{"id":195,"date":"2009-11-04T17:05:07","date_gmt":"2009-11-04T17:05:07","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=195"},"modified":"2025-12-10T12:14:10","modified_gmt":"2025-12-10T11:14:10","slug":"scacco-al-re","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=195","title":{"rendered":"Scacco al re"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">di Roberto Ghezzo<\/p>\n<p>L\u2019equipe di animatori-educatori, diversabili e non, del Progetto Calamaio nel suo lavoro viaggia in tutta Italia per incontrare gli alunni delle scuole. Negli ultimi anni per\u00f2 abbiamo<!--break--> realizzato una ludoteca presso i locali del CDH a Bologna che abbiamo chiamato l\u2019Officina del Mare. Bologna \u00e8 una citt\u00e0 bellissima: l\u2019unica cosa che gli manca in effetti \u00e8 il mare ed \u00e8 per quello che abbiamo creato questo spazio di incontro per bambini ma anche per i loro genitori: per darci la possibilit\u00e0 di navigare insieme, di esplorare isole lontane e soprattutto di mettere in movimento la creativit\u00e0. Quest\u2019anno i laboratori a tema sono stati dedicati alla danza creativa, alla musica, al massaggio genitore-bambino e agli scacchi. Come sapete gli scacchi non sono un gioco qualsiasi ma per molti sono il Gioco per antonomasia: basti pensare alla complessit\u00e0 che scaturisce in fin dei conti da un elementare sistema di regole, da alcune semplici mosse di pezzi. Ci sono biblioteche dedicate allo studio di questo gioco, libri interi dedicati ad una piccola sfumatura di una variante di apertura\u2026 Eppure le mosse dei pezzi sono abbastanza semplici e direi qualsiasi bambino pu\u00f2 impararle: certo alcuni fanno pi\u00f9 fatica di altri, magari la mossa del cavallo (che salta ad \u201cL\u201d sulla scacchiera) non sempre \u00e8 cos\u00ec immediata nella sua realizzazione ma prima o poi diventa un gesto naturale. Negli ultimi tre anni ho insegnato a giocare a scacchi ad un ragazzino affetto da sindrome di Down: anche chi ha un deficit intellettivo riesce prima o poi a mettere i pezzi in modo corretto sulla scacchiera, ad impararne i movimenti, le principali regole, fino addirittura ad acquisire elementi di strategia (ad esempio il concetto di sviluppare i pezzi nella apertura, portandoli fuori e lasciando aperte le linee). C\u2019\u00e8 qualcosa di affascinante negli scacchi che veramente ti cattura: questo ragazzino ha compensato alcuni deficit con un surplus di attenzione, con quel piacere di riuscire a dare scacco al re, di riuscire a mangiare anche un piccolo pedone e il piacere ancora pi\u00f9 grande di meditare e di prevedere la futura mossa giusta. Certo in termini assoluti questo ragazzo non riuscir\u00e0 probabilmente a diventare un forte giocatore, ma sicuramente gi\u00e0 adesso sta riuscendo a giocare e a sperimentare al proprio livello il piacere degli scacchi. Gli scacchi sono una disciplina che ha molteplici aspetti ed approcci: innanzitutto \u00e8 un gioco da tavolo che si gioca in due, come molti altri, divertente come molti altri, con una caratteristica che fa la differenza: vince sempre chi fa meno errori. La situazione di partenza infatti \u00e8 uguale per entrambi, con un lieve vantaggio per i bianchi in apertura (dato che tocca al Bianco fare la prima mossa): la fortuna negli scacchi pu\u00f2 anche esserci, quella che non fa vedere all\u2019avversario la mossa del k.o., ad esempio; ma non \u00e8 la fortuna della briscola, non \u00e8 quella dea bendata che anche al giocatore pi\u00f9 debole pu\u00f2 mettere in mano tutte le carte valide per stravincere. Ecco perch\u00e9 gli scacchi a volte sono stati considerati una vera e propria scienza, dato che \u00e8 indubbio il contenuto logico sotteso alla previsione delle mosse e pi\u00f9 in generale all\u2019impostazione dei principi strategici. Il fatto che il computer possa giocare a scacchi e battere il campione del mondo, da l\u2019idea di quale forza logica ci sia sotto. In