{"id":1826,"date":"2009-12-21T12:01:22","date_gmt":"2009-12-21T12:01:22","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1826"},"modified":"2009-12-21T12:01:22","modified_gmt":"2009-12-21T12:01:22","slug":"la-filosofia-sui-banchi-del-liceo-artistico-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1826","title":{"rendered":"La filosofia sui banchi del liceo artistico"},"content":{"rendered":"<p class=\"rteleft\">di Isabella D&rsquo;Isola<\/p>\n<p class=\"rteleft\">Dopo moltissimi anni trascorsi nei licei classici, da due mi trovo ad insegnare Filosofia in un liceo artistico. <br \/>\nLe ricadute didattiche di tale cambiamento sono state molteplici: tuttora avverto la precariet&agrave; della fase di sperimentazione che sto mettendo in atto e che mi auguro per&ograve; possa portare alla soluzione di  alcuni dei problemi che elencher&ograve; fra poco. Devo aggiungere che la constatazione della trasformazione generale dei giovani, accelerata negli ultimi tempi, mi aveva gi&agrave; indotto una riflessione sull&#8217;insegnamento tradizionale della filosofia e sui suoi limiti. <br \/>\nLa filosofia  appare  agli studenti come la disciplina  pi&ugrave; aliena dal contesto socio- culturale attuale, poich&eacute; i suoi oggetti richiedono l&#8217;attenzione prolungata, la pazienza, la lentezza, la curiosit&agrave; verso l&#8217;universale, la dimensione logico- razionale, la coerenza del discorso, la terminologia specifica, la dimensione astratta, la logica della ricerca continua: tutte caratteristiche &quot;fuori moda&quot;; a ci&ograve; si aggiunga il carattere di totale &quot;inutilit&agrave;&quot; della filosofia  rispetto ai parametri attuali di considerazione dell&#8217;utile, per cui ci&ograve; che si fa, lo si fa per ottenere subito qualcosa: ovvero soldi, potere e visibilit&agrave;. Sembra che il sapere per il sapere, di aristotelica memoria, sia definitivamente tramontato. <br \/>\nLa questione metodologica &egrave; la conseguenza di quanto sopra esposto: &egrave; ovvio che in un contesto culturale cos&igrave; mutato non possano pi&ugrave; valere le pratiche didattiche che ci hanno fin qui guidato. La lezione frontale, la lenta e paziente lettura e interpretazione in classe dei passi antologici, la simulazione di contraddittori su questioni teoriche non risultano n&eacute; attraenti n&eacute; efficaci, al fine di far acquisire una mentalit&agrave; filosofica.<br \/>\nAl problema generale di trasformazione dell&#8217;universo giovanile si aggiunge in questo caso la specificit&agrave; del liceo artistico, al cui interno si trova un numero cospicuo di giovani audiolesi, in alcuni casi anche con deficit cognitivi.<br \/>\nChe fare? Prima di proporre delle soluzioni, elencherei i problemi ritenuti pi&ugrave; importanti:<br \/>\n&bull;\tla mancanza di una formazione culturale in cui sia centrale la conoscenza della  societ&agrave; e della cultura greca ( ci&ograve; riguarda sia la filosofia antica sia altri momenti della storia della disciplina: basti pensare a Nietzsche e Heidegger);<br \/>\n&bull;\tuna subordinazione della parola e della scrittura rispetto alla rappresentazione grafica, pittorica, scultorea ecc;<br \/>\n&bull;\til privilegiamento nella cultura giovanile del senso della vista ( in subordine l&#8217;udito- la musica), che impronta le relazioni  con gli altri e col mondo secondo la logica della &quot; visione&quot;, del&quot; mostrarsi&quot;, dell&#8217; &quot;apparire&quot; ( tale modalit&agrave; coinvolge non solo gli studenti del liceo artistico ma tutti i giovani in generale). La pratica del consumismo, come ricorda Z. Bauman, non &egrave; una questione di collezionare e accumulare cose. E&#8217; essenzialmente una questione di accumulare sensazioni, la cui fonte &egrave; soprattutto di ordine visivo. Nel mondo contemporaneo, il passaggio da una dimensione etica ad una dimensione estetica nel modo di intendere la vita e i rapporti con gli altri si configura fin dall&#8217;infanzia. <br \/>\n&bull;\tl&#8217;utilizzo ininterrotto del mezzo televisivo che, per sua  natura, satura la mente  con le immagini, fa concentrare l&#8217;attenzione su ci&ograve; che si vede, declassando