{"id":1440,"date":"2012-09-24T11:36:07","date_gmt":"2012-09-24T09:36:07","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1440"},"modified":"2025-09-01T09:25:08","modified_gmt":"2025-09-01T07:25:08","slug":"on-the-road-odissee-dei-nostri-giorni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1440","title":{"rendered":"On the road: odissee dei nostri giorni"},"content":{"rendered":"<p>Io sono uno che viaggia tanto. Per partecipare ai convegni, pi\u00f9 che per vacanza. Ogni volta la partenza mi mette agitazione, ma allo stesso tempo la attendo con ansia. Quella del viaggio \u00e8 una metafora usata e abusata in letteratura e in filosofia. Per\u00f2 dal punto di vista di un disabile, sia che ci si riferisca al viaggio in quanto tale, sia che lo si usi come immagine, la prospettiva, in parte, cambia. Prima di tutto, negli anni \u00e8 cambiato il modo di concepire l\u2019offerta turistica per le persone disabili. Dall\u2019idea di una vacanza di gruppo stile \u201ccolonia\u201d, di tipo \u201ccurativo\u201d, in strutture dedicate, si \u00e8 passati a un\u2019offerta abbastanza ampia di luoghi accessibili, in condizioni non pi\u00f9 riservate e in mete aperte al turismo di massa. Oggi \u00e8 possibile anche un accesso facilitato alle informazioni che permette di trovare sistemazioni ad hoc e informazioni aggiornate dallo schermo di un pc o con qualche telefonata.<br \/>\nSe pensiamo invece alla valenza metaforica del viaggio, per una persona con deficit pi\u00f9 che mai esso impone di affrontare i propri limiti. Le difficolt\u00e0 organizzative, l\u2019abbandono delle comodit\u00e0 e delle certezze casalinghe: difficile per tutti, impegnativa prova materiale e psicologica per chi ha limiti pi\u00f9 evidenti. Il viaggio, dunque, porta con s\u00e9 il rischio della perdita, dell\u2019abbandono all\u2019ignoto, ma \u00e8 anche promessa di conquista del nuovo, di arricchimento della persona. Posti nuovi e lontani, culture diverse, persone sconosciute: tutto questo arricchisce il viaggiatore e, spesso, impone di valicare anche i confini personali. Il viaggio \u00e8 definito come lo spostamento da un luogo a un altro, ma il luogo non \u00e8 solo quello dello spazio fisico, \u00e8 anche un luogo interiore. Ogni viaggio ci arricchisce soprattutto per le persone che incontriamo sul nostro cammino. Come diceva Thoreau, chi cammina solo pu\u00f2 partire oggi, ma chi viaggia in compagnia deve attendere finch\u00e9 l\u2019altro non \u00e8 pronto. Ecco, di solito, nella compagnia, sono io quello che si fa attendere. Quello che non \u00e8 pronto e non lo sar\u00e0 mai senza l\u2019aiuto altrui. A volte penso, quando parto con qualche gruppo organizzato, magari di ragazzi delle parrocchie, che qualcuno ha detto loro che, se accompagnano in vacanza e assistono persone con deficit, diventeranno persone migliori. Forse ne parleranno agli amici come di un\u2019esperienza edificante, alcuni addirittura come un\u2019opera di misericordia. Io mi chiedo quante persone ritengono di \u201cfare del bene\u201d, magari anche a se stessi, attraverso di me. Certo, non che non sia cos\u00ec: mettersi al servizio degli altri \u00e8 sempre un comportamento meritevole. Ma anche la persona con deficit deve mettersi a disposizione degli altri. In viaggio in compagnia, fatica a dire la propria su orari, ritmi, spostamenti. Sta alle esigenze degli altri, non pu\u00f2 fare ci\u00f2 che vuole quando vuole, spesso non pu\u00f2 fare proprio nulla da solo, senza dipendere da altri. Naturalmente questo vale nella vita di tutti i giorni, ma nella quotidianit\u00e0, di solito, i ritmi sono scanditi in base alle esigenze della persona con deficit, perch\u00e9 ci sono familiari o operatori retribuiti che si prendono cura di lui. Questa \u00e8 la grande ricchezza del viaggio fatto con amici: nessuno ha obblighi nei confronti di nessuno, proprio per questo la vacanza diventa uno scambio sincero e costruttivo di