{"id":1403,"date":"2012-09-10T09:58:26","date_gmt":"2012-09-10T09:58:26","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1403"},"modified":"2025-07-28T09:52:17","modified_gmt":"2025-07-28T07:52:17","slug":"beati-noi-niente-di-personale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1403","title":{"rendered":"Niente di\u2026 personale"},"content":{"rendered":"<p>Ancora una volta, la mia attenzione \u00e8 stata attirata da una definizione, da un problema che potrebbe sembrare solo linguistico, ma che nasconde un significato ben pi\u00f9 profondo. Ultimamente, ho dovuto affrontare diverse pratiche burocratiche il cui oggetto, per un motivo e per l\u2019altro, era sempre la mia disabilit\u00e0. Nei documenti ero \u201caffetto\u201d o \u201cportatore\u201d di handicap. Francamente, non saprei dire quale termine mi abbia fatto pi\u00f9 pensare.<br \/>\n\u201cPortatore\u201d mi richiamava la pesantezza di un fardello, come se l\u2019handicap fosse non solo una mancanza di qualcosa, ma un carico troppo gravoso per le mie spalle. L\u2019\u201caffetto\u201d richiamava l\u2019ambito linguistico della malattia, mentre io non sono affatto malato. Al di fuori dei documenti, invece, ero una \u201cpersona con handicap\u201d. Questa \u00e8 stata la definizione che mi ha fatto pensare pi\u00f9 di tutte. Anche se \u00e8 una locuzione che mi sento attribuire da quando sono nato, ogni tanto si \u00e8 pi\u00f9 portati, vuoi per uno specifico contesto, vuoi per una particolare disposizione d\u2019animo in cui ci si trova in un dato momento, a riflettere sulle cose.<br \/>\nPersona con handicap: significa alla lettera persona con qualcosa in meno, o in pi\u00f9? Con qualche difetto? Chi non ha qualcosa in meno, o in pi\u00f9, degli altri? Questo pensiero mi ha indotto a riflettere sul concetto di persona. Questa parola, cos\u00ec abituale nel nostro linguaggio, nasconde una lunga storia di pensiero filosofico dietro di s\u00e9. Nell\u2019antica Grecia, la \u201cpersona\u201d, pr\u00f2sopon, era la maschera che stava davanti al volto degli attori di teatro, che non solo ne alterava i tratti, ma ne modificava, amplificandola, anche la voce. Per gli antichi, dunque, la persona che siamo \u00e8 semplicemente una maschera che indossiamo a favore del pubblico, di coloro che ci circondano. \u201cPersona con disabilit\u00e0\u201d sembra una di quelle ben note definizioni aristoteliche, composte di genere prossimo e differenza specifica. Il genere persona \u00e8 condiviso fra tutti, mentre l\u2019handicap differenzia dagli altri. Appare paradossale, per\u00f2, che ci\u00f2 che differenzia il disabile dal resto delle \u201cpersone\u201d, ovvero un qualche deficit, \u00e8 ci\u00f2 che genericamente, per contro, accomuna tutti i portatori di deficit fra loro, anche se ogni handicap, ogni caratteristica in pi\u00f9 o in meno \u00e8 diversa per ogni singolo individuo. Ma si sa, per la legge, ma anche per l\u2019immaginario comune, la categoria \u201chandicap\u201d \u00e8 un immenso calderone in cui finisce veramente un po\u2019 di tutto. Se il genere \u201cpersona\u201d ha la funzione di accomunare, la specifica \u201ccon handicap\u201d o \u201ccon disabilit\u00e0\u201d \u00e8 ci\u00f2 che mette in relazione con l\u2019altro, perch\u00e9 si riferisce non all\u2019individuo in s\u00e9, ma a un confronto con chi, invece, non ha questa caratteristica, non \u201cporta addosso\u201d alcun handicap o mancanza. Per definire la \u201cpersona con handicap\u201d si \u00e8 scomodata addirittura la legge, la 104\/92, che fornisce una simile definizione: \u201cpersona che, a causa del proprio stato, subisce una condizione tale da determinare un processo di svantaggio sociale, di emarginazione. Come cittadini a pieno titolo, le persone con disabilit\u00e0 hanno gli stessi diritti di qualsiasi altro cittadino e, in particolare, il diritto alla dignit\u00e0, alla parit\u00e0 di trattamento, a una vita autonoma e alla piena partecipazione alla vita sociale\u201d. Insomma, per la legge il cittadino con handicap \u00e8 tale solo se viene discriminato ed emarginato. Posto che \u00e8 faticoso per tutti far valere i propri diritti di fronte alla legge, handicap o no, non si capisce per quale motivo il soggetto disabile \u00e8 tale solo se \u00e8 socialmente emarginato. Ovviamente pu\u00f2 capitare che avvenga questo, ma accade anche a chi non ha alcun deficit, mentre a chi ce l\u2019ha, come nel mio caso, pu\u00f2 benissimo non accadere.