{"id":1431,"date":"2012-09-20T12:51:28","date_gmt":"2012-09-20T10:51:28","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1431"},"modified":"2025-08-27T09:52:47","modified_gmt":"2025-08-27T07:52:47","slug":"da-scrocconi-a-portasfortuna-il-ritratto-mass-mediatico-dei-disabili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1431","title":{"rendered":"Da scrocconi a portasfortuna: il ritratto mass mediatico dei disabili"},"content":{"rendered":"<p>Vi dir\u00f2: dopo oltre 10 anni da quando mi occupo di informazione sociale, a volte fatico a trovare gli argomenti, pi\u00f9 che altro perch\u00e9 non mi piace essere ripetitiva. Ma mentre questo numero di &#8220;HP-Accaparlante&#8221; veniva chiuso in redazione, si sono succeduti tre eventi &#8220;golosi&#8221; che riguardano mass media e disabilit\u00e0. L&#8217;imbarazzo della scelta, il paese di Bengodi.<br \/>\nIl primo episodio riguarda la copertina del noto settimanale &#8220;Panorama&#8221;: ebbene s\u00ec, &#8220;Panorama&#8221; l&#8217;ha fatto di nuovo (cfr. &#8220;La diversit\u00e0 \u00e8 glamour\u2026o no?&#8221;, in &#8220;HP-Accaparlante&#8221;, n. 3\/2003). Una copertina sulla disabilit\u00e0 che ha fatto discutere per settimane il mondo dell&#8217;associazionismo e non solo. Il numero, uscito in edicola il 24 marzo 2011, centrava l&#8217;attenzione sui falsi invalidi, tema tutto sommato giusto, da affrontarsi in questo periodo. Peccato che la copertina fosse decisamente poco elegante, con un pinocchio stilizzato e seduto su una carrozzina a rotelle, col naso lungo e la scritta &#8220;Scrocconi&#8221;. Incompleto e con dei dati scorretti il servizio all&#8217;interno. Le associazioni di categoria, offese per questa copertina, hanno inviato svariate lettere al settimanale, adducendo soprattutto il fatto che in un periodo di crisi economica, con la guerra in Libia e altri problemi mondiali, il settimanale poteva anche parlare d&#8217;altro e non aveva bisogno dei falsi invalidi. La mia opinione, invece, \u00e8 che ci sarebbe bisogno di parlare di falsi invalidi proprio perch\u00e9 non si pu\u00f2 fare un passo indietro sulle tante lotte che riguardano i diritti delle persone disabili. Di disabili veri ce ne sono tanti e devono poter continuare a godere di alcuni diritti (diritti, non privilegi) senza vedere intaccata la loro ragione dai tanti furbi che circolano nel paese. Un servizio serio e corretto per spiegare ai non adetti ai lavori cosa significa invalidi e falsi invalidi occorrerebbe. Occasione sprecata, dunque, ma soprattutto un episodio che ha rigettato uno stigma negativo sulla disabilit\u00e0. Il disabile \u00e8 lo scroccone di turno che ne approfitta.<br \/>\nIl secondo episodio, verificatosi dopo pochi giorni, \u00e8 la pubblica offesa che l&#8217;onorevole Ileana Argentin ha subito in Parlamento durante una seduta. A quanto pare qualcuno le ha urlato &#8220;handicappata del c&#8230;&#8221; (non \u00e8 difficile immaginare il contenuto). L&#8217;episodio si \u00e8 verificato perch\u00e9 la Argentin, non potendo applaudire a causa del suo deficit motorio, ha fatto applaudire l&#8217;assistente personale in sua vece, il quale non avrebbe questo privilegio in Parlamento. Da l\u00ec un po&#8217; di litigi, un po&#8217; di animi scaldati e poi l&#8217;offesa. Ancora oggi se ci cerca su internet con Google News &#8220;Ileana Argentin&#8221; emergono decine e decine di risultati col resoconto dettagliato di quell&#8217;episodio e dei giorni successivi. Come era immaginabile, si \u00e8 susseguito un tam tam di solidariet\u00e0 verso la parlamentare offesa, sia da chi si occupa di disabilit\u00e0, sia da chi non se n&#8217;\u00e8 mai occupato. Soprattutto su Facebook molte persone hanno scritto &#8220;Sono anch&#8217;io un handicappato del c&#8230;&#8221;. Ileana Argentin, dal canto suo, ha cavalcato l&#8217;onda del vittimismo, dichiarando ai mass media di essersi sentita &#8220;violentata&#8221;. Ora, se dobbiamo rimanere nel politically correct, i termini dovrebbero rimanere al posto giusto e che compete loro, quindi usare il termine &#8220;violentata&#8221; non mi pare corretto verso tutte quelle donne che hanno subito