{"id":148,"date":"2009-11-04T17:04:51","date_gmt":"2009-11-04T17:04:51","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=148"},"modified":"2025-12-10T10:58:15","modified_gmt":"2025-12-10T09:58:15","slug":"l-approccio-ludico-nell-educazione-alla-diversit","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=148","title":{"rendered":"2. L&#8217;approccio ludico nell&#8217;educazione alla diversit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p align=\"left\">di Elisabetta Zanardi<\/p>\n<p>Attraverso la conoscenza e l\u2019incontro diretto con gli animatori disabili del Progetto Calamaio del Centro Documentazione Handicap di Bologna \u00e8 possibile per i bambini e ragazzi delle<!--break--> scuole intraprendere un percorso che porti a considerare la diversit\u00e0 propria e altrui non come limite o minaccia ma come stimolo e ricchezza, a cui si unisca la consapevolezza che le difficolt\u00e0, gli handicap, non appartengono solo al disabile ma all\u2019uomo in quanto tale. Le difficolt\u00e0 che incontrano le persone disabili sono forse di natura diversa in quanto a forma ma non differiscono, nella sostanza, da quelle che ogni uomo e ogni donna si trova ad affrontare nel proprio percorso di vita, e che sono determinate dal contesto, dal proprio carattere e dalla personalit\u00e0 di ognuno, che si originano nelle relazioni sociali, nei rapporti con le istituzioni, nel confronto con le diversit\u00e0 di cui gli altri sono portatori.<br \/>\nParticolarmente interessante e significativa appare la metodologia con la quale gli educatori del Progetto Calamaio, disabili e normodotati, attuano tali percorsi nelle scuole: le attivit\u00e0 proposte hanno un carattere ludico, si tratta di giochi \u2013 diversi a seconda del grado scolastico e quindi dell\u2019et\u00e0 dei gruppi incontrati \u2013 che si pongono la finalit\u00e0 di fare e di conoscere insieme. Nel caso del Progetto Calamaio la scelta di dare una veste ludica alle attivit\u00e0 proposte nelle classi non trova la sua motivazione soltanto nel dare una forma divertente e piacevole a specifici apprendimenti, come avviene generalmente quando scelte analoghe sono realizzate in ambito scolastico: la ragione essenziale risiede invece nello stimolare, attraverso il gioco, la reale ed effettiva partecipazione dei bambini e dei ragazzi ad attivit\u00e0 che li impegnano non solo dal punto di vista cognitivo, ma anche e soprattutto emotivo, e che li coinvolgono costringendoli a \u201cmettersi in gioco\u201d, poich\u00e9 nel gioco, il mondo del \u201ccome se\u201d, non si pu\u00f2 fingere di partecipare, non si pu\u00f2 giocare a met\u00e0.<br \/>\nNel gioco si entra in contatto semplice ma profondo con se stessi e con gli altri, si elaborano strategie, percorsi e scelte, e si sperimentano, in senso cognitivo, emozionale e affettivo, vissuti personali la cui influenza sulla formazione e sullo sviluppo \u00e8 estremamente importante. Da questo punto di vista si pu\u00f2 sostenere che: il gioco \u00e8 importante per il giocatore, almeno nel momento in cui vi si applica; \u00e8 implicante, sia affettivamente sia cognitivamente; \u00e8 imprevedibile, costringe cio\u00e8 a confrontarsi col nuovo e l\u2019incerto poich\u00e9, senza una certa dose di imprevedibilit\u00e0, il gioco diventa piatto e inconsistente.<br \/>\nTra le varie tipologie d\u2019esperienza che la scuola propone, quella ludica dovrebbe essere maggiormente utilizzata: il gioco si contrappone infatti alla fissit\u00e0 e alla sistematicit\u00e0 delle discipline curricolari, non rimanda a qualcosa di costrittivo e direttivo, ma contribuisce allo sviluppo delle molteplici dimensioni dell\u2019individuo e al conseguimento degli obiettivi educativi e formativi che la scuola persegue. L\u2019attivit\u00e0 ludica pu\u00f2 quindi correlarsi con quella istituzionalmente prevista e programmata, senza costituirne un ostacolo o una distrazione ma un significativo potenziamento: fondamentale in questo senso \u00e8 la posizione degli alunni nei confronti del processo formativo che, nel caso del gioco, verr\u00e0 vissuto come una libera scelta in termini di partecipazione e coinvolgimento.<br \/>\nSe nei Programmi della scuola elementare \u00e8 possibile rintracciare i fondamenti pedagogici dell\u2019educazione alla convivenza democratica, e la sua inevitabile connessione con il riconoscimento e il rispetto della diversit\u00e0, il tema del rapporto con l\u2019altro da s\u00e9 si collega strettamente all\u2019attivit\u00e0 ludica, di cui costituisce uno dei tratti essenziali. A partire dalla categoria di giochi che lo psicologo Jean Piaget definisce giochi di esercizio, caratteristici dei primi stadi di sviluppo del bambino, tutta l\u2019attivit\u00e0 ludica ha intrinseca nella propria essenza una struttura dialogale: essa implica sempre un soggetto che si relaziona, attraverso le dinamiche di gioco, prioritariamente con se stesso e ulteriormente con gli altri.