<br \/>\nLa mia formazione filosofica mi ha indotto a riflettere anche sul concetto di persona. In questo periodo in cui la bioetica e la medicina si interrogano continuamente su chi sia \u201cpersona\u201d e chi no, se l\u2019embrione o l\u2019ammalato in fin di vita siano persone oppure no, questo concetto \u00e8 messo a dura prova sotto diversi punti di vista. Tutti i filosofi si sono interrogati su quali fossero i criteri per definire la persona. Alcuni hanno ideato teorie fantasiose, altri hanno posto l\u2019accento solo su alcuni aspetti. I primi filosofi che hanno inteso la persona come noi oggi sono stati i filosofi medievali, su tutti Boezio e Tommaso d\u2019Aquino. Essi, profondi conoscitori delle dottrine aristoteliche, criticavano la scelta dello Stagirita di parlare dell\u2019uomo come un\u2019anima razionale unita a un corpo. Per loro non era possibile definire persona l\u2019uomo in generale, ma solo un individuo concreto, unico e irripetibile. I filosofi antichi privilegiavano l\u2019universale rispetto all\u2019individuale, basti pensare all\u2019importanza che avevano le Idee per Platone e le categorie per Aristotele. La filosofia cristiana medioevale, invece, sposta l\u2019attenzione sull\u2019individualit\u00e0. Tommaso risolve l\u2019aporia aristotelica del dualismo corpo-anima col principio di individuazione: quest\u2019ultimo \u00e8 la materia, ma l\u2019individualit\u00e0 dell\u2019uomo non consiste nel suo corpo. Infatti, ci\u00f2 che d\u00e0 essere e determinazione a un corpo \u00e8 l\u2019anima (forma): \u00e8 quest\u2019ultima che, unendosi a una certa materia, si individualizza. Forti di questa certezza, essi avevano innalzato la persona a ci\u00f2 che vi \u00e8 di pi\u00f9 perfetto nell\u2019intera natura. Celebre \u00e8 la definizione di Boezio: la persona \u00e8 sostanza individuale di una natura razionale. Secondo il filosofo, era proprio questo il significato dell\u2019imperativo socratico \u201cconosci te stesso\u201d, ci\u00f2 che definiva, appunto, il \u201cte stesso\u201d. Infatti, tutti noi ci sentiamo persona, ci sentiamo diversi e divisi dagli altri, ma accomunati dall\u2019essere persone. L\u2019identit\u00e0 personale \u00e8 sempre stata di difficile definizione per la filosofia. Cartesio la risolve nel pensiero: penso, dunque sono. \u00c8 questo che mi d\u00e0 la certezza del mio essere persona. Locke, invece, circoscrive il problema della natura del soggetto nella continuit\u00e0 della coscienza: la persona, secondo lui, \u00e8 un essere intelligente e pensante, che possiede ragione e riflessione, e pu\u00f2 considerare se stesso in diversi luoghi e tempi. Da queste parole si evince il cambio di prospettiva con cui Locke guarda alla res cogitans. Secondo Locke, non \u00e8 la persistenza della sostanza a far s\u00ec che un essere umano sia una persona, bens\u00ec \u00e8 la continuit\u00e0 della coscienza (la memoria) a ricoprire il ruolo principe per poter parlare di persone. Dunque le persone prive di memoria? Non sono pi\u00f9 persone o non sono pi\u00f9 le stesse persone? Per ovviare alla possibilit\u00e0 paradossale che una persona senza memoria non sia pi\u00f9 tale, Hume pone l\u2019accento sulle sensazioni attuali, non solo su quelle ricordate: \u201cquando mi addentro pi\u00f9 profondamente in ci\u00f2 che chiamo me stesso m\u2019imbatto sempre pi\u00f9 in una particolare percezione: di caldo o di freddo, di luce o di oscurit\u00e0, di amore o di odio, di dolore o di piacere. Non riesco mai a sorprendere me stesso senza una percezione e a cogliervi altro che la percezione\u201d. Da qua in poi, la concezione della persona prende sempre di pi\u00f9 la direzione dell\u2019autocoscienza, dell\u2019introspezione. Un concetto cos\u00ec intuitivamente forte come quello di persona, che distingue e individua come nessun altro, non \u00e8 facile da manifestare col linguaggio. Ora, tanta filosofia contemporanea ha cercato di sminuire la dignit\u00e0 di persona di tanti individui che non avevano determinate caratteristiche sensoriali, di autocoscienza, di memoria di s\u00e9. Eppure, chi pu\u00f2 dire quale sia la percezione di s\u00e9 che hanno certe persone affette da handicap anche molto gravi? Spesso, semplicemente, non sono in grado di esprimersi, ma \u00e8 evidente che quello che fa la persona non \u00e8 solo una sua caratteristica visibile come un deficit qualsiasi: se quest\u2019ultimo la individua, ecco allora che anche un deficit fa la peculiarit\u00e0 di un individuo. Come tutte le persone, anche quella con un qualche handicap si distingue dalle altre, non importa per cosa: in fondo, non abbiamo tutti gli occhi azzurri e nessuno si sente meno persona se non li ha.<\/p>\n<p><!--break--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp;Ancora una volta, la mia attenzione &egrave; stata attirata da una definizione, da un problema che potrebbe sembrare solo linguistico, ma che nasconde un significato ben pi&ugrave; profondo. Ultimamente, ho dovuto affrontare diverse pratiche burocratiche il cui oggetto, per un motivo e per l&rsquo;altro, era sempre la mia disabilit&agrave;. Nei documenti ero &ldquo;affetto&rdquo; o &ldquo;portatore&rdquo; di handicap. 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