{"id":1405,"date":"2012-09-10T10:16:19","date_gmt":"2012-09-10T10:16:19","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1405"},"modified":"2025-07-28T09:52:00","modified_gmt":"2025-07-28T07:52:00","slug":"europa-europa-ausili-in-movimento-la-ricerca-per-le-tecnologie-assistive-di-fronte-a-una-complessit-crescente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1405","title":{"rendered":"Ausili in movimento: la ricerca per le tecnologie assistive di fronte a una complessit\u00e0 crescente"},"content":{"rendered":"<p>Il 4 e 5 ottobre scorsi, l\u2019Universit\u00e0 di Sheffield (Regno Unito) ha ospitato un seminario sul \u201ctrasferimento di tecnologia\u201d per le tecnologie assistive promosso da AAATE &#8211; Association for the Advancement of Assistive Technology, un\u2019organizzazione paneuropea indipendente con sede in Danimarca e che conta oltre 250 membri, nata per promuovere e diffondere la conoscenza relativa alle tecnologie assistive.<br \/>\nIl tema del seminario, \u201cil modello sociale per il trasferimento di tecnologia nelle tecnologie assistive\u201d, sottolineava come la ricerca tecnologica che porta alla produzione di ausili non possa essere mossa da motivazioni e logiche endogene, in quanto \u201clo sviluppo di tecnologie assistive \u00e8 qualcosa che deve essere guidato dall\u2019obiettivo di realizzare una societ\u00e0 inclusiva \u2013 e quindi ci sono questioni morali, finanziarie, commerciali e scientifiche da comprendere e gestire\u201d. Principale organizzatore del convegno \u00e8 stato KT-EQUAL, un consorzio di ricercatori britannici operanti nell\u2019ambito del miglioramento della qualit\u00e0 della vita per persone anziane e disabili; KT-EQUAL ha raccolto l\u2019eredit\u00e0 del precedente progetto SPARC &#8211; Strategic Promotion of Ageing Research Capacity, conclusosi nel 2008, il cui scopo era \u201cgarantire che le persone anziane traggano benefici dai progressi della scienza e della tecnologia\u201d, promuovendo in particolare il rapporto tra laboratori di ricerca, decisori delle politiche sociali e operatori per gli anziani.<br \/>\nI documenti del convegno non sono ancora stati pubblicati mentre scriviamo, ma le pubblicazioni prodotte negli scorsi anni tanto da AAATE e dai suoi membri (tra cui spicca il SIVA &#8211; Servizio Informazione e Valutazione Ausili della Fondazione Don Gnocchi di Milano) quanto da KT-EQUAL, e dal suo predecessore SPARC, consentono di tracciare alcune linee del dibattito socio-culturale che, al di l\u00e0 degli aspetti pi\u00f9 strettamente tecnici, anima oggi la ricerca in materia di ausili \u2013 un settore che in Europa fattura, secondo le stime, circa 30 miliardi di Euro.<\/p>\n<p><!--break--><\/p>\n<div><strong>Il (reale) coinvolgimento dell\u2019utente\u00a0<\/strong><\/div>\n<div>Una delle esigenze pi\u00f9 vivamente affermate nella fase di ricerca e sviluppo delle tecnologie assistive \u00e8 il coinvolgimento dell\u2019utente, a partire da un momento quanto pi\u00f9 precoce possibile nel processo che porta alla produzione di un ausilio. Lo scollamento tra le logiche di ideazione\/realizzazione e i bisogni reali dell\u2019utenza, come \u00e8 facilmente intuibile, aumenta il rischio che il prodotto finale non incroci la domanda attesa, o comunque abbia un ciclo di sfruttamento commerciale molto breve prima di divenire abandonware \u2013 sia quanto a produzione generale, sia nel caso singolo dell\u2019utente finale che rinuncia a utilizzare l\u2019ausilio, di cui pure dispone, perch\u00e9 non risponde alle sue esigenze.<\/div>\n<div>I problemi sorgono quando il principio \u201ccoinvolgere l\u2019utente\u201d deve essere tradotto in prassi operative, a partire dal primo scoglio ben sintetizzato dal titolo di un seminario organizzato da KT-EQUAL nel gennaio 2010: \u201cChi \u00e8 l\u2019utente?