{"id":1900,"date":"2010-02-19T12:18:36","date_gmt":"2010-02-19T12:18:36","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1900"},"modified":"2010-02-19T12:18:36","modified_gmt":"2010-02-19T12:18:36","slug":"e-come-esperienza-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1900","title":{"rendered":"E come Esperienza"},"content":{"rendered":"<p>di Marina Maselli<\/p>\n<p>Nell&rsquo;intreccio di parole che rendono solido il percorso verso l&rsquo;integrazione &egrave; senza dubbio possibile incontrare la parola ESPERIENZA. Una parola forte, evocativa, vicina alle storie delle persone e dei servizi che con i temi delle diversit&agrave; si misurano quotidianamente.<br \/>\nEsperienza &egrave; una parola ricca di potenzialit&agrave; perch&eacute; guarda al passato ma anche al futuro, accomuna adulti e bambini impegnati nel dare forma alla propria percezione del mondo, si alimenta nella dimensione dell&rsquo;incontro fra il soggetto e ci&ograve; che &egrave; altro da s&eacute;. E in ogni incontro &egrave;  sempre presente lo sforzo, oltre che del rapporto, anche dell&rsquo;adattamento reciproco.<br \/>\nNel corso degli ultimi quindici anni il tema dell&rsquo;esperienza mi ha permesso di dare sostanza al lavoro di formazione e valorizzazione della documentazione educativa e didattica.<br \/>\nRiconoscere e dare dignit&agrave; al sapere dell&rsquo;esperienza &egrave; stata l&rsquo;idea guida che ha sostenuto molti percorsi fatti con insegnanti ed educatori che si occupano di integrazione in diversi contesti.<br \/>\nIn modo particolare ci sono due aspetti che qui mi sembra utile richiamare: il rapporto tra esperienza e sapere e l&rsquo;importanza  del particolare.<\/p>\n<p>Sapere ed esperienza<br \/>\nChe ci muova in contesti in cui la documentazione &egrave; ormai prassi consolidata o in altri in cui &egrave; necessario un lavoro di sensibilizzazione al tema, senza dubbio uno dei primi punti di riflessione in cui ci si imbatte con le persone che lavorano nei servizi &egrave; dato dal richiamo al collegamento con la propria esperienza e al sapere che ne scaturisce. Curiosit&agrave;, piacere, stupore, bisogno di affermazione, resistenza, perplessit&agrave;, sono varie le reazioni ed emozioni che si registrano nei gruppi quando si avvia un percorso di formazione o di accompagnamento alla documentazione, non prevedibili ne inscrivibili in un quadro unitario. Le diverse reazioni tuttavia sembrano non negare questo primo essenziale collegamento. La documentazione &egrave; tradizionalmente accomunata alla parola esperienza e parlare di  esperienza, nella doppia accezione  che ha assunto nel linguaggio comune, quella che facciamo e quella che abbiamo, non lascia mai indifferenti, ci tocca in prima persona.<br \/>\nMa il collegamento di maggior interesse, a partire dal quale prende in molti casi avvio l&rsquo;adesione reale al progetto di documentazione, &egrave; quello dato dal rapporto tra esperienza e sapere, quello che definiamo come sapere dell&rsquo;esperienza.<br \/>\nRiconoscere e dare dignit&agrave; all&rsquo;esperienza come una particolare forma di sapere modifica la prospettiva degli insegnanti ed educatori, introduce nuovi elementi  di riflessione che rimandano al quotidiano, a ci&ograve; che &egrave; familiare, a ci&ograve; che si ripete spesso rinnovandosi.<br \/>\nQualunque sia il contesto professionale in cui  si muovono, gli individui maturano una conoscenza particolare della realt&agrave;, (qualcuno la definisce multimodale), che deriva dal contatto con le cose, le persone, gli eventi, gli imprevisti, di fronte ai quali si attivano proposte e soluzioni, che arricchendosi di sempre nuove sfumature, si ordinano e compongono in  sistemi che costituiscono il sapere proprio di chi lavora. Talvolta la consapevolezza di questo sapere rinforza l&rsquo;immagine di s&eacute;, altre volte l&rsquo;intuizione dell&rsquo;enorme ricchezza in esso nascosta spaventa e fa scappare, anche solo temporaneamente, fino all&rsquo;incontro con la successiva provocazione del quotidiano, poich&eacute; di vere e proprie provocazioni del quotidiano si tratta.