la parola: la stessa velocit&agrave; con cui le notizie sono date impedisce la ricezione non solo di tutte le informazioni ma anche della possibilit&agrave; di rielaborarle;<br \/>\nDa ci&ograve; discendono almeno tre conseguenze:<br \/>\n1)\tl&#8217;assenza di un&#8217;educazione alla lettura e all&#8217; approfondimento, il difficilissimo rapporto con il manuale, l&#8217;equivoco che possa bastare ripetere la parola dell&#8217;insegnante, spesso mal compresa e trascritta confusamente. Sembra che, nell&#8217;epoca dell&#8217;informatica, si sia inopinatamente ritornati alla trasmissione orale del sapere e al suo apprendimento mnemonico e passivo, come accadeva nelle  scholae medievali; <br \/>\n2)\tl&#8217;incapacit&agrave; di accettare i tempi lunghi della ricerca, del progetto portato avanti con pazienza, forza di volont&agrave;, determinazione. La dimensione del tempo il cui flusso &egrave; rapidissimo e che si atomizza nell&#8217; attimo, nell&#8217;istante, &egrave; quella dominante e collegata alla necessit&agrave; del piacere istantaneo (e non procrastinabile) e alla soddisfazione dell&#8217;attimo. <br \/>\n3) la difficolt&agrave; di svolgere un attivo processo di ricerca e di scrittura individuali, a causa dell&#8217;uso, anche dissennato, di internet in cui le soluzioni sono preconfezionate.<\/p>\n<p class=\"rteleft\"><strong>La didattica laboratoriale di filosofia<\/strong><br \/>\nIn base all&#8217;analisi sinteticamente esposta ho ritenuto necessario sottoporre all&#8217;attenzione degli studenti la didattica laboratoriale che, in questa prima fase di sperimentazione, ho proposto- e non imposto-  come modello di lavoro filosofico. La didattica laboratoriale, in estrema sintesi, stimola il passaggio dal sapere al saper fare  al saper essere; possiede inoltre le seguenti caratteristiche: rende gli studenti protagonisti attivi del processo di apprendimento e stimola in loro l&#8217;atteggiamento critico, oltre che favorire il processo di soggettivazione a partire dalle peculiarit&agrave; di ciascuno. Lo studente, protagonista del processo cognitivo, accetta la progettualit&agrave; della ricerca e la fatica che comporta. <br \/>\nQuesto &egrave; il motivo principale per cui ho caldeggiato la rappresentazione visiva di alcuni momenti della filosofia antica e moderna, lasciando ai singoli la scelta del mezzo e degli strumenti della rappresentazione. La dimensione della rappresentazione unisce il mondo degli studenti senza handicap con quello di coloro che lo possiedono, avvantaggiando gli uni e gli altri: perci&ograve; non mi sento di tenere nettamente separate le due riflessioni (inoltre non ho le competenze per esprimermi sull&#8217;handicap); essi condividono anche lo stesso contesto socio-culturale.. <br \/>\nGli allievi hanno, ad esempio, raffigurato le cosmogonie presocratiche, i miti platonici, l&#8217;universo aristotelico, alcuni dialoghi di Platone come il Critone, La nuova Atlantide di Bacone sia utilizzando varie tecniche &#8211; pittoriche, grafiche ( elaborazione di fumetti)- sia avvalendosi di materiali diversi per fare delle strutture cartonate colorate &#8211; contenenti oggetti, a loro volta manufatti- sia costruendo plastici. Per la composizione di alcune immagini hanno utilizzato anche il computer. Sollecitati a rivelare le loro abilit&agrave; manuali e artistiche in un ambito non usuale, i ragazzi hanno dato il meglio di s&eacute;. Alcuni di loro hanno realizzato dipinti e oggetti che si riferivano a problematiche bioetiche.<br \/>\nI ragazzi hanno mostrato di saper ricostruire un momento della filosofia, a partire dalla descrizione di ci&ograve; che avevano realizzato, molto meglio di quanto non avessero fatto precedentemente senza la mediazione della rappresentazione. Le raffigurazioni sono state fonte di molteplici discussioni individuali e collettive, poich&eacute; la loro scorrettezza, pur nel rispetto delle libert&agrave; dell&#8217; &quot;artista&quot;, denunciava una mancata comprensione del filosofo. <br \/>\nSi &egrave; creato nelle classi un clima di maggiore serenit&agrave; e collaborazione, oltre che di &quot;gara&quot; per il primato dell&#8217;opera artistico- filosofica migliore.