qualcosa. Per molti bambini la felicit\u00e0 e la gioia di ritrovarsi e di poter trascorrere un\u2019altra giornata insieme era in qualche modo velata dalla tristezza perch\u00e9, come ben sapevano, si trattava dell\u2019ultimo incontro. Ci\u00f2 traspare chiaramente da quello che hanno riportato, in seguito, sui loro quaderni:<\/p>\n<p align=\"left\">\u201cQuando Stefania \u00e8 entrata in classe ho notato che era di buon umore, che sorrideva ed era felice di vederci, io invece ero quasi triste perch\u00e9 sapevo che era l\u2019ultimo incontro.\u201d (Thomas)<br \/>\n\u201cIl Calamaio era tornato, che gioia! Li stavamo aspettando da una settimana ma poi il tempo \u00e8 volato e quando se ne sono andati mi sono commossa pensando che era l\u2019ultima volta che ci vedevamo e ho provato un po\u2019 di nostalgia.\u201d (Elisa)<br \/>\n\u201cEro molto felice di vederli e quando sono entrati in classe mi \u00e8 venuto in mente che la prima volta che avevo visto Stefania mi aveva fatto dispiacere perch\u00e9 lei \u00e8 disabile. Adesso invece ero dispiaciuta perch\u00e9 sapevo che non sarebbero pi\u00f9 tornati.\u201d (Elena)<\/p>\n<p align=\"left\">Dopo i saluti, la consegna dei biglietti e dei disegni, abbiamo preso posto nell\u2019aula, dove avevamo sistemato le sedie in cerchio allontanando la cattedra e i banchi, e ci siamo seduti insieme agli animatori del Calamaio. Senza fornire ai bambini alcuna spiegazione, Stefania ha indossato la corona e il mantello del Sovrano dei Sovrani e ha chiesto loro se la riconoscevano.<br \/>\n\u201cCerto, sei il Sovrano dei Sovrani!\u201d hanno risposto in coro i bambini che, ligi alle regole del gioco, si sono immediatamente inchinati.<br \/>\nStefania ha annuito e ha poi spiegato che il Sovrano era ritornato per un motivo molto importante: doveva nominare nuovi re e regine per alcuni regni che si erano aggiunti ai suoi possedimenti ma, per fare questo, li avrebbe sottoposti a una prova. Ha quindi chiesto ai bambini se volevano giocare ottenendo come risposta, ovviamente, un coro di consensi. Stefania ha cos\u00ec proceduto dividendo la classe in due gruppi: il primo costituito dalle sue guardie personali, scelte per i loro meriti e la fedelt\u00e0, il secondo formato da principi e principesse che, sottoponendosi alla prova, sarebbero potuti diventare re e regine.<br \/>\nIl gioco delle guardie e dei principi si ricollega strettamente allo sfondo integratore dell\u2019intero percorso, sia per la presenza del Sovrano dei Sovrani, motore di tutte le attivit\u00e0, sia perch\u00e9 la stessa prova era stata superata, come ha in seguito chiarito Stefania richiamando in causa la fiaba, anche da Re 33. Prendendo spunto dalla fiaba, viene proposto ai bambini un gioco di ruolo che ha la funzione di inscenare una situazione di handicap, di difficolt\u00e0 derivante da uno o pi\u00f9 deficit, vissuti all\u2019interno del gioco come reali, e consentire cos\u00ec di sperimentare in prima persona, in termini cognitivi ma soprattutto affettivi, un\u2019esperienza di svantaggio.<br \/>\nUn giocatore, che impersona un principe o una principessa, esce dall\u2019aula mentre all\u2019altro, la guardia, vengono date precise istruzioni: deve restare immobile, non pu\u00f2 parlare, pu\u00f2 comunicare solo con gli occhi o con dei cenni e ha alcune necessit\u00e0, ad esempio deve togliersi o mettersi un indumento, ha sete o fame, ha una scarpa slacciata oppure gli serve un libro o un oggetto. In qualche modo la guardia dovr\u00e0 riuscire a comunicare i suoi bisogni all\u2019altro giocatore che, rientrato in classe, dovr\u00e0 a sua volta aprirsi al dialogo con modalit\u00e0 del tutto nuove.