{"id":1969,"date":"2011-06-15T15:10:57","date_gmt":"2011-06-15T15:10:57","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1969"},"modified":"2025-10-27T11:56:12","modified_gmt":"2025-10-27T10:56:12","slug":"6-ulisse-incontra-nausicaa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1969","title":{"rendered":"6. Ulisse incontra Nausicaa"},"content":{"rendered":"<p>Ci\u00f2 detto, usc\u00eca l\u2019eroe fuor degli arbusti,<br \/>\ne con la man gagliarda, in quel che usc\u00eca,<br \/>\nscem\u00f2 la selva d\u2019un foglioso ramo,<br \/>\nche velame gli valse ai fianchi intorno.<br \/>\nQuale dal nat\u00eco monte, ove la pioggia<br \/>\nsostenne e i venti impetuosi, cala<br \/>\nleon, che nelle sue forze confida;<br \/>\nfoco son gli occhi suoi; greggia ed armento<br \/>\no le cerve selvatiche, al digiuno<br \/>\nventre ubbidendo, parimente assalta,<br \/>\nn\u00e9, perch\u00e9 senta ogni pastore in guardia,<br \/>\ntutto teme invest\u00ecr l\u2019ovile ancora:<br \/>\ntal, bench\u00e9 nudo, sen veniva Ulisse,<br \/>\nnecessit\u00e0 stringendolo, alla volta<br \/>\ndelle fanciulle dal ricciuto crine<br \/>\ncui, lordo di salsuggine com\u2019era,<br \/>\ns\u00ec fiera cosa rassembr\u00f2, che tutte<br \/>\nfugg\u00eero qua e l\u00e0 per l\u2019alte rive.<br \/>\nSola d\u2019Alcinoo la diletta figlia,<br \/>\ncui Pallade nell\u2019alma infuse ardire,<br \/>\ne franc\u00f2 d\u2019ogni tremito le membra,<br \/>\npiantossegli di contra e immota stette.<br \/>\n[\u2026]<br \/>\n\u201cO forestier, tu non mi sembri punto<br \/>\ndissennato e dappoco\u201d, allor rispose<br \/>\nla verginetta dalle bianche braccia.<br \/>\n[\u2026]<br \/>\nTal favell\u00f2 Nausica, e alle compagne:<br \/>\n\u201cOl\u00e0\u201d, disse, \u201cfermatevi. In qual parte<br \/>\nfuggite voi, perch\u00e9 v\u2019apparse un uomo?<br \/>\nMirar credeste d\u2019un nemico il volto?<br \/>\nNon fu, non \u00e8: e non fia chi a noi s\u2019attenti<br \/>\nguerra portar: tanto agli d\u00e8i siam cari\u201d.<br \/>\n(Libro Sesto)<\/p>\n<p>Le ancelle di Nausicaa tremano davanti a Ulisse vedendolo nudo e selvaggio. Nausicaa invece rimane ad ascoltare quello che Ulisse vuole dirle.<br \/>\nSpesso l\u2019arte e il mondo dei mass media, la pubblicit\u00e0 progresso e di utilit\u00e0 sociale, la televisione in generale o i giornali, ci hanno fatto riflettere; a volte ci hanno colpito quando non volevamo stare a sentire; altre volte siamo rimasti scandalizzati o sconvolti per come hanno trattato un argomento o un problema.<br \/>\nQuando Caravaggio dipinse ed espose la sua prima natura morta, quella con la \u201cmela bacata\u201d per intenderci, fece scandalo. Cos\u00ec come spesso fecero scandalo molti dei suoi quadri. Era l\u2019epoca della Controriforma e del Concilio di Trento, tra il \u2019500 e il \u2019600. Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, fu l\u2019artista che pi\u00f9 rappresent\u00f2 il realismo (o naturalismo). La sua fu una vera e propria rivoluzione pittorica che dimostr\u00f2 la forza che poteva avere una rappresentazione esatta della realt\u00e0, senza alcuna trasfigurazione o aggiustamento. Caravaggio infatti abol\u00ec dalla sua pittura qualsiasi \u201ctrasfigurazione\u201d: la realt\u00e0 rappresentata nei suoi quadri appariva cos\u00ec come in effetti era. Per il pubblico del tempo fu una cosa sconvolgente.<\/p>\n<p><strong>Arte o spettacolo?<br \/>\n<\/strong>Pi\u00f9 recentemente (era il 2003), sollev\u00f2 non pochi clamori la decisione di collocare a Trafalgar Square, a Londra, Alison Lapper pregnant, una scultura in marmo italiano dell\u2019artista inglese Marc Quinn che rappresentava una donna, Alison Lapper appunto, nuda, incinta e focomelica.<br \/>\nPer i sostenitori di Marc Quinn, quell\u2019opera esprimeva il suo potenziale prima di tutto nell\u2019offrire una rappresentazione fiera e senza compromessi di una donna focomelica. Marc Quinn rappresent\u00f2 una donna sensuale e fertile, senza atteggiamenti vittimistici. Secondo Donato Ramani, di Jekyll. Comunicare la scienza, la figura di Quinn appariva forte e carnale, \u201cscandalosa solo perch\u00e9 distante dall\u2019immagine rassicurante di una disabilit\u00e0 innocente edasessuata\u201d.