{"id":142,"date":"2009-11-04T17:04:49","date_gmt":"2009-11-04T17:04:49","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=142"},"modified":"2025-12-10T11:03:26","modified_gmt":"2025-12-10T10:03:26","slug":"stereotipi-e-pregiudizi-il-gioco-dell-associazione-di-idee","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=142","title":{"rendered":"8. Stereotipi e pregiudizi: il gioco dell&#8217;associazione di idee"},"content":{"rendered":"<p align=\"left\">Stefania avrebbe pronunciato una parola e loro avrebbero dovuto dire, di getto e senza pensarci troppo, tutto quello che gli faceva venire in mente quel termine. Alcuni bambini hanno<!--break--> affermato che era un po\u2019 come il gioco delle sillabe che facevamo in prima elementare, basato sulla velocit\u00e0 e sulla memoria, abbiamo concordato che era proprio cos\u00ec, poi Stefania, dopo aver chiesto un volontario che scrivesse alla lavagna, ha pronunciato la prima parola: bambino.<br \/>\nDopo alcune affermazioni quali \u201cFacile, facile!\u201d, i bambini hanno cominciato a esprimere tutte le associazioni relative al primo termine; hanno elencato, in ordine sparso, caratteristiche fisiche e psicologiche, contesti di vita ed esperienze, attingendo ampiamente ai vissuti personali e quotidiani. Mentre il bambino che si era offerto volontario trascriveva i termini alla lavagna, aiutato da Sandra e Roberto, Stefania guidava il gioco facendo intervenire i bambini, evidenziando le ripetizioni o indicando le categorie che man mano si andavano costruendo. Quando le parole scritte erano gi\u00e0 numerose e includevano molte delle dimensioni collegate al termine \u201cbambino\u201d, Stefania ha fermato il gioco; questo \u00e8 l\u2019elenco di parole scritte alla lavagna:<\/p>\n<p align=\"left\"><u>BAMBINO<\/u> = gioco, studio, scuola, famiglia, allegria, movimento, affetto, felicit\u00e0, intelligenza, giocattoli, caramelle, nascere, infanzia, piangere, essere umano, carne, cervello, occhi, mani, gambe, testa, simpatico, antipatico, giocoso, pulito, felice.<\/p>\n<p align=\"left\">Stefania ha deciso di passare al secondo termine, i bambini si aspettavano che il gioco proseguisse perch\u00e9 Stefania aveva prima chiesto di dividere la lavagna in quattro parti e questo li induceva sicuramente a credere che le parole sarebbero state altrettante. Il clima, gi\u00e0 molto rilassato, si \u00e8 fatto ancora pi\u00f9 festoso quando Stefania ha pronunciato la seconda parola: vacanze. Anche in questo caso, come per il primo termine, le associazioni hanno attinto ampiamente dalle esperienze di vita dei bambini. Ecco i termini elencati:<\/p>\n<p align=\"left\"><u>VACANZE <\/u>= divertimento, tranquillit\u00e0, riposo, niente scuola, estate, mare, montagna, sole, partenza, allegria, valigie, hotel, treno, aereo, gioco, nuovi amici, gelati, viaggi, relax, novit\u00e0, ricordi, malinconia, fotografie, imprevisti, rischi.<\/p>\n<p align=\"left\">Anche in questo caso Stefania ha fermato il gioco e senza soffermarsi troppo ad analizzare i termini trascritti, ha indicato la terza parola, in questo caso il nome di un gruppo musicale bolognese, idolo degli adolescenti ma conosciuto e apprezzato anche dai bambini pi\u00f9 piccoli, i \u201cLunapop\u201d. L\u2019indicazione di Stefania \u00e8 stata accolta da un\u2019esplosione di entusiasmo generale e i bambini si sono sgolati per riuscire a intervenire e dire le loro idee. Ho potuto osservare che, fino a quel momento, anche i bambini e le bambine che abitualmente non partecipano con grande slancio alle attivit\u00e0, che intervengono solo se sollecitati direttamente e in modo molto sintetico, avevano contribuito attivamente allo svolgimento del gioco, ingegnandosi a farsi notare quando la velocit\u00e0 o l\u2019entusiasmo degli altri finiva per prevaricarli.<br \/>\nLe parole che i bambini hanno evocato relativamente a questo termine attingono sia alla loro conoscenza diretta del gruppo e delle canzoni pi\u00f9 famose, sia alla libera associazione compiuta con il mondo della musica e dello spettacolo; tutte le parole associate sono comunque connotate positivamente:<\/p>\n<p align=\"left\"><u>LUNAPOP<\/u> = musica, dischi, canzoni, vespa 50, Bologna, successo, concerto, chitarra, batteria, Cesare, palcoscenico, microfoni, fans, rumore, allegria, intonazione, voce, divertimento, agitazione, ballare.