{"id":1597,"date":"2014-05-21T09:53:56","date_gmt":"2014-05-21T09:53:56","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1597"},"modified":"2014-05-21T09:53:56","modified_gmt":"2014-05-21T09:53:56","slug":"fare-rbc-ad-alessandria-d-egitto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1597","title":{"rendered":"Fare RBC ad Alessandria d\u2019Egitto"},"content":{"rendered":"<p>a cura di Nicola Rabbi  Conversazione con Simona Venturoli  project manager di Aifo.<\/p>\n<p><strong>Mi puoi parlare del progetto che state svolgendo in Egitto?<\/strong>  <br \/>\nNel 1997 Aifo insieme all&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanit&agrave; aveva lanciato un progetto riguardante diversi paesi tra i quali l&#8217;Egitto per sperimentare la riabilitazione su base comunitaria nelle aree urbane. L&#8217;Egitto con il partner che attualmente abbiamo, il Centro Seti, era stato scelto tra vari paesi coinvolti. Nel 1997 Aifo &egrave; arrivata in Egitto con questo progetto realizzato insieme all&#8217;OMS e abbiamo cominciato a lavorare per attuare un programma nell&#8217;area urbana di Alessandria insieme al partner. Il progetto ha avuto molto successo e Aifo ha deciso di continuare a lavorare con fondi privati. Questo era un progetto pilota intitolato: &ldquo;Promozione della riabilitazione su base comunitaria all&#8217;interno degli Slums&rdquo;. Il progetto &egrave; terminato nel 2001 ma Aifo ha proseguito il suo impegno. All&#8217;inizio siamo partiti solo dall&#8217;area urbana di Alessandria  mentre oggi si coprono almeno tredici aree. Negli anni il progetto &egrave; andato avanti ed &egrave; migliorato. Il nostro partner locale ha sede al Cairo ed &egrave; un ONG gestita dalla Caritas Egitto ma &egrave; registrata come ONG ed ha sede anche ad Alessandria. <strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong>Il partner locale &egrave; un po&#8217; particolare visto che si tratta della Caritas in Egitto&#8230;<\/strong> <br \/>\nS&igrave;, &egrave; stata una grandissima sfida. Nel 1997 la situazione era molto diversa. La situazione del paese non poneva diciamo nessuna sfida. Nel 1997 la Caritas cristiana lavorava tranquillamente con la popolazione musulmana e con quella copta. Poi la situazione &egrave; cambiata. Con la guerra &egrave; peggiorato tutto e in questo momento &egrave; una grande sfida. Recentemente sono stata in Egitto, c&#8217;ero stata gi&agrave; nel &#8217;93, ed essere tornata dopo tanti anni mi ha fatto scoprire un ambiente completamente diverso. L&#8217;Islam si era radicato in modo molto forte. Te ne accorgi anche da turista. Nel &#8217;93 non c&#8217;era nessuno, per esempio, con abiti musulmani mentre oggi quasi tutti sono cos&igrave;. Si respira nell&#8217;aria che c&#8217;&egrave; scontro tra musulmani e cristiani. Questo partner, quindi, che &egrave; cristiano, lavora oggi in comunit&agrave; che sono al novanta per cento musulmane. Oltre a lavorare sulla disabilit&agrave; stanno dunque facendo anche un altro lavoro che sembra secondario ma non lo &egrave;, che &egrave; quello di lavorare sulla pace, sulla convivenza. Il loro staff, inoltre, &egrave; misto, sono sia musulmani che copti. In alcune aree tuttavia non riescono proprio a lavorare; in genere lavorano molto nelle comunit&agrave;, nelle moschee, nelle chiese; spesso fanno un po&#8217; i camaleonti alle rispettive riunioni, dato che la maggior parte sono cristiani ma si devono &ldquo;abbigliare&rdquo; in un certo modo per poter entrare, parlare.<\/p>\n<p><strong>Che tipo di intervento state attuando assieme?<\/strong> <strong>Oltre ad essersi allargato dal &#8217;97 in poi, il progetto si &egrave; anche strutturato in maniera diversa?