<br \/>\nIl gioco impegna una coppia per volta e gli altri bambini ricevono l\u2019indicazione di osservare con molta attenzione quello che avviene tra la guardia e il principe senza per\u00f2 interferire con aiuti o suggerimenti e senza distrarre i compagni: per rendere pi\u00f9 efficace la consegna, ai bambini viene chiesto di rappresentare il muro della torre all\u2019interno della quale si svolge la prova, sotto lo sguardo attento del Sovrano dei Sovrani, e di ricordare le loro impressioni e considerazioni.<br \/>\nGeneralmente, all\u2019inizio la situazione \u00e8 molto comica perch\u00e9 ricca di malintesi, al bambino verr\u00e0 fatto un po\u2019 di tutto prima di riuscire a capire quali siano le sue esigenze. Appare subito evidente come non sia facile entrare in contatto con l\u2019altro appena si \u00e8 privati dei propri usuali mezzi di comunicazione, ovvero del linguaggio verbale: entrambi i giocatori dovranno inventare un linguaggio nuovo, che tenga conto della reciproca diversit\u00e0 e dovranno anche fare i conti con le proprie resistenze a mettersi in gioco e ad ascoltare l\u2019altro.<br \/>\nSono necessari molto impegno e creativit\u00e0, da parte di chi impersona il portatore di deficit, per riuscire a farsi comprendere, accettare la frustrazione dei tentativi falliti, guardarsi dentro per capire quali potenzialit\u00e0 possono essere utilizzate e sviluppate; ma sono necessari molto impegno e creativit\u00e0 anche per chi deve capire, per accettare l\u2019impotenza iniziale e le difficolt\u00e0 di intesa. L\u2019originalit\u00e0 del gioco sta nel vivere queste difficolt\u00e0 da dentro, sulla propria pelle: i bambini posti nei panni del disabile provano il disagio di non essere compresi, e spesso considerati, dalle persone fisicamente sane; i bambini che aiutano scoprono la difficolt\u00e0 di affrontare forme di comunicazione diverse dalle usuali e il disagio che si prova nel non comprendere i bisogni dell\u2019altro.<br \/>\nIl gruppo che osserva coglie la relazione nel suo insieme e, generalmente, arriva a due importanti conclusioni:<\/p>\n<ul>\n<li>la difficolt\u00e0 appartiene a entrambi i giocatori, al disabile cos\u00ec come al normodotato;<\/li>\n<li>il disagio \u00e8 determinato dal non riuscire a esprimersi in modo intelligibile ma anche dal non cogliere le comunicazioni che provengono dall\u2019altro.<\/li>\n<\/ul>\n<p align=\"left\">Questo gioco \u00e8 uno strumento molto efficace per conoscere e sperimentare personalmente lo svantaggio, per fare esperienza della diversit\u00e0, per riflettere sull\u2019importanza della creativit\u00e0 per risolvere le difficolt\u00e0 derivanti dai propri e altrui limiti, per imparare a rapportarsi autonomamente alle situazioni nuove e insolite.<br \/>\nAttraverso il gioco \u00e8 possibile inoltre illustrare la differenza tra deficit e handicap, e sottolineare che un giocatore senza deficit oggettivi pu\u00f2 avere pi\u00f9 handicap del giocatore con deficit.<br \/>\nDopo aver diviso la classe in due gruppi, Stefania ha chiesto un volontario da entrambi: senza sapere che cosa avrebbero dovuto fare, molti bambini hanno alzato la mano chiedendo di partecipare; Stefania ha indicato Sebastiano nel gruppo delle guardie e Rita in quello dei principi. Ha poi chiesto a Rita di uscire dall\u2019aula e ha spiegato in che cosa consisteva il gioco: Sebastiano, seduto su una sedia al centro dell\u2019aula, avrebbe dovuto fingersi disabile e non avrebbe potuto parlare, fare cenni col capo, muovere gli arti a eccezione della mano sinistra, ma avrebbe dovuto comunicare alla principessa due diversi bisogni, nel caso specifico chiudere un armadio e dargli da bere, inventando un nuovo codice di comunicazione. Dalla sua bravura dipendeva il buon esito della prova, che in caso di superamento, avrebbe permesso a Rita di diventare una nuova regina. Agli altri bambini Stefania ha chiesto di osservare con attenzione la relazione tra la coppia di compagni impegnati nel gioco in assoluto silenzio, senza dare aiuti o suggerimenti, e di impersonare le pareti della torre del castello che, come si sa, non parlano e non ridono.