<\/p>\n<p align=\"left\">Rimaneva a questo punto un solo termine e i bambini, dopo la parentesi di euforia generata dall\u2019aver chiamato in causa la band musicale, erano eccitati e rumorosi ed \u00e8 stato necessario un mio intervento per riportare un po\u2019 di calma. Quando Stefania ha pronunciato l\u2019ultima parola, per\u00f2, il silenzio si \u00e8 imposto spontaneamente e il gruppo \u00e8 rimasto spiazzato dalla presentazione di un termine inaspettato: handicappato. Inizialmente nessuno ha alzato la mano, l\u2019atmosfera di imbarazzo era molto evidente e, come nell\u2019incontro precedente durante la scommessa, i bambini si guardavano tra loro o mi rivolgevano sguardi interrogativi.<br \/>\nStefania, per sollecitarli, ha ricordato loro che dovevano dire subito quello che gli veniva in mente, senza troppo starci a pensare, aggiungendo poi che potevano esprimersi liberamente. Quest\u2019ultima parte del gioco si \u00e8 svolta in silenzio, con molta pacatezza mentre fino a quel momento i bambini avevano riso e scherzato liberamente.<br \/>\nDopo aver nominato direttamente anche Stefania, in un clima sempre abbastanza teso e imbarazzato, in un silenzio piuttosto innaturale, i bambini hanno cominciato a esprimere termini legati alla loro affettivit\u00e0 e alle emozioni determinate dall\u2019incontro con Stefania ma non solo da quello: la maggior parte di questi sentimenti si trovava probabilmente gi\u00e0 radicata nel loro inconscio, frutto degli stereotipi collegati, a livello culturale, alla figura del disabile ma non verificati attraverso la conoscenza diretta e il vissuto personale. Le associazioni hanno tutte una connotazione negativa: tristezza, sfortuna, malinconia, dispiacere, problemi, aiuto, pena.<br \/>\nPi\u00f9 a fatica i bambini sono riusciti a dare voce al loro imbarazzo, al disagio provato in quello come negli altri momenti in cui la presenza del Calamaio li aveva costretti a un confronto diretto con la diversit\u00e0. Anche in questo caso si sono censurati, non hanno avuto il coraggio di dare voce a quella parte di loro che avrebbe dovuto esprimere ansia, paura, chiusura; poche sono infatti le associazioni in questo senso: impressione, stupore, antipatia, rifiuto, fastidio.<br \/>\nAltre associazioni rendono conto invece della sopravvalutazione delle persone disabili che anche gli adulti fanno, che nasce dalla considerazione implicita che vede il disabile non come un <em>diversamente abile<\/em> ma come una persona \u201csfortunata\u201d, meno dotata degli altri ma in grado di bilanciare, con qualit\u00e0 speciali, le sue numerose carenze: non parla ma \u00e8 molto intelligente, non cammina ma ha molto coraggio, non \u00e8 autosufficiente ma compensa la sua dipendenza dagli altri con la sensibilit\u00e0 e la disponibilit\u00e0.<br \/>\nQuesto ultimo tipo di associazione risulta numericamente pi\u00f9 significativa con i ragazzi delle scuole superiori, segno evidente di un maggior condizionamento culturale e di una pi\u00f9 sentita esigenza di mettere a tacere il proprio disagio senza per\u00f2 superarlo: l\u2019attribuzione di doti speciali a una persona disabile \u00e8 un\u2019operazione compensatoria che non esce per\u00f2 dalla logica dell\u2019emarginazione e del rifiuto poich\u00e9 il disabile, seppur per nobili ragioni, viene comunque considerato solo nella sua evidente diversit\u00e0. I bambini pi\u00f9 piccoli sono in parte liberi da queste strategie, ma solo in parte, come dimostrano gli ultimi termini associati: gentilezza, bont\u00e0, coraggio, sensibilit\u00e0, sentimenti.<\/p>\n<p align=\"left\"><u>HANDICAPPATO<\/u> = Stefania, carrozzella, non cammina, non capisce, fatica a parlare, comportamenti strani, deficit, disabile, deformit\u00e0, diversit\u00e0, codice genetico, cervello, tristezza, sfortuna, malinconia, dispiacere, problemi, aiuto, antipatia, rifiuto, fastidio, impressione, stupore, pena, gentilezza, bont\u00e0, sentimenti.