{"id":168,"date":"2009-11-04T17:04:57","date_gmt":"2009-11-04T17:04:57","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=168"},"modified":"2025-12-03T10:51:51","modified_gmt":"2025-12-03T09:51:51","slug":"sveglia-hanno-buddenbrook-ora-di-andare-a-scuola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=168","title":{"rendered":"Sveglia Hanno Buddenbrook, \u00e8 ora di andare a scuola!"},"content":{"rendered":"<p>di Nicola Rabbi<\/p>\n<p>L\u2019orologio a sveglia scatt\u00f2 e si mise a strepitare coscienzioso e spietato.<br \/>\nEra un rumore roco, fesso, pi\u00f9 un gracidio che uno scampanellio, giacch\u00e9 lo svegliarono era vecchio<!--break--> e logoro; ma dur\u00f2 a lungo, terribilmente a lungo, perch\u00e9 la carica era completa.<br \/>\nHanno Buddenbrook si dest\u00f2 spaventato. Come ogni mattina, allo scatto improvviso di quella sveglia maligna e fedele. L\u00ec sul comodino, a un palmo dal suo orecchio, le viscere gli si torsero per la rabbia e la disperazione. In apparenza per\u00f2 rimase calmo, non si mosse, e si limit\u00f2 a spalancare gli occhi, strappato a qualche confuso sogno mattutino.<br \/>\nNella camera fredda il buio era assoluto; egli non distingueva alcun oggetto, e non poteva vedere le lancette dell\u2019orologio. Ma sapeva che erano le sei, perch\u00e9 la sera prima aveva messo la sveglia su quell\u2019ora\u2026.la sera prima\u2026. Mentre stava supino e immobile, con i nervi tesi, lottando per risolversi ad accendere la luce e a scendere dal letto, gli ritorn\u00f2 a poco a poco nella coscienza tutto ci\u00f2 che lo aveva penetrato la sera prima\u2026.<br \/>\nEra domenica, e poich\u00e9 aveva dovuto lasciarsi malmenare dal signor Brecht per parecchi giorni di seguito, sua madre in compenso l\u2019aveva portato con s\u00e9 al\u00a0 teatro Civico, a sentire il Lohengrin. Aveva vissuto tutta la settimana nella lieta attesa di quella serata. Peccato che prima di una simile festa dovessero sempre accumularsi tante cose spiacevoli, guastando fino all\u2019ultimo momento la libera e gioiosa prospettiva. Ma finalmente il sabato anche le ore di scuola erano terminate, e il trapano aveva ronzato per l\u2019ultima volta nella sua bocca dolorante\u2026. Tutto era passato e superato, perch\u00e9 egli aveva risolutamente rinviato i compiti al di l\u00e0 della domenica sera. Che cos\u2019era luned\u00ec? Sarebbe mai arrivato? Non si crede al luned\u00ec quando alla domenica sera si deve andare al Lohengrin\u2026..Si sarebbe alzato presto luned\u00ec mattina per sbrigare quelle stupidaggini, e basta! E in tanto se n\u2019era andato attorno libero e leggero, covando quella gioia in cuore, aveva fantasticato al pianoforte e dimenticato ogni contrariet\u00e0.<br \/>\nPoi la felicit\u00e0 s\u2019era avverata. Era scesa su di lui, consacrazione e delizia, con i suoi brividi segreti, i suoi palpiti, i suoi singhiozzi che scuotono improvvisi l\u2019anima, tutta la sua ebrezza estatica e insaziabile\u2026. Certo nel preludio i violini mediocri dell\u2019orchestra avevano stonato alquanto, e quell\u2019uomo grasso e tronfio dalla barba rossiccia era arrivato nella navicella un p\u00f2 a balzelloni. Nel palco vicino poi c\u2019era il tutore, il signor Stephan Kistenmarker, e aveva brontolato contro quei divertimenti che distoglievano il ragazzo dai suoi doveri. Ma la dolce, trasfigurata magnificenza dei suoni che udiva lo sollev\u00f2 al di sopra di tali miserie\u2026.