{"id":1827,"date":"2009-12-21T12:25:25","date_gmt":"2009-12-21T12:25:25","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1827"},"modified":"2009-12-21T12:25:25","modified_gmt":"2009-12-21T12:25:25","slug":"il-bambino-cerca-una-relazione-autentica-per-una-piena-integrazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1827","title":{"rendered":"Il bambino cerca una relazione autentica per una piena integrazione"},"content":{"rendered":"<p class=\"rteleft\">di Enrica R&eacute;paci<\/p>\n<p class=\"rteleft\">La diagnosi medica di sordit&agrave; grave, profonda o totale, congenita o acquisita nella primissima infanzia, introduce bambino e famiglia in un mondo nuovo, pieno di incognite che per gli adulti sono quasi sempre angoscianti. Il piccolo &egrave; ignaro della sua condizione. La scarsa incidenza statistica di questo fenomeno (un bambino su mille) ed un dibattito spesso solo fra &ldquo;esperti&rdquo;, molto frequentemente in disaccordo tra loro sui percorsi abilitativi e riabilitativi, impedisce alla gran parte della popolazione di conoscere realmente gli effetti della sordit&agrave; nella sua variegata composizione. Cos&igrave; ancora oggi sono radicati forti pregiudizi e vi &egrave; una grande ignoranza sul mondo dei bambini e degli adulti con sordit&agrave;. <br \/>\nE&rsquo; risaputo che la sordit&agrave; grave &#8211; profonda impedisce lo sviluppo &ldquo;spontaneo&rdquo; della lingua parlata ma lo svantaggio uditivo pu&ograve; essere compensato, ed a volte con risultati sorprendenti, grazie all&rsquo;utilizzo di apparecchi acustici e, quando necessita, di un impianto cocleare, cos&igrave; che il bambino pu&ograve; collegarsi anche all&rsquo;ambiente sonoro arricchendo il suo mondo percettivo. Questi mezzi, tecnologicamente sempre pi&ugrave; sofisticati, sono un grande aiuto ma da soli non bastano. E&rsquo; necessaria e indispensabile l&rsquo;azione degli adulti, tutti quelli che sono nella comunicazione con il bambino, che in veste di mediatori devono accompagnarlo nella scoperta di nuove sensazioni anche sonore, educandolo all&rsquo;ascolto attento e partecipe in una relazione affettiva serena e rispettosa della sua diversit&agrave;. Il bambino ha necessit&agrave; assoluta, per la sua sopravvivenza sociale, di un mediatore di fiducia che lo accompagni in questa avventura fino a quando non avr&agrave; sviluppato una sufficiente capacit&agrave; di muoversi e di essere autonomo nella comunicazione. Ha bisogno di adulti che si prendano cura di lui, che vogliano dedicarsi a lui, con amore, pazienza e attenzione per le sue necessit&agrave;, che gli offrano tutto il tempo necessario per imparare a fare da solo. Ha bisogno di un ambiente creativo per sviluppare la sua creativit&agrave;. Da solo non pu&ograve;, isolato non pu&ograve; ma pu&ograve; farcela nella rete delle relazioni affettivamente significative. Il bambino neonato da solo non esiste. &ldquo;Bisogna essere in due per ballare la danza della vita&rdquo;. La madre &egrave; il suo primo ambiente, caldo e rassicurante e poi alla nascita, ancora tutt&rsquo;uno con lei, ma non pi&ugrave; solo suo. Ora pu&ograve; incontrare anche gli altri che lo hanno atteso: il padre, i familiari, parenti e amici e pi&ugrave; avanti gli estranei, la comunit&agrave; sociale allargata. Finch&eacute; sta in braccio a sua madre non avr&agrave; nulla da temere ma per sua natura il bambino &egrave; orientato a diventare adulto, ad evolvere verso l&rsquo;indipendenza e l&rsquo;autonomia, a realizzare il &ldquo;suo&rdquo; progetto di vita che non coincide necessariamente con quello che la madre o il padre hanno immaginato per lui o per lei, magari nei dettagli. Lui o Lei, viene a soddisfare il suo personale progetto e chiede di trovare risposte ai suoi bisogni. Bisogni inizialmente simili per tutti i neonati: amore, sicurezza, ascolto paziente, vicinanza costante della madre, latte materno, rispetto per i suoi ritmi fisiologici, gesti cauti, calore e quiete ma qualche volta questo bambino arriva inatteso, inaspettato, a volte &egrave; anche abbandonato. Sar&agrave; allora la comunit&agrave; sociale con la rete dei suoi servizi ad accoglierlo.