<br \/>\nLa reciprocit\u00e0 rappresenta una categoria essenziale del gioco: qualsiasi attivit\u00e0 ludica richiede la presenza, anche simbolica, di qualcosa d\u2019altro, che non deve essere necessariamente una persona ma deve rispondere al movimento del giocatore. Il dialogo che si crea nella situazione ludica \u00e8 unico e non \u00e8 rintracciabile in altri contesti di vita: con esso il soggetto cresce, si forma e si educa senza subire imposizioni o prescrizioni esterne; affinch\u00e9 il dialogo con se stesso e con l\u2019altro da s\u00e9 sia costruttivo, \u00e8 necessario che i soggetti abbiano scelto liberamente di partecipare poich\u00e9, in caso contrario, il gioco si trasformerebbe in un compito da adempiere, perdendo la peculiarit\u00e0 di implicare sempre la libert\u00e0 di scelta.<br \/>\nIl fatto che la stessa attivit\u00e0 ludica comporti un dialogo con se stessi e con gli altri denota la sua qualit\u00e0 formativa: se uno tra i compiti fondamentali dell\u2019educazione \u00e8 formare all\u2019incontro, abituando ogni soggetto a utilizzare le sue capacit\u00e0 cognitive e relazionali nella dimensione del dialogo, l\u2019attivit\u00e0 ludica si propone come tramite per un rapporto interpersonale realmente formativo, caratterizzato da una reciprocit\u00e0 tra identit\u00e0 e differenza.<br \/>\nNon si tratta soltanto di acquisire coscienza e conoscenza di s\u00e9, ma anche di imparare a gestire componenti essenziali dei rapporti sociali quali la competitivit\u00e0, l\u2019ansia, la frustrazione e il rispetto dell\u2019altro. Sia che si presenti nella forma della collaborazione, o assuma invece la forma della competizione, la vita associativa presuppone comunque due condizioni fondamentali: il riferimento esplicito o implicito a un insieme di regole (e quindi anche ai valori che le ispirano e alle sanzioni previste per chi le viola) e la necessit\u00e0 che ogni membro del gruppo giunga a sapersi porre anche dal punto di vista degli altri. La comunicazione interpersonale si fonda, nel caso del gioco, su una partecipazione decisa autonomamente e perci\u00f2 spontanea e autentica; se cos\u00ec caratterizzato, il dialogo comporta accettazione e fiducia nell\u2019altro, nonch\u00e9 il rispetto della sua diversit\u00e0.<br \/>\nIl gioco, infatti, comprende la diversit\u00e0 senza prevederla in termini discriminatori, poich\u00e9 a esso pu\u00f2 partecipare chiunque: tutti partono dallo stesso punto e hanno identiche possibilit\u00e0 di conseguire i medesimi risultati finali. Il gioco sostanzia valori personali in quanto permette a ognuno di esprimere il proprio s\u00e9 liberamente e spontaneamente; la partecipazione ludica aiuta, in et\u00e0 infantile, a costruire la propria identit\u00e0, a svilupparla durante l\u2019adolescenza e a perfezionarla in et\u00e0 adulta.<br \/>\nSe nel gioco si realizza un dialogo con se stessi e con l\u2019altro, se nell\u2019attivit\u00e0 ludica si entra in contatto con l\u2019identit\u00e0 e l\u2019alterit\u00e0, proprio nel gioco con chi \u00e8 \u201cdiverso\u201d vengono sottolineati i valori essenziali dell\u2019uomo, quelli che perdurano al di l\u00e0 di ogni differenza personale. La reciprocit\u00e0 del gioco e la sua struttura dialogale permettono a tutti i partecipanti di vivere, in prima persona, modalit\u00e0 essenziali e fondanti delle relazioni sociali quali la disponibilit\u00e0, la fiducia, il rispetto, la sincerit\u00e0 e la comprensione; allo stesso tempo i momenti ludici sono continuamente attraversati da valori che permettono a chiunque giochi di entrare in contatto con la propria essenza e di stabilire, fra essa e l\u2019alterit\u00e0, un rapporto basato su analogie e differenze, in una continua compenetrazione di uguaglianza e diversit\u00e0.<br \/>\nI percorsi educativi che il Progetto Calamaio propone portano con forza la diversit\u00e0 all\u2019interno dei gruppi incontrati, che non \u00e8 la diversit\u00e0 che differenzia ogni individuo da tutti gli altri ma quella, palese, esplicita, \u201csenza scampo\u201d del disabile. Il gioco con chi \u00e8 diverso diviene cos\u00ec autenticamente formativo proprio per il suo carattere di assoluta evidenza. Con gli animatori disabili del Progetto i bambini hanno la possibilit\u00e0 di giocare: non sono obbligati a farlo, ma se lo scelgono liberamente, il gioco li proietta verso l\u2019esterno, li spinge ad aprirsi e a entrare in una relazione nella quale l\u2019altro, grazie all\u2019accoglienza ludica, diventa il mio <em>Tu<\/em>; il bambino \u00e8 cos\u00ec portato ad accettare un altro che, in questo caso, porta con s\u00e9, in modo palese ed evidente, la sua diversit\u00e0.