<br \/>\nA difendere l\u2019arte di Marc Quinn c\u2019era anche il controverso fotografo Oliviero Toscani che cos\u00ec commentava: \u201cUna ragazza focomelica \u00e8 una realt\u00e0 della vita che crea un problema a chi non vuole vedere ci\u00f2 che la realt\u00e0 ci d\u00e0. Anzi, per quanto mi riguarda, eliminerei tutti i monumenti ai grandi personaggi della storia, che per la maggior parte sono degli assassini trasformati in eroi, per sostituirli con personaggi come la Lapper che fanno parte, loro s\u00ec, della vita vera\u201d.<br \/>\nLa foto di Alison, dalle braccia mutilate e gambe malformate, fu ripresa dalla copertina di \u201cPanorama\u201d del 26 giugno 2003 . All\u2019interno del giornale vi erano anche \u201cla donna barbuta\u201d, \u201cle gemelle siamesi\u201d, \u201cl\u2019uomo tronco\u201d, \u201cl\u2019ermafrodito\u201d e \u201cl\u2019uomo lupo\u201d ritratti nel servizio fotografico di G\u00e9rard Rancinan. L\u2019obiettivo era di celebrare l\u2019anno europeo delle persone disabili con storie vere.<br \/>\nAnche in quel caso, cos\u00ec come a Londra, non si fecero attendere le proteste. Questa volta per\u00f2 arrivarono proprio da quel mondo che avrebbe dovuto, invece, trovare appropriata la scelta del giornale. Furono persone con disabilit\u00e0 ad attaccare \u201cPanorama\u201d accusando il settimanale di spettacolarizzare la deformit\u00e0 a fini commerciali.<br \/>\nLe stesse accuse \u2013 creare scandalo appositamente per puri fini commerciali \u2013 spesso si sono ripetute anche contro molte delle campagne del fotografo Oliviero Toscani. Di Toscani, tra le sue numerose produzioni, ricordiamo i bambini disabili griffati \u201cBeneton\u201d dell\u2019istituto per handicappati di Ruhpolding. Anche in quel caso le foto sollevarono un po\u2019 di discussioni, se non proprio un\u2019alzata di scudi, come avvenne invece in Inghilterra. C\u2019\u00e8 chi difese Oliviero Toscani affermando che quella era una campagna di sensibilizzazione, chi al contrario lo attacc\u00f2. Le contrastanti sensazioni di fronte a quelle immagini apparse nel lontano 1998 sono ben riassunte in un intervento della scrittrice Clara Sereni, apparse allora nelle pagine de \u201cIl Manifesto\u201d: \u201cContrariamente a quanto \u00e8 successo in Gran Bretagna, la nuova campagna di Oliviero Toscani per Benetton, tutta giocata sugli ospiti di un istituto-modello per handicappati, non ha prodotto da noi particolari polemiche e turbamenti. [\u2026] non c\u2019\u00e8 polemica perch\u00e9 le immagini raccontano un mondo in cui la diversit\u00e0 ha diritto alla moda. [\u2026] Ipotesi cattivista: in gioco ci sono i buoni sentimenti assolutori, quelli che fanno dire a pi\u00f9 d\u2019uno che gli handicappati sono angeli, in quanto tali diversi irrimediabilmente. Dunque da rinchiudere, per il loro bene naturalmente, in un apposito paradiso, eventualmente rappresentato da un istituto di suore sorridenti e caritatevoli. Lontano dagli occhi, lontano dalla ragione, lontani da un\u2019interazione vera con una societ\u00e0 che tende a cancellarli, ma vestiti Benetton come noi, spastici autistici e Down possono essere nient\u2019altro che un mezzo di contrasto per confermarci normali\u201d.<br \/>\nForse quello che disturba nell\u2019arte di Toscani, oltre alla crudezza nella rappresentazione del reale (non \u00e8 il caso di questi bambini, ma di altre campagne come quella sull\u2019AIDS ad esempio) \u00e8 il fatto che ai tempi in cui lavorava per l\u2019azienda Benetton utilizzava per i suoi messaggi un \u201cveicolo commerciale\u201d. I manifesti, le inserzioni sui giornali, recavano il marchio di una azienda che vende abiti. Era pubblicit\u00e0 e l\u2019intento della pubblicit\u00e0 generalmente \u00e8 vendere, non far riflettere o sensibilizzare. Era, quella di Benetton e Oliviero Toscani, un caso anomalo di \u201cpubblicit\u00e0 sociale\/progresso\u201d? Quelle campagne pubblicitarie davvero potevano diffondere tematiche e stimolare riflessioni sui problemi reali e allo stesso tempo far vendere un\u2019azienda? Quanto queste due anime (sociale e commerciale) possono davvero convivere e non danneggiarsi l\u2019una con l\u2019altra?