{"id":1412,"date":"2012-09-10T11:20:42","date_gmt":"2012-09-10T11:20:42","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1412"},"modified":"2025-07-28T09:50:47","modified_gmt":"2025-07-28T07:50:47","slug":"sport-agevoli-oggi-gioco-anch-io","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1412","title":{"rendered":"Oggi gioco anch\u2019io!"},"content":{"rendered":"<p>Per dieci anni sono stato responsabile di un progetto, denominato \u201cL\u2019Ottavo Giorno\u201d, che aveva come scopo primario quello di integrare nella societ\u00e0 soggetti disabili giovani e adulti attraverso il divertimento. Il mio compito era quello di organizzare il tempo libero di una trentina di soggetti in situazione di handicap proponendo loro attivit\u00e0 ludiche di vario tipo.<br \/>\nTra le tante attivit\u00e0 c\u2019erano anche quelle sportive. Collaborando con altri operatori di progetti simili della provincia di Reggio Emilia, \u00e8 nato \u201cSportissimo\u201d: un weekend di gare sportive che comprendevano discipline che spaziavano dal calcetto all\u2019atletica.<br \/>\nNella giornata dell\u2019atletica gareggiavano solo gli atleti disabili dove i volontari normodotati fungevano da giudici. Nel torneo di calcetto invece le squadre erano miste, cio\u00e8 composte sia da disabili che da normodotati. Si giocava con le regole standard: se la palla va fuori \u00e8 rimessa laterale, se va in rete \u00e8 goal. Per\u00f2 ce n\u2019era una non scritta che stava sempre l\u00ec e che ogni anno vedevo aleggiare nell\u2019aria: l\u2019importante \u00e8 che i disabili si divertano e che facciano bella figura. Cosa voleva dire questo? Voleva dire che i volontari si facevano scartare apposta o si facevano fare goal facendosi passare la palla sotto alle gambe? Se un volontario faceva goal veniva fischiato o deriso. Tutti atteggiamenti che facevo molta fatica a digerire e accettare e puntualmente rientravo a casa sconsolato senza essermi divertito, cercando di dare un senso ai miei pensieri che non trovavano una soluzione. Poi alla fine mi dicevo: \u201cMa s\u00ec dai, l\u2019importante \u00e8 che i ragazzi disabili si siano divertiti\u201d.<br \/>\nNon avevo la forza per cambiare, dentro di me, questo stato di fatto. Forse perch\u00e9 mancava qualcosa a cui non riuscivo dare un nome.<br \/>\nTutto questo succedeva finch\u00e9 non ho incontrato Andrea Margini (collega e allenatore della squadra giovanile di basket in carrozzina di Reggio Emilia) che ho conosciuto in occasione di un convegno organizzato dal Centro Documentazione Handicap di Bologna. Sul suo camper abbiamo preparato l\u2019intervento che dovevamo tenere assieme al convegno dal titolo \u201cLa disabilit\u00e0 non va in fuori gioco\u201d (titolo preso in prestito dal mio collega e amico Luca Baldassarre).<br \/>\nDopo un paio di ore trascorse insieme, ascoltando le sue parole e visionando i suoi filmati di baskin, piano piano si fecero largo nella mia mente due parole che andavo ricercando da tanto tempo: regole e ruolo.<br \/>\nLe regole precise in base alle capacit\u00e0 motorie che permettono a ogni giocatore di avere un ruolo ben preciso che si carica di un significato ben preciso ma anche di emozioni e responsabilit\u00e0.<br \/>\nRegole e ruoli adeguati consentono di dare responsabilit\u00e0 a tutti i partecipanti al gioco, sia disabili che normodotati, e di cancellare quell\u2019atteggiamento assistenziale che i volontari tenevano nei confronti dei giocatori disabili durante il torneo di calcetto descritto sopra.<br \/>\nUscito dal quel camper un\u2019altra domanda mi assediava: ma il gioco-sport \u00e8 veramente integrazione? E quando uno sport \u00e8 veramente integrazione? Esemplificando: se io, che sono normodotato, mi trovo in un campetto da basket e ci sono solo ragazzi in carrozzina che stanno giocando a pallacanestro, io per poter giocare insieme a loro devo sedermi in carrozzina? E se non mi metto seduto non gioco?<br \/>\nUn giorno di primavera, osservando i miei tre figli che giocavano con i loro amici ho trovato anche questa risposta amletica. Mi ero accorto che ogni tanto qualche bambino era escluso perch\u00e9 le regole del gioco non erano adatte al suo essere e alle sue capacit\u00e0 motorie e si fermava a guardare gli altri o, peggio, delle volte tornava a casa arrabbiato. Vedendo queste scene la mia idea si confermava sempre di pi\u00f9: il gioco e lo sport non integrano\u2026 anzi! Le difficolt\u00e0 dei bambini e adulti, sia motorie che emozionali (tensione, stress, frustrazione nel non riuscire) sono veicolo di esclusione.<br \/>\nNon me ne facevo una ragione, dovevo provare a cambiare questa idea che si era instillata dentro di me.