<br \/>\nDopo aver fatto alcune prove, per permettere a Sebastiano di sperimentare i deficit di cui era, all\u2019interno del gioco, portatore, \u00e8 stata fatta entrare Rita che era ancora all\u2019oscuro di tutto. Trattandosi della prima coppia, Stefania ha spiegato a Rita che si trovava di fronte a una guardia disabile che aveva due precise necessit\u00e0 che lei avrebbe dovuto soddisfare per superare la prova, ma non ha fornito alla bambina alcuna indicazione sul tipo di deficit di Sebastiano. Gli altri bambini, seguendo scrupolosamente le istruzioni ricevute, osservavano la scena in assoluto silenzio.<br \/>\nPer prima cosa Rita, in modo assolutamente naturale, ha cominciato a fare domande al suo compagno, che teneva la testa abbassata e non la guardava, per paura di lasciarsi sfuggire sguardi o movimenti che non poteva fare; di fronte all\u2019atteggiamento di Sebastiano, Rita ha immediatamente capito che la guardia non poteva parlare e ha incominciato lei a fare domande senza ottenere, in apparenza, alcuna risposta. Sebastiano ha intuito che poteva rispondere affermativamente o negativamente alle domande di Rita con l\u2019unica parte del corpo che poteva utilizzare, cio\u00e8 la mano sinistra, e ha iniziato a muovere l\u2019indice, cosa di cui per\u00f2 Rita non si \u00e8 accorta subito. Sono stati momenti difficili, la guardia immobile e compressa nel suo silenzio, scoraggiato dalle difficolt\u00e0 che la sua situazione gli procurava e la principessa, impotente di fronte al silenzio del suo interlocutore, che non riusciva a stabilire un contatto. Ma gli occhi di Rita si sono illuminati quando ha notato che Sebastiano indicava con l\u2019indice l\u2019armadio in fondo all\u2019aula. Poich\u00e9 l\u2019armadio aveva un\u2019anta aperta, Rita ha offerto a Sebastiano diverse opportunit\u00e0 tra le quali quella di chiuderlo; la guardia ha annuito con l\u2019indice, Rita ha chiuso l\u2019armadio e Stefania le ha comunicato che aveva superato la prima parte della prova, indovinando uno dei due bisogni della guardia.<br \/>\n\u00c8 stato molto interessante notare come entrambi i membri della coppia si siano sentiti soddisfatti e sollevati nel momento in cui sono riusciti a stabilire tra loro un contatto: ci\u00f2 ha permesso alla guardia di superare la frustrazione determinata dalla impossibilit\u00e0 di comunicare, alla principessa il disagio e l\u2019impotenza generati dalla mancata comprensione dei bisogni dell\u2019altro.<br \/>\nLa seconda parte della prova, che consisteva nel dar da bere a Sebastiano assetato, \u00e8 stata affrontata da entrambi i membri della coppia con maggiore entusiasmo, grazie alla gratificazione appena ricevuta: la guardia ha indicato a lungo la cattedra sulla quale, tra i numerosi oggetti, si trovavano alcuni bicchieri di plastica e una bottiglietta d\u2019acqua. Non \u00e8 stato semplice per Rita capire quale fosse il bisogno del suo compagno e quando finalmente gli ha chiesto se aveva sete, alla risposta affermativa dell\u2019altro, ha creduto di aver superato la prova. Quando invece Roberto le ha dato un bicchiere pieno per met\u00e0 di acqua e Stefania le ha detto di dissetare la guardia, Rita \u00e8 rimasta un po\u2019 perplessa ma non si \u00e8 persa d\u2019animo ed \u00e8 riuscita a dar da bere a Sebastiano senza far cadere una sola goccia d\u2019acqua.