<\/strong> <br \/>\nIl lavoro &egrave; sempre uguale, nel senso che ancora oggi &egrave; strutturato in fasi. La prima fase consiste nell&#8217;individuare una zona e vedere con le comunit&agrave; chi &egrave; interessato a partecipare, poi c&#8217;&egrave; una fase di formazione. Prima di iniziare a lavorare il passaggio pi&ugrave; importante &egrave; quello dell&#8217;identificazione delle famiglie, dei volontari, segue la formazione dei volontari e la costituzione di gruppi comunitari che possano poi gestire il progetto, perch&eacute; alla fine &egrave; un progetto della comunit&agrave;. Una fase, questa, che pu&ograve; durare anche un anno all&#8217;interno di una zona. Poi si passa all&#8217;erogazione delle attivit&agrave; che riguardano l&#8217;educazione (la novit&agrave; &egrave; che in Egitto da quest&#8217;anno &egrave; uscita una legge per cui i bambini con disabilit&agrave; &ldquo;lieve&rdquo; possono essere inseriti all&#8217;interno delle scuole che per&ograve; non sono in grado di accoglierli). Questo progetto garantisce attivit&agrave; di educazione speciale; vengono fatte delle classi di soli bambini con disabilit&agrave; che per&ograve; alla fine fanno anche un esame pubblico. Ai bambini che finisco le scuole elementari viene concesso l&#8217;attestato di superamento dell&#8217;esame di stato. Inoltre c&#8217;&egrave; la prevenzione della disabilit&agrave; che viene fatta con le mamme in gravidanza, l&#8217;identificazione precoce della disabilit&agrave; con i bambini e poi c&#8217;&egrave; la parte di riabilitazione fisica in collaborazione con i centri di salute pubblici. A questo proposito &egrave; stato fatto un accordo scritto con il Ministero della Salute; &egrave; importante fare rete e potenziare le risorse locali che sono gi&agrave; presenti sul territorio &#8211; le comunit&agrave;, le parrocchie, le scuole, le moschee, i centri di salute &#8211; in modo che il lavoro non finisca con il termine delle attivit&agrave; svolte da noi.  Poi c&#8217;&egrave; tutta la parte sociale alla quale loro credono moltissimo. Vuol dire anche inserimento nel mondo del lavoro. Vengono fatti corsi di formazione e individuate aziende o artigiani che possano accogliere i ragazzi.<\/p>\n<p><strong>Stiamo sempre quindi parlando di minori?<\/strong> <strong>Di bambini in et&agrave; scolare, di adolescenti che stanno per entrare nel mondo del lavoro&#8230;<\/strong> <br \/>\nS&igrave;, stiamo parlando di questa fascia, da zero ai venti anni di et&agrave;, talvolta arriviamo fino a trenta&#8230;  <strong><\/p>\n<p>Sono presenti diversi tipi di disabilit&agrave;? <br \/>\n<\/strong> S&igrave;, anche se per la maggior parte sono disabilit&agrave; mentali, paralisi cerebrali, purtroppo ci sono in Egitto molti bambini che, per una serie di motivi, nascono con paralisi cerebrali. Non c&#8217;&egrave; la cura prenatale, i pi&ugrave; nascono in casa.<\/p>\n<p><strong>Esistono anche attivit&agrave; ricreative? <\/strong><br \/>\nHanno costituito dei weekly club, club settimanali in cui tutte le persone che si ritrovano in quella zona, si ritrovano per fare festa, per stare insieme. Vanno al Mc Donald,  fanno gite turistiche per Alessandria.  Fanno addirittura un festival della paralisi cerebrale, una manifestazione molto grande, che &egrave; anche l&rsquo;occasione per fare sensibilizzazione, in cui coinvolgono la municipalit&agrave; e il governatorato.  <\/p>\n<p><strong>Quante persone sono state coinvolte in questo servizio?<\/strong> <br \/>\nI beneficiari del progetto attualmente in corso sono circa 1.100 bambini da zero a sedici anni, ma anche persone pi&ugrave; grandi, per la maggior parte con disabilit&agrave; mentali ed intellettive. Se aggiungiamo i genitori e i familiari raggiungiamo complessivamente di circa 4.000 persone.<\/p>\n<p><strong>Qual &egrave; l&#8217;atteggiamento culturale delle famiglie nei confronti delle persone disabili?<\/strong> <strong>Immagino sia diverso dal contesto dell&#8217;Africa Subsahariana.<\/strong> <br \/>\nS&igrave; in questo caso, pi&ugrave; che come punizione, la disabilit&agrave; viene percepita come una vita che non vale la pena di essere vissuta. Quando sono tornata gi&ugrave;, per farti un esempio, ho incontrato moltissime mamme che raccontavano che quando hanno partorito e si sono rese conto che il proprio bambino aveva problemi di disabilit&agrave;, una volta che lo portavano in visita, il novanta per cento dei dottori consigliava loro di mettere per terra il figlio in un angolo e aspettare che morisse.<\/p>\n<p><strong>La religione permette tutto questo?