{"id":1828,"date":"2009-12-21T12:28:39","date_gmt":"2009-12-21T12:28:39","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1828"},"modified":"2009-12-21T12:28:39","modified_gmt":"2009-12-21T12:28:39","slug":"evoluzione-degli-apparecchi-acustici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1828","title":{"rendered":"Evoluzione degli apparecchi acustici"},"content":{"rendered":"<p class=\"rteleft\">di Michele Ricchetti<\/p>\n<p class=\"rteleft\"><strong>Il &ldquo;cornetto&rdquo;<\/strong><br \/>\nI primi aiuti all&rsquo;udito sono stati forniti dalle mani, infatti accostandole al padiglione uditivo in modo da prolungarne la sua curvatura si ottiene un maggior &ldquo;effetto imbuto&rdquo;, cio&egrave; pi&ugrave; segnale acustico entra nel padiglione e quindi pi&ugrave; energia si ha a disposizione per far muovere il timpano e gli ossicini, il che porta a  sentire meglio. Dopo questo primo passo si &egrave; passati al &ldquo;cornetto&rdquo; un vero e proprio imbuto che permetteva maggiori performance. Questi sistemi non amplificano del segnale ma permettono di captare semplicemente pi&ugrave; segnale.<\/p>\n<p class=\"rteleft\"><strong>L&rsquo;apparecchio a scatola<\/strong><br \/>\nCon l&rsquo;avvento delle protesi a scatola incomincia l&rsquo;era elettronica degli apparecchi acustici. Questi apparecchi, come quelli che li seguiranno, sono formati da tre componenti principali: microfono, &ldquo;elettronica di amplificazione&rdquo; e ricevitore. Il microfono serve a convertire i suoni in elettricit&agrave;, che viene cos&igrave; utilizzata come segnale di ingresso dall&rsquo;elettronica di amplificazione che lo amplifica, ad esempio, fino a 1 milione di volte (60db), infine il segnale amplificato viene fornito al ricevitore, che &egrave; una cassa acustica, che riconverte il segnale elettrico in suono. Il suono cos&igrave; amplificato viene portato all&rsquo;interno del canale uditivo. <br \/>\nGli apparecchi a scatola incominciano ad essere sviluppati negli anni &rsquo;60, la tecnologia in quegli anni non permetteva una elevata miniaturizzazione dei componenti, quindi le loro dimensioni  non erano trascurabili: il microfono era posizionato, insieme all&rsquo;elettronica di amplificazione e alle batterie in una scatola, dalle dimensioni simili a un &ldquo;moderno&rdquo; walkman a cassette. Il segnale elettrico tramite filo veniva portato all&rsquo;orecchio dove era posizionata una  capsula magnetica che convertiva il segnale in suono, come succede nelle moderne cuffiette. Questo tipo di apparecchio aveva lo svantaggio delle dimensioni e delle limitate possibilit&agrave; di regolazione, era solo un potente amplificatore, di cui si poteva  regolare solo il volume.<\/p>\n<p class=\"rteleft\"><strong>L&rsquo;apparecchio retroauricolare<\/strong><br \/>\nA met&agrave; degli anni &lsquo;70 lo sviluppo dell&rsquo;elettronica porta alla costruzione degli apparecchi retroauricolari. I retroauricolari sono formati da due parti, la prima &egrave; quella posta dietro al padiglione auricolare dove &egrave; inserita tutta l&rsquo;elettronica. La seconda parte &egrave; invece la chiocciola, che viene costruita su misura partendo dalla forma del condotto acustico, al suo interno ha inserito un tubicino che collegato alla parte elettronica porta il suono nel condotto acustico.  La parte contenente l&rsquo;elettronica e la pila ha una forma a &ldquo;banana&rdquo; che ben si adatta al retro del padiglione auricolare ed &egrave; di un colore simile alla pelle.<br \/>\nCon questo tipo di protesi si incominciano a vedere i benefici dell&rsquo;elettronica, seppur ancora analogica, in quanto si possono trovare su questi dispositivi controlli per modellare la curva di risposta, in modo da adattarli pi&ugrave; finemente al portatore. In questi apparecchi possiamo trovare filtri tagli-suoni acuti e tagli-suoni bassi oltre che la regolazione MPO (Massima Potenza di Uscita). <br \/>\nL&rsquo;elettronica che &egrave; all&rsquo;interno si &egrave; modificata seguendo lo sviluppo: all&rsquo;inizio elettronica analogica, poi elettronica analogica programmata ed infine digitale.<br \/>\nLa forma retroauricolare &egrave; rimasta inalterata fino alla fine degli anni &lsquo;90, negli ultimi anni le varie case costruttrici hanno prodotto apparecchi di dimensioni  pi&ugrave; piccole, in modo da renderle meno visibili.<\/p>\n<p class=\"rteleft\"><strong>Lo sviluppo dell&rsquo;elettronica<\/strong><br \/>\nA questo punto &egrave; necessario parlare dell&rsquo;evoluzione dei componenti degli apparecchi, in particolare dell&rsquo;elettronica, in quanto microfoni e ricevitori non hanno avuto grandi evoluzioni.<br \/>\nL&rsquo;elettronica analogica &egrave; un tipo di elettronica che permette di elaborare (ossia amplificare, filtrare) i segnali in tempo reale, ma, al crescere della complessit&agrave; dell&rsquo;elaborazione, la dimensione del circuito cresce in modo esponenziale.<br \/>\nCon gli anni &lsquo;90 inizia una nuova era, quella del computer, e quindi anche gli apparecchi acustici si adeguano ai tempi: nascono i primi apparecchi con elettronica analogica ma programmabili tramite computer. Questi apparecchi al contrario degli apparecchi analogici non vengono regolati con cacciaviti dall&rsquo;audioprotesista, bens&igrave; tramite un computer, questo non fornisce tuttavia nuove funzionalit&agrave; all&rsquo;elaborazione del segnale ma semplifica le regolazioni e rende ripetibile la regolazione.