esperienze, di vite, di ritmi, di tempi, di abitudini. Anche il disabile deve dare prova di grande adattabilit\u00e0, di pazienza, di tolleranza. Spesso, se si ha un deficit, si \u00e8 meno flessibili, meno propensi alla condivisione e allo scambio. Si tende a diventare un po\u2019 egocentrici, vagamente egoriferiti. Il clima pi\u00f9 sereno della vacanza rende tutti i partecipanti, che abbiano o meno un deficit, pi\u00f9 propensi all\u2019apertura verso l\u2019altro. La convivenza quotidiana con persone con cui, durante l\u2019anno, si condivide poco pi\u00f9 di un caff\u00e8, pu\u00f2 diventare insopportabile, oppure portare a una comunione di vita bellissima. Dipende prima di tutto dalla capacit\u00e0 di adattarsi di ognuno di noi, dall\u2019abilit\u00e0 nell\u2019andare incontro ai ritmi e alle esigenze altrui. Se si impara ad andare d\u2019accordo in vacanza, si torner\u00e0 a casa ben pi\u00f9 tolleranti e aperti nei confronti del prossimo. I Greci, che pur estremizzando i paradigmi umani la sapevano lunga, usavano quella del viaggio come metafora principale della vita e dei cambiamenti cui una persona va incontro nell\u2019arco della propria esistenza. Famosi sono i nostoi, i viaggi di ritorno degli eroi greci da Troia. L\u2019Odissea \u00e8 sicuramente il pi\u00f9 celebre. Forse meno noti, ma altrettanto significativi, i viaggi di ritorno condotti da Nestore, da Menelao e da Agamennone. Tutti questi viaggi sono metafore sagge della nostra esistenza. Nestore rientra in Patria con facilit\u00e0 e, l\u00ec, riprende la sua vita serena, fra gli affetti familiari. Menelao deve penare di pi\u00f9 per fare ritorno: impiega ben dieci anni, con vicende pi\u00f9 vicine alle peripezie di Odisseo, ma, infine, giunto a Sparta \u00e8 di nuovo riunito alla sua Elena e, con lei, conduce fino alla morte un\u2019esistenza tranquilla. Questi paradigmi del lieto fine, sebbene diversi fra loro per la modalit\u00e0 di conquista dello stesso, sono quelli pi\u00f9 vicini alla nostra sensibilit\u00e0. Oggi sono talmente tante le brutture della vita, che tutti fantastichiamo sul lieto fine delle peripezie cui siamo sottoposti. C\u2019\u00e8 poi il paradigma di Ulisse, quello pi\u00f9 celebre, dunque quello su cui pi\u00f9 si \u00e8 scatenata la fantasia di scrittori e poeti. Egli soffre molto durante il viaggio, deve affrontare ogni sorta di prova, eppure, al ritorno, la sua sofferenza non \u00e8 terminata. Deve operare la propria vendetta nei confronti dei Proci, che occupano la sua dimora e insidiano la sua sposa Penelope. Questo incarna le paure dell\u2019uomo moderno, la mancanza di certezze, la fatica della conquista che non trova quiete nemmeno al ritorno nella propria dimora, il desiderio di riscatto e di vendetta. Odisseo \u00e8 un eroe moderno, tanto che alcuni autori hanno immaginato che egli non abbia trovato pace al suo ritorno, ma sia partito di nuovo dopo poco tempo, incapace di sottostare ai ritmi dei giorni tutti uguali della sua dimora. Poi, c\u2019\u00e8 il \u201cnon-ritorno\u201d di Agamennone che, appena messo piede nella sua casa, viene ucciso per vendetta dalla moglie Clitemnestra e dall\u2019amante di lei, Egisto. Queste sono le metafore della vita di tutti noi, finch\u00e9 il cristianesimo non introduce la prospettiva di un \u201cultimo viaggio\u201d, quello definitivo, che nell\u2019avvicinamento a Dio rende giustizia di tutte le peripezie affrontate nel nostro viaggio terreno. Questa \u201cscoperta\u201d del cristianesimo attribuisce un senso a tutto ci\u00f2 che accade nel viaggio della vita, perch\u00e9 l\u2019uomo \u00e8 animale razionale, ma anche spirituale: sotto entrambi i punti di vista, necessita di un senso per tutto ci\u00f2 che gli accade, di un determinismo nella propria esistenza, soprattutto per giustificare il male. Anche nell\u2019Antico Testamento, la libert\u00e0 degli Ebrei dall\u2019Egitto comincia con un lungo viaggio verso la Terra Promessa, un