{"id":1895,"date":"2010-02-19T12:10:12","date_gmt":"2010-02-19T12:10:12","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1895"},"modified":"2010-02-19T12:10:12","modified_gmt":"2010-02-19T12:10:12","slug":"l-inserimento-che-va-oltre-le-parole-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1895","title":{"rendered":"L&#8217;inserimento che va oltre le parole"},"content":{"rendered":"<p>di Nicla Lattanzio (*)<\/p>\n<p>Conoscere il bambino<br \/>\nInserire un bambino ipoacusico al Nido, significa predisporre i pensieri, le emozioni e di conseguenza l&rsquo;organizzazione per &ldquo;fare spazio&rdquo; a nuove possibili esperienze, a nuovi meravigliosi incontri. Poter pensare e poter predisporre ambienti adeguati e tempi atti a dare la possibilit&agrave; al bambino con deficit uditivo di entrare in contatto con un contesto inusuale ed extracasalingo, significa poter stabilire nuove attese e prendersene adeguatamente cura.<br \/>\nIl tempo dell&rsquo;inserimento &egrave; di notevole importanza sia per le educatrici che stanno per concepirsi come &ldquo;tramite&rdquo; della nuova realt&agrave; originale del Nido, sia per il bambino stesso, il quale verr&agrave; accolto con la propria individualit&agrave; irripetibile, la sua storia, le sue abitudini, il suo bagaglio socio &ndash; culturale, il suo contesto familiare.&hellip; sempre in relazione alla situazione concreta di partenza del bambino deficitario dell&rsquo;udito: ogni bambino porta con s&eacute; differenti modalit&agrave; interattive (che quindi differiscono da soggetto a soggetto) proprio in base al grado del suo deficit sensoriale e la possibilit&agrave; di inserimento nel contesto Nido deve fare &ldquo;affidamento&rdquo; su questo &ldquo;codice&rdquo; per impostare e attuare un progetto.<br \/>\nE&rsquo; alquanto complesso operare facendo generalizzazioni, in quanto ogni persona sorda &egrave; veramente un individuo a s&eacute; stante, con il suo vissuto e le sue possibilit&agrave; di relazionarsi; ragion per cui l&rsquo;analisi della situazione di partenza rappresenta il momento pi&ugrave; delicato del processo di inserimento, sicch&eacute; deve essere ampia ed esatta.<br \/>\nLavorare sulla raccolta dei dati consente alle educatrici che costruiscono l&rsquo;ambiente dell&rsquo;inserimento, di avere una visione il pi&ugrave; possibile precisa su quanto &egrave; gi&agrave; stato fatto e su quanto &egrave; ancora da fare: partendo da quest&rsquo;ottica, &egrave; pi&ugrave; facile evitare di esporre il bambino a una condizione di insuccesso e l&rsquo;educatrice a un senso di inadeguatezza.<br \/>\nIl reperimento delle notizie riguardanti la diagnosi del deficit, le abilit&agrave; e le competenze del bambino, gli interventi riabilitativi e quant&rsquo;altro, &egrave; facilitato senz&rsquo;altro dalla costituzione di un gruppo di lavoro formato da tutti i soggetti ruotanti il protagonista da inserire, quindi dalla famiglia anzitutto, dal collegio degli educatori, dagli educatori, dagli operatori sanitari, dall&rsquo;interprete LIS (richiesta dalla famiglia stessa, propensa all&rsquo;uso dei segni) o dall&rsquo;educatore di sostegno.<br \/>\nOgni piccola informazione riguardante il bambino e il suo deficit uditivo, sono da prendere in seria considerazione per essere poi valutate in relazione ad una programmazione di inserimento discreta: notizie sulla sordit&agrave; (grado, comparsa, causa, possibilit&agrave; di recupero), sull&rsquo;ambiente sociale e comunicativo (stimoli e aiuti intra ed extra familiari), sulle abitudini di vita (interessi, grado di autonomia, comportamento alimentare, ecc.). Il bambino sordo non deve risultare una vittima del sistema del Nido di infanzia; non deve essere costretto ad arginare la propria voglia di scoprire, di capire, di sapere. La cultura dell&rsquo;Asilo di intervenire per promuovere l&rsquo;autonomia, la ricerca di modi espressivi personali, di aprire la mente a nuove esperienze, non pu&ograve; mortificarsi all&rsquo;utilizzo di inutili modalit&agrave; stereotipate di espressione, precludendo lo sfruttamento delle capacit&agrave; spontanee, della curiosit&agrave; naturale del bambino sordo: l&rsquo;assistenzialismo pressappochista non scalfisce i disagi subiti ma anzi ne favorisce il propagarsi.