<br \/>\nAll\u2019indomani dell\u2019apparizione di quelle foto sui giornali una giornalista, Cristina Barlera, cos\u00ec commentava: \u201cCerto il mercato e la pubblicit\u00e0 non hanno riguardi: inventano, propongono, cercano di sbalordire e di emozionare per quello che \u00e8 il loro obiettivo, vendere [\u2026]. Ma pi\u00f9 che il cinismo della pubblicit\u00e0 e della moda, questa vicenda porta allo scoperto l\u2019atteggiamento della gente nei confronti dell\u2019handicap. Quello che stride, che stupisce e che fa male \u00e8 proprio la meraviglia, lo sconcerto, il clamore, l\u2019enfasi e la risonanza data dai media [\u2026]. Sfilano e appaiono tutti su giornali e reti televisive: [\u2026] Ma gli handicappati no, non possono: a loro quei territori sono vietati. Perch\u00e9 non corrispondono ai modelli di bellezza e di intelligenza che la societ\u00e0 si \u00e8 costruita e che continua a inseguire. Perch\u00e9 l\u2019handicap nell\u2019immaginario comune significa solo dolore. Invece ci\u00f2 che colpisce di quelle foto sono l\u2019innegabile felicit\u00e0 di un gruppo di bambini [\u2026] immagini che risultano molto pi\u00f9 vere di quelle dei bambini della pubblicit\u00e0 delle merendine o delle modelle diafane prive di espressione\u201d.<br \/>\nLa giornalista metteva in evidenza come la gente, fruitrice di quella pubblicit\u00e0, ha reagito. Il messaggio \u00e8 stato dato: quali sono state le riflessioni e gli atteggiamenti della societ\u00e0?<br \/>\nSi entra qui nel difficilissimo campo della definizione di arte e di comunicazione e del confine tra arte e comunicazione. Sempre Toscani, in un\u2019intervista rilasciata a Arte.it, afferma: \u201cSi crede che la comunicazione sia il cavalier servente della spinta al consumo. In realt\u00e0 le cose non stanno cos\u00ec. La comunicazione \u00e8 una forma moderna di azione culturale. Cosa fa un giornale? Un giornale usa immagini e parole per informare e per vendere un oggetto stampato su carta. Anche quello \u00e8 un prodotto. Cosa fa la comunicazione commerciale? Usa le parole per vendere e al tempo stesso per informare. La prospettiva tutto sommato \u00e8 la stessa. Perch\u00e9 dovrebbe essere differente? Di fronte a uno spot la mia prima reazione non \u00e8 di andare a comprare il prodotto reclamizzato. Ho una reazione emotiva, umana, come accade quando guardo la copertina di un giornale o il trailer di un film\u201d.<br \/>\nCompito della comunicazione pubblicitaria quindi \u00e8 creare emozioni, reazioni. Se guardiamo all\u2019arte del passato ci sono tanti esempi di rappresentazioni di persone disabili, o malate, deboli, o comunque, \u201cimperfette\u201d rispetto ai canoni di bellezza stabiliti dalla moda e dalla societ\u00e0 di ciascuna epoca. La mela di Caravaggio non fa eccezione perch\u00e9 apparsa come mela \u201creale\u201d in un mondo abituato a vedere rappresentate solo mele \u201cideali\u201d, perfette. Eppure Caravaggio e gli altri pittori che aderirono al naturalismo restituirono ai soggetti rappresentati, alla realt\u00e0 stessa, la loro dignit\u00e0 e il loro ruolo.<br \/>\nOggi le nature morte di Caravaggio ci stupiscono per la loro bellezza ma non ci scandalizzano pi\u00f9. Forse per\u00f2 scandalizzarono i contemporanei del pittore. E forse, allo stesso modo, tra qualche anno, non faranno pi\u00f9 \u201ceffetto\u201d a noi n\u00e9 i bambini di Benetton, n\u00e9 Alison Lapper perch\u00e9 quella realt\u00e0, a lungo negata, taciuta, nascosta, isolata, sar\u00e0 invece accettata. Sar\u00e0 diventata conoscenza comune, parte della nostra realt\u00e0 grazie a un\u2019opera di \u201cdisvelamento\u201d. Lo stesso tragitto \u2013 passare dal silenzio alla luce della verit\u00e0, della rivelazione \u2013 lo hanno compiuto altri soggetti e altre tematiche: l\u2019Aids, l\u2019omosessualit\u00e0, le mine antiuomo, i bambini soldato.<br \/>\nCerto, ci\u00f2 che disturba molti \u00e8 il fatto che dietro a quelle realt\u00e0 ritratte su \u201cPanorama\u201d o da Oliviero Toscani ci sia la pubblicit\u00e0 commerciale, l\u2019imperativo di vendere, il denaro. \u00c8 qui che comincia la riflessione su ci\u00f2 che \u00e8 lo sfruttamento di una difficolt\u00e0 o la sua spettacolarizzazione e ci\u00f2 che \u00e8 informazione vera.