{"id":156,"date":"2009-11-04T17:04:54","date_gmt":"2009-11-04T17:04:54","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=156"},"modified":"2025-12-03T12:45:55","modified_gmt":"2025-12-03T11:45:55","slug":"viaggiare-ti-rivolta-come-un-calzino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=156","title":{"rendered":"10. Viaggiare ti rivolta come un calzino"},"content":{"rendered":"<p>Intervista ad Antonietta Laterza<!--break--><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Cosa rappresenta la dimensione del viaggio nella tua esperienza personale?<br \/>\n<\/strong>Per me la dimensione del viaggiare \u00e8 una delle cose pi\u00f9 belle che la mia mente possa immaginare. Soprattutto viaggiare come una full immertion in altre realt\u00e0, in senso globale. A me piace il turismo culturale, andare in una citt\u00e0 europea\u00a0 o extra europea e cercare di fare la vita che fanno tutti i cittadini di quella citt\u00e0. Prendere contatto con la storia, la cultura, la vita quotidiana di questi paesi, di queste persone. Viaggiando ti rendi conto di quante diversit\u00e0 e stili di vita ci sono nel mondo: \u00e8\u00a0 molto divertente e interessante fare questi confronti. Per via della mia professione di cantante mi \u00e8 capitato di fare viaggi in Danimarca, in Francia, in Inghilterra, in Germania e stranamente l\u00ec trovavo con la gente del posto una sintonia che magari non trovavo a Bologna o a Roma o a Milano. Questo \u00e8 molto bello perch\u00e9 considerare il pianeta terra\u00a0 come un\u2019incubatrice di idee, di qualit\u00e0 di vita, di stili di vita immenso ti d\u00e0 anche una grande speranza. Permettersi di viaggiare \u00e8 come vivere di pi\u00f9 la vita, diventa pi\u00f9 vita perch\u00e9 puoi trovare delle sintonie anche imprevedibili, importanti sul piano della ricerca personale che uno fa, sul piano del suo lavoro o della sua passione, della sua arte. Sar\u00e0 perch\u00e9 ho la luna in Sagittario ma mi sento una viaggiatrice nata, nel senso che mi piace provare\u00a0 a vivere l\u2019avventura, mi piace imbarcarmi in un tipo di viaggio dove io so da dove si parte ma non so dove arrivo e non so quando ritorno. Diventa un\u2019esperienza, chiamiamola avventura, che mi pu\u00f2 proprio cambiare. Per me viaggiare \u00e8 come una rinascita. Poi magari\u00a0 mi capita\u00a0 di morire un po\u2019 in molti viaggi, ma in altri \u00e8 stata proprio una rinascita, un\u2019esplosione di emozioni, di idee. Mio marito, Nicolas, era argentino, di Buenos Aires: mi piacciono molto le persone straniere, che parlano un\u2019altra lingua, perch\u00e9 il linguaggio \u00e8 poi molto legato al modo di pensare e anche al modo di essere. Diventano sfumature di contenuto, non \u00e8 solo un modo di dire ma di essere. Ci sono modi diversi di intendere l\u2019amicizia, la solidariet\u00e0, il piacere della cultura. \u00c8 come essere non in un altro paese ma in un altro pianeta.<br \/>\nQuando Nicolas mi ha portato a conoscere i suoi \u00e8 stato per me come vivere due mesi su Venere; in effetti quando si \u00e8 cos\u00ec immersi in un\u2019altra realt\u00e0 si fa un\u2019esperienza globale che colpisce non solo la mente ma tutti i sensi: \u00e8 diversa la luce, i colori, la temperatura. A livello di esperienza fisica e poi anche culturale \u201cti rivolta come un calzino\u201d, l\u00ec veramente ti senti un\u2019altra persona in un altro mondo e questo \u00e8 bellissimo. Poi dopo la morte di mio marito, ho vissuto alcuni anni con un ragazzo senegalese e anche quella \u00e8 stata un\u2019immersione nella cultura africana e in particolare del Senegal, con il loro cibo, la loro lingua, la loro religione. Ecco \u00e8 come se fossi vissuta per un po\u2019 di anni in un altro pianeta, questa volta su Marte.<br \/>\nNel viaggiare ho capito che dietro agli atteggiamenti evidenti c\u2019\u00e8 un retroterra, c\u2019\u00e8 un certo modo di essere, c\u2019\u00e8 un diverso rapporto con la natura, con il tempo, con il clima; come ad esempio nel Nord tutto deve essere lavorato perch\u00e9 la natura non ti regala niente. Cambia, quindi, la psicologia umana. Per me \u00e8 interessantissimo viaggiare anche per questo motivo.<br \/>\nQuando il viaggio finisce rimane tanto perch\u00e9 ci si sente cambiati, ci si sente pi\u00f9 ricchi, pi\u00f9 aperti,\u00a0\u00a0 si hanno molti pi\u00f9 modi di pensare davanti, non solo il nostro. Poi c\u2019\u00e8 anche il rammarico perch\u00e9 \u00e8 difficile mantenere il contatto. Mese dopo mese ci si ritrova a ritornare un po\u2019 quelli di prima, per\u00f2 un po\u2019 pi\u00f9 straniati dal proprio luogo. Bisognerebbe ogni tanto avere la possibilit\u00e0 di partire per un grande viaggio soprattutto mentale. Per questo non mi piacciono i villaggi turistici che, anche se sono dall\u2019altra parte del mondo,\u00a0 copiano il nostro modello di vita occidentale per cui dal punto di vista culturale \u00e8 come essere a Rimini.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Vi \u00e8 un\u2019attenzione presente al turismo accessibile, a rendere il viaggio un\u2019esperienza possibile anche per chi a difficolt\u00e0 di movimento. Come la leggi questa attenzione?