\u201d. Date le caratteristiche del mercato delle tecnologie assistive, infatti, non ci si pu\u00f2 limitare a considerare il beneficiario finale: c\u2019\u00e8 una serie di figure di mediazione il cui coinvolgimento \u00e8 altrettanto decisivo per evitare un esito di abbandono dell\u2019ausilio. Riprendendo un esempio citato nel medesimo seminario, una nuova applicazione di telemedicina per il monitoraggio del diabete ha come utenti non solo i malati, ma anche operatori sociali, infermieri, medici di medicina generale, familiari, e su un piano pi\u00f9 esteso associazioni di malati, uffici del servizio sanitario, centri specializzati negli ausili, farmacie, ecc. Tutti questi stakeholders rivestono un ruolo nel determinare il successo o il fallimento dell\u2019applicazione, e pertanto tutti dovrebbero essere consultati durante il suo sviluppo.<\/div>\n<div>Va notato che una rete cos\u00ec ampia propone una contraddizione di principio a chi voglia interagire con essa: per il successo della ricerca occorrerebbe identificare dal principio ogni interlocutore rilevante, per coinvolgerlo sin dalle prime fasi di ideazione, ma al contempo sarebbe opportuno mantenersi aperti all\u2019inclusione di ulteriori soggetti la cui importanza emergesse nelle fasi successive \u2013 a costo di rivedere sulla base dei loro input scelte gi\u00e0 compiute. Inoltre, nulla garantisce che le indicazioni pervenute dai vari nodi di questa rete siano univoche: per esempio, si pu\u00f2 supporre che utenti finali e operatori possiedano livelli diversi di competenza tecnologica (anche se non necessariamente maggiore nei cosiddetti \u201cspecialisti\u201d), e quindi esprimano esigenze differenti quanto al grado di tecnologia e alla user-friendliness da incorporare nel prodotto finale, ma anche utenti diversi nella stessa posizione tenderanno ad avere un\u2019immagine differente del proprio \u201causilio ideale\u201d. A questa gi\u00e0 imponente diversit\u00e0 si deve aggiungere il fatto che non tutti i bisogni sono chiaramente percepiti dall\u2019utente: altre esigenze ugualmente rilevanti devono piuttosto essere \u201celicitate\u201d, o fatte emergere in base a test effettivi di funzionamento del prototipo di ausilio. Tutte queste considerazioni portano il coinvolgimento dell\u2019utente piuttosto lontano dalle modalit\u00e0 standardizzate e impersonali della ricerca di mercato, per richiedere piuttosto un rapporto diretto e continuativo con un panel di utenti, che sia al tempo stesso consolidato (in un esempio citato, un gruppo di \u201camici critici\u201d da consultare regolarmente) e non completamente statico nel tempo (per evitare che le risultanze risentano troppo di idiosincrasie ed esperienze passate, invalidandone il carattere di \u201cesito campione\u201d).<\/div>\n<div>Gestire la complessit\u00e0 che si \u00e8 appena descritta ha un costo, e richiede competenze sociologiche distinte tanto da quelle dei ricercatori scientifici quanto da quelle degli addetti al marketing. C\u2019\u00e8 quindi il rischio che, a fronte della necessit\u00e0 di minimizzare le spese di ricerca e sviluppo esterne al \u201ccore business\u201d, tutto questo sforzo sia semplicemente abbandonato in quanto economicamente insostenibile; per questo, un altro elemento su cui si insiste \u00e8 l\u2019esigenza di riaffermare costantemente come il coinvolgimento dell\u2019utente sia fattore cruciale per la qualit\u00e0 dei risultati finali della ricerca. Ci\u00f2 si traduce nell\u2019importanza del produrre documentazione sempre pi\u00f9 ricca e precisa sugli effetti positivi che l\u2019inclusione dell\u2019utenza nel processo di ricerca e sviluppo svolge per l\u2019appetibilit\u00e0 commerciale dei prodotti (e, al contrario, sul costo della mancata inclusione), documentazione che per\u00f2 deve avere carattere pubblicistico e non accademico: \u201cQuando si producono risultati di ricerca per gente occupata, \u00e8 importante tenere a mente che i loro messaggi chiave devono essere accessibili a qualcuno che ha cinque minuti liberi sulla banchina di una stazione [&#8230;] La ricerca dovrebbe essere citabile, chiara e concisa, basata su prove, qualitativa e applicabile alle attuali prassi di lavoro, con raccomandazioni attuabili per adattarsi alle prassi e procedure attuali\u201d.