realt\u00e0 il giocare a scacchi del computer e quello umano funzionano in modo molto diversi, si somigliano come si somigliano una volata con l\u2019automobile ed una corsa a piedi. Il fatto che una macchina possa battere un essere umano non inficia il valore del giocare a scacchi, che in primo luogo \u00e8 un confronto tra due giocatori, tra la forza della loro logica ma anche del loro carattere e in fin dei conti della loro fisicit\u00e0. Ecco perch\u00e9 gli scacchi sono anche uno sport (con una forte componente agonistica), come ha scoperto negli anni \u201950, uno dei suoi campioni del mondo, il sovietico Botvinnick, che si sottoponeva a dei veri allenamenti fisici per sopportare la tensione della sfida, riuscire a concentrarsi nella confusione&#8230;. Per ultimo, ma in realt\u00e0 secondo me \u00e8 la prima ragione per cui si gioca, gli scacchi emanano bellezza e stile, e per molti sono una vera e propria arte. In nessun altro gioco ci troviamo di fronte ad una tale bellezza di combinazioni, grazia ed eleganza nel movimento dei pezzi. Ogni campione ha uno stile, spesso riconoscibile: chi aggressivo, chi difensivo, chi posizionale, chi prettamente combinativo\u2026 Dalla somma di tutti questi aspetti, dalla completezza direi di questa disciplina, scaturisce una indubbia valenza educativa di questo gioco (non a caso in Russia viene insegnato nelle scuole, essendo sport nazionale, e non \u00e8 ancora un caso che tutti i campioni del mondo, eccetto l\u2019americano Fischer, siano stati proprio sovietici!).<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>Forza e debolezza<br \/>\n<\/b>Quest\u2019anno abbiamo iniziato il laboratorio d scacchi con una decina di bambini delle elementari (c\u2019\u00e8 per\u00f2 anche un fratellino di uno di essi che ha quattro anni\u2026forse un po\u2019 giovane, per\u00f2 vari campioni del mondo hanno iniziato a giocare proprio a quella et\u00e0!). Per chi si occupa come noi di riduzione dell\u2019handicap-svantaggio, valorizzazione dell\u2019handicap-difficolt\u00e0, educazione alla diversit\u00e0, i punti di contatto con l\u2019insegnamento del gioco degli scacchi sono tantissimi: ci vengono offerti, direi naturalmente, una molteplicit\u00e0 di spunti interessanti. Innanzitutto l\u2019abc, ovvero il movimento dei singoli pezzi: la considerazione di partenza \u00e8 che ogni pezzo si muove in un modo suo peculiare, che lo rende unico. Nelle fiabe che proponiamo ai bambini delle materne e delle elementari, facciamo sempre una grande attenzione al concetto che ogni animale \u00e8 diverso dall\u2019altro ed \u00e8 contento per com\u2019\u00e8: la farfalla vola ma non come l\u2019uccellino, ed entrambi si muovono molto diversamente dalla tartaruga o dalla rana. Non esiste un modo unico di muoversi, di parlare, di cantare: ognuna di queste modalit\u00e0 ha delle proprie caratteristiche anche in termini di bellezza. Ogni pezzo degli scacchi si muove in un proprio modo e per questo motivo ognuno ha una sua \u201cforza\u201d e una \u201cdebolezza\u201d. Il pezzo in assoluto pi\u00f9 debole \u00e8 anche quello pi\u00f9 importante: il Re ha paura di tutto, perfino un \u201cpedoncino\u201d che si fa impertinente e si avvicina senza paura (anche perch\u00e9 magari \u00e8 appoggiato-difeso da un altro pezzo) lo obbliga a spostarsi. Diciamo che \u00e8 il pezzo pi\u00f9 sensibile, che vale la pena affrettarsi a difendere fin da subito con un arrocco, ovvero la disposizione di difesa per eccellenza. Mentre nello svolgimento della partita si pu\u00f2 dire che il Re sia una preoccupazione, ed ogni pezzo \u00e8 disposto per difenderlo ed attaccare quello avversario, nel corso del finale il Re, come si dice, diventa un pezzo, diventa una risorsa solo quando sulla scacchiera il grosso delle truppe ha lasciato il campo. Ci\u00f2 introduce ad un altro principio di base degli scacchi: il valore dei pezzi non \u00e8 mai dato in assoluto, ma deriva dalla posizione