<br \/>\nLa prova era cos\u00ec superata, il Sovrano dei Sovrani si \u00e8 complimentato con entrambi i giocatori, mentre gli altri bambini, che come un vero muro erano rimasti in assoluto silenzio per tutta la durata del gioco, si sono sgolati per acclamare i compagni vittoriosi, commentando tra loro il gioco che si era appena concluso. Queste sono le impressioni che i protagonisti della prima prova hanno riportato sul quaderno il giorno seguente, dedicato come sempre alla rielaborazione dell\u2019esperienza:\u201cAll\u2019inizio pensavo che non sarei mai riuscito a comunicare quali erano i miei bisogni perch\u00e9 non potevo parlare e potevo usare solo la mano sinistra. Non potevo nemmeno muovere la testa e cos\u00ec ho pensato di dire s\u00ec e no con il dito e mi sono stupito perch\u00e9 Rita ha capito subito il mio modo di comunicare\u2026 Quando ha capito che avevo sete mi ha dato da bere davvero, con un bicchiere ed \u00e8 stata molto brava: non \u00e8 caduta neanche una goccia! Alla fine ero contento e mi \u00e8 quasi dispiaciuto lasciare il posto a un\u2019altra coppia.\u201d (Sebastiano)<br \/>\n\u201cSebastiano stava immobile sulla sedia e non mi guardava nemmeno in faccia. All\u2019inizio ho pensato che non avrei mai capito di cosa aveva bisogno e siccome non parlava ho iniziato io a dire delle cose. Poi mi sono accorta che mi rispondeva con un dito della mano sinistra (che poteva muovere) e allora mi sono sentita meglio perch\u00e9 riuscivamo a comunicare\u2026 Con il dito indicava l\u2019armadio che era aperto, ho pensato che volesse chiuderlo e ho indovinato il primo bisogno\u2026 Quando ho capito che aveva sete, Roberto mi ha dato un bicchiere con un po\u2019 d\u2019acqua e Stefania mi ha detto che gli dovevo dare da bere. \u00c8 stato difficile ma ci sono riuscita e questo mi ha riempito di gioia. Il gioco \u00e8 stato molto bello ed emozionante.\u201d (Rita)<\/p>\n<p align=\"left\">Dopo aver nominato Rita Regina 61 e aver attribuito una medaglia speciale a Sebastiano per la bravura dimostrata nel gioco, Stefania, senza lasciare tempo ai bambini di commentare troppo a lungo il gioco, ha chiesto altri due volontari. Fra i tanti che si sono proposti ha scelto Sara come guardia e Filippo dal gruppo dei principi.<br \/>\nIl gioco era gi\u00e0 stato spiegato e non necessitava di ulteriori chiarimenti; cos\u00ec Stefania ha chiesto a Filippo di lasciare l\u2019aula e ha dato a Sara le istruzioni: non poteva parlare, non poteva muovere la testa e le braccia, non poteva fare cenni col capo ma poteva utilizzare il piede destro. I suoi bisogni erano due: che Filippo spegnesse la luce e le mettesse la giacca di Stefania, appoggiata su un tavolo alle sue spalle.<br \/>\nQuando Filippo \u00e8 rientrato, ha provato innanzi tutto a fare delle domande a Sara e, di fronte al suo silenzio ha capito che nemmeno questa guardia poteva comunicare verbalmente. Con un ottimo intuito ha subito compreso che doveva capire in che modo Sara potesse aiutarlo e ha continuato a farle domande, osservando con attenzione ogni sua minima reazione. Sara ha utilizzato l\u2019unica parte del corpo a sua disposizione e ha incominciato a rispondere con il piede destro: mimando il gesto che normalmente si fa con le dita, Sara rispondeva negativamente muovendo il piede in orizzontale, affermativamente con un movimento verticale. Filippo ha capito quasi subito il linguaggio della sua compagna di gioco mentre ha impiegato pi\u00f9 tempo per intuire gli oggetti che indicava. Sara ha indicato numerose volte le lampade appese al soffitto e l\u2019interruttore situato di fianco alla porta dell\u2019aula, rispondendo negativamente ogni volta che Filippo le chiedeva se doveva uscire dall\u2019aula; alla fine il principe ha colto l\u2019associazione tra le lampade e l\u2019interruttore e ha capito che la guardia voleva che lui spegnesse la luce.