{"id":149,"date":"2009-11-04T17:04:51","date_gmt":"2009-11-04T17:04:51","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=149"},"modified":"2025-12-10T10:57:24","modified_gmt":"2025-12-10T09:57:24","slug":"introduzione-gioco-e-handicap","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=149","title":{"rendered":"1. Introduzione: gioco e &#8220;handicap&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>di Roberto Ghezzo<\/p>\n<p>Esistono due accezioni della parola handicap: una sicuramente negativa, tradotta con i termini svantaggio e ostacolo. In questa accezione l\u2019handicap va per quanto possibile ridotto, va combattuto<!--break--> con tutta la creativit\u00e0 di cui siamo capaci.<br \/>\nMa un\u2019altra accezione della parola ha caratteristiche di positivit\u00e0 e la traduciamo con la parola difficolt\u00e0. Positiva perch\u00e9 se noi riusciamo a connettere l\u2019handicap\/difficolt\u00e0 a un gioco, allora scopriamo il valore dell\u2019handicap, valore che non esiste in s\u00e9 ma esiste in quanto inscritto in un sistema di regole, in un sistema di gioco. L\u2019handicap \u00e8 come il sale, elemento non affrontabile in s\u00e9 ma fondamentale se si riesce a connettere ad altro, ai cibi: da ci\u00f2 trae il suo valore. Gi\u00e0 da tempo diciamo che dell\u2019handicap in quanto tale non ci importa nulla semplicemente perch\u00e9, in s\u00e9, l\u2019handicap non ha senso. L\u2019indifferenza, tanto combattuta e stigmatizzata, verso il cosiddetto \u201cmondo dell\u2019handicap\u201d \u00e8 giustificata, anche solo per il fatto che questo mondo non ha senso di esistere, o per meglio dire \u00e8 disabitato.<br \/>\nSe la presenza di un deficit impedisce di giocare abitudinariamente un gioco, esistono alcune strade alternative. La prima \u00e8 una non-strada, cio\u00e8 si smette di giocare: lo svantaggio causato dal deficit \u00e8 talmente aumentato che conviene non giocare. \u00c8 una specie di suicidio del gioco stesso. Ci\u00f2 avviene perch\u00e9 si assolutizza il gioco, ovvero si ritiene che non sia tanto importante chi gioca e la sua ricerca di piacere e di senso, ma sia importante il gioco stesso. L\u2019altra strada \u00e8 il gioco adattato, quindi giochiamo lo stesso gioco ma cambiando le regole, introducendo degli ausili che permettono comunque di giocare nel modo pi\u00f9 simile al gioco originario. Un\u2019ulteriore strada \u00e8 il gioco speciale, cio\u00e8 si inventa un gioco che una persona con deficit riesce a fare, un gioco completamente nuovo e originale. Sto riproponendo la classificazione delle discipline sportive per diversabili: le specialit\u00e0 degli sport adattati (ad esempio il basket in carrozzina); gli sport speciali (come il torball, giocato solo dai ciechi). Esiste una terza area: gli sport integrati, giocati sia da atleti normodotati che diversabili (ad esempio il calcio in carrozzina).<br \/>\nCi\u00f2 che alla fine \u00e8 essenziale \u00e8 il giocare, non l\u2019insieme dei giochi storicamente esistenti. Giocare \u00e8 sperimentare la bellezza nel gioco, chiamiamolo il piacere del gioco.<br \/>\nNei giochi con regole il piacere \u00e8 dato da un\u2019equilibrata interazione tra handicap e regole, e l\u2019handicap \u00e8 determinato dalla connessione tra\u00a0 le abilit\u00e0\/potenzialit\u00e0 e le regole (il limite). Se l\u2019handicap aumenta troppo o diminuisce troppo non ci si diverte. Esempio: tra due giocatori di scacchi ci si diverte quando i giocatori hanno le stesse abilit\u00e0 visto che le potenzialit\u00e0, nel senso dei pezzi in campo, sono uguali. Il divertimento nasce da un confronto possibile tra due giocatori, tra due abilit\u00e0. Se un maestro di scacchi gioca con un dilettante pu\u00f2 trar piacere per molti motivi, ma da un punto di vista strettamente scacchistico non si pu\u00f2 pi\u00f9 di tanto divertire perch\u00e9 vince facilmente. Per lo stesso motivo il dilettante si sente schiacciato dalla superiorit\u00e0 del maestro, e va incontro a un risultato scontato della partita. \u00c8 interessante notare che se in questo caso attribuiamo un deficit al maestro, togliendogli una regina e privandolo cos\u00ec di forze \u201cmateriali\u201d, allora forse questo riequilibra le sorti della partita, aumentando l\u2019handicap-difficolt\u00e0 del maestro e diminuendo l\u2019handicap del dilettante. Paradossalmente in questo caso al deficit non corrisponde in realt\u00e0 un handicap come svantaggio, ma un handicap pi\u00f9 gestibile, meglio distribuito tra i giocatori. L\u2019handicap aumenta il piacere della partita, perch\u00e9 il risultato non \u00e8 pi\u00f9 scontato.<br \/>\nL\u2019approfondimento di questo numero di \u201cHP-Accaparlante\u201d \u00e8 dedicato proprio alla possibilit\u00e0 di giocare a scuola: con cosa?\u00a0 Proprio con l\u2019handicap. La maestra Elisabetta Zanardi ci guider\u00e0 passo dopo passo nel racconto dell\u2019incontro tra Stefania Baiesi, animatrice diversabile del Progetto Calamaio, e i bambini della sua classe. Questo percorso educativo e di animazione, costellato di giochi che sono assolutamente riproponibili in ogni classe, insegna che se si ha creativit\u00e0 e il coraggio dell\u2019integrazione, il risultato non \u00e8 pi\u00f9 scontato\u2026 e vincono tutti!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esistono due accezioni della parola handicap: una  sicuramente negativa, tradotta con i termini svantaggio e ostacolo. 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