{"id":1904,"date":"2010-02-19T12:25:30","date_gmt":"2010-02-19T12:25:30","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1904"},"modified":"2010-02-19T12:25:30","modified_gmt":"2010-02-19T12:25:30","slug":"z-come-zero-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1904","title":{"rendered":"Z come Zero"},"content":{"rendered":"<p>di Roberto Ghezzo<\/p>\n<p>Lo zero &egrave; un numero speciale, diverso da tutti gli altri che indicano quantit&agrave;, magari positive, negative, immaginarie, ma sempre quantit&agrave;. Lo zero, raffigurato come un bel cerchio vuoto, &egrave; il numero dell&rsquo;assenza, che oscilla fra un giudizio etico negativo (una persona le cui capacit&agrave; sono nulle si dice che &egrave; uno zero, vale zero; oppure abbiamo anche lo zero in condotta, fino al voto-insulto dello zero spaccato) ed un giudizio tendenzialmente positivo, perch&eacute; lo zero rappresenta il punto iniziale di una scala graduata, o il momento terminale di un conteggio alla rovescia, insomma un nuovo inizio, una sfida che risuona nell&rsquo;espressione (amara o testarda o speranzosa) che &egrave; &ldquo;ricomincio da zero&rdquo;. Lo zero &egrave; come una porticina attraverso la quale avviene un salto di qualit&agrave;.<\/p>\n<p>Ho sempre pensato che l&rsquo;integrazione, quella vera e non solo sulla carta, ricominci da zero, ogni giorno, ogni momento, o al massimo, come diceva Troisi, ricominci da tre, dal buono che si &egrave; riusciti a produrre nella nostra storia. Penso infatti che l&rsquo;integrazione reale, non quella proclamata del politicamente corretto, ma quella che fa nascere relazioni umane piene, che si concretizza in atti e opportunit&agrave;, in diritti umani vissuti, abbia necessariamente a che fare con le persone in carne ed ossa, con atteggiamenti che nascono da scelte. Come tale l&rsquo;integrazione (assieme alla democrazia, alla libert&agrave;) non &egrave; mai sicura, &egrave; sempre in pericolo di scacco, &egrave; sempre il risultato di un lavoro, e quindi di una fatica (che ne &egrave; una componente ineludibile) ma anche, se nasce sotto il segno della creativit&agrave;, di una soddisfazione, di una gioia. Come nella canzone di Gaber dedicata alla libert&agrave;, anche l&rsquo;integrazione &egrave; partecipazione, non &egrave; uno spazio integrato, non &egrave; il volo di un moscone o solo un bel progetto-creativo andato a buon fine, non &egrave; star sopra un albero, coccolati dalla propria associazione di categoria.<\/p>\n<p>Dunque l&rsquo;integrazione intesa come qualit&agrave; ricomincia da zero ogni giorno. Eppure esiste anche una fase dell&rsquo;integrazione che termina, che approda allo zero, che finalmente arriva in porto, quella che termina con l&rsquo;acquisizione consolidata di un diritto. Esiste un punto zero di questo processo dell&rsquo;integrazione, che coincide con la nascita di qualcosa di nuovo, che pone le premesse perch&eacute; cose nuove accadano. Lo zero &egrave; infatti quella linea che si curva e si ricongiunge fino a formare un cerchio, pronto ad accogliere nel proprio orizzonte tutte le avventure future.<br \/>\nFacciamo un esempio: il diritto al voto per le donne &egrave; conquista relativamente recente. Nel momento in cui questa conquista &egrave; stata digerita, &egrave; entrata a far parte del nostro modo di pensare, nel momento in cui una donna che vota &egrave; considerato un fatto normale, allora l&rsquo;integrazione, intesa come il processo-cammino di lotte per il voto alle donne, &egrave; terminata. E qui il cammino dell&rsquo;integrazione riparte cambiando pelle, riparte da zero: avviene una metamorfosi per cui il voto di quella donna sar&agrave; importante non tanto in quanto lei &egrave; donna, ma in quanto &egrave; un soggetto votante. Diversa &egrave; la situazione ancora molto indietro per quanto riguarda la presenza delle donne in parlamento: su questo il processo di integrazione della donna (da soggetto votante a soggetto votato) &egrave; ancora da fare, l&rsquo;integrazione come processo qui &egrave; ancora in moto.<\/p>\n<p>Per le persone con disabilit&agrave; e diversabilit&agrave; l&rsquo;integrazione in quanto processo &egrave; andata molto avanti, e in alcuni casi e per certi aspetti si &egrave; anche conclusa, ha compiuto cio&egrave; una metamorfosi. Ma quand&rsquo;&egrave; che si pu&ograve; dire che il processo ha avuto successo? Quando le persone con disabilit&agrave; e diversabilit&agrave; sono riuscite a integrarsi non in quanto persone con deficit ma in quanto genitori, sportivi, votanti, lavoratori, eccetera, cio&egrave; persone che normalmente, come tutte, hanno diritti e ruoli diversi a seconda dei contesti.<\/p>\n<p>Mi ha colpito molto l&rsquo;atteggiamento di un ragazzo incontrato in uno dei nostri ultimi incontri nelle scuole con il Progetto Calamaio, perch&eacute; non reagiva pi&ugrave; con sorpresa alla presenza di animatori in carrozzina nella sua classe. La sua espressione, comunicava: &ldquo;Dov&rsquo;&egrave; la novit&agrave;?&rdquo;, e cio&egrave;:&rdquo;Perch&eacute; continuiamo a parlarne?&rdquo;. Ho la stessa sensazione quando chiediamo agli alunni se conoscono il basket in carrozzina (forse una delle discipline sportive pi&ugrave; conosciute): solo qualche anno fa si reagiva con interesse e sorpresa, mentre adesso per la maggior parte tutti i ragazzi lo conoscono e reagiscono giustamente di conseguenza, cio&egrave; con stupore di perch&eacute; se ne continui a parlare. Il basket in carrozzina non &egrave; pi&ugrave; una novit&agrave; di qualche interesse. Ho avuto cio&egrave; la netta impressione che se ponevamo le due domande:-&ldquo;Conoscete il basket femminile?