<br \/>\nAnche in questo caso, aver capito il primo bisogno e aver, almeno in parte, superato la prova, ha determinato un mutamento nell\u2019atteggiamento di entrambi i giocatori, soddisfatti e pi\u00f9 sicuri di s\u00e9. \u00c8 stata quindi la volta del secondo bisogno di Sara che, fingendo di avere freddo e indicando con il piede il tavolo sul quale era appoggiata una giacca, ha permesso a Filippo di indovinare cosa dovesse fare; il principe credeva di aver assolto il proprio compito indovinando il secondo bisogno ed \u00e8 apparso un po\u2019 turbato quando Stefania gli ha detto che doveva far indossare la giacca alla sua compagna. Sara \u00e8 stata molto brava, si \u00e8 lasciata a peso morto senza muovere gli arti e senza aiutare in alcun modo Filippo il quale, con qualche difficolt\u00e0 \u00e8 riuscito, tra le grida di incitamento degli altri bambini, a infilarle la giacca.<br \/>\nCome nel caso precedente, il superamento della prova \u00e8 stato accolto da un\u2019esplosione di gioia da parte di tutti, i giocatori e i bambini che osservavano e, tra l\u2019ilarit\u00e0 generale, Filippo \u00e8 stato nominato Re 45 e Sara ha ricevuto la medaglia delle guardie. In questo modo i due bambini hanno descritto la loro esperienza:\u201cEntrato in classe ho visto Sara sulla sedia, ho cominciato a farle delle domande ma lei non poteva parlare e mi sono molto scoraggiato. Ero preoccupato di non capire e ho provato anche un po\u2019 di rabbia\u2026 Poi mi sono accorto che lei mi rispondeva ma usava il piede: se lo muoveva in orizzontale voleva dire no, in verticale s\u00ec e cos\u00ec ci siamo capiti. Voleva spegnere la luce ed \u00e8 stato facile poi ho dovuto metterle la giacca perch\u00e9 aveva freddo. \u00c8 stato difficile perch\u00e9 lei non si muoveva ma io ci sono riuscito lo stesso e ho provato una gran soddisfazione\u2026 Cos\u00ec sono stato nominato Re del regno 45!\u201d (Filippo)<br \/>\n\u201cStefania mi ha detto che non potevo parlare, non potevo muovere la testa e le braccia ma solo il piede destro. \u00c8 stato molto faticoso non poter parlare e stare ferma immobile, mi sono sentita come in gabbia e ho capito la difficolt\u00e0\u2026 Filippo \u00e8 stato molto bravo e ha capito subito che comunicavo col piede, gli ho indicato la luce e il pulsante sul muro cos\u00ec ha spento la luce e insieme abbiamo superato la prima prova. Mi sono sentita sollevata, ero felice.\u201d (Sara)<\/p>\n<p align=\"left\">Stefania ha chiamato altri volontari ed \u00e8 stata la volta di Lorenzo e Cristina, Najah e Alan, Elena e Thomas, Andrea e Francesca: il gioco ha interessato sei coppie su dieci, per un totale di dodici bambini.<br \/>\nAlcuni bambini non si sono offerti spontaneamente e hanno preferito osservare i compagni impegnati nelle prove; gli animatori del Calamaio, consapevoli che la caratteristica fondante di ogni gioco \u00e8 la libera adesione, che nessuna attivit\u00e0 ludica pu\u00f2 essere imposta perch\u00e9 si trasformerebbe in un lavoro che ne snatura il carattere essenziale, non hanno insistito. Il gioco peraltro durava ormai da diverso tempo e i bambini avevano avuto modo di sperimentare personalmente o attraverso l\u2019osservazione gli elementi che avrebbero sostenuto la riflessione proposta in seguito.<br \/>\nAl termine del gioco di ruolo, Stefania ha ripreso la parola e ha chiesto ai bambini che avevano partecipato personalmente alla prova di pensare alle sensazioni e alle emozioni che avevano vissuto nei panni delle guardie, dei principi e delle principesse, e agli altri, il muro della torre, alle considerazioni e alle impressioni nate dall\u2019osservazione del gioco. Dopo aver lasciato loro un po\u2019 di tempo per riflettere, ha chiesto a un volontario di dividere la lavagna in due parti, intitolandole a guardie e principi, e ha invitato i bambini a esprimere il loro punto di vista. Le considerazioni riferite sono state molto interessanti e hanno permesso di mettere in evidenza una serie di elementi che avrebbero poi guidato il seguito dell\u2019attivit\u00e0.