<br \/>\nCerto questa caratteristica del Calamaio, che ne costituisce la sua peculiarit\u00e0 e la sua forza, presenta il classico \u201crovescio della medaglia\u201d e per molteplici ragioni. Innanzi tutto non \u00e8 facile trovare persone disabili disponibili a fare gli animatori, disposte a mettersi in gioco per dimostrare come un deficit, evidente e innegabile, possa trasformarsi in una risorsa, utile e importante per tutti e non essere considerato soltanto un limite. E non \u00e8 facile perch\u00e9 questa disponibilit\u00e0 nasce da una maturit\u00e0 e da un grado di accettazione di s\u00e9 molto elevati, frutto di un lungo percorso che, superata la negazione del deficit e la tentazione del confronto con la \u201cnormalit\u00e0\u201d, abbia proceduto a una riappropriazione del deficit stesso attraverso la sua accettazione. Claudio Imprudente, fondatore del Progetto Calamaio e disabile grave, racconta cos\u00ec la sua esperienza di accettazione del limite: \u201cL\u2019attenta riflessione sull\u2019esperienza mia e altrui condotta in questi anni mi ha portato alla persuasione che solo accogliendo il proprio limite si pu\u00f2 riuscire a superarlo, trasformandolo da ostacolo in trampolino di lancio per la vita. Ma cosa significa accettare il limite, e soprattutto come si fa concretamente? Accogliere non \u00e8 sinonimo di rassegnazione. Accogliere non \u00e8 nemmeno sinonimo di fuga dal proprio limite. Accogliere significa percepirsi belli e amabili cos\u00ec come si \u00e8, senza doversi adattare a nessun modello ulteriore di normalit\u00e0\u201d.<br \/>\nUn altro rischio implicito in un approccio ludico realizzato da persone disabili \u00e8 strettamente connesso alla loro potenza espressiva: molti anni di esperienza hanno dimostrato come le parole, le azioni, i comportamenti di un disabile abbiano un peso molto diverso da quelli di un normodotato ed \u00e8 molto facile, per i bambini o i ragazzi, cadere nell\u2019errore di una super valutazione del disabile stesso, al quale vengono attribuite caratteristiche eccezionali. La diffidenza e la paura iniziale vengono superate con un percorso positivo che non deve per\u00f2 trasformarsi in un \u201cpregiudizio al contrario\u201d. Anche in questo caso risulta di fondamentale importanza la competenza e le capacit\u00e0 dell\u2019animatore disabile, che deve essere capace di porre l\u2019accento sulla sua qualit\u00e0 di uomo o donna, diverso e uguale agli altri ma non necessariamente migliore degli altri.<br \/>\nIl Progetto Calamaio richiede inoltre un ottimo affiatamento tra gli educatori, un dialogo e un confronto aperto, sincero e costante, una condivisione delle scelte e delle modalit\u00e0 di lavoro per eludere un altro rischio determinato proprio dalla diversit\u00e0 degli educatori stessi. Quando entra in una classe una coppia di operatori del Calamaio, la prima impressione che i bambini hanno, ma spesso anche le insegnanti, \u00e8 di trovarsi di fronte non a due colleghi di lavoro ma a un utente e il suo operatore, connotati il primo dal bisogno, il secondo dalla disponibilit\u00e0. Se condotto correttamente, il percorso nelle classi dimostra invece la situazione paritaria esistente tra gli educatori, la necessit\u00e0 della loro compresenza che non si lega per\u00f2 all\u2019aiuto, al rapporto di dipendenza di uno nei confronti dell\u2019altro, ma all\u2019efficacia del lavoro che viene svolto, rispetto al quale risultano entrambi insostituibili. Un percorso educativo che utilizza un approccio ludico per affrontare il tema della diversit\u00e0, della conoscenza e dell\u2019accettazione, e opera con animatori disabili e normodotati, pu\u00f2 rivelarsi davvero efficace per contribuire allo sviluppo delle capacit\u00e0 cognitive, relazionali e sociali, per influire sulla formazione della personalit\u00e0 attraverso l\u2019attivazione di percorsi originali, la sperimentazione di modalit\u00e0 d\u2019azione inconsuete e innovative, di pensiero divergente, di ricorso alla creativit\u00e0 e all\u2019intuito, ma perch\u00e9 ci\u00f2 avvenga \u00e8 necessario conoscerne le potenzialit\u00e0, i limiti e i fattori di rischio del progetto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Attraverso la conoscenza e l\u2019incontro diretto con gli  animatori disabili del Progetto Calamaio del Centro Documentazione Handicap di  Bologna \u00e8 possibile per i bambini e ragazzi delle<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3610,3605],"edizioni":[41],"autori":[264],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3695],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/148"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=148"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/148\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5545,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/148\/revisions\/5545"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=148"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=148"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=148"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=148"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=148"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=148"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=148"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=148"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=148"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}