{"id":153,"date":"2009-11-04T17:04:52","date_gmt":"2009-11-04T17:04:52","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=153"},"modified":"2025-12-10T10:47:55","modified_gmt":"2025-12-10T09:47:55","slug":"serve-una-pubblicit-sociale-per-parlare-di-sociale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=153","title":{"rendered":"Serve una &#8220;pubblicit\u00e0 sociale&#8221; per parlare di sociale?"},"content":{"rendered":"<p>di Valeria Alpi<\/p>\n<p>Si sente sempre dire che viviamo nell\u2019era dell\u2019informazione, che siamo circondati dall\u2019informazione, che \u00e8 impossibile sfuggire a essa. Si dovrebbe per\u00f2 aggiungere che la vera \u201crealt\u00e0\u201d<!--break--> cui non possiamo sottrarci \u00e8 la pubblicit\u00e0. In televisione, alla radio, al cinema, nei cartelloni per le vie delle citt\u00e0, sugli autobus, sui sacchetti per la spesa, in internet, sui giornali\u2026 ogni giorno riceviamo, anche non volendo e non cercandoli, tantissimi messaggi pubblicitari. Sull\u2019importanza o la non importanza della pubblicit\u00e0, sulle sue logiche, sul suo potere, sulla sua realizzazione (ormai \u00e8 una vera e propria gara allo spot pi\u00f9 spettacolare, meglio \u201cgirato\u201d, pi\u00f9 attraente), massmediologi, sociologi, psicologi e marketing managers dibattono costantemente. Non \u00e8 mia pretesa inserirmi in questo dibattito, ma due pubblicit\u00e0 recenti hanno attirato la mia attenzione, e vale la pena provare a ricavarne qualche considerazione. Un po\u2019 di mesi fa ricevetti il comunicato stampa che annunciava l\u2019avvio di una nuova Pubblicit\u00e0 Progresso, questa volta sul tema della disabilit\u00e0, cosa che non succedeva da anni (l\u2019ultima Pubblicit\u00e0 Progresso su questa tematica risaliva al 1993). La nuova campagna di \u201cpubblicit\u00e0 sociale\u201d, intitolata \u201cE allora?\u201d, si presentava innanzitutto con un sito internet dedicato, <u>www.eallora.org<\/u>. Incuriosita, visitai subito il sito web: visi di persone disabili, con deficit intellettivi, apparivano sorridenti e ironici sullo schermo del pc, e una scritta a lato annunciava: \u201cIo mi chiamo Alfonso\u2026 Io mi chiamo Ciccio\u2026 Io mi chiamo Stefania\u2026 E allora?\u201d. Visi che guardavano e in qualche modo \u201csfidavano\u201d lo spettatore, come a dire: \u201cE allora? Non siamo forse uguali a te? Ti credi tanto diverso?\u201d. Questa campagna si presentava come la pi\u00f9 complessa e articolata di tutta la storia di Pubblicit\u00e0 Progresso, in quanto aveva coinvolto diversi media e diverse persone. Il cantautore bolognese Lucio Dalla aveva composto appositamente per la campagna\u00a0 &#8211; e senza profitto &#8211; una canzone dal titolo \u201cPer sempre presente\u201d; con questa canzone era stato realizzato un videoclip in cui si mostrava la vita quotidiana e il lavoro delle persone disabili della cooperativa \u201cSolidariet\u00e0\u201d; si diceva che il videoclip sarebbe andato in onda nelle reti televisive e nei canali musicali; si prometteva che la pubblicit\u00e0 sarebbe stata diffusa anche in radio, con affissioni stradali, e soprattutto su internet per coinvolgere i pi\u00f9 giovani; gli allievi del corso di narrativa del Centro Lab di Roma erano stati invitati a comporre racconti sul tema della disabilit\u00e0; tutti i racconti erano stati pubblicati on line sul sito della campagna, e l\u00ec si poteva votare il racconto preferito e partecipare all\u2019estrazione di premi\u2026 Il videoclip (scaricabile gratuitamente, cos\u00ec come anche il file della canzone) peccava un po\u2019 di retorica, come succede spesso quando si vuole fare comunicazione sul sociale, e anche le frasi con cui veniva spiegata la campagna sul sito erano un po\u2019 bordeline tra la ricerca di vera integrazione e il pietismo (sempre rischioso nelle Pubblicit\u00e0 Progresso): \u201cLa campagna di comunicazione sociale \u2018E allora?