<\/p>\n<p class=\"rteleft\"><strong>Dalle braccia della madre verso il mondo<\/strong><br \/>\nE dunque un modello di bambino non &egrave; possibile. Troppo diversi tra loro i bambini, si impongono fin da subito con la loro specifica individualit&agrave;, ultrasensibili agli scambi con i loro partners. &ldquo;L&rsquo;incredibile signor beb&eacute;&rdquo; cerca una relazione autentica che gli possa garantire un pieno sviluppo. Per crescere ha bisogno di scendere dalle braccia della madre, sapendo per&ograve; di poterci tornare ogni volta che ne avr&agrave; bisogno. In posizione a quattro zampe, in un campo ancora ristretto, comincia ad esercitare i movimenti di esplorazione di s&eacute;, dell&rsquo;ambiente e con l&rsquo;ambiente finch&eacute; in piedi eretto sulle sue gambe potr&agrave; guardare un orizzonte pi&ugrave; vasto e muoversi alla scoperta del mondo: ora &egrave; in grado di aprire le porte ed entrare \/ uscire dai diversi ambienti. In questo staccarsi dalla &ldquo;zona protetta&rdquo; della madre, la voce di lei che pu&ograve; raggiungerlo anche a distanza, diventa elemento di sicurezza, il filo che li tiene uniti, e lui stesso con la sua voce sa di poterla chiamare per il suo ritorno. La voce deve potergli giungere ma se non arriva alle sue orecchie a causa di un ridotto campo dinamico uditivo? Che succede? Sentir&agrave; il bisogno di avere la madre tutta per s&eacute;, avr&agrave; bisogno della sua presenza fisica costante e rassicurante almeno fino a che non avr&agrave; maturato in s&eacute; quella fiducia sufficiente a fargli muovere i passi da solo. Ha bisogno di una &ldquo;mamma protesi&rdquo;. E avr&agrave; pure bisogno di apparecchi acustici per poter &ldquo;restare in contatto&rdquo;, pur nella distanza fisica, e sviluppare reti di collegamento sonoro, per vivere e partecipare alla comunicazione imparando progressivamente a servirsi anche dei segnali sonori ed avvicinarsi gradualmente alla lingua materna e progressivamente al codice sociale della sua comunit&agrave;. &ldquo;Restare in contatto&rdquo;, &ldquo;ricollegarsi l&rsquo;uno all&rsquo;altra&rdquo; reciprocamente, per riprendere il dialogo l&agrave; dove era stato interrotto, con fiducia, speranza, continuit&agrave; e impegno. <br \/>\n&ldquo;L&rsquo;audiogramma &egrave; il mio marchio d&rsquo;identit&agrave; originario&rdquo; &ndash; mi ha detto un&rsquo;amica, perch&eacute; con quello lei &egrave; nata per la seconda volta al mondo quando la diagnosi ha confermato la sua grave-profonda sordit&agrave; ma il mondo &egrave; andato incontro a lei e ha saputo nuovamente accoglierla nel contesto della comunicazione ed oggi pu&ograve; raccontare la sua esperienza ed, insieme a lei, tanti altri che pur affetti da sordit&agrave; vivono pienamente la loro vita.<\/p>\n<p class=\"rteleft\"><strong>Ritrovare la propria personalissima voce<\/strong><br \/>\nMa quanti riescono ad accogliere la diversit&agrave;?  <br \/>\nGli apparecchi acustici o l&rsquo;impianto cocleare non annullano la sordit&agrave;. Cessano la loro funzione non appena tolti o spenti, per questo &egrave; importante sapere che il bambino dovr&agrave; imparare a stare al mondo, maturando &ldquo;l&rsquo;integrazione di s&eacute;&rdquo;, con e senza protesi, e saremo noi adulti con il nostro comportamento e i nostri atteggiamenti, a permettergli di potersi riconoscere in questa duplice modalit&agrave; di esistere che &egrave; specificamente sua. Lui potr&agrave; restare sempre in ascolto se vuole, perch&eacute;, seppur sordo, sente con gli occhi, con la mente, con l&rsquo;anima. E se figlio di sordi segnanti trover&agrave; nei segni la sua prima lingua materna perch&eacute; quello che il bambino va sviluppando &egrave; infatti &ldquo;il linguaggio&rdquo; nella comunicazione, linguaggio come facolt&agrave; di creare e usare simboli. Simboli che diventano segni attraverso la convenzione sociale: segni della lingua orale espressi con la voce, suoni di linguaggio specifici di ogni lingua, ritmi, intonazioni, parole, discorsi oppure segni della lingua segnata, espressi nel silenzio con i movimenti codificati e le loro articolazioni. <br \/>\nLa scelta dell&rsquo;una o dell&rsquo;altra lingua o di entrambe sar&agrave; in funzione delle necessit&agrave; specifiche di ogni bambino e del suo contesto di vita ma la comunicazione dovr&agrave; essere sempre resa possibile in un reciproco adattamento. <br \/>\nIn una comunit&agrave; costituita esclusivamente da persone &ldquo;sorde&rdquo;, il bambino con sordit&agrave; non avrebbe nessuna difficolt&agrave; a svilupparsi come soggetto comunicante potendo egli acquisire la modalit&agrave; &ldquo;a segni&rdquo; che gli verrebbe direttamente trasmessa dall&rsquo;ambiente, in primis dal suo ambiente familiare. Anche figli &ldquo;udenti&rdquo; di genitori sordi segnanti imparano ad utilizzare segni per comunicare prima ancora delle parole espresse con la voce. <br \/>\nNella comunit&agrave; umana prevale per&ograve; una stragrande maggioranza di persone dove l&rsquo;udito dominante ha facilitato nel corso dei millenni l&rsquo;instaurarsi privilegiato di una modalit&agrave; di comunicazione uditivo &ndash; vocale &ndash; linguistica, orale e scritta. <br \/>\nPer partecipare alla vita sociale e culturale e sentirsi parte di un contesto sociale occorre conoscere e parlare la stessa lingua, condividere lo stesso codice di comunicazione. <br \/>\nGli adulti &ldquo;sordi&rdquo; della comunit&agrave; segnante sanno bene quanto sia importante il loro &ldquo;bilinguismo&rdquo; (Lingua Parlata e Scritta e Lingua dei Segni). <br \/>\nNoi tutti sappiamo bene quanto sia utile, a volte indispensabile, conoscere pi&ugrave; lingue oltre quella materna. <br \/>\nOgni bambino che nasce ha una sua propria voce che lo caratterizza e lo distingue ed &egrave; predisposto geneticamente e biologicamente a svilupparla. Anche il bambino con sordit&agrave; grave che fino a sei &ndash; otto mesi di vita si esprime anche con la sua voce. E pure l&rsquo;adulto con sordit&agrave; congenita pu&ograve; ritrovare la sua voce: voce in me, fuori da me, non distaccata da me, come emerge da diverse testimonianze. La sordit&agrave; <br \/>\nnon &egrave; che un modo diverso di sentire e di udire e la percezione della voce &egrave; possibile e timbrare la propria voce anche.<\/p>\n<p class=\"rteleft\"><strong>Il metodo di Zora Drezancic: la voce e le strutture musicali<\/strong><br \/>\nLa voce di conversazione ha un&rsquo;intensit&agrave; di circa 65 dB SPL ( Livello di Pressione Sonora) a un metro di distanza con valori minimi di 40 dB ( Decibel) per la voce sussurrata e di 80 dB per la voce urlata. Il suono prodotto dalle corde vocali &egrave; un suono complesso costituito da una frequenza iniziale, detta fondamentale, e da una serie di &ldquo;armoniche&rdquo; di intensit&agrave; decrescente. La fondamentale per gli uomini &egrave; compresa