<\/p>\n<p>Il ruolo di una &ldquo;buona&rdquo; educatrice per un inserimento riuscito<br \/>\nLa professionalit&agrave; dell&rsquo;educatrice nella gestione della fase dell&rsquo;inserimento, trova la sua massima espressione nella capacit&agrave; che ha di facilitare approccio tra il bambino audioleso e il nuovo ambiente sociale del Nido, valorizzando occasioni di crescita psicoaffettive e cognitive assolutamente significative. Tuttavia il processo d&rsquo;inserimento del bambino con problemi di udito non avviene mai in modo indolore, infatti l&rsquo;esperienza del Nido pu&ograve; assumere aspetti assai complessi tali da suscitare negli operatori stati d&rsquo;animo carichi di ansia, rispetto ai quali possono sentirsi inadatti. Orbene, si potrebbe invitare le educatrici a rispondere a una sorta di questionario per ottenere soprattutto diverse indicazioni sull&rsquo;evento &ldquo;inserimento del bambino sordo&rdquo;; di seguito qualche esempio di intervista &ndash; questionario:<br \/>\nEducatori intervistati n. &hellip;<br \/>\nDi et&agrave; compresa &hellip;<br \/>\nSesso &hellip;<br \/>\nPreparazione scolastica in rapporto all&rsquo;handicap &hellip;<br \/>\n&hellip; corsi e\/o semirai sul tema<br \/>\n&hellip; scuola di specializzazione su area psicologica e psicopedagogica<br \/>\n&hellip; preparazione medica<\/p>\n<p>Domanda n. 1<br \/>\nPer quanti bambini sordi ha dato vita ad un processo educativo di inserimento nel corso del suo lavoro al Nido?<\/p>\n<p>Domanda n. 2<br \/>\nPer Lei cosa significa inserimento del bambino sordo?<\/p>\n<p>1. l&rsquo;inserimento consiste nella socializzazione con gli altri<br \/>\n2. l&rsquo;inserimento significa non isolare il bambino sordo dal resto del contesto Nido, garantendo appoggio costante e dare possibilit&agrave; al bambino di esprimere al massimo le sue capacit&agrave;<br \/>\n3. l&rsquo;inserimento &egrave; un rapporto con il contesto (bambini, educatrici, materiali, ecc.), &egrave; esperienza emotiva da offrire al bambino sordo<br \/>\n4. l&rsquo;inserimento come opportunit&agrave; di essere stimolato<br \/>\n5. l&rsquo;inserimento &egrave; sentirsi integrati in un contesto, sentirsi a proprio agio; livellare la difficolt&agrave; di integrazione per sentirsi parte integrante di un gruppo<br \/>\n6. inserire un bambino sordo in un posto dove sono tutti udenti.<\/p>\n<p>L&rsquo;approccio all&rsquo;evento inserimento da parte dell&rsquo;educatrice &egrave; di svariato genere. Alcune sottolineano l&rsquo;importanza della socializzazione con gli altri bambini; altre indicano la priorit&agrave; dell&rsquo;esperienza relazionale e del contesto emozionale da creare intorno al bambino sordo. Altre credono nell&rsquo;inserimento al Nido come possibilit&agrave; di offrire o creare strumenti utili per integrazione e contatto con gli adulti, coetanei ed ambiente sociorelazionale;<\/p>\n<p>Domanda n. 3<br \/>\nSecondo Lei &egrave; sempre possibile l&rsquo;inserimento del bambino sordo?<br \/>\nNo&hellip;<br \/>\nSi&hellip;<br \/>\nNon sa dirlo prima&hellip;<\/p>\n<p>Domanda n. 4<br \/>\nQuando l&rsquo;inserimento, secondo Lei, non &egrave; possibile?