<br \/>\nSia i principi che le guardie hanno espresso diversi sentimenti: fatica, difficolt\u00e0, rabbia, disagio, frustrazione, preoccupazione, ma anche divertimento, soddisfazione, gioia, felicit\u00e0. Stefania ha lasciato che i bambini esprimessero con calma le loro emozioni, sollecitando il bambino a scriverle tutte alla lavagna, nella colonna appropriata. Quando i termini scritti le sono apparsi sufficienti, Stefania ha chiesto ai bambini se notassero qualcosa di particolare: molti di loro hanno subito osservato che, nelle due colonne, erano scritte le stesse parole, alcune connotate positivamente, altre negativamente.<br \/>\nNel dialogo che \u00e8 seguito, Stefania ha chiesto alle guardie e ai principi di spiegare quello che avevano provato ed \u00e8 subito apparso evidente che le motivazioni erano profondamente diverse: per le guardie le emozioni negative erano legate al confronto con i deficit attribuiti loro nel gioco, che li avevano privati innanzi tutto del canale privilegiato di comunicazione, il linguaggio verbale, costringendoli a inventare modalit\u00e0 alternative sfruttando al meglio le potenzialit\u00e0 residue. Le difficolt\u00e0 che i deficit determinano hanno provocato differenti reazioni nei bambini, alcuni dei quali si sono ingegnati per utilizzare le capacit\u00e0 rimaste e comunicare con il compagno o la compagna, mentre altri si sono inizialmente bloccati, hanno reagito, a livello emotivo, con un forte rifiuto, superato per\u00f2 da tutti, seppur con tempi diversi, nel corso del gioco.<br \/>\nI sentimenti e le emozioni riferite dai principi sono stati gli stessi, ma la rabbia, la frustrazione e la fatica sono in questo caso determinate dalla incapacit\u00e0 di entrare in relazione con l\u2019altro e di soddisfarne i bisogni. Anche in questo caso il confronto con gli handicap, che i bambini hanno vissuto in prima persona, ha prodotto reazioni molto diverse: alcuni bambini hanno denotato un atteggiamento di rifiuto, prestando poca attenzione al compagno che nei panni del disabile si sforzava di stabilire un contatto con loro e focalizzando l\u2019attenzione sul gruppo che osservava, sulle insegnanti e gli animatori del Calamaio senza riuscire, almeno inizialmente, a relazionarsi in modo costruttivo con la guardia; altri invece dimostravano la tensione e il disagio scherzando e ridendo in modo inopportuno. Si \u00e8 trattato, comunque, solo del primo impatto: tutte le coppie sono riuscite infatti a comunicare tra loro senza alcun aiuto dall\u2019esterno.<br \/>\nStefania ha poi chiesto ai bambini di spiegare e motivare le emozioni positive, anche in questo caso le stesse sia per le guardie che per i principi: il divertimento ha dimostrato la riuscita del gioco, le altre sensazioni riferite da entrambi erano determinate dall\u2019essere riusciti a comunicare per i primi e a comprendere per i secondi (anche questi termini sono infatti stati elencati), e per la coppia nel suo insieme nell\u2019aver stabilito un contatto. Queste sono le parole scritte alla lavagna che i bambini hanno elencato:<br \/>\n<u><br \/>\nPAROLE NEGATIVE<\/u><\/p>\n<div align=\"center\">\n<table border=\"0\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"132\">GUARDIE<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"137\">\n<p align=\"left\">PRINCIPI<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"132\">\n<p align=\"left\">fatica<\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"137\">\n<p align=\"left\">disagio<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"132\">\n<p align=\"left\">disagio<\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"137\">\n<p align=\"left\">imbarazzo<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"132\">\n<p align=\"left\">rabbia<\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"137\">\n<p