<br \/>\nCon il nuovo millennio invece inizia l&rsquo;era digitale, per cui l&rsquo;elaborazione del segnale diventa digitale. In questo caso il segnale analogico, fornito dai microfoni, viene convertito in digitale e tramite un piccolo computer viene elaborato in modo molto pi&ugrave; complesso rispetto al caso analogico, ad esempio viene analizzato se nel segnale sono presenti rumori molesti o fischi,  che, se vengono riconosciuti, vengono attenuati. <br \/>\nNegli apparecchi acustici analogici potevamo avere 3 o 4 parametri di controllo per adattare l&rsquo;apparecchio alla perdita acustica della persona, con gli apparecchi programmabili questi parametri possono arrivare a 10, infine con gli apparecchi digitali i parametri hanno ormai superato il centinaio, e questo permette una regolazione fine, il che presuppone una elevata preparazione del tecnico audioprotesista.<\/p>\n<p class=\"rteleft\"><strong>L&rsquo;apparecchio endoauricolare<\/strong><br \/>\nNegli anni &lsquo;80 i produttori riescono, grazie alla crescente miniaturizzazione dei circuiti elettronici, a creare apparecchi da inserire all&rsquo;interno dell&rsquo;orecchio, i cosiddetti &ldquo;endoauricolari&rdquo;. Questi apparecchi oltre all&rsquo;indubbio vantaggio estetico hanno una ulteriore prerogativa, di avere il microfono all&rsquo;interno del padiglione uditivo quindi in una posizione pi&ugrave; naturale. Nel retroauricolare il microfono &egrave; posto in cima al guscio che sta dietro all&rsquo;orecchio: questa posizione porta il microfono ad essere pi&ugrave; sensibile al vento e a perdere l&rsquo;informazione della provenienza del segnale. L&rsquo;endoauricolare cos&igrave; come il retroauricolare &egrave; stato da prima completamente analogico, poi programmabile ed infine digitale.<br \/>\nA partire dagli anni &rsquo;90 in Italia sono apparsi apparecchi endoauricolari adatti ad affrontare anche sordit&agrave; profonde.<br \/>\nNegli ultimi due anni si stanno affacciando altri due tipi di apparecchi acustici i &ldquo;RITE&rdquo; e gli &ldquo;OpenFitting&rdquo;. I RITE (&hellip;) sono apparecchi che fondono i concetti dell&rsquo;endoauricolare e del retroauricolare, i secondi invece sono apparecchi pi&ugrave; piccoli di un tradizionale retroauricolari, ma con un piccolo tubicino (non una chiocciola) che porta il suono nel condotto uditivo.<br \/>\nAlla fine degli anni &lsquo;90, si &egrave; sviluppata la tecnica dell&rsquo;impianto cocleare per risolvere il problema della sordit&agrave;. Questo tipo di soluzione &egrave; totalmente diverso dagli strumenti tecnologici illustrati precedentemente, in quanto necessita di un intervento chirurgico. Durante tale intervento la coclea viene forata per far passare un filamento costituito da pi&ugrave; elettrodi. Sotto la cute del cranio viene collocato un circuito che si occupa di captare i comandi provenienti dall&rsquo;unit&agrave; esterna. Nell&rsquo;unit&agrave; esterna sono presenti il microfono e il processore digitale e un circuito di trasmissione alla sezione sottocute.<\/p>\n<p class=\"rteleft\"><strong>Gli ausili<\/strong><br \/>\nGli ausili sono accessori destinati a completare gli apparecchi acustici o l&rsquo;impianto. Possono essere dei trasmettitori in radiofrequenza che, collegati all&rsquo;apparecchio acustico, permettono alla persona di sentire da un microfono posto anche a qualche decina di metri dalla persona. Altro ausilio &egrave; la cosiddetta bobina, questo componente permette di sentire attraverso un campo magnetico generato ad hoc, per esempio in un teatro per seguire meglio lo spettacolo o tramite la normale cornetta del telefono per fare una conversazione con minore difficolt&agrave;. Altri ausili, pi&ugrave; attuali, possono essere gli adattatori bluetooth che convertono l&rsquo;apparecchio in un auricolare bluetooth.<\/p>\n<p class=\"rteleft\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"rteleft\">Ingegnere elettronico, ricercatore presso l&rsquo;Universit&agrave; di Genova e responsabile dell&rsquo;Area ricerca di Linear s.r.l<\/p>\n<p class=\"rteleft\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Michele Ricchetti<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[],"tags":[],"edizioni":[],"autori":[],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3708],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1828"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1828"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1828\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1828"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1828"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1828"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=1828"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=1828"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=1828"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=1828"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=1828"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=1828"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}