<br \/>\nGiacch\u00e9 ho la fortuna, oltre che lavorare al Centro Documentazione Handicap, di insegnare motoria ai bambini dagli 0 ai 5 anni, per la societ\u00e0 sportiva \u201cAnni Magici\u201d di Cavriago (RE), ho preso subito la palla al balzo. All\u2019interno di una lezione avevo previsto l\u2019attraversamento del ponte tibetano, costruito con due funi legate a un albero, una sopra all\u2019altra, a una altezza di un metro la prima e un metro e mezzo la seconda. Dopo aver fatto sedere i bambini, ho detto loro che potevano attraversarlo come volevano, senza obbligarli ad attraversarlo in un modo standard, ma come si sentivano pi\u00f9 sicuri. Ho visto di tutto: attraversamento in piedi, in ginocchio, appesi con gambe e mani, a testa in gi\u00f9. Potrei citare tante altre lezioni dove giochi e percorsi motori erano continuamente modificati per permettere e tutti di esprimersi al meglio. Anche gli stessi materiali usati per la lezione venivano spesso utilizzati in modo diverso, in base alle abilit\u00e0 morie, ma soprattutto alla creativit\u00e0 che ogni bambino e che ognuno di noi ha. La mia lezione veniva spesso completamente stravolta e i bambini si divertivano tantissimo. Questo ha fatto s\u00ec che i bambini si portassero a casa un\u2019esperienza positiva delle attivit\u00e0 svolte e non negativa.<br \/>\nParlando con le maestre e i genitori degli alunni, mi rendevo conto di quanto i bambini erano entusiasti del loro saper fare.<br \/>\nQueste esperienze ho cercato piano piano di portarle dentro le attivit\u00e0 morie per disabili che faccio assieme ad altri colleghi (attivit\u00e0 moria di base, atletica, calcetto all\u2019interno delle attivit\u00e0 de L\u2019Ottavo Giorno-Progetto Tempo Libero Disabili) cercando di adattare gli esercizi e i giochi in base alle potenzialit\u00e0 dei nostri atleti. A volte invitiamo altre societ\u00e0 che praticano altre discipline sportive (ad esempio tiro con l\u2019arco): questo \u00e8 molto utile perch\u00e9 alleniamo sia gli atleti sia gli istruttori ad allenare la creativit\u00e0, che permette di ricercare regole, tecniche tattiche che infondono una nuova linfa all\u2019attivit\u00e0. Tutto ci\u00f2 permette di dare una nuova dinamicit\u00e0 e competitivit\u00e0 alle attivit\u00e0 ludiche proposte, coinvolgendo pienamente, attraverso il divertimento, sia gli atleti sia gli allenatori. Anche ai nostri atleti cerchiamo, appunto, di aumentare il loro bagaglio del \u201csaper fare\u201d. A volte, parlando con i miei colleghi, mi viene spontaneo, e mi piace dire, che siamo un laboratorio sportivo sperimentale dove ogni partecipante si sperimenta mettendo in gioco se stesso sia con le capacit\u00e0 motorie ma soprattutto con quelle emozionali, favorendo cos\u00ec lo sviluppo dell\u2019autostima, cercando di accettare i propri limiti e apprezzare le proprie capacit\u00e0, condividendo e rispettando le regole per permettere l\u2019espressione di tutti.<br \/>\nFinalmente mi sono disintossicato da quelle idee di \u201cassistenza\u201d per far fare bella figura ai disabili, magari ricevendo la classica pacca sulla spalla accompagnata dalla classica frase: \u201cChe bravi che siete, voi s\u00ec che li fate divertire!\u201d.<br \/>\nQuando conduco, assieme ai miei colleghi del Centro Documentazione Handicap, i corsi di formazione per gli insegnanti, educatori, allenatori e per gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado sul tema dello sport, parto proprio da quella domanda provocatoria: \u201cMa lo sport integra davvero?\u201d.<br \/>\nNei nostri percorsi di formazione mettiamo gli adulti e gli studenti subito a contatto con la disabilit\u00e0 (poich\u00e9 uno dei miei colleghi \u00e8 disabile), con le sue difficolt\u00e0 motorie, ma soprattutto con le difficolt\u00e0 di relazione e di comunicazione che questa porta, dettate dalla non conoscenza e dal pregiudizio, visto che lo sport \u00e8 sinonimo di bellezza, prestanza fisica, fama, forza e risultati.<br \/>\nLa disabilit\u00e0 \u00e8 tutto il contrario di questo.<br \/>\nGrazie alla creativit\u00e0 unita alla conoscenza, al divertimento, alla passione per quello che si fa, a un modo diverso di comunicare e di relazionarsi, si trovano soluzioni nuove, dove non c\u2019\u00e8 confine tra formatori e formandi perch\u00e9 \u00e8 un continuo mettersi in gioco per entrambi; si trovano soluzioni nuove per permettere a tutti di giocare e \u2013 perch\u00e9 no \u2013 di fare sport integrati, dove atleti disabili e normodotati disputino un campionato insieme, dove ognuno abbia un ruolo e che questo ruolo dia delle responsabilit\u00e0 a chiunque per far s\u00ec che la parola assistenza non venga nemmeno pensata, ma venga cacciata e chiusa in quella parte del cervello delle parole dimenticate.<br \/>\nE magari grazie a questo, se mi trover\u00f2 in quel campo da basket assieme ai ragazzi in carrozzina che stanno giocando, magari qualcuno grider\u00e0: \u201cOh dai Tristano, vieni a giocare con noi!\u201d. Oggi gioco anch\u2019io!<\/p>\n<p><!--break--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per dieci anni sono stato responsabile di un progetto, denominato &ldquo;L&rsquo;Ottavo Giorno&rdquo;, che aveva come scopo primario quello di integrare nella societ&agrave; soggetti disabili giovani e adulti attraverso il divertimento. 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