<\/p>\n<p><strong>Registri comunicativi: l\u2019ironia<br \/>\n<\/strong>Henri de Toulouse-Lautrec proprio a causa (o grazie) alla sua condizione di disabile pot\u00e9 avvicinarsi a un mondo che viveva ai margini della societ\u00e0 aristocratica cui lui apparteneva. Egli stesso si autorappresent\u00f2 in disegni d\u2019effetto che colpiscono per la vividezza, la lucidit\u00e0, e la grande autoironia. Non si fece sconti. Cos\u00ec si liber\u00f2 e si conquist\u00f2 una parte nel mondo. \u00c8 forse per questo che non ha creato disagi, n\u00e9 scandali, n\u00e9 dissensi, la pubblicit\u00e0 delle Paralimpiadi 2006 della Gialappa\u2019s band. Il trio (Marco Santin, Carlo Taranto e Giorgio Gherarducci) nello spot intervista un atleta in carrozzina. Questo sportivo non viene trattato dai tre autori della Gialappa\u2019s in modo diverso da come hanno trattato in precedenza i lavoratori della banca San Paolo e gli atleti che partecipavano alle gare olimpiche. Sottolinea Maria Novella Oppo nel suo articolo L\u2019ironia che rende uguali: \u201cIl ragazzo invalido viene allegramente strapazzato come tutti gli altri e reagisce ridendo come tutti gli altri. Manca nello spot ogni segno di quella pietosa condiscendenza con cui viene solitamente trattato, soprattutto in tv, il disabile. [\u2026] La risata con cui si conclude lo spot vale pi\u00f9 di tante benintenzionate parole, a cui non corrispondono i fatti. Come si pu\u00f2 giudicare dal modo reticente e censurato con cui le imprese degli atleti disabili vengono seguite dalla tv. Per non dire del modo in cui la pubblicit\u00e0 si occupa, o non si occupa, dei problemi che riguardano i disabili. Se ne occupa infatti, solo la pubblicit\u00e0 sociale [\u2026] che interrompe come un pugno nello stomaco la teoria degli spot commerciali. [\u2026] E la pubblicit\u00e0 sociale difficilmente ci fa sorridere, mentre questa pubblicit\u00e0 commerciale ci strappa una risata liberatoria, attraverso lo spettacolo dell\u2019uguaglianza di fronte all\u2019ironia\u201d.<br \/>\nAnche dietro a questo spot c\u2019era un committente commerciale: la banca San Paolo. Per\u00f2 questo \u00e8 uno spot differente. Cosa cambia? Cambia il modo di comunicare. Questo spot utilizza un registro comunicativo diverso da quello di Toscani. Non colpisce perch\u00e9 abbina mondi apparentemente distanti (moda e malattia; moda e disagio; moda e disabilit\u00e0) ma perch\u00e9 sfrutta l\u2019ironia applicando ai disabili lo stesso trattamento che \u00e8 riservato a un non disabile. Tratta il soggetto \u201cnormalmente\u201d lasciandolo libero di proporsi come un ragazzo simpatico o antipatico, buono o cattivo.<br \/>\nSan Paolo ha scelto il suo modo di comunicare. Oliviero Toscani ha il suo e cos\u00ec Marc Quinn o \u201cPanorama\u201d. Al pubblico resta il diritto e la possibilit\u00e0 di reagire e far sentire la propria opinione generando, si spera, un circuito di idee e di confronto su problemi o tematiche prima poco affrontate.<br \/>\nL\u2019obiettivo deve essere sempre uno solo: superare la paura della diversit\u00e0. Imparare a \u201cguardarla\u201d e, con tutte le nostre forze, tutelarla.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3608,3591,3599],"edizioni":[105],"autori":[4041],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3719],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1969"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1969"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1969\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5022,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1969\/revisions\/5022"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1969"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1969"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1969"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=1969"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=1969"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=1969"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=1969"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=1969"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=1969"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}