{"id":1448,"date":"2012-09-24T12:35:42","date_gmt":"2012-09-24T10:35:42","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1448"},"modified":"2025-09-01T09:26:05","modified_gmt":"2025-09-01T07:26:05","slug":"appunti-su-l-isola-dei-sordobimbi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1448","title":{"rendered":"Appunti su L\u2019isola dei sordobimbi"},"content":{"rendered":"<p>Questo testo nasce da alcune riflessioni, in seguito alla proiezione de L\u2019isola dei sordobimbi, al Cinema Lumi\u00e8re di Bologna. Quella proiezione \u00e8 stata la prima accessibile a persone con deficit della vista e dell\u2019udito, ed \u00e8 frutto di una di una collaborazione, attiva dal 2010, tra la Cooperativa Accaparlante e la Cineteca di Bologna. Il primo evento accessibile a disabili sensoriali in ambito regionale prevedeva sottotitoli per non udenti e audiocommento per non vedenti, quest\u2019ultimo prodotto da Accaparlante stessa col supporto tecnico di EVM Service. Anche il dibattito a margine della proiezione era accessibile grazie a un interprete di LIS. La serata ha registrato 200 presenze e oltre un terzo degli spettatori era costituito da disabili sensoriali.<br \/>\nL\u2019Isola dei sordobimbi \u00e8 un film molto bello dal punto di vista cinematografico, ci sono immagini e musiche che emozionano e colpiscono. Non \u00e8 un caso che il lungometraggio sia stato selezionato tra i cinque film che hanno partecipato al Premio David di Donatello 2010 come \u201cmiglior documentario\u201d. Mi hanno colpita inquadrature e accorgimenti visivi in particolare quando ho visto il film senza sonoro durante un viaggio in treno. Ho potuto godere poi il ritmo sia visivo che sonoro quando l\u2019ho rivisto con un gruppo di colleghi e amici di Arcipelago Sordit\u00e0, proiettato su uno schermo presso la Biblioteca Zara di Milano. La sinestesia, ossia la possibilit\u00e0 che la stessa arte cinematografica offre di percezione attraverso diversi canali sensoriali, \u00e8 molto importante per me, che vivo fin da neonata (sono nata nel 1967) con una grave disabilit\u00e0 uditiva.<br \/>\nLa mia sordit\u00e0 \u2013 preferisco definirla ipoacusia \u2013 che percepisco da adulta come una \u201crealt\u00e0 amica\u201d, attualmente \u00e8 ben compensata da tecnologie per udire molto avanzate. In realt\u00e0, nel mio percorso di crescita verso l\u2019autonomia, sono stati molteplici i fattori, non solo quelli tecnologici, che mi hanno aiutata fin dai primi anni \u201970 a superare gli ostacoli legati al mio deficit sensoriale. Primo fra tutti l\u2019amore e il sostegno intelligente dei miei genitori e della famiglia tutta, nonch\u00e9 il supporto ricevuto da persone competenti e sensibili incontrate lungo il mio percorso di vita, di studio, di lavoro e di impegno civile.<br \/>\nL\u2019\u201carcipelago della sordit\u00e0\u201d ho iniziato a scoprirlo relativamente tardi, dopo i trent\u2019anni. Non immaginavo che fosse cos\u00ec vario e che presentasse al suo interno tante e tanto grandi differenze, che ho avuto modo di conoscere e approfondire nei miei percorsi di lavoro e di ricerca. Si incontrano persone con ipoacusia cosiddette oraliste e sordi segnanti; chi \u00e8 protesizzato e chi invece impiantato\u2026 cos\u00ec come chi non utilizza alcun ausilio. Ma trovo che simili distinzioni e codificazioni non dicano fino in fondo la ricchezza e pluralit\u00e0 dei percorsi possibili. Ognuno ha il suo nome e una storia da raccontare. Arcipelagosordita.it \u00e8 il nome di un sito, curato da Enrica R\u00e9paci, a cui ho contribuito fin dalla sua nascita, nel 2007, in cui tra le altre cose sono raccolte anche numerosi, diversi racconti di vita. Se questo film l\u2019avessi visto senza aver intrapreso questo viaggio attraverso l\u2019arcipelago della sordit\u00e0, mi sarei sicuramente arrabbiata, da ex-alunna cresciuta nella scuola \u201cnormale\u201d, \u201cdi tutti\u201d, con l\u2019esperienza molto forte, direi fondamentale per il mio sviluppo, dell\u2019integrazione scolastica sancita