<\/p>\n<p>1. quando il bambino &egrave; troppo grave e non ha possibilit&agrave; di integrarsi<br \/>\n2. quando l&rsquo;inserimento &egrave; forzato, non voluto dal bambino<br \/>\n3. quando il bambino &egrave; deriso dai compagni, dagli altri genitori, dagli operatori<br \/>\n4. quando non si &egrave; creato un lavoro di &eacute;quipe per fronteggiare i problemi del bambino sordo.<\/p>\n<p>L&rsquo;incontro con la sordit&agrave; infantile &egrave; denso di implicazioni emotive conflittuali dinanzi alle quali l&rsquo;educatore pu&ograve; sentirsi impreparato, poich&eacute; il silenzio, l&rsquo;assenza di parole, evoca sentimenti di inquietudine, di imbarazzo e turbamento; il disagio nel creare un rapporto di relazione spesso porta &ldquo;l&rsquo;architetto&rdquo; dell&rsquo;inserimento a non continuare il proprio lavoro o a svolgerlo senza implicazioni emotive, riducendo il tutto ad una semplice immissione dell&rsquo;individuo in un contesto che non gli &egrave; proprio. L&rsquo;educatrice che si appresta ad inserire al nido un bambino minorato dell&rsquo;udito deve pertanto prendere coscienza del deficit ma non soffermarsi solo su di esso (sarebbe molto riduttivo e motivo di disorientamenti, ansie e timori) quanto invece relazionarlo al potenziale del bambino, che &egrave; il vero &ldquo;elemento&rdquo; da inserire: elemento che sa osservare, che vuole apprendere, che desidera mettersi in relazione.<br \/>\nConoscere il bambino col suo handicap, globalmente, significa accoglierlo come persona che non sente dalle orecchie e non nel cuore e nella mente e significa anche accogliere le capacit&agrave; realmente possedute, le quali aiutano ad evitare che egli possa utilizzare la propria &ldquo;situazione&rdquo; per ottenere le risposte da lui desiderate. Deve essergli ostacolata l&rsquo;idea che tutto gli &egrave; dovuto in nome della sua menomazione fisica: chi lavora con e per lui perch&eacute; possa essere inserito al Nido, ha bisogno di sapere i limiti reali del bambino causati dalla mancanza  dell&rsquo;udito, per evitare che possano generarsi sentimenti di pena e atteggiamenti di accondiscendenza, in una relazione &ldquo;prepotente&rdquo;, in cui tutto &egrave; permesso e preteso; non di rado succede, infatti, che il bambino sordo venga &ldquo;graziato&rdquo; da rimproveri facendo leva sul suo deficit. La mancanza di una preparazione professionale che verte su pi&ugrave; ambiti, molto spesso mette in crisi l&rsquo;educatore, il quale invece deve partire proprio dalle potenzialit&agrave; e dalle capacit&agrave; integre del piccolo, per evitare tanti errori che rendono ancora pi&ugrave; gravoso il processo di inserimento.<\/p>\n<p>Entrare al Nido giocando in &ldquo;silenzio&rdquo;<br \/>\nL&rsquo;Asilo Nido quando accoglie e pensa a progetti di inserimento di bambini affetti da sordit&agrave;, deve presentarsi particolarmente attrezzato, pur precisando che non &egrave;, e nemmeno deve diventarlo, un Asilo &ldquo;speciale&rdquo;; deve essere un Nido &ldquo;comune&rdquo; che, per dotazione di personale qualificato, di strutture, attrezzature idonee e per la prossimit&agrave; di presidi sanitari o riabilitativi, favorisce la funzionale entrata del bambino sordo, in quanto facilitata da tecniche didattiche, da materiale specifico, da vari stimoli.<br \/>\nIl Nido deve pensare a momenti nell&rsquo;inserimento durante i quali viene superato lo svantaggio uditivo e sociale del bambino sordo; momenti di pennarelli colorati, matite, cartoncini, marionette, trucchi&hellip; momenti dove fantasia, spirito di immaginazione e creativit&agrave; si intrecciano tra loro, in un silenzio che non &egrave; penoso ma che si prende cura delle emozioni del piccolo non udente. Entrare al Nido giocando &egrave; un&rsquo;esperienza tra le pi&ugrave; entusiasmanti compiute nei primi anni di vita del bambino e pertanto pensare di poter stabilire relazioni ludiche &egrave; alquanto rafforzante per il processo di inserimento dell&rsquo;infante sordo.