{"id":1906,"date":"2010-02-19T12:26:10","date_gmt":"2010-02-19T12:26:10","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1906"},"modified":"2010-02-19T12:26:10","modified_gmt":"2010-02-19T12:26:10","slug":"i-come-incontro-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1906","title":{"rendered":"I come incontro"},"content":{"rendered":"<p>Presentazione<\/p>\n<p>Questa esperienza, vissuta all&rsquo;asilo nido &ldquo;Astamblan&rdquo; di via Guarnaschelli a Piacenza, e descritta dal personale educatore, vuole essere una testimonianza della fattiva collaborazione tra Enti diversi per uno scopo umano e sociale molto alto: connettere il mondo sconosciuto e solitario di due bambini con grave disabilit&agrave;. Ci&ograve; ha voluto dire comunicare con chi ci sta vicino, provare e suscitare emozioni, rivolgere sguardi, comprendersi.<br \/>\nIl racconto che segue &egrave; caratterizzato dalla tenacia delle educatrici, dalla riflessione educativa quotidiana e soprattutto dalla ricchezza di suggerimenti professionali che ogni operatore nella sua specificit&agrave; ha messo a disposizione.<br \/>\nQuesto piccolo opuscolo infine &egrave; rivolto a chi ha la curiosit&agrave; e la voglia di mettersi in gioco professionalmente ogni qualvolta incontra sulla propria strada bambini in difficolt&agrave;.<br \/>\nUfficio Infanzia, Servizio Formazione, Comune di Piacenza, ottobre 2002.<br \/>\nLe educatrici: il nostro racconto<br \/>\nPrimo anno<\/p>\n<p>Come ogni inizio di anno scolastico ci siamo organizzate per accogliere i bambini della nuova sezione lattanti.<br \/>\nTutto sembrava procedere per il meglio e avevamo cominciato a superare le ansie dell&rsquo;inserimento. Eravamo arrivate all&rsquo;inizio di ottobre con dieci bambini gi&agrave; inseriti, ce ne restavano ancora cinque e poi il momento pi&ugrave; critico dell&rsquo;anno sarebbe passato.<br \/>\nA met&agrave; ottobre, una telefonata dall&rsquo;ufficio, del tutto imprevista, ci informa che avremmo dovuto inserire due fratelli gemelli. Tutte e tre ci siamo guardate in viso e le nostre ansie si sono di nuove manifestate: come saranno?<br \/>\nUn&rsquo;altra telefonata ci informava della riunione con il neuropsichiatra che ci avrebbe spiegato la situazione dei bambini.<br \/>\nArriva sabato mattina, ore 8.15, noi educatrici siamo sedute nella stanza del neuropsichiatra che, molto tranquillamente, ci illustra la situazione.<br \/>\nDue fratelli gemelli hanno uno sviluppo ritardato rispetto ai bambini della loro et&agrave;. Provengono da una famiglia disagiata, non in grado di stimolare i bambini. La madre ha qualche problema di relazione con gli altri, &egrave; una mamma da prendere con le &ldquo;mollette&rdquo;.<br \/>\nAlle ore 10.15 la riunione &egrave; finita, noi educatrici ci chiediamo: come facciamo?<br \/>\nDopo qualche giorno ci siamo riunite, davanti a un&rsquo;incertezza cos&igrave; forte il nostro stato d&rsquo;animo era quello di senso di panico, pensavamo di non avere gli strumenti per affrontare la situazione.<br \/>\nDa che parte cominciamo? Tutte e tre ci siamo messe in discussione e abbiamo analizzato le nostre capacit&agrave;. Dopo qualche riflessione ci siamo messe d&rsquo;accordo su chi doveva trattare con la madre: la persona pi&ugrave; accomodante.<br \/>\nArriva il fatidico giorno dell&rsquo;entrata dei bambini al nido; la situazione si &egrave; presentata subito pi&ugrave; problematica del previsto. Infatti mentre noi eravamo convinte di poter inserire un bambino alla volta e di riuscire ad avere una mediazione con la madre, &egrave; avvenuto che i bambini sono rimasti entrambi fino alle ore 15.30 mentre la madre &egrave; uscita immediatamente.