{"id":1965,"date":"2011-06-15T13:38:46","date_gmt":"2011-06-15T13:38:46","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1965"},"modified":"2025-10-27T11:38:01","modified_gmt":"2025-10-27T10:38:01","slug":"2-l-avventura-del-ciclope","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1965","title":{"rendered":"2. L\u2019avventura del Ciclope"},"content":{"rendered":"<p>Ma quando al Ciclope intorno al cuore il vino fu sceso,<br \/>\nallora io gli parlai con parole di miele:<br \/>\n\u201cCiclope, domandi il mio nome glorioso? Ma certo,<br \/>\nlo dir\u00f2; e tu dammi il dono ospitale come hai promesso.<br \/>\nNessuno ho nome: Nessuno mi chiamano<br \/>\nmadre e padre e tutti quanti i compagni\u201d.<br \/>\nCos\u00ec dicevo; e subito mi rispondeva con cuore spietato:<br \/>\n\u201cNessuno manger\u00f2 per ultimo, dopo i compagni;<br \/>\ngli altri prima; questo sar\u00e0 il dono ospitale\u201d.<br \/>\n[\u2026]<br \/>\nAllora il palo caccia sotto la molta brace,<br \/>\nfinch\u00e9 fu rovente, e con parole a tutti i compagni<br \/>\nfacevo coraggio, perch\u00e9 nessuno, atterrito, si ritirasse.<br \/>\n[\u2026]<br \/>\nEssi, alzando il palo puntito d\u2019ulivo,<br \/>\nnell\u2019occhio lo spinsero: e io premendo da sopra<br \/>\ngiravo, come un uomo col trapano un asse navale<br \/>\ntrapana;<br \/>\n[\u2026]<br \/>\nPaurosamente gemette, n\u2019url\u00f2 tutta intorno la roccia;<br \/>\natterriti balzammo indietro: esso il tizzone strapp\u00f2 dall\u2019occhio, grondante di sangue,<br \/>\ne lo scagli\u00f2 lontano da s\u00e9, agitando le braccia,<br \/>\ne i ciclopi chiamava gridando, che in giro<br \/>\nvivevano nelle spelonche e sulle cime ventose.<br \/>\nE udendo il grido quelli accorrevano in folla, chi di qua, chi di l\u00e0;<br \/>\ne stando intorno alla grotta chiedevano che cosa volesse:\u201cPerch\u00e9, Polifemo, con tanto strazio hai gridato<br \/>\nnella notte ambrosia, e ci hai fatto svegliare?<br \/>\nforse qualche mortale ti ruba, tuo malgrado, le pecore?<br \/>\no t\u2019ammazza qualcuno con la forza o l\u2019inganno?\u201d.<br \/>\nE a loro dall\u2019antro rispose Polifemo gagliardo:<br \/>\n\u201cNessuno, amici, m\u2019uccide d\u2019inganno e con la forza\u201d.<br \/>\nE quelli in risposta parole fugaci dicevano:<br \/>\n\u201cSe dunque nessuno ti fa violenza e sei solo,<br \/>\ndal male che ti manda il gran Zeus non c\u2019\u00e8 scampo;<br \/>\npiuttosto prega il padre tuo Poseidone sovrano\u201d.<br \/>\nCos\u00ec dicevano andandosene: e il mio cuore rideva,<br \/>\ncome l\u2019aveva ingannato il nome e la buona trovata.<br \/>\n(Libro Nono)<\/p>\n<p>Ulisse per ingannare il Ciclope cannibale che gli ha divorato i compagni e che rifiuta il dono dell\u2019ospitalit\u00e0 cos\u00ec caro ai Greci, utilizza un gioco di parole. Finge di chiamarsi \u201cNessuno\u201d. Cos\u00ec trova scampo alla furia degli altri Ciclopi e, infine, riesce a salvarsi.<br \/>\nAbbiamo scelto questo episodio perch\u00e9 sottolinea quanto le \u201cparole\u201d siano importanti; ci\u00f2 che diciamo, e magari senza che noi ce ne rendiamo conto, determina delle conseguenze attorno a noi. Inoltre, il modo in cui ci esprimiamo \u00e8 una diretta conseguenza del nostro modo di pensare. Studiando il vocabolario impiegato in una certa cultura per trasmettere informazioni o addirittura per denominare alcuni gruppi, si rintracciano e scoprono quali stereotipi sono vivi in quella societ\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Che cosa sono gli stereotipi?<br \/>\n<\/strong>Luciano Arcuri nel suo Percezione e cognizione sociale. Manuale di psicologia sociale definisce gli stereotipi come: \u201cSistemi concettuali che ci permettono di semplificare le nostre rappresentazioni soprattutto quando esse hanno a che fare con l\u2019ambigua, sfuggente e spesso cangiante realt\u00e0 delle categorie sociali. A questi sistemi, qualche volta semplici, altre volte semplificatori, ma non di rado semplicistici, gli psicologi hanno dato il nome di stereotipi\u201d.<br \/>\nGli stereotipi sono cio\u00e8 un mezzo per classificare in modo veloce (e quindi, per forza di cose, approssimativo) la complessa realt\u00e0 che ci circonda.<\/p>\n<p><strong>Come agiscono gli stereotipi?