<br \/>\nVygotskij aveva fatto notare gi&agrave; oltre cinquant&rsquo;anni fa che il bambino sordo &egrave; un soggetto diverso nell&rsquo;acquisizione del codice della lingua perch&eacute; il suo apparato cerebrale non &egrave; come quello dell&rsquo;udente, modellato e predisposto sin dal periodo vissuto nella placenta materna ad accogliere i suoni, i rumori, le voci la sua acquisizione linguistica dovr&agrave; avvenire utilizzando propriamente i sensi vicari dell&rsquo;udito; sensi che costituiscono il mondo attorno al quale gira tutto l&rsquo;esistere del bambino sordo.<br \/>\nPer questo il suo linguaggio deve avere origine da quelle percezioni sensoriali che sono pi&ugrave; forti e che sono capaci addirittura di preparare e coinvolgere tutto il corpo a raggiungere un livello di comunicazione efficace per esprimere idee, emozioni e pensieri. In condizioni di udito deficitario, la struttura corporea nella sua globalit&agrave; diventa oggetto principale di comunicazione, o meglio soggetto dialogante in grado di liberare e far brillare l&rsquo;espressivit&agrave; intrinseca del sordo: i sordi sono pi&ugrave; &ldquo;intonati&rdquo; nella comunicazione corporea rispetto agli udenti perch&eacute; per costoro il corpo diventa reale strumento attivo di reciprocit&agrave;; le posture, le posizioni spaziali, gli sguardi, tutte le espressioni del volto costituiscono indicazioni precise per creare condizioni di scambio interazionali. Il bambino sordo con il suo corpo &ldquo;pronuncia&rdquo; le sue impressioni, manifesta la sua tristezza e i suoi turbamenti, le paure, il disgusto, le gioie e la rabbia, accoglie, domina, sospetta, ama e vive!<br \/>\nQuando egli &egrave; molto piccolo, utilizza il corpo come mezzo comunicativo e per potersi connettere sentimentalmente con l&rsquo;altro: partendo da questo presupposto, si potrebbero organizzare giochi e attivit&agrave; nelle quali vengono investite le risonanze corporee del soggetto e per mezzo di queste si impara ad &ldquo;ascoltare&rdquo; e a vivere i suoni, a distinguerli con le vibrazioni crescenti, in un contesto di assoluta tranquillit&agrave;, perch&eacute; venga favorito un tono muscolare elastico che permetta poi al corpo vibrante la trasmissione delle onde sonore e la distinzione dei timbri sonori.<br \/>\nQuesto tipo di gioco, dunque, richiede investimento di emozioni ma anche assoluta fiducia da parte del bambino; perci&ograve; potrebbe essere fatto con l&rsquo;indispensabile presenza dei suoi genitori&hellip; presenza capace di rasserenare il bambino e di farlo rilassare nel corpo, nella mente e nel cuore.<br \/>\nNel gioco anche il setting deve essere ben preparato: la location, grande quanto basta per l&rsquo;attivit&agrave; e abbastanza raccolta per evitare la dispersione dell&rsquo;attenzione, deve essere calda ed accogliente; gli strumenti musicali vibranti e i vari materiali che vengono utilizzati, devono poter essere visibili al bambino perch&eacute; possa rendersi conto del percorso dell&rsquo;attivit&agrave;.<br \/>\nSempre sfruttando il corpo in maniera globale, sarebbe divertente dare vita a un inserimento basato sulla pratica di un&rsquo;attivit&agrave; fisica e &ldquo;sportiva&rdquo; per favorire l&rsquo;autonomia e l&rsquo;integrazione del piccolo e potenziarne i sensi surrogati dell&rsquo;udito. In questo gioco, infatti, il tatto oltre che la vista, sono i referenti principali tra la realt&agrave; e le emozioni interne.