{"id":1897,"date":"2010-02-19T12:15:49","date_gmt":"2010-02-19T12:15:49","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1897"},"modified":"2010-02-19T12:15:49","modified_gmt":"2010-02-19T12:15:49","slug":"i-come-inclusione-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1897","title":{"rendered":"I come Inclusione"},"content":{"rendered":"<p>di Giovanna Di Pasquale<\/p>\n<p>Includere, dal latino includere composto da in= dentro e claudere=chiudere. Quindi chiudere o serrar dentro.<\/p>\n<p>Il significato etimologico della parola inclusione credo possa provocare, per molti di noi, una sorta di spaesamento se &egrave; vero che i trenta anni di integrazione scolastica in Italia vengono spesso definiti sotto il segno del passaggio dall&rsquo;esclusione all&rsquo;inclusione, cio&egrave; da una situazione connotata dalla separazione ad una di apertura e condivisione.<\/p>\n<p>L&rsquo;incertezza cognitiva &egrave; per&ograve; una condizione mentale, che pu&ograve; rivelarsi feconda proprio quando la si usi fino in fondo, accettando il gioco di chiederci apertamente oggi quale &egrave; il senso dell&rsquo;impegno per l&rsquo;integrazione che tende verso una prospettiva inclusiva.<\/p>\n<p>Impegno per l&rsquo;integrazione, nella scuola ma non solo, che &egrave; stato ed &egrave; il lavoro quotidiano e costante di tante persone ed organizzazioni per realizzare pezzi concreti di una inclusione in cui &egrave; centrale l&rsquo;idea che i migliori sostegni per una buona qualit&agrave; di vita per tutti, non solo per le persone disabili, stiano nella rete sociale del contesto di vita reale.<\/p>\n<p>Dall&rsquo;inserimento all&rsquo;integrazione verso l&rsquo;inclusione: se queste tappe disegnano un passato contemporaneamente delineano un futuro; e questo pensiero verso il domani, a come si va avanti ci aiuta a ridisegnare costantemente il senso che attribuiamo alle parole perch&eacute; possano essere punti di riferimento per le idee e le azioni.<\/p>\n<p>Inclusione come processo in cui il &ldquo;farsi carico&rdquo; di elementi anche disorientanti e &ldquo;sofferenti&rdquo; si fa sociale. Come capacit&agrave; delle istituzioni di accogliere e contenere in scambio reciproco e permanente con il contesto, l&rsquo;ambiente e le risorse formali ed informali<\/p>\n<p>Trenta anni fa si cominci&ograve; ad erodere la logica dell&rsquo;istituzione totale a partire dallo smantellamento anche fisico di spazi e luoghi.<\/p>\n<p>Certo non &egrave; bastato abbattere muri o aprire porte. Queste azioni, ancora forti nel loro aspetto simbolico, rimangono esemplari nel ricordarci che sempre, nei tempi lontani e vicini, la separazione non scelta, imposta &egrave; segno di negazione di identit&agrave;, fino al limite del non riconoscimento di una comune matrice di umanit&agrave;. Questo tipo di separazione ha i tratti della segregazione che riduce l&rsquo;uomo, la donna ad una categoria da separare, da eliminare socialmente e anche fisicamente.&ldquo;La disumanizzazione degli altri si avvale di particolari individuazioni di &#8216;categorie&#8217;: gli ebrei, gli zingari, gli arabi, i neri&hellip; ma anche i tossici, i disabili, i matti&hellip; Questo tipo di disumanizzazione permette di mantenere inalterata la propria autostima che pu&ograve; mantenere l&rsquo;idea di s&eacute; come soggetto altruista&rdquo;(1).<\/p>\n<p>Vite separate, vite negate, numerosi gli esempi che nella storia e nella memoria di ognuno si fanno testimonianze di quanto labile sia il confine cos&igrave; tante volte varcato.