<\/strong> <br \/>\nS&igrave; perch&eacute;, di fatto, non li uccidono&#8230; in generale ci sono forti discriminazioni e stigmatizzazioni, avere un bambino disabile &egrave; una disgrazia, perch&eacute; &egrave; un peso. La maggior parte delle famiglie &egrave; senza speranza.<\/p>\n<p><strong>Hai qualche storia da raccontarci?<\/strong> <br \/>\nCe ne sarebbero molte. La gente ama molto raccontarsi, pi&ugrave; che in Italia. Ho sentito tanti padri che mi hanno detto: &ldquo;Per dieci anni mi sono vergognato di mio figlio e ora ne sono orgoglioso. Ha vinto un sacco di medaglie di karate!&rdquo;. Per i pap&agrave; poi &egrave; ancora pi&ugrave; complesso agire, perch&eacute; &egrave; considerato compito esclusivo della donna occuparsi dei figli e della famiglia.  Per quanto riguarda i fratelli hanno organizzato un gruppo che si chiama &ldquo;Amici della RBC&rdquo; (Riabilitazione su Base Comunitaria), composto dai fratelli e dai cugini dei bambini con disabilit&agrave;, in modo da condividere le loro esperienze ed essere coinvolti nel progetto; producono degli oggetti da mettere in  vendita e fare cos&igrave; raccolta fondi ma soprattutto vengono sensibilizzati in modo che siano orgogliosi dei propri fratelli.<\/p>\n<p><strong>Quali sono i problemi che di solito s&rsquo;incontrano in questi tipi di intervento?<\/strong><br \/>\nLe difficolt&agrave; che s&rsquo;incontrano sono a tutti i livelli, anzitutto a partire dalle persone con disabilit&agrave; stessa, che, soprattutto nei paesi del Sud, hanno una bassissima considerazione personale e sono i primi a non credere in s&eacute; stessi e quindi i primi a non credere che possono anche essere protagonisti di questi progetti di sviluppo. Se pensiamo alle famiglie, per esempio a quelle del contesto africano,  queste tendono soprattutto a nascondere le persone con disabilit&agrave; all&#8217;interno delle proprie case perch&eacute;, per credenze di vario genere, vengono considerate o frutti del demonio oppure colpe: io ho bambino disabile, quindi, evidentemente, ho delle colpe da espiare. La pressione sociale su queste famiglie diventa cos&igrave; molto forte. C&#8217;&egrave; da lavorare sulle difficolt&agrave; della persona con disabilit&agrave; con la famiglia stessa e con la comunit&agrave; da un lato e a livello nazionale dall&#8217;altro, dove con tutte le difficolt&agrave; che gi&agrave; ci sono, i problemi delle persone con disabilit&agrave; sono sicuramente gli ultimi pensieri. In questi contesti mancano quindi i servizi di base, mancano le risorse, manca veramente tutto. Per questo consideriamo pi&ugrave; efficace la strategia di attenzione su base comunitaria rispetto a interventi che vanno a fornire servizi specifici, perch&eacute; cadono nel vuoto. Bisogna creare qualcosa di completamente diverso, una cultura diversa, una sensibilit&agrave; diversa e fornire servizi innovativi all&#8217;interno delle stesse comunit&agrave;. Se si arriva in Liberia in cui non c&#8217;&egrave; uno psichiatra in tutta la nazione, non ci sono centri di riabilitazione specializzati, scuole in grado di accogliere bambini con disabilit&agrave;, dove non c&#8217;&egrave; nulla, non ha senso riabilitare fisicamente cento persone e basta. Finisce l&igrave;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>a cura di Nicola Rabbi  Conversazione con Simona Venturoli  project manager di Aifo.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[],"tags":[3609],"edizioni":[],"autori":[],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1597"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1597"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1597\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1597"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1597"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1597"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=1597"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=1597"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=1597"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=1597"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=1597"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=1597"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}