<br \/>\nNella sezione si &egrave; creata una situazione pesante, non tanto per i bambini inseriti ma per le educatrici che, contrariamente a quanto avviene nell&rsquo;inserimento, non sapevano nulla delle abitudini alimentari, dei ritmi del sonno, della routine quotidiana dei due bambini. Finalmente arrivano le 15.30, i bambini vanno a casa e noi ci riuniamo per fare il punto della situazione.<br \/>\nCome ci organizziamo? Mettiamo a punto le prime linee di intervento:<br \/>\nDobbiamo farci conoscere e conoscere i bambini. Come? Decidiamo che &egrave; necessario stabilire un rapporto di tipo individuale. Due educatrici si sarebbero occupate di M. e V. e la terza educatrice e l&rsquo;insegnante d&rsquo;appoggio degli altri bambini. In alcuni momenti, soprattutto il pasto, abbiamo coinvolto anche personale ausiliario, ma in modo che le due figure di riferimento dei bambini avessero la possibilit&agrave; di occuparsi solo di loro.<br \/>\nIl nostro intento &egrave; quello di far star bene i due bambini al nido, insieme agli altri. A questo scopo abbiamo pensato che un bambino sta bene al nido se si sente circondato d&rsquo;affetto. Come si fa per dimostrare affetto ai bambini? Si tengono in braccio, si coccolano, ci si fa toccare, ci si parla, si presta attenzione a ogni loro minima risposta: avevamo stabilito un rapporto di contenimento fisico. Nel frattempo ci siamo rese conto che, comunque, il rapporto con la madre doveva esserci. L&rsquo;educatrice incaricata di tenere rapporti con la madre aveva continuato a mantenere il rapporto privilegiato; la scelta si &egrave; dimostrata valida perch&eacute; la mamma in qualsiasi situazione si riferiva a lei: chiedeva consigli su come vestire, dare le pappe, portare i bambini al nido, in caso di malattia chiedeva quali erano i medicinali, quanto tempo doveva tenerli a casa, raccontava le sue ansie, i suoi problemi. L&rsquo;educatrice, in pratica, ha sostenuto e mediato l&rsquo;instaurarsi di una relazione anche con le altre due colleghe.<br \/>\nQuando i bambini hanno manifestato un certo adattamento al nido, ci siamo rese conto che dovevano essere stimolati anche in altri modi. Avevamo notato che facevano fatica a stare seduti, a mantenere la posizione, non prendevano in mano i giochi ed erano sempre molto rigidi, soprattutto. Ci siamo cos&igrave; accordate per mettere a punto un piano di intervento: finora i nostri criteri di valutazione erano sempre rapportati alla normalit&agrave;, per questo &egrave; stato molto difficile capire come comportarsi. Dopo esserci confrontate abbiamo deciso di usare il buon senso dato dalla nostra professionalit&agrave;, cos&igrave; siamo intervenute.<br \/>\nPer aiutare i bambini a stare seduti abbiamo usato cuscinoni morbidi che, gradualmente abbiamo poi tolto. Quando sono arrivati al nido, i bambini stavano solo coricati in posizione supina; attraverso rotolamenti, manipolazioni varie, abbiamo cercato di portarli dalla posizione coricata a quella seduta. Per combattere la rigidit&agrave; e l&rsquo;assenza di prensione (i bambini tenevano i pugni chiusi e non toccavano nulla), abbiamo giocato molto con il corpo sul tappeto: facevamo bicicletta, giocavamo a remare, facevamo la pasta.<br \/>\nPossiamo sottolineare che, pur avendo atteggiamenti diversi sulle modalit&agrave; di intervento (una educatrice preferiva metterli sul tappeto e manipolarli molto, l&rsquo;altra si chiedeva se ci&ograve; non fosse &ldquo;scioccante&rdquo;), siamo sempre riuscite a discutere e a rispettare le une le motivazioni delle altre.<br \/>\nIn questi momenti ci siamo rese conto di quanto sia importante cercare occasioni di confronto fra di noi, da cui poter far scaturire armonia e opportunit&agrave; di crescita.