align=\"left\">difficolt\u00e0<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"132\">\n<p align=\"left\">difficolt\u00e0<\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"137\">\n<p align=\"left\">impotenza<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"132\">\n<p align=\"left\">paura<\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"137\">\n<p align=\"left\">rabbia<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"132\">\n<p align=\"left\">impotenza<\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"137\">\n<p align=\"left\">ansia<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"132\">\n<p align=\"left\">stupore<\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"137\">\n<p align=\"left\">preoccupazione<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><em><br \/>\n<u>PAROLE POSITIVE<\/u><\/em><\/div>\n<div align=\"center\">\n<table border=\"0\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"132\">GUARDIE<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"137\">\n<p align=\"left\">PRINCIPI<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"132\">\n<p align=\"left\">divertimento<\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"137\">\n<p align=\"left\">curiosit\u00e0<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"132\">\n<p align=\"left\">soddisfazione<\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"137\">\n<p align=\"left\">divertimento<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"132\">\n<p align=\"left\">creativit\u00e0<\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"137\">\n<p align=\"left\">immaginazione<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"132\">\n<p align=\"left\">sollievo<\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"137\">\n<p align=\"left\">gioia<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"132\">\n<p align=\"left\">comunicazione<\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"137\">\n<p align=\"left\">comprensione<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"132\">\n<p align=\"left\">felicit\u00e0<\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"137\">\n<p align=\"left\">soddisfazione<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p align=\"left\">L\u2019analisi dei termini ha permesso di mettere in evidenza un aspetto importante: le difficolt\u00e0 sono state vissute dalle guardie, che hanno sperimentato limiti e impossibilit\u00e0 derivanti dal deficit, ma anche dai principi, che non avevano per\u00f2 alcun deficit oggettivo. Nel loro caso infatti le difficolt\u00e0 nascevano nel confronto con la diversit\u00e0 dell\u2019altro, nella necessit\u00e0 di elaborare modalit\u00e0 nuove di relazione e comunicazione e nell\u2019incapacit\u00e0 di farlo. In alcuni casi anzi, come i bambini hanno osservato, avevano avuto pi\u00f9 difficolt\u00e0 i compagni che ricoprivano il ruolo di principi e principesse, spesso bloccati dai deficit delle guardie, la maggior parte delle quali aveva dimostrato di saper attingere ampiamente alle proprie capacit\u00e0 creative, di reagire alle difficolt\u00e0 generate dai deficit con forza e determinazione, senza lasciarsi scoraggiare.<br \/>\nIl gruppo, attraverso il dialogo guidato da Roberto e Stefania, \u00e8 giunto cos\u00ec a una prima importante conclusione: le difficolt\u00e0 fanno parte dell\u2019esperienza di ogni persona e non sono direttamente collegate a deficit oggettivi, di natura fisica o psichica. Esse si determinano nel rapporto con la realt\u00e0 esterna e con il mondo, nelle relazioni con le altre persone e, soprattutto, nel modo in cui ognuno le vive e le sperimenta. Lo spirito d\u2019intraprendenza, la caparbiet\u00e0, la conoscenza e l\u2019accettazione di s\u00e9 e dei propri limiti, ma anche delle proprie peculiarit\u00e0, la capacit\u00e0 di attivare percorsi nuovi e creativi contribuiscono a ridurre le difficolt\u00e0 fino quasi a farle scomparire e i deficit di cui ognuno \u00e8 portatore, la loro gravit\u00e0, influenzano solo in parte l\u2019esito finale.