<br \/>\n<\/strong>\u00c8 fondamentale ma occorre fare qualcosa di pi\u00f9 e di diverso. Quello che, secondo me, bisognerebbe favorire \u00e8 l\u2019accessibilit\u00e0 in senso globale, di tutte le case, gli alberghi, le spiagge e non essere costretti, soltanto perch\u00e9 si \u00e8 disabili, a fare un turismo su una corsia preferenziale perch\u00e9 questo, a volte, ti impedisce di conoscere gran parte dei luoghi peculiari di quel paese. Non si tratta solo di dire facciamo l\u2019albergo accessibile, ma di avere realmente la possibilit\u00e0 di accedere a ci\u00f2 che di vero e interessante c\u2019\u00e8 da conoscere in quella realt\u00e0.<br \/>\nSono d\u2019accordo sul fare dei percorsi che favoriscano l\u2019accesso a certi luoghi (e si sta facendo molto) per\u00f2 non dimentichiamo che sarebbe molto meglio che fosse tutto gi\u00e0 facilitato in partenza nella progettazione iniziale delle citt\u00e0, delle strade, delle case. Se no, hai sempre bisogno di avere degli amici disponibili ad aiutarti.<br \/>\nLa nuova frontiera \u00e8 qui: non solo i percorsi per andare in certi posti, ma prevedere nella progettazione urbanistica un piano di accessibilit\u00e0 globale per tutti. Se no c\u2019\u00e8 il rischio che per poter viaggiare si va solo in certi posti. Se uno vuole essere viaggiatore o viaggiatrice a tutti gli effetti,\u00a0 questo aspetto si deve tenere presente: non \u00e8 che il turismo per disabili ti fa veramente andare dappertutto. Questo per dire anche che oggi come oggi \u00e8 assolutamente impraticabile l\u2019idea\u00a0 di una persona disabile che viaggia da sola.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>L\u2019impatto con le persone che per mestiere si occupano di facilitare la mobilit\u00e0 delle persone disabili: che esperienza ne hai?<br \/>\n<\/strong>Negativa, ma non per colpa dei lavoratori. A un certo livello dirigenziale si trova la massima disponibilit\u00e0 a parole. Ma quando arrivi, ad esempio in una stazione, chi \u00e8 che ti fa il servizio? Una cooperativa di facchini! Che ti \u201csbatte\u201d sull\u2019elevatore, ti senti un fenomeno da baraccone, una merce da trasportare. Si tratta di personale non preparato, senza una formazione specifica, che spesso sente come un obbligo in pi\u00f9 questo compito e rivendica, fra l\u2019altro, l\u2019assenza di un aumento retributivo ad hoc.<br \/>\nSi delega, si tende a garantire un servizio al pi\u00f9 basso costo possibile. \u00c8 chiaro che questo spesso\u00a0 vuol dire avere un servizio di qualit\u00e0 scadente dove la persona disabile \u00e8 assimilata a un pacco da spostare. Non si pu\u00f2 dare la colpa al singolo operaio, lui \u00e8 stato assunto come facchino per trasportare della merce, non \u00e8 che ha fatto un corso di formazione per trasporto persone disabili. Bisognerebbe curare anche gli aspetti relazionali ed emotivi che un rapporto, anche estemporaneo, con la persona disabile pu\u00f2 suscitare. Se questa cura non c\u2019\u00e8, il servizio che\u00a0 si realizza \u00e8 alla fine asettico e un po\u2019 pi\u00f9 disumano, pu\u00f2 creare separazione fra le persone piuttosto che integrazione nella vita normale.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Che cosa consiglieresti alle persone che si occupano in modo professionale di mobilit\u00e0 e turismo accessibile?<br \/>\n<\/strong>Da parte di chi offre questi servizi consiglierei di fare molta attenzione a non creare ghetto. Di pensare e proporre occasioni di turismo e vacanza in tutte le situazioni normali e reali senza\u00a0 considerare che i disabili debbano avere un loro posto speciale, una spiaggia solo per loro ecc. Mi piace andare in una situazione dove il rapporto fra persone, disabili e non, sia reale. Poi se ho degli amici disabili e voglio andare via con loro, bene, ma \u00e8 una mia scelta e non perch\u00e9 sono costretta a farlo dalla mancanza di alternative.<br \/>\nAnche alle persone disabili direi di non fermarsi solo a queste corsie preferenziali, di considerare se stesse come persone che hanno diritto di provare a fare quello che vogliono veramente fare, senza darsi gi\u00e0 dei limiti in anticipo perch\u00e9 come persone disabili non si pu\u00f2 \u201cavere delle pretese\u201d. Questo \u00e8 gi\u00e0 sbagliato; \u00e8 importante, invece, cercare di fare il massimo almeno per quello che riguarda i sogni e i desideri, poi ci pensa la vita reale a metterti dei limiti. Se i limiti ce li diamo gi\u00e0 noi nella nostra testa abbiamo finito ogni discorso in partenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista ad Antonietta Laterza<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3596,3607],"edizioni":[42],"autori":[261],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3694],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/156"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=156"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/156\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5522,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/156\/revisions\/5522"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=156"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=156"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=156"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=156"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=156"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=156"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=156"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=156"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=156"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}