dalla legge 517 del 1977 che, con la legge Basaglia, la famosa 180\/78, ha reso l\u2019Italia un modello a livello internazionale nel riconoscimento e nella tutela dei diritti delle persone \u201cdiverse\u201d. Nel nostro Paese sono state ricercate e sviluppate forme innovative ma al contempo \u201cnormali\u201d di risposta ai bisogni delle persone con disabilit\u00e0 e con malattia mentale, coinvolgendo i territori e le comunit\u00e0, quindi la societ\u00e0 tutta, superando le condizioni di isolamento in cui si trovavano costantemente rigettati, nel bene e nel male, gruppi sociali \u201cdiversi\u201d. Ma \u00e8 anche vero che, per alcune famiglie, scuole come quella filmata nel documentario L\u2019isola dei sordobimbi rappresentano tutt\u2019oggi una risposta ai bisogni dei loro figli sordi. Conobbi una madre di bambini che la frequentano che mi disse come fosse una scuola valida per i suoi figli, originari da una famiglia in cui entrambi i genitori erano \u201csegnanti\u201d.<br \/>\nDopo aver volato sulle ali del gabbiano chiamato Emanuelle Laborit; conosciuto i \u201cfigli di un Dio minore\u201d, famoso film degli anni \u201980 con Marlee Matlin; visto voci a Martha&#8217;s Vineyard, isola del Massachusetts (anche quella un\u2019isola!) accompagnata nel mondo dei sordi dal neurologo Oliver Sacks; partecipato all\u2019avventura di Daniela Rossi, una madre che ha raccontato la sua esperienza con il figlio sordo nel \u201cmondo delle cose senza nome\u201d romanzo che \u00e8 stato trasposto in opera di teatro e in film per la televisione; seguito le storie senza parole, fatte di sguardi profondi e discreti in cui tutto \u00e8 immaginabile, raccontate da Miguel protagonista di un libro di Antonio Ferrara; amato Kimu che sente con gli occhi e attraverso la pelle il trillo delle cose in una storia d\u2019Africa di Emanuela Nava; scoperto con senso di meraviglia la \u201cterra di silenzi\u201d narrata da Mirella Bolondi; ascoltato emozionata le musiche della percussionista Evelyn Glennie, del pianista Daniele Gambini e conosciuto altri protagonisti \u201csordi\u201d del mondo artistico, ora l\u2019\u201cisola dei sordobimbi\u201d rappresenta per me un\u2019altra nuova interessante scoperta nel molteplice, variegato, direi complesso oltre che affascinante arcipelago della sordit\u00e0, in cui si scoprono, mettendosi in viaggio con uno spirito di ricerca ed esplorazione, sempre nuove isole.<br \/>\nL\u2019Isola dei sordobimbi mi ha ricordato un altro film che vidi un 3 dicembre, in occasione della Giornata internazionale delle Persone con Disabilit\u00e0, in un\u2019aula magna di un Liceo artistico a Milano gremita di studenti, che mi ha ugualmente commosso e fatto riflettere: Rosso come il cielo. Vi si narra la storia vera di uno dei grandi montatori del suono del cinema italiano, che \u00e8 una persona che ha perso la vista da bambino. Per questo motivo Mirco Mencacci a 8 anni nel 1971 venne \u201csradicato\u201d dalla sua terra e dalla sua famiglia per essere portato in un grande Istituto per ciechi. In questa \u201cisola\u201d, passando molte traversie, riceve vero sostegno: da un amico che gli offre fraternit\u00e0, da un sacerdote lungimirante che lo sostiene nella sua ricerca di una nuova modalit\u00e0 comunicativa e da una bambina da cui riceve tenerezza, e cos\u00ec sboccia la sua enorme abilit\u00e0 a lavorare con quelli che io amo definire i \u201cpaesaggi sonori\u201d. Oggi \u2013 cosa impensabile fino a qualche decennio fa \u2013 \u00e8 possibile anche per le persone con sordit\u00e0 scoprire questi \u201cpaesaggi sonori\u201d pure in et\u00e0 adulta, grazie all\u2019avanzamento delle tecnologie, sostenuti da apparecchi avanzati come quelli che porto e, quando necessario, da impianti cocleari.<br \/>\nCi sono s\u00ec analogie, ma anche differenze tra Rosso come il cielo e L\u2019isola dei sordobimbi. Entrambi girati in cosiddette \u201cscuole speciali\u201d, trattano, oltre che mondi riguardanti disabilit\u00e0 differenti, periodi storici diversi; inoltre, in uno c\u2019\u00e8 il moto del cambiamento, nell\u2019altro l\u2019apparente immobilit\u00e0 di modi e gesti educativi che si perpetuano nel tempo, senza subire grandi scossoni.