{"id":1406,"date":"2012-09-10T10:25:07","date_gmt":"2012-09-10T10:25:07","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1406"},"modified":"2025-07-28T09:51:52","modified_gmt":"2025-07-28T07:51:52","slug":"sul-grande-schermo-una-psico-geografia-alternativa-tra-cocci-ricordi-e-antiche-mura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1406","title":{"rendered":"Una psico-geografia alternativa tra cocci, ricordi e antiche mura"},"content":{"rendered":"<p>Questa intervista a Sergio Ponzio, fondatore\u00a0e co-direttore artistico del Cinema Detour di Roma (<a title=\"blocked::http:\/\/www.cinedetour.it\/\" href=\"http:\/\/www.cinedetour.it\">www.cinedetour.it<\/a>) e\u00a0ideatore e\u00a0curatore di iniziative culturali legate al cinema e agli audiovisivi, tra le quali quella in collaborazione con la cooperativa Cotrad che \u00e8 l\u2019oggetto principale dell\u2019intervista, fa parte di una ricerca che chi scrive sta svolgendo per SIPeS, Societ\u00e0 Italiana di Pedagogia Speciale. Ne pubblichiamo un estratto, in attesa dell\u2019uscita del volume che conterr\u00e0 la sezione dedicata al cinema in rapporto alla disabilit\u00e0, prevista per il 2011.<\/p>\n<p><!--break--><\/p>\n<p><strong>Come \u00e8 nata l\u2019idea di impegnare la cooperativa Cotrad e le persone che vi lavorano (disabili e normodotate) in attivit\u00e0 cinematografiche? \u00c8 un\u2019idea nata dagli stessi disabili? Come si \u00e8 instaurato questo rapporto e quale \u00e8, quale \u00e8 stato il ruolo del Cinecub Detour?<br \/>\n<\/strong>La collaborazione \u00e8 partita dall\u2019iniziativa di alcuni tra i pi\u00f9 motivati tra gli operatori Cotrad. Cercavano una sala di proiezione per un cineforum di utenti disabili che fosse facilmente raggiungibile dalla loro sede, che non avesse barriere architettoniche e che fosse un luogo aperto alla progettualit\u00e0 e alla socialit\u00e0, e non una sala cinematografica commerciale in senso stretto. Hanno trovato noi, che da otto anni avevamo la nostra sede a meno di cento metri da loro, e nonostante questo non sapevamo niente gli uni degli altri. Questo ci ha fatto venire in mente che uno degli obiettivi della nostra collaborazione dovesse riguardare il tentativo di ricostruire un tessuto connettivo di socialit\u00e0 nel nostro rione. Inizialmente il nostro ruolo consisteva nel curare la programmazione e gestire le proiezioni pomeridiane del cineforum, coadiuvati e consigliati dagli stessi operatori Cotrad. Naturalmente con il passare del tempo si \u00e8 creato un rapporto di fiducia e a volte anche di amicizia con i ragazzi che partecipavano al cineforum.<\/p>\n<div><\/div>\n<div><strong>Ho letto che i film realizzati con Cotrad sono frutto di un laboratorio audiovisivo: potreste descrivermi in breve come si \u00e8 svolto? Sono piuttosto numerose le esperienze che prevedono la partecipazione di persone con disabilit\u00e0 alla realizzazione di un film, a livello di recitazione (le pi\u00f9 numerose), di sceneggiatura, ecc. Durante la realizzazione dei vostri film in collaborazione con Cotrad Onlus le scelte sono nate dal confronto con gli attori e le persone riprese? Questi erano coinvolti anche nella definizione delle strategie e degli elementi artistici? In che modo si \u00e8 realizzato questo confronto? E in che senso e in che proporzioni le loro \u201cdiverse abilit\u00e0\u201d hanno aggiunto qualit\u00e0 e peculiarit\u00e0 al lavoro? Che cambiamenti ha apportato alle vostre idee iniziali? <\/strong><\/div>\n<div>Il laboratorio, Ragazzinvisibili.doc, era il frutto di un progetto nato dalla collaborazione tra Cinema Detour e Cooperativa Cotrad, vincitore di un bando del Dipartimento Cultura della Regione Lazio. Lo scopo del laboratorio, nelle intenzioni, era di sviluppare nei partecipanti le basi per una riflessione sul linguaggio audiovisivo e una conoscenza delle sue tecniche basilari, attraverso visione e commento di materiali audiovisivi, dimostrazioni pratiche di utilizzo della videocamera ed esercitazioni di ripresa nel corso di uscite di gruppo nel territorio del quartiere.