<br \/>\n<\/strong>In questo caso scomodiamo Walter Lippmann, un altro grande studioso, che nel 1922 scrisse L\u2019Opinione Pubblica, libro in cui, per primo, si interrog\u00f2 sulla formazione delle opinioni. Per Lippmann molte delle decisioni che vengono prese dalle persone sono basate su \u201cpreconcezioni\u201d, ossia su stereotipi. Gli stereotipi semplificano i fatti perch\u00e9 si propongono di rappresentare gruppi e non individui: in questo modo non rendono giustizia alla specificit\u00e0 dei singoli che vengono assimilati in un\u2019immagine globale; inoltre gli stereotipi portano a interpretazioni errate degli individui anche quando esiste un contatto diretto con questi: se ci si aspetta, ad esempio, che una persona sia \u201cfredda\u201d perch\u00e9 appartiene al gruppo dei settentrionali, questo ci porter\u00e0 a riconoscere la freddezza in tutti i comportamenti messi in atto dai settentrionali.<br \/>\nCosa dice, in sostanza, Lippmann sugli stereotipi? Che sono pericolosi perch\u00e9 ci rimandano un\u2019immagine distorta della realt\u00e0 anche quando noi quella realt\u00e0 la conosciamo per esperienza diretta. Un esempio: ci hanno sempre detto che le persone meridionali sono spiritose ma sfaticate. Nel posto in cui lavoriamo arriva una nuova collega che proviene dal Sud. Capita che un giorno ci dica che \u00e8 stanca e non ha proprio voglia di far nulla. Ecco che per noi lo stereotipo si attiva. Non giustifichiamo la nostra collega pensando che forse pu\u00f2 essere stata male di notte e non aver chiuso occhio, ma attiviamo quello che pensiamo delle persone meridionali: senz\u2019altro anche lei \u00e8 una sfaticata.<\/p>\n<p><strong>Come si trasmettono gli stereotipi?<br \/>\n<\/strong>Sempre Arcuri afferma che il pi\u00f9 importante veicolo di trasmissione degli stereotipi \u00e8 quello linguistico.<br \/>\nPer questo l\u2019episodio di Ulisse \u00e8 tanto importante per noi: lo \u00e8 perch\u00e9 ci permette di parlare di stereotipi, di classificazione della realt\u00e0, di termini. Nel nostro caso specifico: \u00e8 la stessa cosa definire una persona disabile piuttosto che handicappata o diversamente abile, o non normodotata? E poi, che cosa significano normale e anormale?<br \/>\nClaudio Imprudente, presidente del Centro Documentazione Handicap di Bologna, propose, pi\u00f9 di otto anni fa, il termine diversabile per sostituire tutti gli altri. L\u2019idea di Imprudente era al tempo stesso dare una sferzata di ottimismo e sottolineare, della persona non normodotata, la diversa abilit\u00e0 posseduta piuttosto che il deficit, ovvero la mancanza di qualche abilit\u00e0 rispetto ai normodotati. Era un mezzo per ribaltare la prospettiva generale e avviare un percorso culturale in cui superare gli handicap derivanti dai deficit significa inventare qualcosa di nuovo anzich\u00e9 imitare la normalit\u00e0.<br \/>\nEsistono due classi di parole per designare la persona con deficit. Quelle che appartengono alla prima classe (ad es. handicappato, portatore di handicap, persone in situazione di handicap) evidenziano l\u2019handicap; quelle che rientrano nella seconda (disabile, non vedente, motu-leso, eccetera) evidenziano il deficit.<br \/>\n\u00c8 in questa logica che si inserisce la necessit\u00e0 di pensare a come definiamo le persone, a che etichette gli applichiamo addosso. Questa \u00e8 una considerazione che vale in generale: \u00e8 importante evitare termini che contengono una qualche forma di giudizio. Sarebbe pi\u00f9 produttivo abbandonare l\u2019opinione di <em>diverso<\/em> e <em>anomalo<\/em> come qualcosa di deviante e peggiore e rivalutare la diversit\u00e0 (che ciascuno di noi possiede) come un valore o pi\u00f9 semplicemente, come una <em>possibilit\u00e0<\/em>.<br \/>\nSaper usare le parole, coniarne di nuove che siano meno \u201chandicappanti\u201d per chi gi\u00e0 vive un disagio, non significa per\u00f2 e non deve significare rifiutare la realt\u00e0, evitare di accettare una diversa abilit\u00e0 del proprio corpo o della propria mente: questo sarebbe pericolosissimo perch\u00e9 significherebbe non somministrare le cure necessarie e attuare in tempo la giusta prevenzione, cos\u00ec come rallentare lo sviluppo della ricerca medica.<br \/>\nSe l\u2019idea, propositiva, di Claudio Imprudente \u00e8 stata salutata con entusiasmo da alcuni, c\u2019\u00e8 anche chi non \u00e8 d\u2019accordo: nel Forum del sito web Disabili.com in cui ho postato alcuni messaggi e nel quale ho raccolto qualche opinione, c\u2019\u00e8 stato chi ha dichiarato che \u00e8 stanco di dover veder cambiare, e per moda, il modo in cui il disabile definisce se stesso o gli altri definiscono lui.