tra 80 e 150 Hz, per le donne tra 150 e 300 Hz, per i bambini tra 250 e 450 Hz. I bambini con le sordit&agrave; pi&ugrave; gravi conservano queste cosiddette &ldquo;basse frequenze&rdquo; per lungo tempo sottovalutate. <br \/>\nE&rsquo; la fonazione l&rsquo;onda portante su cui si inserisce l&rsquo;articolazione sonorizzata che permette la discriminazione dei suoni della lingua. <br \/>\nIl bambino che fa il suo ingresso nel mondo &egrave; gi&agrave; predisposto all&rsquo;ascolto della voce materna, voce che gli &egrave; familiare fin da quando era nel suo grembo e che ancora pu&ograve; ricevere, nella vicinanza, pur se la diagnosi ha confermato una sordit&agrave; grave profonda. L&rsquo;esperienza conferma la possibilit&agrave; di molti bambini di ricevere la voce ad orecchio nudo e beneficiare cos&igrave; di un&rsquo;amplificazione attraverso la via naturale. <br \/>\nZora Drezancic, con il suo lavoro, frutto di una ricerca iniziata negli anni &rsquo;60, ha dimostrato la bont&agrave; del suo &ldquo;metodo creativo, stimolativo, riabilitativo per la comunicazione orale e scritta, con le strutture musicali&rdquo;. Molti bambini hanno beneficiato delle sue proposte ed hanno sviluppato una comunicazione creativa e intelligibile e sono oggi adulti ben integrati. <br \/>\nLa voce utilizzata nel primo programma del metodo &egrave; inizialmente quella cantata e modulata, ricca e abbondante di armonici e di informazioni acustiche. Il bambino inoltre possiede quello che Pinker ha definito &ldquo;l&rsquo;istinto del linguaggio&rdquo; e gi&agrave; Chomsky aveva teorizzato che il cervello del bambino &egrave; predisposto all&rsquo;apprendimento del linguaggio e che l&rsquo;apprendimento linguistico &egrave; influenzato dal linguaggio che il bambino sente intorno a s&eacute;. Ora sappiamo che la ricerca pi&ugrave; recente (neuroscienze) ha confermato la teoria: le lingue differiscono fra di loro nella forma esterna ma condividono in profondit&agrave; una struttura comune. L&rsquo;acquisizione del linguaggio avviene sotto una guida biologicamente determinata. Occorre rispettare quindi il bambino nella sua naturale organizzazione psico-neuro-fisiologica offrendogli le proposte pi&ugrave; adeguate. I programmi del metodo Drezancic sono stati creati proprio in questa direzione. <br \/>\nSappiamo sempre pi&ugrave; chiaramente inoltre quanto il neonato sia sapiente e possieda moltissime abilit&agrave;. I contributi della ricerca scientifica ci consentono oggi di migliorare il nostro approccio nella risoluzione dei problemi della comunicazione. Genitori e operatori possono cos&igrave; partecipare allo sviluppo del bambino con maggiore consapevolezza ed acquisire strumenti di osservazione e valutazione per individuare sempre pi&ugrave; precocemente eventuali problemi. La ricerca in campo neuro &#8211; psicologico richiama l&rsquo;attenzione sugli effetti della stimolazione linguistica e sullo sviluppo delle vie nervose che <br \/>\nhanno un&rsquo;importanza fondamentale nei primi anni di vita del bambino. Aspetti innati e ambiente sono gi&agrave; al lavoro persino prima che il bambino sia nato preparandolo per il suo ingresso nel mondo ma il fatto che il bambino sia attento ai suoni non implica che pi&ugrave; suoni ci sono meglio &egrave;. Se eccessivamente stimolati i bambini chiudono gli occhi e si isolano dal mondo esterno. E&rsquo; necessario trovare sempre un equilibrio fra il rispetto delle capacit&agrave; e possibilit&agrave; del bambino e l&rsquo;impulso di offrire un numero sempre maggiore di stimoli.