<br \/>\nCi siamo, per\u00f2, subito trovati di fronte a problematiche complesse, legate da un lato all\u2019esistenza di specifici deficit psico-cognitivi talvolta di grado piuttosto elevato, dall\u2019altro alla difformit\u00e0 di livello e di natura di tali deficit all\u2019interno del gruppo.<br \/>\nCi\u00f2 che, nel corso del laboratorio, suscitava l\u2019interesse di alcuni, sembrava lasciare indifferenti altri; attivit\u00e0 e operazioni semplici e naturali per una parte del gruppo non erano praticabili realmente dall\u2019insieme del collettivo. C\u2019erano in particolare alcuni soggetti trascinanti, portatori di spunti e proposte valorizzanti o anche felicemente devianti rispetto al tema suggerito. Alcune idee inserite poi nei documentari sono scaturite proprio dal confronto di idee con queste persone maggiormente motivate.<\/div>\n<div>Per quanto riguarda il metodo di lavoro \u00e8 presto detto: di comune accordo con Cotrad, \u00e8 stato scelto di volta in volta un tema da trattare, come la memoria storica di un rione o la valorizzazione di siti archeologici poco conosciuti. L\u2019attenzione a queste tematiche da parte di Cotrad derivava in parte dall\u2019adesione della cooperativa alla campagna di Legambiente denominata \u201cSalvalarte\u201d, avente come oggetto la riscoperta e la salvaguardia delle opere d\u2019arte considerate \u201cminori\u201d.<\/div>\n<div>Focalizzato l\u2019obiettivo e individuato anche attraverso sopralluoghi con il gruppo delle persone disabili, il territorio sul quale la vicenda si sarebbe svolta, abbiamo elaborato un piccolo soggetto che tenta di mettere in relazione l\u2019argomento scelto con la quotidianit\u00e0 della vita degli utenti, con le loro competenze e attitudini, con i loro ricordi e storie personali.<\/div>\n<div style=\"margin-left: 18.0pt;\"><\/div>\n<div><strong>Nei vostri lavori mi sembra di notare un piacere a \u201cgiocare\u201d con il cinema. Mi riferisco non solo alle citazioni pi\u00f9 o meno palesi, ma anche all\u2019utilizzo delle animazioni (che non sono mai qualcosa di estraneo al racconto o posticcio o ancillare, come spesso, sempre di pi\u00f9, mi capita di vedere in molti film o documentari recenti, ma si integrano benissimo e entrano in un rapporto intenso e particolare con il \u201ctesto\u201d) e alla capacit\u00e0 di confondere tra finzione e documentario. \u00c8 una caratteristica, uno stile, sono scelte che riguardano anche altri vostri lavori o le avete privilegiate in questi film realizzati con Cotrad?<\/strong><\/div>\n<div>Nel nostro lavoro con Cotrad sono confluiti gli elementi che tu hai citato, un bagaglio di strumenti espressivi che deriva sia da comuni esperienze collettive che da specifiche competenze individuali: sicuramente il grande amore per il cinema, anche come genere di intrattenimento popolare (Detour ha sempre rifiutato l\u2019etichetta elitaria di cineclub come riserva di cinema \u201cesoterico\u201d e ha sempre costruito sulla mescolanza di generi, formati e scuole di pensiero la forza e la freschezza della sua programmazione); una componente ludica e comica, direi <i>naif<\/i>, che trova piena realizzazione nelle animazioni, ma emerge comunque come cifra stilistica predominante e necessaria ad allontanare il rischio di indulgere nel patetico o nell\u2019autocommiserazione; infine, un intreccio di documentario e cinema narrativo, un po\u2019 per scelta un po\u2019 perch\u00e9 questa modalit\u00e0 ci sembrava la pi\u00f9 adatta a lavorare con il gruppo degli attori e collaboratori disabili, restando sempre sul filo tra la ricostruzione proposta e la libert\u00e0 improvvisativa.<\/div>\n<div>A questi tre principi costituenti del nostro lavoro, ne aggiungerei un quarto che definirei \u201cpoetico-astratto\u201d e che emerge in particolare nel lavoro \u201cCocci e ricordi\u201d sulla memoria storica del rione Testaccio e nel finale dell\u2019ultimo a tema \u201carcheologico\u201d. Si tratta di una tendenza alla rarefazione e a una sorta di \u201cintrospezione sognante\u201d che ci allontana talvolta dalla concretezza della rappresentazione epidermica per restituirci i riflessi interiori del rapporto tra il soggetto umano e l\u2019ambiente circostante (penso alle sequenze del cimitero acattolico, oppure del Mitreo sotterraneo).