degli stessi sulla scacchiera, dalla loro particolare disposizione. Questo \u00e8 un aspetto veramente fondamentale, perch\u00e9 ci\u00f2 che distingue un bravo giocatore da uno mediocre \u00e8 la bravura nel disporre e posizionare i pezzi sulla scacchiera in modo tale da renderli efficaci e forti. Il valore-forza dei pezzi convenzionalmente viene definito in base al valore del pedone, che \u00e8 uguale ad 1: il cavallo e l\u2019alfiere valgono 3, la torre 5 e la Regina 9. Ma negli scacchi sono anche vere le seguenti considerazioni: in genere un alfiere \u00e8 molto pi\u00f9 forte di un cavallo se siamo nella fase finale della partita, dove ha modo di dispiegare la sua capacit\u00e0 di correre in lungo e in largo sulla scacchiera; il cavallo invece in genere \u00e8 molto forte nella fase centrale della partita, quando in un groviglio-rovo di pezzi incastrati l\u2019uno nell\u2019altro, ha la possibilit\u00e0, saltando, di muoversi molto pi\u00f9 liberamente di un alfiere o di una donna o torre; e cos\u00ec via. Questa ginnastica mentale, a cui tutti gli scacchisti sono abituati, di costantemente monitorare il valore dei loro pezzi facendo i conti con la loro posizione, \u00e8 molto utile anche in situazioni di handicap, dove ci\u00f2 che appare una debolezza pu\u00f2 anche diventare forza, o parallelamente, soprattutto dove si presentino dei casi di normodotati gravi, c\u2019\u00e8 una forza che proprio perch\u00e9 tale si presenta anche come debolezza. Normodotati gravi sono quelli che non riescono ad andare oltre il naso della loro abitudine, che non sanno affrontare situazioni e sfide nuove, che non sanno trovare altre strade per raggiungere gli stessi obiettivi. Gli scacchi sono naturalmente una palestra in questa senso, perch\u00e9 costantemente il giocatore costruisce il suo gioco sulla base di principi strategici o nell\u2019intento di disseminare di trappole e trabocchetti il territorio, per catturare anche solo un pedone dell\u2019avversario. Solo il giocatore che sa \u201cleggere\u201d la situazione, andando oltre la constatazione puramente materiale e quantitativa dei pezzi, consapevole invece della qualit\u00e0, che discende sempre da un vantaggio posizionale, riuscir\u00e0 ad avere ragione dell\u2019avversario. Solo il giocatore che sa valorizzare le proprie abilit\u00e0 diverse, non chiuso grettamente sul semplice dato materiale ma che sa concentrarsi sulle potenzialit\u00e0 della posizione, sa trovare la strada della vittoria: accade di sovente che un giocatore in svantaggio materiale, cio\u00e8 che ha dei pezzi in meno, dei deficit, rispetto all\u2019avversario, possa vincere la partita perch\u00e9 valorizza ci\u00f2 che ha, piuttosto che concentrarsi su ci\u00f2 che non ha pi\u00f9. L\u2019attenzione al contesto, anche in questo caso, \u00e8 fondamentale per dare significato e valore ai singoli componenti del gioco, che non vanno mai isolati e considerati in termini assoluti. Ad esempio in un contesto dominato dal paragone e dal confronto con la situazione di \u201cnormalit\u00e0\u201d, una carrozzina rischia di essere considerata una sedia elettrica: in un contesto sportivo, dove abbiamo cio\u00e8 costruito un sistema di regole che valorizza la carrozzina come strumento di gioco, ecco che diventa un attrezzo-ausilio alla stessa stregua dell\u2019asta nel salto con l\u2019asta o degli sci nello slalom speciale. Il valore dei singoli pezzi, come il \u201dvalore\u201d dell\u2019handicap, non \u00e8 mai dato una volta per tutte ma \u00e8 dato dal contesto. Un piccolo pedone, se valorizzato, risolve una partita, arrivando all\u2019ultima traversa, alla promozione, trasformandosi da ranocchio in una Regina.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019equipe di animatori-educatori, diversabili e non, del Progetto Calamaio nel suo lavoro viaggia in tutta Italia per incontrare gli alunni delle scuole. 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