<br \/>\nPoi era venuta la fine. La gioia canora e sfolgorante era ammutolita e spenta; con la testa in fiamme, ritrovandosi in camera sua, si era reso conto che appena un paio d\u2019ore di sonno lo separavano dalla grigia realt\u00e0 quotidiana. Allora aveva vinto una di quelle crisi di sconforto che conosceva tanto bene. Aveva sentito quanto male ci possa fare la bellezza, come possa gettarci nella vergogna e nella struggente disperazione, e annientare tuttavia in noi anche il coraggio e la capacit\u00e0 di vivere la vita comune. Si era sentito cosi terribilmente disperato e oppresso da un peso cosi immane, che come tante altre volte aveva pensato che non potevano essere soltanto i crucci personali ad opprimerlo: fin dal principio un carico aveva gravato sulla sua anima, e l\u2019avrebbe schiacciato un giorno o l\u2019altro.<br \/>\nPoi aveva messo la sveglia e aveva dormito come un sasso, come si dorme quando non si vorrebbe svegliarsi pi\u00f9. E adesso il luned\u00ec era venuto, erano le sei, e lui non aveva preparato una sola lezione!<br \/>\n(Tratto dal romanzo I Buddenbrock di Thomas Mann)<\/p>\n<p>Il personaggio di Hanno, l&#8217;ultimo dei Buddenbrock, lo si trova solo nella parte finale del romanzo e si muove soprattutto in un ambito scolastico. La sua \u00e8 un&#8217;esperienza decisamente angosciante scandita dalla\u00a0 campanella che separa un&#8217;ora di lezione dall&#8217;altra. E ogni ora \u00e8 una lenta attraversata in una giungla piena di insidie, con l&#8217;orecchio teso ad ascoltare i nomi degli studenti che saranno interrogati. Ma il nostro brano non parla di questo, si colloca prima, al mattino, quando Hanno si sta per svegliare e acquista poco a poco consapevolezza di ci\u00f2 che lo attende. Vive il difficile passaggio dalla domenica pomeriggio al mattino successivo, quando il giorno di festa declina e il nostro (dico nostro perch\u00e8 tutti noi lo abbiamo provato) stato d&#8217;animo muta. La spensieratezza se ne va e si deve ricominciare una settimana di impegni, interrogazioni, voti e valutazioni continue sulla propria persona; 7 vali, 4 non vali niente, 6 vali pochino&#8230;<br \/>\nNel caso di Hanno (ma \u00e8 cos\u00ec solo per lui?) esiste un&#8217;aggravante, ama la musica, non la scuola, ama l&#8217;arte, ama ci\u00f2 che comunque \u00e8 lontanissimo (o gli sembra che sia) da quello che studia a scuola. Domenica sera \u00e8 uscito, con la sua impenetrabile madre, a sentire il Lohengrin, questo gli ha impedito di preparare le lezioni del giorno dopo; sono il giorno dopo, appunto, il presente \u00e8 ascoltare Wagner al teatro civico e poi \u201c Non si crede al luned\u00ec quando alla domenica sera si deve andare al Lohengrin\u201d. Qui sta la sua (la nostra) differenza; si cerca di scegliere ci\u00f2 che piace (in questo caso la poesia e la musica) ma la realt\u00e0 (scolastica) impone i propri programmi, le proprie misure. Hanno vorrebbe misurarsi con l&#8217;arte piuttosto che con le materie scolastiche e questa \u00e8 una\u00a0\u00a0 condizione diffusissima nelle nostre scuole. Sempre pi\u00f9 gli insegnanti descrivono la situazione di studenti, magari capaci, ma completamente disinteressati, o meglio interessati solo \u201calla loro musica e ai loro videogiochi\u201d. Questa situazione di disagio (per studenti, genitori, insegnanti) aumenta nel passaggio alle scuole medie e ancora di pi\u00f9 nelle superiori. Anche se gli interessi culturali di Hanno sono pi\u00f9 sofisticati, il risultato \u00e8 lo stesso: il disinteresse. A questo punto una domanda: \u201ccome pu\u00f2 la scuola integrare anche questi studenti? Come pu\u00f2 arginare un impoverimento culturale di cui ne \u00e8 reponsabile solo in minima parte? Intanto Hanno non vuole abbandonare le sue coperte che sono calde e morbide, fuori c&#8217;\u00e8 il freddo invernale e la scuola con le sue campanelle.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019orologio a sveglia scatt\u00f2 e si mise a strepitare  coscienzioso e spietato.    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