<\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>\u00c8 davvero interessante e, questa s\u00ec inclusiva e con una forte presa \u201csociale\u201d (passami il termine), l\u2019idea che siano persone che vivono un disagio (psichico, sociale\u2026) a interessarsi a e svolgere attivit\u00e0 lavorative o meno e approfondimenti, inchieste relativi a un \u201cpatrimonio\u201d di tutti in parte dimenticato e trascurato e a riportarlo alla luce, a valorizzarlo e renderlo pubblico: che sia un patrimonio \u201corale\u201d (gli anziani che raccontano) o architettonico-artistico o culturale in senso pi\u00f9 generale. C\u2019\u00e8 quasi una corrispondenza (e anche, ovviamente, il tentativo di \u201cromperla\u201d per stabilirne una di segno opposto) tra persone che hanno difficolt\u00e0 a vedersi riconosciuta una presenza sociale piena e i luoghi che visitano e vivono, anch\u2019essi in parte \u201cai margini\u201d (nonostante la loro bellezza). <\/strong><\/div>\n<div><strong>Gli attori disabili hanno colto questo legame forte e il valore di questa attivit\u00e0 di riscoperta e valorizzazione? <\/strong><\/div>\n<div>Gli obiettivi della nostra \u201ctrilogia\u201d di docu-fiction erano eterogenei.<br \/>\nDa un lato si trattava di rafforzare la cittadinanza delle persone disabili, intesa sia come costruzione di dignit\u00e0 attraverso una produzione creativa collettiva, sia come senso di appartenenza di questi soggetti al tessuto sociale e culturale del proprio quartiere. Reclamare le strade in quanto spazio pubblico di vivibilit\u00e0 e socialit\u00e0 da occupare pacificamente e strappare una volta tanto degrado, al turismo o movida mordi e fuggi o alle ragioni dell\u2019economia, per riappropriarsi \u201csentimentalmente\u201d del paesaggio urbano. Tracciare un\u2019inedita psico-geografia cittadina, alternativa ai tracciati consueti, basata sull\u2019intersecarsi di piani estetici (l\u2019arte, il cinema, la poesia), culturali (la Storia, le tradizioni), emotivi (il ricordo, il sogno, le relazioni umane, la malattia) e politici (le barriere architettoniche, la speculazione, le tematiche ambientali).<\/div>\n<div>Dall\u2019altro lato c\u2019era poi il tema vero e proprio del documentario: il racconto del rione attraverso la voce dei suoi abitanti vecchi e nuovi, oppure come nel caso di \u201cCustodi di antiche mura\u201d, la mappatura dei siti archeologici chiusi al pubblico. Come avrai notato, nel corso di ciascun documentario, \u00e8 capitato che il tema, da pretesto si \u00e8 fatto provvisoriamente centro d\u2019attenzione per poi tornare di nuovo sullo sfondo e lasciare spazio all\u2019umanit\u00e0 del gruppo viaggiante.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>Esiste a vostro parere un linguaggio veramente appropriato per rappresentarel&#8217;handicap nel cinema? Il pi\u00f9 significativo \u00e8 quello che lo mostra \u201csenza mostrarlo\u201d? Vi pongo questa domanda anche se mi sembra ovvio che nei vostri lavori con Cotrad non abbiate l\u2019intento di rappresentare la disabilit\u00e0. Diciamo che vi pongo questa domanda da amanti di cinema e gestori di una sala cinematografica. Inoltre, c\u2019\u00e8 qualche film \u201csulla disabilit\u00e0\u201d che vi \u00e8 sembrato particolarmente efficace a livello estetico o che comunque \u00e8 riuscito a veicolare un\u2019immagine pi\u00f9 credibile e complessa dell\u2019oggetto trattato?<\/strong><\/div>\n<div>Non credo esista un unico modo o anche soltanto \u201cun modo pi\u00f9 appropriato\u201d di rappresentare qualcosa. Da parte nostra abbiamo sempre cercato di spiazzare sia l\u2019ipocrisia talebana del <i>politically correct<\/i>, che il riduzionismo del senso comune sui \u201cmatti\u201d.<\/div>\n<div>Un film che consiglierei a tutti di vedere o rivedere \u00e8 <i>Chiedo asilo<\/i> di Marco Ferreri del 1979. Un\u2019opera straordinaria, tenerissima e sottovalutata con protagonista un giovane Roberto Benigni, stralunato e non ancora \u201cnormalizzato\u201d, nella parte di un maestro d\u2019asilo capace di rispondere al disagio psichico di un piccolo alunno con metodi che oggi definiremmo rivoluzionari ma che, nel clima libertario che si respirava ancora in quegli anni, costituivano una tappa sulla via della liberazione collettiva dall\u2019oppressione delle istituzioni borghesi, scuole, manicomi, prigioni, famiglia tradizionale. Il film coniuga con leggerezza e spontaneit\u00e0, un sostrato semi-documentaristico quasi da cine-verit\u00e9 con passaggi surrealisti intensamente poetici.