\u2019 nasce per sollecitare le persone a tutto ci\u00f2 che \u00e8 diverso, anche in senso apparentemente negativo. Scoprire la sensibilit\u00e0 dei disabili e le loro inaspettate capacit\u00e0, ci insegna che le differenze ci sono, ma che sono i nostri pregiudizi a farle sembrare insormontabili. Comprendere il miracolo e il mistero della vita anche in chi \u00e8 disabile o disagiato significa cancellare i pregiudizi e imparare a guardare alle persone con tutto il loro bagaglio di dignit\u00e0 e di legittimo desiderio di felicit\u00e0. Quando capiremo che siamo tutti diversi, nessuno sar\u00e0 pi\u00f9 diverso\u201d. Inaspettate capacit\u00e0 dei disabili? Miracolo e mistero della vita anche in chi \u00e8 disabile? Non saranno le frasi migliori, ma tutto sommato questa campagna non era affatto male. In qualche modo mostrava la disabilit\u00e0, ed \u00e8 giusto mostrarla, perch\u00e9 \u00e8 inutile continuare a costruire teorizzazioni\u00a0 sull\u2019integrazione delle persone con deficit senza mai mostrare concretamente ci\u00f2 di cui si sta parlando. La disabilit\u00e0 nel mondo esiste, tanto vale guardarla, cos\u00ec forse un giorno ci avremo fatto l\u2019abitudine e sapremo cosa fare per essa e come relazionarci con essa, come con qualsiasi altra realt\u00e0 \u201cnormale\u201d. La domanda ora \u00e8: vi siete tutti accorti che mesi fa \u00e8 partita questa campagna di pubblicit\u00e0 sociale? Alcuni amici mi hanno riferito di averla vista al cinema, e personalmente ho visto un giorno un cartellone per le vie della citt\u00e0. Ma in televisione non mi \u00e8 mai capitato di vederla, per radio non ne ho mai sentito parlare, e anche nei canali musicali non ho mai intravisto il videoclip di Lucio Dalla. Solo qualche portale internet che si occupa di disabilit\u00e0 ha parlato della campagna, o ha pubblicato il link al sito di \u201cE allora?\u201d. Senza tv, che resta comunque il <em>medium<\/em> di massa per eccellenza, e senza aver coinvolto davvero tutta la rete di internet, ma solo i siti gi\u00e0 dedicati all\u2019argomento disabilit\u00e0, ci si domanda quante persone siano state davvero raggiunte dal messaggio di Pubblicit\u00e0 Progresso.<br \/>\nUn messaggio che invece, sicuramente, ha raggiunto quasi la totalit\u00e0 degli italiani, \u00e8 il nuovo spot di Telecom Italia. Per un minuto si vede un ragazzo che \u201cparla\u201d con il linguaggio dei segni delle persone sordo-mute: un minuto di silenzio per lo spettatore, solo le immagini di questo protagonista. Poi, all\u2019improvviso, una voce fuori campo annuncia che il ragazzo sta parlando al telefono! \u00c8 la nuova tecnologia di Telecom, il videotelefono. Lo spot, progettato dalla nota agenzia Leo Burnett (quella della pubblicit\u00e0 della Breil, tanto per fare un nome), \u00e8 semplice, pulito, di grande impatto emotivo, bello insomma. In pochi istanti ti ricorda che non tutti riusciamo a comunicare nello stesso modo, che esistono altre forme di comunicazione, che queste forme possono essere integrate e aiutate dalle nuove tecnologie. Non c\u2019\u00e8 retorica e non si stimola piet\u00e0: si mostra solo uno dei casi in cui il videotelefono pu\u00f2 essere molto utile. La disabilit\u00e0, il deficit vengono inseriti in una pubblicit\u00e0 \u201cnormale\u201d, non \u201cdedicata a\u201d. Certo, si pu\u00f2 obiettare che i canali con cui Telecom pu\u00f2 veicolare le sue pubblicit\u00e0 sono pi\u00f9 potenti di quelli di Pubblicit\u00e0 Progresso, o sono pi\u00f9 \u201clegittimati\u201d ad andare sempre in onda rispetto a un tipo di pubblicit\u00e0 pi\u00f9 di nicchia. Si pu\u00f2 anche obiettare che Telecom potrebbe aver \u201csfruttato\u201d la disabilit\u00e0 per vendere di pi\u00f9. Per\u00f2 questo nuovo spot fa riflettere: serve necessariamente una \u201cpubblicit\u00e0 sociale\u201d per parlare di sociale?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si  sente sempre dire che viviamo nell\u2019era dell\u2019informazione, che siamo circondati  dall\u2019informazione, che \u00e8 impossibile sfuggire a essa. 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