{"id":1446,"date":"2012-09-24T12:30:10","date_gmt":"2012-09-24T10:30:10","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1446"},"modified":"2025-09-01T09:20:41","modified_gmt":"2025-09-01T07:20:41","slug":"nuovi-ingressi-nuove-opportunit-il-servizio-di-giustizia-minorile-entra-al-calamaio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1446","title":{"rendered":"Nuovi ingressi, nuove opportunit\u00e0.  Il Servizio di Giustizia Minorile entra al Calamaio"},"content":{"rendered":"<p>Il desiderio di ampliare i contenuti e le attuazioni della propria pratica educativa, all\u2019interno del gruppo come al di fuori degli ormai usuali contesti scolastici, ha contraddistinto la ricerca del gruppo Calamaio degli ultimi anni. Portare il tema della diversit\u00e0 unicamente a confronto con situazioni gi\u00e0 consolidate e aperte alla ricezione, bench\u00e9 per tutti rassicurante, ci si \u00e8 presto resi conto risultare alla lunga controproducente, con il rischio effettivo di appiattire il valore dell\u2019attivit\u00e0 riducendola a mestiere di routine. Un rischio, questo, certamente da sventare, per gli educatori ma soprattutto per gli animatori disabili, che su queste attivit\u00e0 hanno costruito nel tempo il proprio agire e la propria identit\u00e0.<br \/>\nLa parola \u201cdiversit\u00e0\u201d per chi la vive ogni giorno sulla pelle \u00e8 infatti parola complessa che ha bisogno di scambi e continue alimentazioni per riconoscersi effettivamente in quel ruolo sociale attivo di cui, all\u2019interno del gruppo Calamaio, continua a essere provocatoria e gioiosa portatrice.<br \/>\nUna volta aperti gli interrogativi il passaggio successivo \u00e8 stata cos\u00ec la necessaria riapertura degli spazi, complice la recente ristrutturazione della sede, pensata per accogliere ulteriori interventi formativi e transitori passaggi, in collaborazione come sempre con l\u2019Universit\u00e0 di Bologna, Arci Servizio Civile, l\u2019Asl e inaspettatamente, da questa primavera, anche con il Servizio di Giustizia Minorile Emilia-Romagna.<br \/>\nL\u2019incontro \u00e8 avvenuto con quattro ragazzi adolescenti, in parte seguiti dai servizi sociali e in parte affidati alla realt\u00e0 comunitaria di Cesena, una delle tante comunit\u00e0 che in regione svolgono con rigore e con passione la funzione di un\u2019alternativa al carcere, luoghi in cui, spesso, \u00e8 pi\u00f9 facile effettuare un percorso riabilitativo a favore di un libero quanto duraturo recupero personale e sociale dei ragazzi, anche in considerazione degli elevati rischi di recidiva una volta di ritorno nei contesti di appartenenza.<br \/>\nConfrontarsi con le fragilit\u00e0 dell\u2019adolescenza, le ombre dell\u2019errore, i pregiudizi e gli sforzi del cambiamento ha offerto al Calamaio la possibilit\u00e0 di una nuova messa in discussione di s\u00e9, di cominciare a far fronte a una sfida educativa ancora in via di definizione, in cui i punti di contatto proseguono di pari passo con la necessit\u00e0, non sempre scontata, di imparare a venire nei fatti a contatto con l\u2019altro, nella consapevolezza di un atteggiamento e di uno sguardo talvolta impreparato quando quello che ci viene chiesto non \u00e8 un atto di rieducazione ma prima di tutto una semplice forma di onest\u00e0 di rapporti, una dimensione di normalit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Quando il pregiudizio parte dai margini<\/strong><br \/>\nQualcuno si potrebbe chiedere che senso ha mettere in relazione due posizioni cosiddette marginali, il ragazzo deviante da un lato e il disabile dall\u2019altro. Per alcuni si tratterebbe senza dubbio di una forma di azzardo non immune da pericoli e fraintendimenti, per altri di un\u2019espressione ingenua e retorica e nel complesso inutile.<br \/>\nIl problema, a nostro parere, sta nel carattere di eccezionalit\u00e0 e al contempo di generalit\u00e0 posto in questa panoramica, su cui noi stessi ci siamo trovati a inciampare. Fin dall\u2019inizio, pur procedendo a tentoni, non sono mancati infatti gli scontri sui pregiudizi insiti da entrambe le parti ancor prima di cominciare e vederci in faccia. Il disabile noioso e \u201csfigato\u201d e il ragazzo cattivo che \u00e8 meglio tenere alla larga, sono state immagini di luoghi comuni latenti che ci siamo dovuti dichiarare senza falsi buonismi fin dal principio e che ci hanno ricondotti, pi\u00f9 o meno consapevolmente, nelle salde postazioni di un Sistema in apparenza inscalfibile e dalle profonde radici. A ci\u00f2 si \u00e8 aggiunta la reciproca presunzione di essere il lato forte, quello che finalmente ha trovato in chi sta peggio la ragione di una rivalsa, sia essa umana o intellettuale, a dispetto delle difficolt\u00e0 e frustrazioni personali vissute nel quotidiano a causa della propria diversit\u00e0.