<br \/>\nA fine febbraio siamo riuscite a confrontarci con una persona esperta presente al nido una volta la settimana: la psicomotricista mandata dall&rsquo;AUSL. La psicomotricista ci rincuor&ograve; ritenendo valido il nostro intervento e dandoci alcuni suggerimenti per migliorarlo.<br \/>\nNel frattempo l&rsquo;ufficio ci aveva assegnato una quarta educatrice in servizio dalle ore 8.30 alle ore 12.30.<br \/>\nCon il supporto di queste due persone la situazione, in sezione, era cambiata e i bambini se ne sono resi conto. L&rsquo;accettazione delle persone nuove &egrave; avvenuta in modo diverso: l&rsquo;educatrice &egrave; stata accettata gradualmente da tutto il gruppo; la psicomotricista, che veniva una volta la settimana, ha avuto pi&ugrave; difficolt&agrave; (soprattutto V. ha impiegato pi&ugrave; tempo ad accettarla), anche perch&eacute; faceva lavorare i due fratelli in un gruppo molto piccolo, al massimo di altri due bambini.<br \/>\nLa relazione con gli altri bambini &egrave; avvenuta lentamente: in un primo momento i bambini manifestavano paura ritirandosi fisicamente su se stessi. Abbiamo perci&ograve; preso l&rsquo;abitudine di dividere in uno o due gruppi l&rsquo;intera sezione, inserendo un bambino in ciascun gruppo perch&eacute; c&rsquo;eravamo accorte che si condizionavano a vicenda. Nella tranquillit&agrave; del piccolo gruppo i bambini erano facilitati a relazionarsi con gli altri, li guardavano, li toccavano e si lasciavano toccare, addirittura salivano loro sopra perch&eacute; volevano sentirli fisicamente.<br \/>\nQuesta situazione creava qualche problema nel piccolo gruppo, gli altri bambini si sentivano aggrediti. Davanti a questa manifestazione di apparente aggressivit&agrave; abbiamo pensato di usare quello che noi abbiamo definito &ldquo;metodo dolce&rdquo;. Questo metodo consiste nel tenerli in braccio accarezzandoli, facendoci toccare e accarezzare guidando le loro mani.<br \/>\nAbbiamo usato anche il momento del pasto come avvio alla socializzazione.<br \/>\nDa un rapporto individuale siamo arrivati a un rapporto un educatore due bambini. Ci&ograve; ha consentito ai bambini di accorgersi del compagno. Primo perch&eacute; erano seduti insieme a tavola, secondo perch&eacute; il cucchiaio non era uno conseguente all&rsquo;altro ma c&rsquo;era il tempo di mettere le mani nel piatto. Da qui &egrave; cominciata la manipolazione, si &egrave; sviluppata la relazione con gli altri bambini superando cos&igrave; l&rsquo;apparente aggressivit&agrave; che aveva creato un po&rsquo; d&rsquo;ansia, soprattutto per uno dei due fratelli.<br \/>\nOsservando questi atteggiamenti ci siamo rallegrate perch&eacute; abbiamo pensato di essere sulla strada giusta: era quasi un anno che aspettavamo i primi risultati.<br \/>\nInfatti ormai eravamo alla fine dell&rsquo;anno scolastico e i bambini avevano fatto anche altri progressi: riuscivano a passare dalla situazione seduta a quella eretta, sperimentando l&rsquo;equilibrio e cominciavano a camminare con l&rsquo;aiuto della mano dell&rsquo;adulto.<br \/>\nQuello che ci preoccupava maggiormente in questo periodo era l&rsquo;atteggiamento ripetitivo e la rigidit&agrave; fisica di uno dei due fratelli. Bisognava ogni volta intervenire in modo da creare situazioni e contesti diversi in cui il bambino imparasse a esprimersi in modo differente.<br \/>\nUn altro problema era quello di non aver ancora raggiunto la fase della lallazione.