<br \/>\nIn effetti se le parole possono essere mezzi attraverso i quali ci mettiamo in relazione con gli altri, esse possono diventare anche \u201cgabbie\u201d quando le definizioni si fanno troppo strette, ossia quando con una definizione, con un termine, ci illudiamo di poter cogliere tutta la realt\u00e0 e le sue infinite sfumature.<br \/>\nEcco cosa dice a questo proposito Franco Bomprezzi, 50 anni, giornalista, ex-responsabile editoriale del portale Inail Superabile.it dedicato al mondo della disabilit\u00e0: \u201cNon esistono le persone disabili. Esistono le persone. I singoli, ognuno con la propria realt\u00e0, le personali aspettative di vita, i differenti livelli di cultura e di censo\u201d.<br \/>\nQuando non ci troviamo in un contesto medico e quindi non stiamo parlando di malattie o cure, dovremmo abbandonare la nostra smania di \u201criassumere\u201d tutta una persona in simboli, categorie o classificazioni. Per Bomprezzi definire qualcuno come \u201cpersona disabile\u201d non \u00e8 un progresso. In ambito medico parlare di Down, tetraplegico, spastico aiuta a definire la condizione fisica e a circoscrivere l\u2019intervento. Al di fuori di un contesto simile occorrerebbe abbandonare sia termini come \u201chandicappato\u201d che \u201cdisabile\u201d o \u201cpersona diversamente abile\u201d. \u201cPersona disabile\u201d \u00e8 addirittura un paradosso per Bomprezzi: sembra sottointendere l\u2019esistenza di un grande insieme, quello delle \u201cpersone abili\u201d di cui le \u201cpersone disabili\u201d sono un sottoinsieme modificato. Hanno in comune qualcosa ma mancano di qualcos\u2019altro. Ci si dimentica che l\u2019insieme \u00e8 formato invece dalle Persone e che esistono tanti sottoinsiemi quante sono le caratteristiche intellettuali, fisiche e morali degli individui.<br \/>\nBomprezzi afferma che la disabilit\u00e0 trova una sua collocazione accettabile (per la societ\u00e0) solo in contesti codificati e previsti: i posteggi riservati, gli scivoli, la segnaletica di riferimento. Codici di civilt\u00e0, dal punto di vista del rispetto dei diritti, ma contemporaneamente segnalatori di diversit\u00e0, in buona misura ghettizzanti, separatori sociali. E lo stesso pu\u00f2 valere per i termini. Per quelli cosiddetti politically correct.<br \/>\nAnche per Andrea Canevaro, docente di Pedagogia Speciale all\u2019Universit\u00e0 di Bologna, ci\u00f2 che occorre evitare \u00e8 cadere nella logica dell\u2019etichettamento, vale a dire, usare classificazioni stereotipanti; allo stesso tempo per\u00f2 \u00e8 da rifiutare anche la logica, opposta, di chi vuole \u201cnormalizzare\u201d tutto. \u201cNormalizzare\u201d significa ritenere che siamo tutti uguali senza alcuna diversit\u00e0. Questo porterebbe a appiattire il reale che \u00e8 molto pi\u00f9 complesso e variegato. L\u2019etichettatura dunque \u00e8 negativa se \u00e8 imbalsamare una persona in un destino; \u00e8 sensata se delinea tutte le caratteristiche dell\u2019individuo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ma quando al Ciclope intorno al cuore il vino fu sceso,<br \/>\nallora io gli parlai con parole di miele:<br \/>\n&ldquo;Ciclope, domandi il mio nome glorioso? Ma certo,<br \/>\nlo dir&ograve;; e tu dammi il dono ospitale come hai promesso.<br \/>\nNessuno ho nome: Nessuno mi chiamano<br \/>\nmadre e padre e tutti quanti i compagni&rdquo;.<br \/>\nCos&igrave; dicevo; e subito mi rispondeva con cuore spietato:<br \/>\n&ldquo;Nessuno manger&ograve; per ultimo, dopo i compagni;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3608,3591,3595],"edizioni":[105],"autori":[4041],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3719],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1965"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1965"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1965\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5014,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1965\/revisions\/5014"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1965"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1965"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1965"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=1965"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=1965"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=1965"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=1965"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=1965"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=1965"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}