<br \/>\nIn questa prospettiva, \u00e8 evidente, abbiamo attribuito un carattere eccezionale alle categorie disabile e ragazzo deviante, ne abbiamo cio\u00e8 fatto un\u2019etichetta delle pi\u00f9 classiche nella pi\u00f9 generale delle ipotesi. Margini e maggioranza, come spesso accade, si sono cos\u00ec trovati a coincidere.<br \/>\nPartire da questi nodi e dalla condivisione di un pregiudizio ancor prima perpetrato che vissuto \u00e8 stato fondamentale per aprire la nostra riflessione sulle cause ma soprattutto per ritornare, pi\u00f9 coscienti, alle origini dell\u2019azione del gruppo Calamaio: lo sviluppo della relazione autentica basata sull\u2019incontro e la responsabilit\u00e0. I ruoli e le maschere che il mondo ci assegna infatti, direbbe Hannah Arendt, sono scambiabili.<\/p>\n<p><strong>Protagonisti, lavoratori o volontari?<\/strong><br \/>\nLa maggior parte dei minori che per diversi motivi si trovano oggi nella condizione di dover intraprendere un percorso riabilitativo possono scegliere, su consiglio degli educatori di riferimento e dei servizi sociali, di essere inseriti in strutture di utilit\u00e0 collettiva, ospedali, centri per anziani, case-famiglia, ecc., in cui adoperarsi come volontari, oppure intraprendere un cammino lavorativo di formazione professionale come il barman o ancora partecipare a percorsi artistici, in particolar modo teatrali o musicali. \u00c8 chiaro che in questa formula non mancano rischi e contraddizioni come il fatto che non c\u2019\u00e8 lavoro, la manovalanza passiva, la spettacolarizzazione del disagio. Anche per questo in quasi tutti i casi il ragazzo non sa esattamente che cosa gli capiter\u00e0, chi incontrer\u00e0 e che cosa gli sar\u00e0 chiesto di fare. Conoscersi e passare dalla richiesta alla responsabilit\u00e0 di un\u2019azione spontanea sar\u00e0, in queste circostanze, la conquista che l\u2019impegno educativo dovr\u00e0 perseguire.<br \/>\nAll\u2019interno del Calamaio, tuttavia, la prova non pu\u00f2 essere lineare per vocazione, dal momento che non esistono ruoli cos\u00ec definiti. Il detenuto non \u00e8 protagonista di uno spettacolo, non \u00e8 mero assistente di un sofferente e non \u00e8 neppure un lavoratore tout court che ha per fine la produzione immediata. Agevolare l\u2019inserimento all\u2019interno di un percorso educativo gi\u00e0 in atto e non costruito ad hoc \u00e8 stato cos\u00ec il vero scopo che il gruppo ha sentito il bisogno di prefissarsi, per confrontarsi sul contatto e sui temi della disabilit\u00e0 nel modo pi\u00f9 naturale possibile, coinvolgendo i ragazzi nei tempi e nelle pratiche di un\u2019attivit\u00e0 formativa quotidiana, di cui, e qui sta la differenza, i disabili non sono protagonisti ma soggetti attivi.<\/p>\n<p><strong>Il ruolo del Calamaio<\/strong><br \/>\nConoscere un disabile grave senza averlo mai fatto prima pu\u00f2 rivelarsi sul momento spiazzante, emotivamente come fisicamente. Il tuo corpo \u00e8 diverso dal mio, non capisco come si muove, non capisco quello che dici, non posso interagire con te, insomma non posso risponderti. La risposta, ce lo dice l\u2019etimo, \u00e8 l\u2019essenza del concetto di responsabilit\u00e0, l\u2019unica forma alla base di una relazione capace di costruirsi e di procedere in forma autonoma verso un orizzonte che si \u00e8 scelto comune. La responsabilit\u00e0 per\u00f2, ci insegna il Calamaio, passa prima per la fiducia e la fiducia passa prima per la conoscenza. Tra avvicinarsi e scoprirsi simili il passo \u00e8 breve quando con il divertimento, il gioco e la riflessione ci poniamo davvero a contatto l\u2019uno con l\u2019altro. Ed \u00e8 solo l\u00ec, nella corrispondenza paritaria della risposta, che si accende, e i ragazzi ce ne hanno date le prove, la scintilla del cambiamento, \u00e8 solo l\u00ec, a partire dalla nostra riscoperta nell\u2019altro, nella ricchezza dei suoi limiti e delle sue abilit\u00e0 che possono trovare ragione d\u2019essere l\u2019alternativa di una nuova libert\u00e0 e il superamento dei pregiudizi.<br \/>\nPerch\u00e9, come ci ricorda Marc Aug\u00e9 \u201cci rendiamo conto di vivere come individui quando ne abbiamo le prove: la malattia, il lutto, l\u2019et\u00e0. Apparizioni improvvise, intuizioni originali che il Sistema non prevede (o che tenta di prevenire) e che possono mettere in difficolt\u00e0 la sua apparente coerenza. [\u2026] Solo da una prospettiva di libert\u00e0 potremo servire le esigenze di libert\u00e0 che il tutto sapr\u00e0 indicarci\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il desiderio di ampliare i contenuti e le attuazioni della propria pratica educativa, all\u2019interno del gruppo come al di fuori degli ormai usuali contesti scolastici, ha contraddistinto la ricerca del gruppo Calamaio degli ultimi anni. 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