<br \/>\nOrmai l&rsquo;anno scolastico era terminato ed eravamo coscienti che questi nostri interrogativi ce li saremmo ritrovati l&rsquo;anno successivo. Facendo il punto della situazione ci siamo accorte che ci sorprendevamo spesso a osservare i bambini con alterni sentimenti: a volte compiacendoci, a volte demoralizzandoci, comunque sempre valutando il loro progresso e i nostri modi diversi di leggere la realt&agrave; della sezione. Grazie a loro erano migliorati il confronto fra di noi, la disponibilit&agrave; al colloquio con la famiglia e l&rsquo;atteggiamento anche nei confronti degli altri bambini.<br \/>\nSecondo anno<\/p>\n<p>Sono finite le vacanze estive e inizia il nuovo anno scolastico. Prima di affrontare le problematiche relative alla relazione con i bambini, dobbiamo premettere che il nostro trio, dopo tanti anni, era cambiato: l&rsquo;educatrice che aveva tenuto i rapporti con la famiglia era stata trasferita per motivi di salute. Ci siamo chieste se questo fatto avrebbe inciso sulla sezione, soprattutto considerando che dovevamo costruire una relazione nuova con un&rsquo;altra insegnante.<br \/>\nComunque sono stati ripresi e affrontati gli interrogativi che ci eravamo poste alla fine dell&rsquo;anno scolastico precedente. Eravamo ansiose di vedere i bambini e il loro comportamento dopo tre mesi di lontananza dal nido. Ci riconosceranno come figure di riferimento? Avranno imparato a parlare a comunicare? Riconosceranno l&rsquo;ambiente nido?<br \/>\nIl 2 settembre i bambini hanno ricominciato insieme a tutti gli altri. Dopo qualche giorno ci siamo rese conto che non avevano dimenticato nulla di ci&ograve; che erano riusciti a conquistare prima di rimanere a casa; tuttavia i problemi restavano sempre tanti: non parlavano, non camminavano, non avevano in pratica fatto nessuna nuova conquista.<br \/>\nCi siamo rese conto che avremmo dovuto fare velocemente il punto della situazione e trovare delle strategie per affrontare questi problemi, uno alla volta, pur osservandoli nel loro insieme.<br \/>\nInnanzi tutto il primo obiettivo era quello di far loro raggiungere una certa autonomia motoria. Ci siamo confrontate con la psicomotricista e abbiamo operato attraverso:<br \/>\n&#8211; l&rsquo;uso del triciclo, che stimolava i bambini all&rsquo;equilibrio, alla posizione seduta, al controllo e al coordinamento delle braccia e delle gambe;<br \/>\n&#8211; l&rsquo;uso di giochi da spingere per raggiungere il coordinamento braccia-gambe nello spazio;<br \/>\n&#8211; l&rsquo;uso del pallone come stimolo al movimento del camminare.<\/p>\n<p>Una situazione educativa per loro stimolante, priva di ripetitivit&agrave;, era costituita dalla musica e dal canto.<br \/>\nI loro occhi, spesso assenti, si animavano e l&rsquo;atteggiamento del corpo era meno rigido, seguivano anche gesti pi&ugrave; elementari come il battito delle mani.<br \/>\nUn&rsquo;altra attivit&agrave; molto coinvolgente per i due bambini &egrave; stata il laboratorio di burattini. In particolare l&rsquo;animazione. Nel momento in cui l&rsquo;insegnante ha estratto il burattino e lo ha animato, i loro occhi sono diventati particolarmente attenti, cosa che non avevano mai fatto, e il loro sentimento di gioia e di allegria si &egrave; manifestato intero per la prima volta.<br \/>\nM. batteva felice le mani, V. muoveva in continuazione tutto il corpo, senza la solida rigidit&agrave;, e rideva; ambedue non hanno mostrato n&eacute; paura n&eacute; diffidenza nei confronti del burattino, anzi si sono avvicinati entusiasti, si sono lasciati toccare e lo hanno toccato.<br \/>\nTutto questo ci ha entusiasmato e ci ha reso consapevoli del fatto che qualcosa, dentro di loro, si era acceso. Eravamo sulla buona strada? Un altro atteggiamento che ci ha lasciato perplesse era &ldquo;il non pianto&rdquo; dei bambini, sia come reazione fisica al dolore fisico, sia come manifestazione di disagio o di richiesta di aiuto.