&rdquo; e: &ldquo;Conoscete il basket in carrozzina?&rdquo;, la reazione sarebbe stata la stessa.<\/p>\n<p>Chi si stupisce, oggi, se una donna vota? Se una donna ricopre l&rsquo;incarico di ministro? Se un tetraplegico va a votare? A parte qualcuno rimasto proprio indietro,credo proprio nessuno.<br \/>\nLa sfida grande per l&rsquo;integrazione &egrave; che alla fine questo stupore abbia termine e il pi&ugrave; grande autogol che le persone con disabilit&agrave; e diversabilit&agrave; possono fare &egrave; quello di continuare a considerarsi come persone innanzitutto con deficit, e poi come persone. Faccio un esempio che vuole essere un po&rsquo; provocatorio: i parcheggi per disabili in una citt&agrave; sono sempre un problema (anche perch&eacute; il parcheggio &egrave; un problema di tutti), non dico di no. Ma perch&eacute; una persona con disabilit&agrave; si deve impegnare solo su questo? Perch&eacute; per definizione e autodefinizione, per autolimitazione, questa persona si dovrebbe porre esclusivamente questo problema? E non si impegna anche a combattere per problemi pi&ugrave; gravi, come la povert&agrave; nel sud del mondo? Perch&eacute; del tempo che ha a disposizione, un persona con deficit ne deve occupare l&rsquo;80 % per mettere gli scivoli su ogni marciapiede (una causa giusta e sacrosanta), e ne occupa una parte esigua se non nulla per, ad esempio, raccogliere fondi per una scuola nel sud del mondo o per adottare a distanza dei bambini Down in Madagascar?<\/p>\n<p>Potr&agrave; sembrare paradossale ma alimentare l&rsquo;integrazione quando non ce n&rsquo;&egrave; pi&ugrave; bisogno, tenere vivo il processo dell&rsquo;integrazione quando si &egrave; gi&agrave; compiuta, alimentare lo stupore e solleticare il sentimentalismo con le giornate per l&rsquo;handicappato, determina un autogol e anzi si torna indietro.<br \/>\nPorto un esempio concreto: Chiara Castellani &egrave; un medico che opera da tanti anni in Congo ed ha scritto un libro autobiografia che &egrave; diventato famoso (Una lampadina per Kimbau). Quando l&rsquo;ho conosciuta a Bologna ad un incontro organizzato dall&rsquo;AIFO, mi ha pregato di accompagnarla a Vigorso di Budrio, per fare la &ldquo;revisione&rdquo; della protesi al braccio che ha perso in un incidente d&rsquo;auto in Africa. Chiara &egrave; disabile, ma questo non le impedisce di continuare a svolgere al sua azione, anzi, come afferma, la disabilit&agrave; la obbliga a farsi aiutare e quindi i suoi collaboratori, agendo al suo posto, devono per forza imparare ad esempio a fare un taglio cesareo e cos&igrave; via. Chiara &egrave; in primo luogo medico e poi &egrave; anche medico con deficit. Ha certamente un suo approccio e un suo modo di fare che &egrave; determinato dalla disabilit&agrave;-diversabilit&agrave; ma innanzitutto la definisce l&rsquo;azione medica, il suo essere medico.<\/p>\n<p>Forrest Gump, come ricordate, a chi gli chiedeva &ldquo;Ma, ragazzo, tu sei stupido?&rdquo;, rispondeva: &rdquo;stupido &egrave; chi stupido fa&rdquo;. Si potrebbe dire: handicappato &egrave; chi handicappato fa. Ci sono tante persone con deficit che fanno gli handicappati, come ce ne sono tante per fortuna che sono sportive, sono genitori, sono lavoratrici, o semplicemente sono se stesse, perch&eacute; fanno sport, fanno figli, fanno reddito, o conducono la loro esistenza senza etichettarla o senza che qualcuno la etichetti.<br \/>\nEcco che l&rsquo;integrazione vera si ha quando non si guarda Chiara Castellani esclusivamente in quanto donna o disabile, ma in quanto donna e disabile e medico eccetera, come quando si guarda a un pinco pallino non in quanto solo affetto da sindrome di Down, ma in quanto alunno, e lavoratore, e sostenitore di cause ambientaliste&#8230;<br \/>\nL&rsquo;integrazione allora avviene naturalmente e va pi&ugrave; a fondo se gli sforzi che facciamo in tal senso vanno nell&rsquo;ottica dell&rsquo;autoemancipazione ed emancipazione delle persone con deficit dal loro deficit, dalla loro mancanza quantitativa perch&eacute; diventi una presenza qualitativa.<\/p>\n<p>La qualit&agrave; della scuola, dell&rsquo;azione educativa sappiamo che ogni giorno ricomincia da zero, &egrave; un avventura che si realizza ogni giorno. Ma per tutti gli alunni, anche quelli con disabilit&agrave; e diversabilit&agrave;, ricomincia da uno zero ricco di qualit&agrave;, Troisi direbbe che ricomincia da tre, anzi da trent&rsquo;anni di integrazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Roberto Ghezzo<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[],"tags":[],"edizioni":[],"autori":[],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3709],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1904"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1904"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1904\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1904"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1904"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1904"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=1904"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=1904"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=1904"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=1904"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=1904"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=1904"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}