<\/p>\n<p class=\"rteleft\"><strong>Le straordinarie competenze del neonato<\/strong><br \/>\nE&rsquo; importante allora conoscere quali siano le straordinarie competenze del neonato: <br \/>\n&egrave; dimostrato che reagisce al suono della voce e, fra le altre, preferisce quella materna. La madre &egrave; avvantaggiata nel catturare l&rsquo;attenzione del neonato con la sua voce e comunque il neonato preferisce sentire una qualunque voce ma non restare nel silenzio. <br \/>\n&Egrave; anche sensibile ai ritmi ed alle intonazioni della sua lingua, differenziandola da altre. <br \/>\nEntro gli otto &ndash; dieci mesi concentra l&rsquo;attenzione sui suoni specifici della lingua madre e perde gradualmente la capacit&agrave; di riconoscere i suoni di altre lingue. Alla nascita &egrave; pronto ad apprendere ogni lingua che sente. <br \/>\nPredisposto all&rsquo;interazione sociale, deve imparare a comunicare attraverso il linguaggio e ad usarlo nel suo contesto trovando nell&rsquo;ambiente esseri umani che parleranno con lui e si prenderanno cura di lui. <br \/>\nOltre a riconoscere le voci: <br \/>\n&egrave; predisposto anche al contatto faccia a faccia e appena nato, gi&agrave; dopo i primi minuti, mostra un&rsquo;alta sensibilit&agrave; al volto umano e dopo il primo mese focalizza l&rsquo;attenzione sugli occhi quasi sapesse che gli occhi sono una finestra sull&rsquo;anima. E sappiamo quanto questo sia importante nella comunicazione e soprattutto nella comunicazione con chi &egrave; affetto da sordit&agrave;. <br \/>\nEntro le prime tre settimane sa fare un largo sorriso e sembra sorridere con gli occhi in particolare quando sente delle voci. <br \/>\nA circa due mesi aumenta il tempo in cui il bambino &egrave; vigile e utilizza il sorriso a scopi sociali, inizia a emettere suoni e a stabilire un contatto visivo sempre maggiore con noi.<\/p>\n<p class=\"rteleft\"><strong>Il bambino &egrave; un essere sociale<\/strong><br \/>\nMano a mano che il bambino coordina tutti questi comportamenti e li rivolge a noi, ci sentiamo davvero in compagnia di un essere sociale. Quando il neonato collega la bocca e le parole che provengono da essa? Non sorprende se gli adulti sono assaliti da disagio quando bocca e voce non sono sincronizzate ma &egrave; sorprendente scoprire che a sole dieci settimane di vita un neonato distoglie lo sguardo quando non c&rsquo;&egrave; questa corrispondenza. Sa dunque coordinare vista e udito, interagisce nel dialogo, sente e si esprime, dapprima attraverso il pianto. Nell&rsquo;interazione sociale, riconosciuto come essere sociale fin da subito, &egrave; coinvolto ed &egrave; attivo nel dialogo comunicativo: faccia a faccia &ndash; occhi con occhi &ndash; sorriso con sorriso. Pu&ograve; imitare espressioni facciali e suoni vocali, impara a rispettare l&rsquo;alternanza dei turni, impara a stare nella relazione. Non fa tutto questo da solo ma sempre insieme all&rsquo;adulto che si prende cura di lui e che cerca di coinvolgerlo nella conversazione parlandogli molto in un modo particolare, con quelle modifiche che solitamente apportiamo al nostro modo di esprimerci quando ci troviamo di fronte un bambino che ancora non parla ma anche con persone di lingua diversa e persino con animali e piante (baby talk, motherese, linguaggio su misura per il bambino piccolo): allunghiamo le vocali, accentuiamo le variazioni nell&rsquo;altezza della voce, usiamo frasi pi&ugrave; brevi e pause pi&ugrave; lunghe e nette fra le parole, il tutto con una grande carica emotiva. &ldquo;Il silenzio non &egrave; d&rsquo;oro&rdquo; per lo sviluppo della capacit&agrave; linguistica. Il bambino vocalizza e la ricerca ha dimostrato che a quattro mesi la sua vocalizzazione aumenta se l&rsquo;adulto lo guarda negli occhi. Inizia la fase della lallazione, in un gioco