<\/p>\n<p align=\"left\">Stefania in questo ha caso lasciato ai bambini pi\u00f9 tempo per le libere associazioni e il gioco si \u00e8 svolto con tempi e modalit\u00e0 del tutto diversi rispetto alle dinamiche evidenziate con le altre parole. Quando per\u00f2 l\u2019elenco scritto alla lavagna era, come riportato, molto ricco e comprendeva una grande quantit\u00e0 di vocaboli relativi a idee, emozioni e sentimenti, frutto di un profondo condizionamento culturale e degli stereotipi che esso genera, Stefania ha fermato il gioco e ha chiesto ai bambini di osservare, per alcuni minuti, tutte le parole scritte alla lavagna e di comunicare le loro considerazioni.<br \/>\nL\u2019intenzione di Stefania, a me molto chiara, di far emergere la negativit\u00e0 associata alla parola \u201chandicappato\u201d \u00e8 stata quasi subito colta perch\u00e9 alcuni bambini, quasi contemporaneamente, hanno osservato come, all\u2019ultimo termine del gioco fossero collegate quasi soltanto idee negative o, con le loro parole, \u201ccose tristi\u201d.<br \/>\nA partire da questa considerazione, Stefania ha condotto un dialogo con i bambini chiedendo loro se lei sembrava cos\u00ec triste e sfortunata come avevano detto delle persone disabili e quali erano le sensazioni che collegavano invece al loro incontro. Molti bambini hanno spontaneamente affermato che, nel caso di Stefania, le loro associazioni erano positive e hanno espresso termini come allegria, giochi, divertimento, ottimismo, intelligenza, felicit\u00e0.<br \/>\nStefania li ha stimolati a porle delle domande, a esprimerle dubbi e curiosit\u00e0 continuando cos\u00ec il dialogo interrotto nell\u2019incontro precedente: in questo caso i bambini non si sono limitati a fare domande relative agli aspetti tecnici e materiali della vita di Stefania ma si sono spinti oltre, cercando di capire in che modo lei si rapporti alla vita, al suo deficit e alle difficolt\u00e0 che esso determinano. Stimolati dalla disponibilit\u00e0 di Stefania, dalla sua pacatezza, dalla pazienza e dall\u2019attenzione con la quale li ha ascoltati e ha risposto, i bambini hanno infranto il muro dell\u2019imbarazzo, del disagio e hanno fatto domande molto esplicite e dirette, hanno cercato di soddisfare le loro curiosit\u00e0 e i loro dubbi. Ne riporto alcune, a titolo esemplificativo, tra quelle pi\u00f9 significative:<br \/>\nSei nata cos\u00ec? Hai una famiglia? Anche tua sorella \u00e8 disabile? Da piccola quali giochi ti piaceva fare? Tua madre era dispiaciuta che fossi nata cos\u00ec? Come ti senti quando vedi gli altri camminare e tu non puoi? Ti diverti con i tuoi amici? Ti dispiace di essere diversa dagli altri? Ti fanno male le gambe? Ti capita spesso di essere triste? Hai fatto fatica a imparare le cose a scuola? Come ti senti quando ti osservano perch\u00e9 sei disabile? Ti piacerebbe poter fare le cose da sola? Quali sono i tuoi difetti?<br \/>\nStefania, rispondendo a queste e ad altre domande, ha cercato di spiegare ai bambini, in termini semplici e a loro accessibili, di condurre una vita piena e serena, di vivere, come tutti, momenti tristi e momenti felici, di non considerarsi sfortunata ma, al contrario, molto fortunata: ha una famiglia, molti amici che le vogliono bene e la aiutano, un lavoro che le piace molto e tante idee da realizzare. Ha raccontato che le piace molto leggere e studiare, ha frequentato le scuole superiori con ottimi risultati, disegna molto bene e utilizza per lavoro il computer. Ha poi spiegato, con la semplicit\u00e0 e la delicatezza che la contraddistinguono, che non \u00e8 dispiaciuta della sua condizione, che non le mancano le cose che non pu\u00f2 fare perch\u00e9 non le conosce. In questo caso ha utilizzato un bellissimo esempio: a lei piacerebbe camminare come ai bambini piacerebbe volare ma, come loro non soffrono di non poterlo fare perch\u00e9 non l\u2019hanno mai provato, lo stesso vale per lei e per tutte le cose che non pu\u00f2 fare.<br \/>\nI bambini hanno ascoltato con grande attenzione le parole di Stefania, alternando gioia a stupore, commentando tra loro le sue affermazioni e comunicando esplicitamente quanto fossero sbagliate le loro idee sulle persone disabili. Ovviamente questo \u00e8 il risultato pi\u00f9 evidente della riflessione che ha seguito il gioco della associazione di idee, ma sarebbe semplicistico sostenere che questo incontro diretto con la realt\u00e0 dei disabili sia sufficiente per superare i pregiudizi radicati nei bambini; certamente si \u00e8 trattato di un primo importante passo in questa direzione, che non ha distrutto del tutto gli stereotipi ma ha sicuramente intaccato alcune delle loro convinzioni.