viaggio lungo e difficile, intrapreso sulla fiducia nelle parole di Dio. Nel Nuovo Testamento, questo sar\u00e0 il viaggio della nostra anima verso la redenzione, percorso irto di ostacoli, ma che termina con il premio pi\u00f9 alto. Senza il cammino, il viaggio, arduo e pericoloso, non c\u2019\u00e8 salvezza, non c\u2019\u00e8 crescita personale, non c\u2019\u00e8 arricchimento e consapevolezza. Lo sapevano bene i pellegrini del Medioevo, che percorrevano strade ancora oggi cos\u00ec frequentate. Questo cammino, per\u00f2, deve essere anche interiore, lo sapevano bene, ancora una volta, i Greci: \u00e8 questo il senso del \u201cconosci te stesso\u201d dell\u2019oracolo di Delfi, ripreso poi da Socrate. Lo sapeva ancora meglio Agostino, che, ne La vera religione, ha affinato il concetto: \u201cnoli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas\u201d. Ovvero: non uscire da te stesso, rientra in te, nell\u2019intimo dell\u2019uomo risiede la verit\u00e0. Per trovarla dentro di s\u00e9, la verit\u00e0, il cammino \u00e8 irto e difficile proprio come quello materiale. Voglio concludere lasciando spazio alle parole della poesia Itaca di Costantino Kavafis, perch\u00e9 egli \u00e8, forse, quello che ha saputo cogliere con maggiore profondit\u00e0 la metafora del viaggio. Perch\u00e9 il viaggio, per essere tale, deve avere ben presente una meta: sia essa un punto di arrivo, noto o ignoto, o anche, semplicemente, il ritorno. Senza meta, ci si perde, ci si smarrisce. Si rischia di scegliere la via pi\u00f9 facile, quella in discesa. Sono troppe le deviazioni fra cui perdersi, se non si ha un obiettivo fisso nella mente, se non si trova una direzione.<br \/>\n<em>Quando ti metterai in viaggio per Itaca<\/em><br \/>\n<em>devi augurarti che la strada sia lunga,<\/em><br \/>\n<em>fertile in avventure e in esperienze.<\/em><br \/>\n<em>I Lestrigoni e i Ciclopi<\/em><br \/>\n<em>o la furia di Nettuno non temere,<\/em><br \/>\n<em>non sar\u00e0 questo il genere di incontri<\/em><br \/>\n<em>se il pensiero resta alto e un sentimento<\/em><br \/>\n<em>fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.<\/em><br \/>\n<em>In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,<\/em><br \/>\n<em>n\u00e9 nell\u2019irato Nettuno incapperai<\/em><br \/>\n<em>se non li porti dentro<\/em><br \/>\n<em>se l\u2019anima non te li mette contro.<\/em><br \/>\n<em>Devi augurarti che la strada sia lunga.<\/em><br \/>\n<em>Che i mattini d\u2019estate siano tanti<\/em><br \/>\n<em>quando nei porti &#8211; finalmente e con che gioia &#8211;<\/em><br \/>\n<em>toccherai terra tu per la prima volta:<\/em><br \/>\n<em>negli empori fenici indugia e acquista<\/em><br \/>\n<em>madreperle coralli ebano e ambre<\/em><br \/>\n<em>tutta merce fina, anche profumi<\/em><br \/>\n<em>penetranti d\u2019ogni sorta; pi\u00f9 profumi inebrianti che puoi,<\/em><br \/>\n<em>va in molte citt\u00e0 egizie<\/em><br \/>\n<em>impara una quantit\u00e0 di cose dai dotti.<\/em><br \/>\n<em>Sempre devi avere in mente Itaca &#8211;<\/em><br \/>\n<em>raggiungerla sia il pensiero costante.<\/em><br \/>\n<em>Soprattutto, non affrettare il viaggio;<\/em><br \/>\n<em>fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio<\/em><br \/>\n<em>metta piede sull\u2019isola, tu, ricco<\/em><br \/>\n<em>dei tesori accumulati per strada<\/em><br \/>\n<em>senza aspettarti ricchezze da Itaca.<\/em><br \/>\n<em>Itaca ti ha dato il bel viaggio,<\/em><br \/>\n<em>senza di lei mai ti saresti messo<\/em><br \/>\n<em>sulla strada: che cos\u2019altro ti aspetti?<\/em><br \/>\n<em>E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avr\u00e0 deluso.<\/em><br \/>\n<em>Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso<\/em><br \/>\n<em>gi\u00e0 tu avrai capito ci\u00f2 che Itaca vuole significare.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Io sono uno che viaggia tanto. 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