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><i>P<\/i><strong>otreste parlarmi un po\u2019 della storia, delle ragioni della vostra attenzione (e quindi di quella del Cineclub Detour, ad esempio in merito all\u2019accessibilit\u00e0) verso la disabilit\u00e0 e le persone con deficit? E un\u2019ultima curiosit\u00e0: pensate di proporre, o avete gi\u00e0 proposto, anche visioni accessibili a non vedenti e persone sorde? So che \u00e8 una questione complessa a ogni livello (produzione di sottotitoli per non udenti e dell\u2019audiocommento, apparecchiature\u2026), ma avete mai valutato l\u2019ipotesi o discusso l\u2019argomento? A Roma si sono fatti passi avanti in questo senso, negli ultimi due anni (vedi Roma Fiction Fest 2009 e 2010).<\/strong><\/div>\n<div>Da tre anni a questa parte lavoriamo abitualmente con ragazzi Asperger. Si tratta del progetto <i>Io speriamo che me la cavo<\/i>, cineclub organizzato in collaborazione con il Gruppo Asperger Onlus Lazio e tuttora in corso di svolgimento al cinema Detour. Oltre alla regolare visione e discussione dei film, nel 2008-2009 abbiamo prodotto un video come risultato finale di un laboratorio teorico-pratico di cinema e audiovisivi.<\/div>\n<div>Nel corso del 2009 Detour ha ospitato e collaborato a organizzare una rassegna di cinema per non vedenti dal titolo <i>Visioni in voce over<\/i>. Curata da Emilia Bernardini, socia dell\u2019Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti della Provincia di Roma, la rassegna era finalizzata all\u2019abbattimento totale delle barriere architettoniche e sensoriali. All\u2019audio dei film proiettati era associato un commento vocale, scritto da una persona non vedente, per aiutare la comprensione dei tempi muti. Altre rassegne per non vedenti utilizzano le cuffie per il commento sonoro. In questo caso abbiamo preferito unire il commento direttamente all\u2019audio originale del film perch\u00e9 una parte del pubblico non vedente mal tollerava l\u2019isolamento prodotto dalle cuffie. La rassegna \u00e8 stato un successo, anche se il fatto di averla organizzata senza nessun tipo di sostegno finanziario ha comportato un grande dispendio di lavoro tecnico non retribuito per la preparazione del sonoro dei film. Ci piacerebbe molto disporre e attivare tutti i supporti tecnici disponibili per facilitare l\u2019accesso di persone disabili al cinema, ma una piccola associazione come la nostra non potrebbe investire per adeguare il sistema di proiezione senza un corrispondente sostegno finanziario.<\/div>\n<div style=\"margin-left: 36.0pt;\"><i><span style=\"color: red;\">\u00a0<\/span><\/i><\/div>\n<div><b>Arriva la banda!<\/b><\/div>\n<div>Durata:40\u2019<\/div>\n<div>Regia:Sergio Ponzio, Giuseppe Cacace, Lior Levy<\/div>\n<div>Produzione:Cooperativa Sociale Cotrad Onlus, Cineclub Detour<\/div>\n<div>In collaborazione con:Legambiente<\/div>\n<div><\/div>\n<div><b>Cocci e ricordi<\/b><\/div>\n<div>Durata: 40\u2019<\/div>\n<div>Regia:Sergio Ponzio, Giuseppe Cacace, Lior Levy<\/div>\n<div>Produzione:Cooperativa Sociale Cotrad Onlus, Cineclub Detour<\/div>\n<div><\/div>\n<div><b>Custodi di antiche mura<\/b><\/div>\n<div>Durata:21\u2019<\/div>\n<div>Regia:Sergio Ponzio, Giuseppe Cacace, Lior Levy<\/div>\n<div>Produzione:Cooperativa Sociale Cotrad Onlus, Cineclub Detour<\/div>\n<div>In collaborazione con:Legambiente (Salvalarte)<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa intervista a Sergio Ponzio, fondatore&nbsp;e co-direttore artistico del Cinema Detour di Roma (www.cinedetour.it) e&nbsp;ideatore e&nbsp;curatore di iniziative culturali legate al cinema e agli audiovisivi, tra le quali quella in collaborazione con la cooperativa Cotrad che &egrave; l&rsquo;oggetto principale dell&rsquo;intervista, fa parte di una ricerca che chi scrive sta svolgendo per SIPeS, Societ&agrave; Italiana di Pedagogia Speciale. 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