<br \/>\nIl sapere dell&rsquo;esperienza incontra l&rsquo;umile, il solido, quello che facendo tesoro di ci&ograve; che la vita di ogni giorno propone mette i soggetti di fronte alla propria domanda di senso, &egrave; un sapere che non esclude ma richiede la considerazione della sensibilit&agrave; del soggetto e della sua particolarit&agrave;.<\/p>\n<p>L&rsquo;importanza del particolare<br \/>\nUna delle cose che rende maggiormente interessanti le documentazioni di esperienze di integrazione agli occhi dei fruitori, &egrave; la possibilit&agrave; di entrare nello specifico delle questioni attraverso la messa in evidenza di particolari. Talvolta si tratta di piccoli dettagli, resi significativi da un intenzionale e solido progetto di osservazione, che  solo la pazienza e la fiducia in un particolare, che sfugge alle generalizzazioni, rende possibile, &ldquo;Ma il dettaglio da un certo punto di vista vale a rammentare i rischi dell&rsquo;astrazione indebita e a rimettere ogni volta in movimento il pensiero. Per i soggetti immersi nella propria quotidianit&agrave; l&rsquo;attenzione ai dettagli appartiene  a uno stile di vita orientato alla riflessivit&agrave;, alla capacit&agrave; di riconoscere le cose da pi&ugrave; punti di vista, alla ricorrente tensione a esplicitare ai propri stessi occhi i presupposti e gli orientamenti di fondo che animano il proprio stile di vita. A volte il dettaglio ci fa commuovere, innamorare, perdere nella vertigine dell&rsquo;infinito attiva la nostra memoria &hellip;nel rintracciare corrispondenze tra dettagli diversi la coscienza si avvia sulla strada che la porta a riconoscere la trama di cui l&rsquo;esistenza &egrave; intessuta. L&rsquo;attenzione al dettaglio sospende l&rsquo;atteggiamento che ci fa dare per scontato ci&ograve; che ci circonda e che facciamo usualmente: con ci&ograve; avvia processi di nuova comprensione e di elaborazione della nostra esperienza&rdquo; (1)<br \/>\nE&rsquo; l&rsquo;attenzione al particolare che permette di ragionare, ad esempio, sui piccoli grandi gesti di cura di ogni giorno. L&rsquo;attenzione al particolare non dimentica l&rsquo;importanza degli imprevisti, margini di errore, vitalit&agrave; delle relazioni, elementi che irrompono nella lettura consueta delle situazioni.<br \/>\nNon ci sono progetti che ci salvaguardano dagli imprevisti, gli imprevisti rendono dinamica la progettazione e credibile la documentazione. Nominare gli imprevisti spesso induce a dare maggior valore agli aggiustamenti in corso d&rsquo;opera. E&rsquo; anche di questo che abbiamo bisogno, il concetto stesso di esperienza ne viene rinforzato, &egrave; una esperienza che non ci blocca, non ci irrigidisce,  non ci immobilizza in uno stereotipo. <br \/>\nE&rsquo; sempre attraverso l&rsquo;attenzione al particolare che &egrave; possibile recuperare la dimensione temporale nei progetti, i modi della cura, quella capacit&agrave; di dar forma al vivere, che permette di costruire ambienti  che contengono cose e persone coi loro tempi e i loro ritmi.<br \/>\nNei termini di Walter Benjamin, ci dice Jedlowski, &ldquo;l&rsquo;esperienza attende sempre il risveglio: attende cio&egrave; di essere compresa, attualizzata, trasformata in patrimonio che parli del senso e orienti i passi futuri&rdquo;.<\/p>\n<p>(1) Jedlowski P., Un giorno dopo l&rsquo;altro. Sociologia, cultura vita quotidiana,Il Mulino, Bologna, 2003 <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marina Maselli<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[],"tags":[],"edizioni":[],"autori":[],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3709],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1900"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1900"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1900\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1900"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1900"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1900"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=1900"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=1900"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=1900"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=1900"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=1900"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=1900"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}