davvero una violenza fisica. Forse esagero, forse sono troppo dura. Il punto \u00e8 che nessuno si \u00e8 preoccupato di dire che le offese in Parlamento non ci dovrebbero essere, punto e basta. Neri, disabili, non importa. Un microcosmo come il Parlamento dovrebbe dare il buon esempio al macrocosmo. Negli stessi giorni l&#8217;onorevole Fini si \u00e8 preso un giornale in faccia lanciato da qualcuno durante una seduta, e Fini non \u00e8 disabile. La regola del non offendersi vale per tutti quanti. L&#8217;occasione per\u00f2 avrebbe potuto permettere al mondo di categoria e alla stessa Ileana Argentin di fare un discorso pi\u00f9 ampio sulla cultura della disabilit\u00e0, spiegando le necessit\u00e0 di assistenza, e la possibilit\u00e0 di accesso alle stesse funzioni che hanno i &#8220;normodotati&#8221;. Ovvio che chi lavora nel settore ha diritto di arrabbiarsi per le offese volate in Parlamento, ma alla fine si \u00e8 fatta solo polemica, e in molti sono quelli che hanno pensato &#8220;Che rottura questa Argentin&#8221;, perch\u00e9 poi alla fine il disabile vittima passa sempre da rompiscatole. Tra l&#8217;altro mi fa sorridere che tanta gente che su Facebook ha espresso solidariet\u00e0 verso l&#8217;Argentin, \u00e8 gente che quando vede Claudio Imprudente, proprio lui, quello che parla con la lavagnetta e ha sempre la lingua a penzoloni, non riesce a relazionarsi, ha timore, ribrezzo o quant&#8217;altro. Questo per ribadire che siamo lontani dalla cultura della disabilit\u00e0, che l&#8217;episodio della Argentin, per come \u00e8 stato gestito, non ha prodotto niente.<br \/>\nL&#8217;ultimo episodio riguarda una campagna pubblicitaria, promossa dalla Fondazione &#8220;I Care&#8221;, che \u00e8 comparsa un giorno di fine aprile sui cartelloni di Fucecchio, un paese in provincia di Firenze. I manifesti sono quattro, messi a formare un quadrato. Su ogni lato c&#8217;\u00e8 una Barbie: seduta mentre si fa pettinare i capelli, nelle vesti di ballerina, in quelle di tennista. In tutti i tre casi \u00e8 accompagnata dalla scritta &#8220;Un giorno della mia vita. Yes I Care&#8221;. Nell&#8217;ultimo cartello Barbie \u00e8 su una sedia a rotelle e lo slogan cambia: &#8220;Tutti i giorni della mia vita&#8221;. E poi &#8220;Tutti possiamo diventare disabili. Ma ognuno di noi pu\u00f2 aiutare&#8221;. &#8220;Disabili, non diversi. Yes I Care&#8221;.<br \/>\nOra&#8230; l&#8217;idea della Barbie in carrozzina non \u00e8 nuova, gi\u00e0 anni fa la Mattel produsse Becky, l&#8217;amica paraplegica di Barbie. L&#8217;idea di una Barbie disabile, icona per eccellenza della bellezza e della salute, non \u00e8 malvagia. Ma il cartellone con quegli slogan \u00e8 decisamente inquietante. I mass media e le polemiche per la campagna definita &#8220;choc&#8221; si sono incentrati sul fatto dell&#8217;immagine di una Barbie disabile. Ma \u00e8 la scritta che accompagna il tutto, pur fatta a fin di bene e pur volendo fare riflettere sulla condizione della disabilit\u00e0, richiama anche il concetto di \u2013 permettetemelo \u2013 sfiga. &#8220;Tutti possiamo diventare disabili&#8221;: certo, \u00e8 vero, ma leggerlo a caratteri cubitali sui manifesti con tanto di bella bionda sotto in carrozzina, sinceramente fa fare tutti i riti degli scongiuri. La prima cosa che ho pensato quando ho visto il manifesto \u00e8 stata: &#8220;ora il disabile verr\u00e0 visto come il gatto nero che attraversa la strada&#8221;.<br \/>\nQuindi, ricapitolando, l&#8217;informazione sociale di un solo mese (tra fine marzo e fine aprile 2011) ha mostrato le persone disabili come scroccone, handicappate del c&#8230;.., rompiscatole e portasfortuna. C&#8217;\u00e8 di che stare allegri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vi dir&ograve;: dopo oltre 10 anni da quando mi occupo di informazione sociale, a volte fatico a trovare gli argomenti, pi&ugrave; che altro perch&eacute; non mi piace essere ripetitiva. Ma mentre questo numero di &quot;HP-Accaparlante&quot; veniva chiuso in redazione, si sono succeduti tre eventi &quot;golosi&quot; che riguardano mass media e disabilit&agrave;. 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