<br \/>\nCi siamo chieste allora che tipo di rapporti c&rsquo;erano con gli altri componenti della famiglia; il pianto &egrave; una richiesta di relazione, potrebbe essere che il &ldquo;non pianto&rdquo; esprima una mancata relazione?<br \/>\nQuesta domanda ce la siamo posta perch&eacute;, parlando con la madre ci siamo rese conto di quanta difficolt&agrave; aveva nel rapportarsi e nel relazionarsi con i figli.<br \/>\nAbbiamo allora provato a &ldquo;intervenire&rdquo; sulla madre: &ldquo;Quando esci dalla sezione salutali, quando li prendi in braccio guardali in volto, hanno bisogno di molte coccole&rdquo;.<br \/>\nCon il passare del tempo questi messaggi sono stati recepiti quasi completamente.<br \/>\nEravamo per&ograve; alla fine dell&rsquo;anno scolastico e, pur essendo piuttosto soddisfatte del percorso fatto, eravamo anche consapevoli di quanta strada restasse ancora da fare.<br \/>\nTerzo anno<\/p>\n<p>I bambini, nonostante abbiano tre anni, resteranno al nido un altro anno, su indicazione dell&rsquo;&eacute;quipe medica. I cambiamenti che li aspettano sono molto grandi: cambiano completamente sezione e per circa un mese rimane una sola figura di riferimento dell&rsquo;anno precedente.<br \/>\nQuesta situazione ha portato un grande disagio che V. in particolare manifestava piangendo, alternando al pianto il frequente dondolio o sull&rsquo;altalena o sul cavallino a dondolo.<br \/>\nQuesta situazione dondolio rappresenta per V. motivo di sicurezza e consolazione. M. invece si &egrave; subito reinserito al nido come gli altri bambini nell&rsquo;arco di due o tre giorni.<br \/>\nIn questi primi giorni abbiamo lasciato che esplorasse la nuova situazione a modo suo lasciandolo consolare con il dondolio che abbiamo cercato pian piano di limitare.<br \/>\nDa queste prime osservazioni abbiamo pensato che, quest&rsquo;anno, il nostro intervento dovesse improntarsi innanzi tutto sul consolidamento delle abilit&agrave; acquisite e poi sullo sviluppo delle potenzialit&agrave; di ciascun bambino per facilitare il passaggio alla scuola materna.<br \/>\nAnche quest&rsquo;anno una buona relazione affettiva fra bambini e adulti &egrave; la chiave di volta che permette di entrare nel loro mondo.<br \/>\nCon il passare del tempo l&rsquo;azione di contenimento si manifesta in un doppio fronte: da un lato deve essere stretta nel momento in cui pretendiamo concentrazione e attenzione, dall&rsquo;altro lato l&rsquo;azione si deve allargare nel momento in cui i bambini si sentono in difficolt&agrave;, non riescono a risolvere da soli una situazione e con lo sguardo, l&rsquo;atteggiamento corporeo e qualche suono richiamano la nostra attenzione.<br \/>\nUn&rsquo;attivit&agrave; specifica che ha aiutato i bambini, oltre che a socializzare, a perfezionare le conoscenze tattili, &egrave; stato il percorso tattile: il lavoro si &egrave; svolto a piccoli gruppi ed &egrave; stato ripetuto per alcuni giorni consecutivi.<br \/>\nInizialmente M. e V. non erano interessati al gioco proposto, solo quando l&rsquo;educatrice ha pensato di togliere loro le scarpe e le calze e li ha invitati a fare il percorso hanno cominciato a interessarsi gradualmente al gioco, scoprendo le varie sensazioni tattili e dimostrando preferenze per alcune.