{"id":1408,"date":"2012-09-10T10:39:08","date_gmt":"2012-09-10T10:39:08","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1408"},"modified":"2025-07-28T09:51:29","modified_gmt":"2025-07-28T07:51:29","slug":"lettere-al-direttore-risponde-claudio-imprudente-1-1-1-1-1-1-1-1-1-1-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1408","title":{"rendered":"Lettere al direttore"},"content":{"rendered":"<p>Caro Claudio<br \/>\nti scrivo per commentare l\u2019articolo \u201cSolo soggetti asessuati\u201d e in particolare questa parte:<br \/>\n&#8220;La mia follia, \u00e8 uno stato depressivo che tengo accuratamente nascosto agli altri. \u00c8 una lotta perpetua per dimostrare loro che sono qui, e che ci sto bene. <i>Cos\u00ec tutti i rapporti sono falsi, perch\u00e9 vita esteriore e vita interiore non corrispondono. [&#8230;] Mi sforzo di nascondere tutto quello che potrebbe sconvolgere gli altri\u201d. <\/i>(Tratto da \u201cBabette, handicappata cattiva\u201d di E. Auerbacher, Edizioni Dehoniane, 1991, Bologna ).<br \/>\nMi ritrovo molto in queste parole, non in particolare per quanto riguarda il rapporto con la sessualit\u00e0, ma in generale nella vita di tutti i giorni. Mi succede spesso di sentirmi dire dalle persone che mi vogliono bene \u201cChe brava che sei, io non ce la farei mai al posto tuo\u201d. \u00c8 un segno di affetto, di stima, ma palesa anche il fatto che forse non \u00e8 cos\u00ec chiaro che non ho scelto io di stare male, anzi se potessi scegliere ne farei volentieri a meno, altro che brava! Oppure, parlando con chi fa volontariato a fianco di persone con disabilit\u00e0, sento gli animatori o gli educatori dire quasi sempre che \u201cloro (i disabili) sono pi\u00f9 forti\u201d, \u201cloro sono pi\u00f9 sensibili\u201d, 2loro sono meglio degli altri\u201d &#8230; e tutta una serie di \u201cloro\u201d. Anche qui, \u00e8 molto bello che ci siano persone attente, che notano gli sforzi di una persona che cerca di affrontare le difficolt\u00e0, ma questo \u201cloro\u201d non esiste. Non tutti i disabili sono pi\u00f9 forti degli altri, non tutti sono sempre sereni e affrontano le difficolt\u00e0 con il sorriso. Come non \u00e8 vero che tutti i gay sono sensibili o tutti i ciccioni sono allegri e generosi. Ci sono gay insensibili e ciccioni noiosi ed egoisti. E per fortuna.<br \/>\nTutti abbiamo diritto a essere un po\u2019 stronzi ogni tanto. Anche i disabili. E invece il mondo intero pretende che siano SEMPRE sorridenti, che scherzino SEMPRE volentieri sulla loro condizione, che non si lascino prendere MAI da un momento di sconforto. Anche chi sta male ha diritto di piangere, di sfogarsi, di essere di cattivo umore magari per una cavolata. Sembra quasi che dobbiamo giustificarci agli occhi del mondo se ogni tanto cadiamo&#8230; Sembra che dobbiamo giustificare la nostra stessa esistenza. Come se a noi fosse concesso di esserci solo a patto che dimostriamo di essere sempre meglio degli altri. \u00c8 una fatica. Anche io soffro di depressione e nessuno lo sa, \u00e8 un mostro che mi divora dentro senza che nessuno se ne accorga. Eppure anche quando mi sento morire sfoggio il mio splendido sorriso perch\u00e9 nessuno se ne accorga, perch\u00e9 a me (in quanto invalida, in quanto donna, in quanto giovane) non \u00e8 concesso essere triste, mentre chi sta davvero bene, chi ha davvero tutto, non fa altro che lamentarsi, e senza nemmeno doversi giustificare per questo. Grazie per lo sfogo, \u00e8 bello avere qualcuno che ti capisce.<br \/>\nTi abbraccio forte. Elena<\/p>\n<p><!--break--><\/p>\n<div><\/div>\n<div>Cara Elena,<\/div>\n<div>grazie mille per la bellissima lettera che mi hai scritto.