<br \/>\nIl giorno seguente, quando ho chiesto ai bambini di raccontare sui loro quaderni l\u2019esperienza vissuta con il gioco di ruolo, molti di loro hanno riferito queste considerazioni. Ne cito alcune, che mi sono sembrate molto significative, di bambini che non avevano partecipato al gioco in prima persona e ne avevano osservato gli sviluppi impersonando il muro della torre: \u201cNon ho alzato la mano per partecipare perch\u00e9 ero nel gruppo delle guardie e pensavo che era molto difficile far finta di essere disabile e avere tutti quei deficit\u2026 Alla fine del gioco ho scoperto che anche i principi avevano fatto fatica, forse anche di pi\u00f9 delle guardie ma io non ci avevo pensato.\u201d (Elisa)<br \/>\n\u201cQuesto gioco ci ha permesso di capire che tutti hanno delle difficolt\u00e0, non soltanto le persone con dei deficit. Hanno vissuto una situazione difficile sia le guardie che non potevano muoversi e parlare, sia i principi e le principesse che non avevano alcun problema fisico.\u201d (Chiara)<br \/>\n\u201cIo pensavo che solo le guardie erano in difficolt\u00e0 perch\u00e9 erano disabili\u2026 Quando Stefania ha chiesto a tutti di elencare le emozioni mi sono molto stupito perch\u00e9 i principi e le principesse dicevano le stesse cose. Eppure loro erano normali.\u201d (Matteo)<br \/>\n\u201cStefania ci ha fatto notare che sulla lavagna c\u2019erano scritte le stesse cose poi ha detto ai miei compagni di spiegare le emozioni\u2026 Anche i principi hanno detto che avevano avuto molte difficolt\u00e0 e questo all\u2019inizio mi \u00e8 sembrato strano.\u201d (Vincenzo)<br \/>\nA partire da queste considerazioni, gli animatori del Calamaio hanno introdotto la seconda attivit\u00e0 prevista per l\u2019incontro: un approfondimento dei termini deficit e handicap, utilizzati fino a quel momento in modo indistinto, rivelando ai bambini il loro corretto significato e, di conseguenza, il loro corretto utilizzo. Al chiarimento terminologico ha fatto seguito una riflessione, supportata da un esempio pratico che ha coinvolto personalmente Stefania, sulla stabilit\u00e0 del deficit, sulla sua sostanziale immodificabilit\u00e0 e, per contro, sulla possibilit\u00e0 di aumentare o ridurre gli handicap che esso determina.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era trascorsa una  settimana dall\u2019incontro con il Calamaio e i bambini erano come sempre  impazienti per il ritorno dei loro nuovi amici, ma al tempo stesso dispiaciuti  del fatto che,<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3610,3605,3607],"edizioni":[41],"autori":[264],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3695],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/140"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=140"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/140\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5555,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/140\/revisions\/5555"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=140"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=140"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=140"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=140"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=140"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=140"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=140"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=140"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=140"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}