{"id":187,"date":"2009-11-04T17:05:05","date_gmt":"2009-11-04T17:05:05","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=187"},"modified":"2025-12-10T12:53:32","modified_gmt":"2025-12-10T11:53:32","slug":"la-diversit-glamour-o-no","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=187","title":{"rendered":"La diversit\u00e0 \u00e8 glamour\u2026o no?"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">di Valeria Alpi<\/p>\n<p>\u201cSii quello che vuoi sembrare che sei. Oppure, per dirlo pi\u00f9 semplicemente: non immaginare mai n\u00e9 d\u2019essere diversa da quello che pu\u00f2 sembrare agli altri che tu sia o possa essere<!--break--> stata o potresti diventare; n\u00e9 diversa da quella che avresti dovuto essere per apparire agli altri diversa\u201d, dice la Duchessa, uno dei personaggi che popolano il Paese delle Meraviglie, ad Alice, nel famoso libro di Lewis Carroll. Alice fatica a trovare una morale in questa frase, perch\u00e9 essa ha qualcosa di simile al paradosso, intendendo per paradosso una situazione davanti alla quale il cervello si \u201csmarrisce\u201d all\u2019interno dei giochi linguistici e figurativi. La stessa sensazione di smarrimento, di situazione paradossale, che tra l\u2019altro si inserisce perfettamente nei concetti di essere, apparire, voler essere e dover apparire, l\u2019hanno provata i lettori di \u201cPanorama\u201d il 26 giugno 2003, quando il noto settimanale italiano ha dedicato la copertina e un lungo servizio giornalistico e fotografico all\u2019elogio della diversit\u00e0, in occasione dell\u2019Anno Europeo delle persone disabili. Nei giorni seguenti alla pubblicazione, cori di protesta hanno fatto il giro di Internet, inserendosi in quasi tutti i newsgroup e forum che trattano di disabilit\u00e0. In luglio, poi, le stesse lettere che sono circolate nella Rete sono state riprese in toto da alcuni settimanali cartacei, ad esempio da \u201cVita\u201d, uno dei magazines del non profit pi\u00f9 famosi e attendibili, aggiungendo titoli \u201cad effetto\u201d per rimarcare addirittura lo \u201cscandalo\u201d di un reportage come quello di \u201cPanorama\u201d. Ma uno degli elementi paradossali risiede nel fatto che le proteste non sono giunte dai lettori diciamo normodotati, bens\u00ec dai lettori disabili e dalle associazioni che si occupano di disabilit\u00e0. Che cosa non ha funzionato, allora, nel tipo di informazione sociale proposto da \u201cPanorama\u201d? Innanzitutto, probabilmente, esiste un errore temporale. Il pezzo giornalistico \u00e8 stato scritto da una giornalista italiana, Stella Pende, ma le foto che accompagnano il servizio e che sono la parte determinante, non le ha scattate Stella Pende, n\u00e9 qualche altro collaboratore di \u201cPanorama\u201d, n\u00e9 sono state pensate e realizzate per il servizio del settimanale.<br \/>\nLe foto sono frutto di due anni di lavoro di un celebre fotografo francese, G\u00e9rard Rancinan, che, insieme alla giornalista Virginie Luc, ha girato il mondo alla ricerca di \u201chandicap\u201d curiosi, strani, di uomini e donne che nonostante i gravi problemi e deformit\u00e0 dei loro corpi sono riusciti ad affermarsi come persone vincenti. Tutte le fotografie e i testi di questi due anni di esperienze verranno pubblicati in un libro che uscir\u00e0 nel 2004 col titolo \u201cIn praise of difference\u201d (in Italia: \u201cElogio della differenza\u201d).