<br \/>\nEmerge il tema dell\u2019educazione speciale. \u00c8 un tema attuale, entro un dibattito politico aperto anche nel nostro Paese, con la crisi del welfare state. L\u2019Italia rappresenta uno dei pochi Paesi al mondo in cui moltissimi alunni con diverse abilit\u00e0 oggi definiti \u201ccon disabilit\u00e0\u201d sono stati prima inseriti, poi integrati (oggi si direbbe \u201cinclusi\u201d) nella scuola di tutti. Ma oggi di questo sistema vengono denunciate molte crepe in un mondo profondamente cambiato in cui principi di solidariet\u00e0 e senso di responsabilit\u00e0 sembra che si affievoliscano e soprattutto in presenza di violenti tagli economici, quindi intorno al tema si \u00e8 aperta una riflessione culturale e politica.<br \/>\nNel mio percorso di apprendimento della parola, un ruolo essenziale l\u2019hanno giocato i miei genitori sapientemente guidati, oltre che da immenso amore, dalla logopedista. Da bambina facevo una grande fatica a far uscire la voce dal mio petto, ma il percorso \u00e8 stato vissuto da me come un meraviglioso gioco. Attraverso i cosiddetti \u201ccartoncini\u201d preparati da mamma e pap\u00e0, immagini belle \u2013 in molte delle quali si specchiava il mondo della mia infanzia e quindi le esperienze vissute \u2013 e parole scritte sono confluite nella formazione del mio linguaggio. Tutt\u2019oggi la parola scritta per me ha un\u2019importanza cardinale. Quando odo una parola per me nuova, per fissarla nella memoria, cos\u00ec come per ricercarne ogni possibile significato, consulto vocabolari di lingua ed etimologici, dizionari dei sinonimi e dei contrari. Consultando anche questa volta il vocabolario, nel tentativo di indovinare il motivo per cui chi ha realizzato questo film abbia scelto di usare la parola \u201cisola\u201d, sono andata a cercarmi il suo significato nel dizionario Sansoni dei sinonimi e contrari.<br \/>\nPrimo significato di \u201cisola\u201d: oasi, rifugio, luogo sicuro. Tutto questo dal film emerge chiaramente, il regista Stefano Cattini ha saputo in modo sapiente far uscire la poesia racchiusa in questo \u201cpiccolo mondo antico\u201d in cui i bambini si sostengono a vicenda. Un microcosmo in cui si respira e si vive ancora un clima di condivisione e di solidariet\u00e0 reciproca.<br \/>\nSecondo significato di \u201cisola\u201d: territorio isolato, area staccata, quindi separata. In un luogo simile vengono meno, almeno in apparenza, gli scambi con il mondo esterno.<br \/>\nI \u201csordobimbi\u201d appaiono abbandonati quasi fossero degli orfani\u2026 come qualcuno del gruppo di colleghi con i quali ho visto il film ha creduto fossero sul serio.<br \/>\nIl picnic organizzato dalla maestra a fine anno scolastico avviene dentro il \u201crecinto\u201d dell\u2019istituto. Anche in occasione delle feste, delle esibizioni degli scolari dell\u2019isola dei sordobimbi non si vedono genitori e i fratelli. \u00c8 un \u201cpiccolo mondo antico\u201d in cui il padre di tutti \u00e8 quello nei cieli, mancano figure maschili! E le figure materne dominanti sono suore a cui i bambini devono l\u2019ubbidienza da rivolgere a un \u201ccapo\u201d. La relazione e la comunicazione con l\u2019altro poggia le sue basi sulle esperienze di incontro e di relazione dell\u2019infanzia\u2026 quindi le tipologie di relazione che vivono i piccoli protagonisti del film fanno proprio riflettere. Tra le scene che colpiscono maggiormente ce ne sono anche alcune che procurano tristezza, addirittura angoscia. Sono per esempio quelle in cui Ivan chiama sconsolato la mamma. \u00c8 separato dalla mamma, meno male che ci sono i compagni pi\u00f9 grandi che gli offrono con semplicit\u00e0 e naturalezza sostegno: \u201cLa mamma poi viene\u201d\u2026<br \/>\nI genitori e i familiari dove sono? Come mai il legame con il mondo esterno, il passaggio dei bambini dall\u2019isola alle loro famiglie e agli ambienti di origine non \u00e8 stato documentato?