<br \/>\nIl progetto ludico richiederebbe da parte della struttura: temperatura giusta, attrezzatura e materiali adatti; nella saletta di psicomotricit&agrave;, ad esempio, si potrebbe allestire una piscina gonfiabile (&Oslash; 100 cm), con acqua regolata a temperatura ambiente, ideale per il raggiungimento di uno stato di rilassamento da parte dei bambini, accolti in piccolissimi gruppi (sordi e udenti): il gruppo molto ristretto risulterebbe piuttosto accessibile e contenuto per riuscire nell&rsquo;intento di conoscenza rilassata.<br \/>\nI bambini avrebbero cos&igrave; una nuova coscienza del proprio corpo, data dalla stimolazione tattile e anche termica e dalla sensazione di avvolgimento, a loro forse insolita! L&rsquo;acqua &egrave; un grandissimo amico del bambino perch&eacute; per nove mesi ne &egrave; avvolto per il 90% ; il bambino si trova perfettamente a suo agio in acqua e inoltre questa ha propriet&agrave; biofisiche davvero eccezionali. Il bambino pertanto, supererebbe immediatamente il &ldquo;fastidio&rdquo; dell&rsquo;acqua e della paura. Anche solo immergere i piedini, farli scalciare dal bordo, rappresenterebbe un primo proficuo approccio con l&rsquo;acqua.<br \/>\nAll&rsquo;inizio sarebbe utile, direi obbligatoria, la presenza di almeno un genitore; superate le primissime fasi di difficolt&agrave;, si attuerebbero le attivit&agrave; ludiche vere e proprie (con le palline di varia grandezza e materiale, pupazzini galleggianti, pezze, colori&hellip;). Ma attenzione! non sarebbe come fare un corso di nuoto! La piscina dovrebbe essere piccolissima e con livello d&rsquo;acqua ridotto&hellip; non &egrave; nuotare ma consentire un inserimento che riduca le distanze tra il Nido e il bambino sordo.<\/p>\n<p>Bibliografia<br \/>\nAA. VV. (2003), dispensa Il gesto, l&rsquo;immagine e la parola.<br \/>\nAA. VV. (1998), Infanzia e adolescenza, diritti e opportunit&agrave;, Centro Nazionale di Documentazione ed Analisi sull&rsquo;Infanzia e l&rsquo;Adolescenza.<br \/>\nAA. VV. (2203), dossier Lo sviluppo sociale.<br \/>\nBacchini D. &ndash; Valerio P. (2000), Le parole del silenzio, Edizioni Scientifiche Ma.Gi., Roma.<br \/>\nBassa Poropat M. T. &ndash; Chicco L. (2004), Il nido come sistema complesso, Edizioni Junior, Bergamo.<br \/>\nBerry Brazelton T. (2003), Il bambino da zero a tre anni, RCS Libri, Milano.<br \/>\nCasale M. &ndash; Castellani P. &ndash; Saglio F. (1991), Il bambino handicappato e la scuola, Bollati Boringheri editore, Torino.<br \/>\nMarchetti P. (2002), dispensa Lo spazio pensato&hellip; mappe reali e ideali, Bologna.<\/p>\n<p>(*) Laureata in Scienze della Formazione a Bologna  con una Tesi sull&rsquo;inserimento al nido di bambini sordi e ipoacusici articolo estrapolato dalla tesi di laurea redatta insieme al prof.J.J.Chade.<br \/>\ne-mail: <a href=\"mailto:fenice82it@yahoo.it\">fenice82it@yahoo.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Nicla Lattanzio (*)<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[],"tags":[],"edizioni":[],"autori":[],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3708],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1895"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1895"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1895\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1895"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1895"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1895"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=1895"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=1895"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=1895"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=1895"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=1895"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=1895"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}