<\/div>\n<div>In sintesi, occorre passare da un \u201cmodello lineare\u201d a un \u201cmodello interattivo\u201d di conoscenza, un cambiamento culturale ed epistemologico che richiede tempo \u2013 e anche, per chi fa ricerca, la cessione di una parte degli aspetti di potere connessi al \u201csapere specialistico\u201d. \u00c8 anche per questo motivo che \u201cc\u2019\u00e8 ancora molta strada da fare prima che la partecipazione degli utenti diventi un aspetto comune nel processo decisionale\u201d.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>Mercato di massa e adattamenti personalizzati\u00a0<\/strong><\/div>\n<div>Un\u2019altra tematica decisiva nella discussione sulle tecnologie assistive attiene alla relazione tra prodotti disponibili al mercato di massa, e quindi anche, ma non solo, alle fasce di utenza con esigenze particolari, e prodotti (o loro adattamenti) specifici e tendenzialmente rivolti a bisogni personalizzati. La distinzione esiste da sempre, ma una riflessione su di essa si impone nel momento in cui i suoi confini si vanno continuamente spostando, a causa di due dinamiche concomitanti.<\/div>\n<div>In primo luogo, la diffusione pervasiva delle tecnologie digitali nei processi produttivi e nelle esistenze individuali consente sempre pi\u00f9 alle persone con disabilit\u00e0 di compiere le attivit\u00e0 della propria vita quotidiana tramite prodotti di massa, soprattutto (ma non solo) nell\u2019ambito della comunicazione personale: basta pensare alle potenzialit\u00e0 di uno smartphone rispetto ai cellulari di anche solo 10 anni fa, o a quelle integrate in un computer portatile rispetto alle tecnologie distinte che lo hanno preceduto. Proprio la diffusione e miniaturizzazione delle tecnologie digitali, d\u2019altro canto, consente di ideare e realizzare \u201cinfinite\u201d personalizzazioni degli strumenti tecnologici esistenti, in base alle necessit\u00e0 di input consentiti e output richiesti dalle abilit\u00e0 residue del soggetto &#8211; il caso della domotica, e il concetto di \u201ccasa intelligente\u201d, ne sono forse l\u2019esempio pi\u00f9 rilevante. Con l\u2019informatica si apre dunque un campo di possibilit\u00e0 enormi, ma non si elimina la necessit\u00e0 di adattamenti personalizzati, e anzi si generano due controindicazioni: l\u2019aumento dei costi richiesti per intervenire in modo articolato su strumenti gi\u00e0 complessi, e il rischio di un approccio \u201cper amor di tecnologia\u201d, che imponga funzioni avanzatissime laddove sarebbero ugualmente praticabili soluzioni low-tech (per citare Franco Bomprezzi, \u201cse una persona disabile vuole fumare, l\u2019ausilio che gli serve non richiede meccanismi complessi\u201d).<\/div>\n<div>Su questo quadro in vivace mutamento si innesta l\u2019impegno per il \u201cdesign universale\u201d, ovvero l\u2019estensione dei principi di accessibilit\u00e0 per le persone con disabilit\u00e0 (prevalentemente) fisiche e sensoriali alla progettazione e realizzazione di ogni prodotto e ambiente. Nonostante i principi condivisi di questo approccio (come la tolleranza all\u2019errore e il contenimento dello sforzo fisico) risalgano al 1997, di fatto ancor oggi nei contesti produttivi il design universale \u00e8 in genere percepito come un \u201coptional\u201d di qualit\u00e0, legato a un \u201cinvestimento aggiuntivo in termini sia di tempo che di denaro\u201d, e anche a livello formativo i suoi principi non sono integrati nelle diverse discipline (urbanistica, design, tecnologia, ecc.), ma inquadrati come disciplina a s\u00e9 