<\/div>\n<div>Anni fa, quasi all\u2019inizio di un incontro in una classe superiore, una ragazza mi chiese se, a mio avviso, i disabili fossero destinati \u201cdirettamente\u201d (questo il termine usato dall\u2019interlocutrice) al Paradiso. Avevo in mente di parlare d\u2019altro, in quell\u2019occasione, ma ci soffermammo per tutto il tempo dell\u2019incontro di formazione a discutere di questo argomento e, a cascata, di tanti altri correlati. Cercando, io, di smontare quest\u2019immagine molto limitante (per quanto possa essere consolatorio anche per me pensare di non dover attraversare strade intermedie prima di raggiungere San Pietro\u2026). Immagine consolatoria e limitante, spesso le due caratteristiche vanno a braccetto ed entrambe evidenziano una concezione di base che, come ho scritto spesso, risulta caratterizzata da semplificazione, pietismo e un bisogno, forse anche involontario o inconscio, di marcare una differenza tra un noi e un loro, un dentro e un fuori.<\/div>\n<div>Quell\u2019episodio mi \u00e8 tornato in mente leggendo la tua lettera (di commento a uno scritto inserito all\u2019interno di una bella monografia di \u201cHP-Accaparlante\u201ddel 2001, dedicata alla sessualit\u00e0 delle persone disabili, Le passeggiate sono inutili, di Cristina Pesci e Donata Lenzi, N.d.R.).<\/div>\n<div>Mi sembra che tu affronti un argomento simile rispetto a quello che avevo sviluppato confrontandomi con gli alunni di quella scuola superiore, da un punto di partenza diverso, ma giungendo a conclusioni affini ed egualmente demistificanti.<\/div>\n<div>Forse gi\u00e0 lo sai, ma il termine \u201cpersona\u201d deriva etimologicamente dal greco pr\u00f2sopon, \u201cmaschera\u201d, quella utilizzata dagli attori teatrali, che serviva a dare all\u2019attore le sembianze del personaggio che interpretava. Nel tempo, poi, ha assunto il significato e le sfumature che intendiamo oggi e che distinguono profondamente tra i due termini. Ecco, \u00e8 come se invece alle persone disabili il termine \u201cpersona\u201d venisse ancora attribuito nel significato originario, con un limite in pi\u00f9, ovvero che questa maschera deve avere sempre la stessa espressione, recitare sempre la stessa parte. Quello che voglio dire \u00e8 semplicemente che, come tu scrivi in maniera cos\u00ec intensa, diretta e autoironica, se vogliamo confrontarci con delle vere persone disabili dobbiamo riconoscerne anche il \u201cdiritto a essere tristi\u201d. E poi imperfette, inaffidabili, impreparate, volgari\u2026<\/div>\n<div>Cos\u00ec come Elena, anzi, prendendo spunto dalle sue parole, vi invito tutti a collaborare a questa opportuna azione di\u2026 smascheramento collettivo!<\/div>\n<div style=\"text-autospace: none;\"><\/div>\n<div>Caro Claudio,<\/div>\n<div>volevo aggiungere un commento al tuo articolo \u201cIo, disabile totale, valgo un bel po\u2019 di PIL\u201d (pubblicato sul quotidiano online \u201cVita.it\u201d, N.d.R.). Anch\u2019io trovo comodo e superficiale far finta di non sapere, come fanno in molti, politici per primi, che i disabili non sono solo un peso o siano solo una minoranza, e usare queste scuse per legittimare certi comportamenti. Un esempio concreto: le barriere architettoniche. Sembra che fare le rampe per accedere ai marciapiedi sia un favore che la societ\u00e0 ogni tanto magnanimamente concede a chi \u00e8 in sedia a rotelle. In realt\u00e0 le rampe sono molto utili anche per chi \u00e8 anziano e fa fatica a camminare, o alle mamme che devono spingere un passeggino, o ad esempio a me che giro molto per il centro in bicicletta e ogni volta devo sollevarla di peso per metterla sul marciapiede. Oppure i bagni a norma nei locali pubblici, quasi introvabili: i maniglioni servono ad appoggiarsi per esempio anche a chi si \u00e8 rotto una gamba, o a una donna incinta con il pancione che ingombra; lo specchio inclinato (a nessuno viene in mente che anche una donna in carrozzina possa essere vanitosa?) \u00e8 perfetto anche per chi \u00e8 di bassa statura o per i bambini. Gli audiolibri sono perfetti non solo per chi \u00e8 non vedente, ma anche per tenere compagnia a tutti gli automobilisti pendolari che si fanno ogni giorno ore e ore nel traffico. L\u2019elenco potrebbe essere infinito. Tutte queste cose sono state, \u00e8 vero, inizialmente create per chi ha un qualche tipo di disabilit\u00e0, ma se questi accorgimenti venissero sistematicamente adottati renderebbero pi\u00f9 semplice la vita di tanti (prima o poi tutti, speriamo, diventiamo anziani e quindi meno agili). Anche se alla politica non interessa la ricchezza umana che un diversamente abile (come chiunque altro) pu\u00f2 offrire, e vuole guardare solo al mero interesse, anche questo sarebbe sufficiente a giustificare scelte diverse in favore di chi convive con la disabilit\u00e0, ma soprattutto iniziare a pensare che non sono i diversamente abili a dover essere grati al resto della societ\u00e0, ma il contrario.