<br \/>\nIn una \u201cscuola speciale\u201d mi aspetto che siano particolarmente curati i momenti di extrascuola, pi\u00f9 volte \u00e8 ripresa la camerata dei bambini, ci sono momenti ludici di spettacolo e di divertimento\u2026 ci sono i tempi del gioco mentre \u00e8 del tutto assente il momento dei pasti. Compaiono in una scena solo delle uova, non recuperate insieme ai bambini, come mi sarei aspettata, in un vicino pollaio essendo la scuola in campagna (e alcuni bambini vengono da citt\u00e0), bens\u00ec usate in aula per imparare cosa siano il tuorlo e l\u2019albume e per cuocerle strapazzate\u2026 su un fornelletto da campeggio, invece che nella grande cucina dell\u2019istituto. Non solo vista e tatto, anche gusto e olfatto si sviluppano particolarmente in presenza di un deficit sensoriale uditivo.<br \/>\nNe L\u2019Isola dei sordobimbi, specialmente nella seconda parte del film, emerge la bellezza della comunicazione globale di voce e soprattutto segni ed espressione corporea. Non a caso ai bambini si fanno vivere esperienze in cui la percezione funziona principalmente attraverso la vista: circo, teatro delle ombre\u2026 \u00c8 privilegiato il canale visivo oltre che tattile anche nel faticoso percorso di apprendimento del linguaggio orale di Noemi, Loriana, Ivan (e degli altri) con strumenti e metodi logopedici. Non emerge il lavoro di allenamento acustico che oggi \u00e8 sempre pi\u00f9 facilitato dall\u2019utilizzo di strumenti per udire sofisticati e da strategie e metodiche anche molto diverse \u2013 alcune usano la voce modulata e cantata oltre che la musica \u2013 che favoriscono l\u2019apprendimento del linguaggio. Per i bambini su cui si sofferma la telecamera (Ivan, Loriana e Noemi) gli esercizi a cui sono sottoposti, anche in aula con la maestra, appaiono molto pesanti. Soprattutto sembra che siano proposti esercizi meccanici, in particolare dalle suore che perpetuano gesti e parole \u201cantichi\u201d, come antiche sono le regole che governano la vita di un ordine religioso.<br \/>\nMi ha commossa la scena in cui l\u2019assistente alla comunicazione dal volto angelico \u2013 per un attimo scambiata per la madre \u2013 stabilisce una comunicazione intensa fatta di sguardo, voce e gestualit\u00e0 con Loriana che la incorona cos\u00ec principessa, e lei stessa finalmente si sente una principessa\u2026 molto diversa dalla Loriana che fa gli esercizi davanti allo specchio.<br \/>\nCredo che, a seconda del grado di conoscenza e partecipazione dello spettatore al mondo della sordit\u00e0, il film provochi emozioni e pensieri differenti.<br \/>\nIl film smuove diverse parti di me. Come \u201csordobimba\u201d non conobbi altri bambini in condizione simile alla mia, se non in et\u00e0 adulta. Sono cresciuta con l\u2019idea che la mia ipoacusia fosse una delle tante diversit\u00e0, particolarit\u00e0 possibili, a cavallo fra culture, ambienti, esperienze differenti&#8230; Sono stata educata alla consapevolezza che la fragilit\u00e0 e il limite siano costitutivi dell\u2019esperienza umana. Mi sento cittadina del mondo, in una societ\u00e0 sempre pi\u00f9 multietnica e multiculturale. Un mondo che \u00e8 fatto di diversit\u00e0 che ci arricchiscono.<\/p>\n<p><strong>L\u2019isola dei sordobimbi<\/strong><br \/>\n(Italia, 2010)<br \/>\nDurata: 80\u2019<br \/>\nRegia: Stefano Cattini<br \/>\nSceneggiatura: Stefano Cattini e Giusi Santoro<br \/>\nMontaggio: Giusi Santoro<br \/>\nMusiche Originali: Enrico Pasini e Like a Shadow?<br \/>\nDirettore della fotografia: Stefano Cattini<br \/>\nAssistente di produzione: Michela Maur<br \/>\nProduzione: Doruntina Film e Giusi Santoro<br \/>\nIn collaborazione con Associazione Culturale Sequence<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp;Questo testo nasce da alcune riflessioni, in seguito alla proiezione de L&rsquo;isola dei sordobimbi, al Cinema Lumi&egrave;re di Bologna. 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