<br \/>\nMi pare che la logica della visione, in questo caso, sia utilizzata proficuamente, coniugandosi, platonicamente, con una visione anche interiore. Dare forma a concetti e immagini di altri, vissuti  duemilacinquecento anni addietro, &egrave; un buon esercizio contro al superficialit&agrave;. <br \/>\nIl Laboratorio di Filosofia, presente a scuola e gestito dagli studenti medesimi, ha proposto, per l&#8217;anno scolastico 2007-08, che tale metodologia di insegnamento delle filosofia sia utilizzata per le nuove classi terze, e sia organizzata in modo tale da poter realizzare, a fine anno, una mostra sulla rappresentazione visiva della filosofia antica. Gli studenti ritengono che, nel giro di tre anni, possa essere coinvolta tutta la storia della disciplina, o meglio, quella parte di essa rappresentabile.<br \/>\nGli allievi audilesi, coinvolti nella nuova metodologia didattica, hanno cominciato a mostrare un qualche interesse per  la filosofia , che &egrave; sembrata loro meno astratta perch&eacute; rappresentabile. Nella logica di programmi individualizzati, credo che possa essere esperito tale percorso, poich&eacute;, non privilegiando la parola, che per tali allievi &egrave; molto problematica, consente loro di acquisire sia alcuni dei messaggi filosofici pi&ugrave; significativi sia la forma mentale dell&#8217;interrogazione sul mondo, che &egrave; propria della filosofia. E&#8217; ovvio che, con tale metodologia, non sono pi&ugrave; necessarie le tradizionali forme di verifica: il prodotto artistico &egrave; l&#8217;oggetto della verifica.<\/p>\n<p class=\"rteleft\">La didattica laboratoriale sopra esposta non &egrave; aliena da contraddizioni e problemi.<br \/>\nTre sono forse quelli pi&ugrave; importanti:<br \/>\n1)&egrave; possibile rispettare la natura della  filosofia pur trasponendola- traducendola  in un ambito- struttura che possiede una organizzazione epistemologica radicalmente diversa, rispetto alla quale, anzi, non pochi filosofi, fra essi Platone ed Aristotele, Kant, Hegel ecc., hanno espresso un parere negativo, in relazione alla impossibilit&agrave; di conoscere il mondo attraverso l&#8217;arte?<br \/>\n2)\tNon tutta la filosofia &egrave; rappresentabile e non &egrave; corretto tradurla in immagini.<br \/>\n3) Per elaborare una rappresentazione &egrave; necessario conoscere adeguatamente i testi filosofici e quindi i concetti: la raffigurazione visiva non esclude, anzi sollecita la lettura diretta degli autori, che diventa per&ograve; finalizzata alla rappresentazione delle tesi sostenute, e quindi pi&ugrave; accettabile da parte degli studenti. Dal punto di vista metodologico tale pratica non pu&ograve; essere integralmente sostitutiva di quella tradizionale: pu&ograve; diventarlo solo per gli studenti rispetto ai quali, come i sordi profondi (che, ad esempio, non conoscono il linguaggio dei segni) &egrave; necessario un percorso individualizzato e non finalizzato al diploma.<\/p>\n<p class=\"rteleft\">Docente di Filosofia e Storia presso il liceo Artistico di Brera (Milano)<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Isabella D&rsquo;Isola<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[],"tags":[],"edizioni":[],"autori":[],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3708],"class_list":["post-1826","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","book-book-comunic-abilit"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1826","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1826"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1826\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1826"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1826"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1826"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=1826"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=1826"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=1826"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=1826"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=1826"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=1826"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}