<\/p>\n<p>Inclusione come condizione per stare in presenza delle diversit&agrave; presenti negli altri e in noi e farsi cambiare da questa convivenza. Vivere insieme, in un gruppo, la vita in classe significa poter sperimentare in prima persona la sostanza dell&rsquo;apprendimento che &egrave; costruzione sociale (si impara con gli altri) e pluralit&agrave; di modi e stili. Condividere ogni giorno con i propri compagni a scuola diversi modi di apprendere,constatare la variet&agrave; e la diversa misura delle competenze presenti non solo in un gruppo ma in ogni singola persona &egrave; un&rsquo;opportunit&agrave; insostituibile per apprendere in modo significativo cio&egrave; personale, durevole e trasferibile fuori dall&rsquo;ambito scolastico. Gli alunni con disabilit&agrave; sono per questo una risorsa per l&rsquo;apprendimento di tutti gli alunni cos&igrave; come le strategie e le metodologie &ldquo;speciali&rdquo; sono una risorsa per l&rsquo;apprendimento di tutti gli alunni proprio perch&eacute; capaci di aumentare la personalizzazione e lo scambio fra competenze e saperi. In questo senso la qualit&agrave; dell&rsquo;integrazione a scuola &egrave; qualit&agrave; della scuola.<\/p>\n<p>Inclusione come costruzione di legami che riconoscono la specificit&agrave; e la differenza di identit&agrave;. La politica inclusiva ci interroga sempre sui confini della nostra storia e persona. &quot;Inclusione &#8211; scrive Habermas &#8211; qui non significa accaparramento assimilatorio, n&eacute; chiusura contro il diverso. Inclusione dell&rsquo;altro significa piuttosto che i confini della comunit&agrave; sono aperti a tutti: anche &#8211; e soprattutto &#8211; a coloro che sono reciprocamente estranei e che estranei vogliono rimanere&quot; (2).<\/p>\n<p>Non si tratta allora di far diventare l&rsquo;altro come noi o di, all&rsquo;opposto, rinunciarvi per sempre ma di costruire ponti fra le persone, le situazioni, le competenze. L&rsquo;integrazione a scuola potenzia la dimensione inclusiva quando riesce a far intrecciare le voci di tutti gli interlocutori in un dialogo aperto, interprofessionale, caratteristiche queste alla base di ogni situazione educativa dove ogni persona, ogni ruolo porta il proprio contributo indispensabile e complementare.<\/p>\n<p>(1) Andrea Canevaro, I soggetti dei processi di integrazione in: Handicap&amp;Scuola n.130, novembre-dicembre 2006. Relazione per l&rsquo;intitolazione di una scuola dell&rsquo;infanzia a Sergio Neri in Pavone Canavese (To) il 20.10.2006.<\/p>\n<p>(2) J. Habermas, L&rsquo;inclusione dell&rsquo;altro. Studi di teoria politica<br \/>\nFeltrinelli , Milano, 1998<\/p>\n<p><strong>Per approfondire<\/strong><\/p>\n<p>Dario Ianes, Bisogni Educativi Speciali e inclusione<br \/>\nEdizioni Erikson, Trento, 2005<\/p>\n<p>Andrea Canevaro, Marianna Mandato (cura di) L&rsquo;integrazione e la prospettiva inclusiva<br \/>\nMonolite, 2004 Collana:Scienze della formazione e educazione<\/p>\n<p>Andrea Canevaro La via inclusiva nelle politiche scolastiche in Italia<br \/>\nIn: Appunti n. 3\/2006<\/p>\n<p>Agostina Melucci Una via emiliano romagnola all&rsquo;integrazione scolastica<br \/>\nIn: Infanzia n. 4\/2006<br \/>\nSalvatore Nocera Punti importanti per la qualit&agrave; dell&rsquo;integrazione scolastica<br \/>\nIn: L&rsquo;integrazione scolastica e sociale n.4-5\/2006<\/p>\n<p>Marisa Pavone (cura di) L&rsquo;integrazione scolastica dei disabili nel mondo<br \/>\nIn: L&rsquo;integrazione scolastica e sociale n.3\/2005<\/p>\n<p>Andrea Canevaro Un&rsquo;educazione speciale nella prospettiva inclusiva: l&rsquo;integrazione di bambini e bambine disabili nei nidi e nelle scuole dell&rsquo;infanzia<br \/>\nIn: Infanzia n.11\/2005 (numero monografico)<\/p>\n<p>Andrea Canevaro L&rsquo;inclusione competente<br \/>\nDa: <a href=\"http:\/\/www.pedagogiaspeciale.it\">www.pedagogiaspeciale.it <\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giovanna Di Pasquale<br \/>\nIncludere, dal latino includere composto da in= dentro e claudere=chiudere. 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