continuo di scoperta della sua voce, dei ritmi e delle intonazioni. Anche il bambino con sordit&agrave; passa attraverso questa fase ma non ricevendo un sufficiente feed back la interrompe e questo &egrave; uno dei motivi per cui la madre comincer&agrave; a sviluppare dubbi, a sospettare che qualcosa non funzioni nella loro relazione anche se l&rsquo;udito non &egrave; ancora preso in considerazione. Ascoltando, ascoltandosi ed esercitandosi nella produzione dei suoni della lingua sviluppa inizialmente un suo gergo, fatto di catene di suoni caratterizzate da ritmi e intonazioni tipici della lingua materna, come se stesse parlando, ma quello che dice &egrave; comprensibile solo da parte della madre e delle persone a lui familiari. Il suo apparato vocale non &egrave; quello dell&rsquo;adulto in versione ridotta. Verso la fine del primo anno la cavit&agrave; orale si allunga e si allarga e il bambino inizia a incorporare le strutture sonore a cui &egrave; esposto come se le sillabe prodotte durante la fase del balbettio fossero le intelaiature create per accogliere ci&ograve; che presto diventer&agrave; un repertorio di parole vere: le parole che gli diciamo, ripetute nel contesto delle azioni abituali, azioni ben strutturate, costituiscono i semi che porteranno alla fioritura linguistica e anche quando le parole saranno apparse continuer&agrave; ad esercitarsi con la lallazione. Il bambino &egrave; dunque un essere attivo e in continua esplorazione dell&rsquo;ambiente. Un&rsquo;altra scoperta interessante: il bambino &egrave; inizialmente in grado di apprendere la relazione arbitraria fra una parola e l&rsquo;oggetto, l&rsquo;azione, l&rsquo;evento, solo se il nome viene pronunciato mentre l&rsquo;oggetto si muove, nell&rsquo;ambito di un rapporto di coordinazione prevedibile: sentire una parola e contemporaneamente vedere il movimento del referente; e finch&eacute; non impara a riconoscere la relazione arbitraria fra parole e oggetti ha bisogno che ci sia questa stretta coordinazione che successivamente non sar&agrave; pi&ugrave; necessaria.<\/p>\n<p class=\"rteleft\"><strong>Nuove parole e modi per aiutare i genitori a comprendere<\/strong><br \/>\nAncora una volta c&rsquo;&egrave; bisogno di sincronia e ancora una volta il bambino ci segnala qual &egrave; la strada per andargli incontro. Il bambino impara, ricorda e fissa nella memoria le sue esperienze. E&rsquo; un eccezionale ricercatore di regolarit&agrave;, con una capacit&agrave; innata di trovare un senso al rumore che lo circonda e di trovare intorno a s&eacute; coloro che possono assicurare la sua sopravvivenza. Entro il primo anno di vita indica con il dito, cominciando ad utilizzare segnali comunicativi con intenzionalit&agrave;, realizza un contatto visivo, aspetta una risposta dall&rsquo;altro, persevera se fallisce aggiungendo o modificando segnali, scopre che c&rsquo;&egrave; un nesso causale fra comunicazione e realizzazione di un evento e impara a prendere l&rsquo;iniziativa. Dal caos all&rsquo;ordine, attraverso l&rsquo;analisi delle piccole differenze, una volta trovato il modo per organizzare la musica, difficilmente potr&agrave; ignorarlo. <br \/>\nQuando i genitori si rivolgono al medico perch&eacute; sospettano una disfunzione uditiva e ricevono la diagnosi di sordit&agrave;, manifestano una reazione che pu&ograve; essere definita come catastrofica ma si possono individuare dei fattori che contribuiscano a strutturare il trauma vissuto dalla famiglia e dall&rsquo;ambiente e a favorire risposte adattive? <br \/>\nLa parola &ldquo;sordo&rdquo;, per chi non ha esperienza e conoscenza del fenomeno, &egrave; all&rsquo;inizio sentita cos&igrave; carica