<br \/>\nQuindi, anche se nel servizio di \u201cPanorama\u201d viene specificato che le foto sono di Rancinan e Luc, esse comunque appaiono decontestualizzate dalla funzione originale per la quale sono state scattate. Funzione che si capir\u00e0 sicuramente meglio quando il libro sar\u00e0 pronto. Ma si sa che i giornali tendono all\u2019esclusiva, allo scoop, e queste immagini hanno ormai fatto il giro d\u2019Europa. In luglio, servizi analoghi a quello di \u201cPanorama\u201d sono stati pubblicati nel supplemento spagnolo del quotidiano \u201cEl-Mundo\u201d (\u201cMagazine\u201d n\u00b0 199 del 20 luglio 2003, col titolo discutibile di \u201cGli irrepetibili\u201d) e in alcune riviste dei Paesi dell\u2019Est. Ma procediamo. Un altro errore probabilmente commesso \u00e8 di tipo estetico, e anche di conseguenza morale: se ci si pensa,<\/p>\n<p>immagini non parlano da sole. L\u2019immagine fotografica \u00e8 di solito un\u2019immagine senza codice, o comunque con un codice molto debole. Di conseguenza \u00e8 un\u2019immagine polisemica, cio\u00e8 pu\u00f2 avere pi\u00f9 significati a seconda della soggettivit\u00e0 di chi la osserva e la interpreta. L\u2019immagine ha bisogno del contesto affinch\u00e9 la sua interpretazione vada nel senso voluto dall\u2019autore. Una fotografia contiene in s\u00e9 una vera e propria affermazione visuale di una scelta, di una cultura, di uno stato d\u2019animo\u2026 ma da sola non pu\u00f2 connotare un messaggio. Eppure in questo caso le immagini hanno parlato, ancora di pi\u00f9 delle parole della Pende. Si pensi anche alla campagna pubblicitaria del 1998 intitolata \u201cI girasoli\u201d e realizzata dal fotografo Oliviero Toscani per l\u2019azienda di vestiti Benetton: bambini down e ragazzi con deficit psichici furono ritratti con i loro operatori normodotati in un\u2019esplosione di colori, sorrisi e allegria, griffati ovviamente Benetton. Scattarono subito le polemiche delle associazioni di categoria: lo scandalo era l\u2019aver abusato della disabilit\u00e0 per vendere pi\u00f9 magliette. Non si pose mai la questione di come furono realizzate le foto, se questi bambini e ragazzi si divertirono, se si instaurarono belle relazioni sociali. Le immagini (senza contesto) bastarono per scardinare certi stereotipi e per preoccuparsene. Personalmente, la campagna \u201cI girasoli\u201d mi piacque molto, cos\u00ec come mi piace \u2013 a questo punto posso anche ammetterlo \u2013 il servizio di \u201cPanorama\u201d. Con tutti i difetti e le imperfezioni giornalistiche che ha, mi piace nella misura in cui mi pare rispecchi ci\u00f2 che questi soggetti fotografati da Rancinan vogliono: cio\u00e8 essere guardati. Si tratta di persone cos\u00ec lontane da quella che comunemente \u00e8 chiamata normalit\u00e0, che sono comunque guardate sempre e da tutti, appena escono di casa. Anzich\u00e9 nascondersi, hanno scelto di mettersi in mostra in tutte le manifestazioni della loro vita, scegliendo mestieri che li portano a contatto col pubblico e con la visibilit\u00e0. Pascal Kleiman, nato senza braccia, \u00e8 uno dei dj pi\u00f9 famosi di Francia e viene chiamato in parecchi locali e discoteche. Anne C\u00e9cile Lequien, che ha subito amputazioni alle braccia e a una gamba, nuota e vince davanti a tutti e in costume da bagno alle Paraolimpiadi. Deb Teighlor fa la modella nonostante i suoi 250 chili. Una delle due gemelle siamesi fa la cantante country. Jennifer Miller, la donna con la barba, oltre a insegnare all\u2019Universit\u00e0, si \u00e8 gi\u00e0 mostrata nuda in diversi giornali. Alison Lapper, nata senza braccia e con le gambe pi\u00f9 corte, \u00e8 oggi un\u2019artista di talento e basta una semplice ricerca in Internet per scovare il suo sito personale (www.alisonlapper.com) dove si trovano molte foto artistiche di lei nuda, alcune anche in compagnia di suo figlio. Sono persone abituate quindi a mostrarsi e che hanno fatto della visibilit\u00e0 la loro vittoria sui deficit. Guardiamo, allora, non c\u2019\u00e8 niente di male (almeno in questo caso). E intanto auguriamoci che l\u2019Anno Europeo delle persone disabili non produca solo servizi poco esaustivi e polemiche circolari.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cSii quello che vuoi sembrare che sei. 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