<br \/>\nQueste attivit&agrave; hanno migliorato, secondo noi, lo stile di relazione fra M. e V. e gli altri bambini, soprattutto M. sta imparando a fare i conti con ci&ograve; che sta fuori di s&eacute;, sta imparando ad aspettare il proprio turno, sta imparando ad aspettare il piatto nel momento del pasto, sta imparando a uscire insieme agli altri bambini dalla sezione, sta imparando che esistono dei tempi da rispettare. Tutto questo ha comportato e sta comportando un notevole dispendio di energie sia nostre sia sue.<\/p>\n<p>Oramai siamo alla fine dell&rsquo;anno scolastico e anche alla conclusione di un ciclo fondamentale per i bambini.<br \/>\nCi rendiamo conto che ora hanno ciascuno una propria personalit&agrave; e nell&rsquo;arco dei tre anni hanno sviluppato un proprio percorso di conoscenza e acquisito una propria identit&agrave;, ponendo le basi per la loro crescita futura.<br \/>\nQuesto ciclo &egrave; stato fondamentale anche per noi educatrici che, alternando momenti di disagio o sensazioni di incapacit&agrave;, impegno nella ricerca e nel confronto, abbiamo cercato di raggiungere ci&ograve; che &egrave; diverso, di crescere sia umanamente che professionalmente, di metterci in discussione e quindi di confrontarci in continuazione fra di noi e con persone al di fuori del nido.<br \/>\nAbbiamo infatti cercato di creare intorno ai bambini e alla loro famiglia una rete di aiuti che comprendevano oltre a noi educatrici anche l&rsquo;intervento della psicomotricista e del neuropsichiatra, dell&rsquo;assistente sociale, dell&rsquo;assistente sanitaria e della pediatra, per tutto ci&ograve; che comportava la quotidianit&agrave; e l&rsquo;aiuto esterno al nido.<br \/>\nCos&igrave;, grazie a questi bambini, abbiamo scoperto che lavorare in &eacute;quipe con persone di altre strutture ci ha fornito l&rsquo;occasione per confrontarci e conoscere altre realt&agrave; che, comunque, erano direttamente partecipi del vissuto dei bambini.<br \/>\nPer noi &egrave; stata un&rsquo;occasione molto stimolante e forse unica.<\/p>\n<p>Il diario dell&rsquo;esperienza educativa &egrave; stato realizzato dalle educatrici dell&rsquo;asilo nido &ldquo;Astamblam&rdquo; di via Guarnaschelli, Piacenza: Domenica Bellissimo e Paola Cortimiglia.<br \/>\nAlla realizzazione del percorso educativo hanno partecipato altre educatrici di sezione: Dora Manfrinati, Romina Pavesi e Maria Scali e due educatrici di sostegno, Barbara Gentili e Rosaria Gagliano.<br \/>\nLa realizzazione dell&rsquo;opuscolo &egrave; stata curata dall&rsquo;Ufficio Infanzia del Servizio Formazione del Comune di Piacenza.<br \/>\nCoordinamento pedagogico: Luigi Squeri, Donatella Zanangeli.<br \/>\nSi ringraziano per la fattiva collaborazione:<br \/>\nDott. P. Vampirelli &ndash; Neuropsichiatra dell&rsquo;AUSL, Dott. M. Polledri &ndash; Neuropsichiatra infantile AUSL, L. Poggi &ndash; Psicomotricista AUSL, I. Fossati &ndash; Assistente sociale AUSL.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Presentazione<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[],"tags":[],"edizioni":[],"autori":[],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3709],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1906"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1906"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1906\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1906"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1906"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1906"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=1906"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=1906"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=1906"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=1906"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=1906"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=1906"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}