<br \/>\nIl risultato credo pi\u00f9 importante \u00e8 la scoperta di come non tutto quello che si crede trova poi conferma nelle persone o nelle situazioni che erano state considerate, di come sia necessario imparare a rivedere le proprie idee accettando la verit\u00e0 che viene dall\u2019altro, di come questo percorso arricchisce chi \u00e8 disposto a intraprenderlo. Si tratta di obiettivi educativi non verificabili in termini oggettivi, con prove pratiche e sperimentali, ma lo stimolo offerto non \u00e8 certo caduto nel vuoto, ha lasciato una traccia nelle loro personalit\u00e0 in formazione aiutandoli forse a sviluppare un atteggiamento mentale di apertura e disponibilit\u00e0 nei confronti della realt\u00e0, anche quella che, portatrice di diversit\u00e0, genera timori e paure e spesso determina la chiusura e il rifiuto. Indubbiamente questa esperienza, che i bambini hanno vissuto in modo diretto e personale, ha permesso loro di compiere, grazie all\u2019aiuto di Stefania, una riflessione sui propri sentimenti e sulle proprie convinzioni, i cui frutti necessitano di tempi assai lunghi, di molte cure e di altre sollecitazioni per giungere a un\u2019effettiva maturazione.<br \/>\nIl riscontro pi\u00f9 immediato \u00e8 stata la diversa considerazione che essi hanno elaborato di Stefania e dei disabili in senso pi\u00f9 ampio, hanno capito che la sua forza, la sua gioia, l\u2019atteggiamento positivo nei confronti della vita nasce dall\u2019accettazione di s\u00e9. Questo elemento, che era gi\u00e0 emerso durante il primo incontro, si \u00e8 indubbiamente consolidato ed \u00e8 stato esplicitato nei testi che i bambini hanno prodotto il giorno dopo, dei quali riporto alcuni passi:<\/p>\n<p align=\"left\">\u201cStefania mi ha fatto cambiare idea sugli handicappati, perch\u00e9 avevo sempre pensato che fossero persone tristi per i loro gravi problemi. Ho anche capito che possono lavorare e sono utili alla societ\u00e0.\u201d (Cristina)<br \/>\n\u201cCon il gioco che abbiamo fatto ho capito che quello che pensavo sugli handicappati era sbagliato. Stefania ha fatto bene a venire a scuola per spiegarci queste cose. Alla sera come ci aveva detto la maestra ne ho parlato con i miei genitori e ho scoperto che anche loro credevano che i disabili sono persone tristi e sfortunate.\u201d (Andrea)<br \/>\n\u201cQuesta esperienza mi ha insegnato che anche le persone disabili hanno molto valore e apprezzano la vita pi\u00f9 di noi.\u201d (Vincenzo)<br \/>\n\u201cStefania \u00e8 una ragazza che ha dei problemi, gira su una sedia a rotelle e io la consideravo una persona molto sfortunata. Quando ci ha detto che non \u00e8 per niente triste, che vive felice con tanti amici, ho cambiato idea su di lei.\u201d (Elisa)<br \/>\n\u201cStefania \u00e8 su una carrozzella perch\u00e9 non pu\u00f2 camminare. All\u2019inizio ho provato dispiacere perch\u00e9 lei \u00e8 handicappata. Ma poi Stefania ci ha raccontato che lei \u00e8 una persona come noi, ogni tanto \u00e8 triste ma non sempre, ha tanti amici ed \u00e8 felice della sua vita. Se non l\u2019avesse detto lei io non ci avrei mai creduto che una persona cos\u00ec poteva essere felice.\u201d (Matteo)<br \/>\n\u201cStefania \u00e8 una ragazza disabile ma quello che mi ha colpito di pi\u00f9 \u00e8 che ha ammesso di esserlo senza farne un dramma ma neanche facendo finta di niente: ha un carattere forte.\u201d (Irene)<br \/>\n\u201cAll\u2019inizio pensavo che Stefania era una persona che non sapeva fare niente invece lei ci ha detto che ha studiato e sa disegnare molto bene. Dopo ci ha detto che avevamo sbagliato perch\u00e9 lei non \u00e8 triste, anzi \u00e8 sempre allegra. Allora sono diventata pi\u00f9 felice.\u201d (Najah)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stefania avrebbe  pronunciato una parola e loro avrebbero dovuto dire, di getto e senza pensarci  troppo, tutto quello che gli faceva venire in mente quel termine. 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