di significati negativi che non &egrave; possibile capire a che cosa veramente si riferisca. Guardando un neonato o un bambino piccolo come un essere in evoluzione, con tutte le straordinarie competenze che gi&agrave; possiede, il rischio &egrave; di stigmatizzarlo in una categoria, &egrave; di &ldquo;definirlo&rdquo; in anticipo, bloccando ogni speranza di cambiamento e ipotizzando per lui un progetto a senso unico, proposto da altri e non con i suoi genitori, che non tiene conto della sua persona, della sua individualit&agrave;. Accanto all&rsquo;osservazione e alla verifica della funzionalit&agrave; uditiva, cos&igrave; come oggi &egrave; effettuata, con toni puri, artificiali, non sarebbe opportuno promuovere l&rsquo;osservazione del bambino nella sua globalit&agrave; di funzionamento in modo da restituire una diagnosi completa e funzionale? Che evidenzi s&igrave; le disfunzioni ma che soprattutto metta in risalto le funzionalit&agrave; e le potenzialit&agrave; di sviluppo da cui potranno emergere le diverse abilit&agrave; del bambino? Ogni bambino &egrave; cos&igrave; diverso da un altro, con la sua storia personale, con la sua particolare famiglia, con la sua situazione di sordit&agrave;, che pu&ograve; non essere l&rsquo;unica disfunzione e allora, quale diagnosi? <br \/>\nSi potrebbero trovare nuove parole e nuovi modi per avvicinare i genitori alla comprensione di un evento che all&rsquo;improvviso scatena nella loro vita sentimenti di solitudine, incapacit&agrave;, impotenza, rabbia, angoscia come tutti gli eventi che ci sconvolgono la vita e che nella vita ciascuno di noi prima o poi affronta. La comunicazione con il bambino rischia di interrompersi. Bisogna trovare un nuovo punto d&rsquo;incontro, alla giusta distanza, da cui ripartire. Bisogna fidarsi di altri, estranei alla famiglia, che da qui in avanti entreranno nel cuore della loro intimit&agrave;. I genitori non possono essere lasciati soli ad elaborare questo evento, non si possono dare loro illusioni n&eacute; offrire soluzioni miracolistiche ma nemmeno lasciarli senza speranza quasi che la diagnosi sia una sentenza e una condanna. I genitori sono l&rsquo;elemento forte, stabile nel tempo, che pu&ograve; garantire al bambino il suo pieno sviluppo. Devono diventare i suoi migliori alleati e per farlo hanno bisogno di incontrare altri che sappiano contenerli entrambi cos&igrave; potranno diventare partners competenti. In un progetto di vita predisposto con la famiglia, fattori importanti di cui &egrave; indispensabile tenere conto sono: <br \/>\nle doti genetiche e individuali del bambino <br \/>\nle modalit&agrave; di accudimento \/ cura e le risorse ambientali <br \/>\nl&rsquo;et&agrave; della comparsa dell&rsquo;evento <br \/>\nle modalit&agrave; e la qualit&agrave; del lavoro riabilitativo<\/p>\n<p class=\"rteleft\">La plasticit&agrave; del SNC &ndash; Sistema Nervoso Centrale &#8211; nell&rsquo;infanzia &egrave; da tempo confermata: <br \/>\nle funzioni cerebrali possono essere modificate da una sistematica riabilitazione cognitiva <br \/>\ncrescita cerebrale e modificazione dei circuiti neuronali si verificano in relazione alle stimolazioni ambientali<\/p>\n<p class=\"rteleft\"><strong>Oggi: il tempo delle diverse abilit&agrave;<\/strong><br \/>\nInoltre: c&rsquo;&egrave; una nuova cultura della disabilit&agrave; che si sta diffondendo, cultura delle potenzialit&agrave;, delle diverse abilit&agrave;. Conoscenze scientifiche, tecnologia, riabilitazioni pur differenti, integrazione scolastica e sociale con i coetanei e impegno di tanti genitori, anche professionisti, che si sono dedicati ai loro figli, hanno dato in questi anni esiti incoraggianti. <br \/>\nLe diverse abilit&agrave; sono comparse: bambini ormai diventati uomini e donne hanno maturato la loro integrazione e ce lo testimoniano con la loro vita. Rappresentano la generazione che ha beneficiato degli ausili protesici, della riabilitazione precoce, della cura in famiglia, di un&rsquo;educazione orientata allo sviluppo delle autonomie. E ci sono anche molti non pi&ugrave; giovani che pur in assenza di ausili protesici, ma grazie ad un&rsquo;intensa opera educativa, abilitativa e formativa, hanno raggiunto la loro autonomia nella comunicazione. <br \/>\nIl bambino ha bisogno di nutrimento per crescere e svilupparsi globalmente nella sua individualit&agrave; che &egrave; unica, nella sua diversit&agrave; che gli appartiene e lo caratterizza. Fin dai primi mesi di vita, &egrave; competente: osserviamolo, ascoltiamo quello che ci dice, come si racconta, come sta ma non facciamolo a pezzi. Lui ha bisogno di sentirsi integro e integrato. Gli adulti che si prendono cura di lui nell&rsquo;imparare a conoscerlo gli daranno quella fiducia di base senza la quale chiunque di noi si sentirebbe perso e frammentato. <br \/>\nUn giovane mi ha detto: &ldquo; per comprendere la conversazione ho bisogno di guardare in faccia l&rsquo;altro e che l&rsquo;altro mi guardi. Quando dico a qualcuno che ho un grave deficit dell&rsquo;udito e per questo gli suggerisco &ldquo;per favore mi guardi dritto in faccia in modo che possa vedere quello che sta dicendo&rdquo;, la prima volta succede sempre una cosa che ora so fin troppo bene: le parole che ho detto vengono ignorate, cancellate, per il semplice motivo che le ho dette, mi sono espresso con una voce chiara e quanto ho detto era chiaramente intelligibile.&rdquo; <br \/>\nLa sua abilit&agrave; di parola maschera un fatto inalterabile: la capacit&agrave; di pronunciare un discorso articolato non implica la corretta ricezione uditiva delle parole dell&rsquo;altro. <br \/>\nCos&igrave; pu&ograve; anche succedere e succede che qualcuno dubiti della sua sordit&agrave; e ogni volta dobbiamo ricominciare a spiegare questo complesso fenomeno ed i suoi effetti collaterali.<\/p>\n<p class=\"rteleft\">psicologa, autrice del sito &ldquo;arcipelago sordit&agrave;&rdquo; &egrave; vicina al mondo della diversit&agrave; e della diversabilit&agrave;, dei bambini, dei giovani e delle famiglie oltre che degli adulti, compresi quelli della comunit&agrave; dei sordi segnanti.<\/p>\n<p class=\"rteleft\">per altre informazioni su Zora Drezancic &ndash; Comitato Scientifico del &ldquo;Polo Bozzo&rdquo;, Universit&agrave; di Genova, Dipartimento di scienze antropologiche <br \/>\nhttp:\/\/www.polobozzo.it\/index.php<\/p>\n<p class=\"rteleft\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Enrica R&eacute;paci<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[],"tags":[],"edizioni":[],"autori":[],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3708],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1827"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1827"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1827\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1827"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1827"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1827"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=1827"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=1827"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=1827"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=1827"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=1827"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=1827"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}