<\/div>\n<div>Elena<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Cara Elena,<\/div>\n<div>sei sempre tu\u2026 Credo che dovr\u00f2 proporti un rapporto di collaborazione professionale formale, dal momento che mi sei cos\u00ec d\u2019aiuto\u2026<\/div>\n<div>Diciamo che queste tue due lettere mi hanno dato la possibilit\u00e0 di impostare la rubrica in maniera leggermente diversa, perch\u00e9 solitamente si tratta di rispondere ad alcuni \u201cdubbi\u201d, domande, incertezze\u2026 delle persone che mi scrivono e, cos\u00ec facendo, di affrontare argomenti che possano essere d\u2019utilit\u00e0 e interesse pi\u00f9 generale. Le tue invece posso utilizzarle come \u201crisposte\u201d a domande espresse tacitamente, nel senso che non sono state espresse in modo esplicito, ma sicuramente vagano nell\u2019etere.<\/div>\n<div>Quando si parla di deficit, diritti esigibili, diverse abilit\u00e0, doveri, leggi, servizi, ecc., insomma, di tutto quello che pu\u00f2 riguardare i vari aspetti della vita di una persona disabile (che non \u00e8 un uomo a due dimensioni, ma vive in 3D come tutti gli altri) il rischio \u00e8 quello di svolgere discorsi e riflessioni un po\u2019 vaghi, alle quali sembra mancare un attaccamento concreto e tangibile con la realt\u00e0 dei fatti. Soprattutto per chi non ha la possibilit\u00e0 di frequentare questo mondo con una certa regolarit\u00e0, questa pu\u00f2 essere l\u2019impressione, almeno quella immediata. \u00c8 un problema effettivo, ma ancor pi\u00f9 grave nel momento in cui non consente di presentare alle persone normodotate delle evidenze incontestabili e, queste s\u00ec, di una concretezza pienamente condivisibile. Un problema di comunicazione che inevitabilmente si traduce in un difetto d\u2019azione. La tua lettera, invece, ha il dono di quella concretezza e chiarezza che abbiamo descritto come mancanti in molti discorsi sui\/dei disabili. Non sono tra quelli che ritengono che tutto andrebbe di necessit\u00e0 reso accessibile nel pieno e stretto senso del termine, o, almeno, credo che il termine accessibilit\u00e0 contenga al suo interno tante sfumature, tutte pi\u00f9 o meno valide a seconda dei contesti (tra queste potremmo inserire, ad esempio, la premura e la disponibilit\u00e0 del gestore di un ristorante che magari ha un gradino prima della porta d\u2019ingresso, ma sa come fartelo superare). Ma questo non significa rinunciare a perseguire un\u2019accessibilit\u00e0 \u201cuniversale\u201d, in particolar modo se quello che viene pensato per una minoranza si dimostra cos\u00ec utile e \u201cmigliore\u201d per tutti. Un ribaltamento davvero positivo e un allargamento di prospettiva esiziale.<\/div>\n<div>Elena, di nuovo, grazie ancora. Un abbraccio,<\/div>\n<div>Claudio Imprudente<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Caro Claudio<br \/>\nti scrivo per commentare l&rsquo;articolo &ldquo;Solo soggetti asessuati&rdquo; e in particolare questa parte:<br \/>\n&quot;La mia follia, &egrave; uno stato depressivo che tengo accuratamente nascosto agli altri. &Egrave; una lotta perpetua per dimostrare loro che sono qui, e che ci sto bene. Cos&igrave; tutti i rapporti sono falsi, perch&eacute; vita esteriore e vita interiore non corrispondono. [&#8230;] Mi sforzo di nascondere tutto quello che potrebbe sconvolgere gli altri&rdquo;. (Tratto da &ldquo;Babette, handicappata cattiva&rdquo; di E. 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