stante \u2013 e nemmeno obbligatoria per operare nei settori connessi. Di conseguenza, a dispetto del fatto che l\u2019invecchiamento della popolazione render\u00e0 sempre meno utilizzabili in tutto l\u2019Occidente gli strumenti e ambienti di vecchia progettazione, il design universale \u00e8 oggi pi\u00f9 un obiettivo ideale che una prassi concreta. Tuttavia, anche se quel set di principi fosse realmente integrato nella progettazione di qualunque oggetto d\u2019uso, non sarebbero meno necessari adattamenti assistivi per esigenze specifiche, cui non si possa fare fronte con una \u201csoglia ragionevole di accessibilit\u00e0\u201d \u2013 sebbene il raggiungimento diffuso di tale soglia, e il suo graduale \u201cinnalzamento\u201d, siano processi essenziali per una societ\u00e0 inclusiva. Va inoltre rimarcato che il design universale si fonda spesso sul trasferimento tecnologico da applicazioni \u201cestensive\u201d, sviluppate per specifiche disabilit\u00e0 e solo in seguito commercializzate per il pubblico generale, e ci\u00f2 conferma per la ricerca specificamente assistiva una funzione \u201cdinamizzante\u201d anche di fronte alla diffusione di buone prassi di design universale.<\/div>\n<div>La ricerca per le tecnologie assistive si ritrova in sintesi il compito di ottenere sempre nuovi risultati, curando per\u00f2 che quelli gi\u00e0 raggiunti si diffondano nella progettazione e produzione generale (nella quale gli elementi tecnologici hanno un peso via via crescente), e per fare questo deve instaurare un dialogo costante con tutta la filiera di soggetti coinvolti nel successo di un ausilio rispetto al suo specifico destinatario finale. Siamo abbastanza lontani dal mito dello scienziato chiuso nel suo laboratorio e chino sui propri strumenti \u2013 un mito da cui le \u00e9quipes multidisciplinari dei centri di assistenza ausili gi\u00e0 ora si discostano, ed \u00e8 probabilmente questa caratteristica di multidisciplinarit\u00e0 che dovr\u00e0 essere accentuata per rispondere alle future sfide del settore.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Informazioni e documenti su:<\/div>\n<div>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.sparc.ac.uk\/\">http:\/\/www.sparc.ac.uk\/<\/a><\/div>\n<div><a href=\"http:\/\/www.aaate.net\/\">http:\/\/www.aaate.net\/<\/a><\/div>\n<div><a href=\"http:\/\/portale.siva.it\/\">http:\/\/portale.siva.it\/<\/a><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp;Il 4 e 5 ottobre scorsi, l&rsquo;Universit&agrave; di Sheffield (Regno Unito) ha ospitato un seminario sul &ldquo;trasferimento di tecnologia&rdquo; per le tecnologie assistive promosso da AAATE &#8211; Association for the Advancement of Assistive Technology, un&rsquo;organizzazione paneuropea indipendente con sede in Danimarca e che conta oltre 250 membri, nata per promuovere e diffondere la conoscenza relativa alle tecnologie assistive.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3764],"tags":[3597,3591,3604],"edizioni":[50],"autori":[2932],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1405"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1405"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1405\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3937,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1405\/revisions\/3937"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1405"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1405"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1405"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=1405"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=1405"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=1405"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=1405"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=1405"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=1405"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}