{"id":197,"date":"2009-11-04T17:05:07","date_gmt":"2009-11-04T17:05:07","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=197"},"modified":"2025-11-24T11:40:37","modified_gmt":"2025-11-24T10:40:37","slug":"la-comunicazione-delle-cattive-notizie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=197","title":{"rendered":"5. La comunicazione delle cattive notizie"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">di L. Brunori, R. D&#8217;Alessandro e C. Raggi, Dipartimento di Psicologia dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna R. D\u2019Alessandro, responsabile del Progetto formativo della Azienda Ospedaliera di Bologna<\/p>\n<p>La tematica della comunicazione al paziente \u00e8 oggi particolarmente attuale e riveste sempre pi\u00f9 un ruolo cruciale all\u2019interno della pratica medica e della relazione medico-paziente.<!--break--> Questo tanto pi\u00f9 nel caso in cui il compito del clinico sia comunicare informazioni cosiddette \u201cinfauste\u201d, altrimenti conosciute con l\u2019appellativo di cattive notizie. Le seguenti riflessioni nascono a partire da un\u2019esperienza condivisa all\u2019interno di un Corso di Formazione alla Comunicazione delle Cattive notizie, promosso all\u2019interno dell\u2019Azienda Ospedaliera S. Orsola-Malpighi, giunto nel 2004 alla sua seconda edizione. Comunicare cattive notizie rappresenta uno dei compiti pi\u00f9 difficili della professione medica. Esso richiede sia conoscenze tecniche da parte del medico, sia la padronanza di modalit\u00e0 comunicative che sappiano adeguarsi ai diversi tipi di pazienti e alle diverse situazioni di cui essi sono portatori. Le competenze psicologiche costituiscono un attributo importante delle professioni d\u2019aiuto ed \u00e8 noto l\u2019impatto che il tipo di relazione pu\u00f2 giocare tanto nella cura del malato quanto nel decorso del trattamento. Dati dalla letteratura dimostrano che una buona capacit\u00e0 comunicativa del medico \u00e8 in grado di migliorare sia l\u2019aderenza del paziente alle cure, sia il decorso della malattia. Questi ragionamenti sembrano ovvi e banali, ma diventano cruciali in particolare nel momento in cui la comunicazione al paziente diventa il compito principale del clinico e quando la comunicazione si fa portatrice di notizie cosiddette \u201ccattive\u201d. In ogni modo, riferendoci strettamente al problema della comunicazione delle cattive notizie, \u00e8 bene precisare che:<br \/>\n1. la comunicazione della cattiva notizia non coincide necessariamente o esclusivamente con la cosiddetta \u201cdiagnosi infausta\u201d, ovverosia senza speranza di vita;<br \/>\n2. lo spettro delle cattive notizie che il personale medico si trova a comunicare \u00e8 molto ampio e include tutte quelle situazioni che, pur non pronosticando il decesso del malato, ne possono alterare drammaticamente le prospettive di vita, con effetti peggiorativi della vita sia per il malato che per i suoi congiunti.<br \/>\nDa quanto detto risulta evidente come la formazione del medico alla comunicazione e alla relazione con il paziente sia un aspetto fondamentale di questa identit\u00e0 professionale. Tale formazione pu\u00f2 essere svolta, sia in ambito universitario, durante la laurea, sia successivamente, come miglioramento delle capacit\u00e0 relazionali. Quanto attualmente proposto sembra per\u00f2 non essere sufficiente e molti medici e studenti condividono la necessit\u00e0 di una maggiore formazione proprio in questo campo, di per s\u00e8 difficoltoso e complesso. Comunicare con il paziente significa infatti relazionarsi contestualmente con un ampio spettro di variabili e comprendere (o almeno tenere in considerazione) i contenuti emotivi che della relazione fanno parte. Ci\u00f2 non significa che il medico debba trasformarsi in psicologo, ma sottolinea ancora una volta l\u2019importanza di saper \u201cmaneggiare\u201d alcuni fondamenti psicologici alla base della comunicazione e della relazione terapeutica con il paziente. Di sicuro possiamo affermare che una buona comunicazione passa attraverso una buona relazione e che \u00e8 importante come l\u2019informazione viene presentata, compresa e elaborata. \u00c8 in questo contesto, in particolar modo, che disciplina medica e psicologica sembrano essere particolarmente interconnesse. Ed \u00e8 in questo ambito che si colloca il corso di formazione alla comunicazione, punto di partenza delle riflessioni esposte in queste pagine. Il tentativo che si \u00e8 fatto \u00e8 stato quello di descrivere alcuni degli elementi che giocano un ruolo primario nella comunicazione, sia per come essi sono considerati dalla letteratura, sia per come essi sono emersi e sono stati discussi dai medici che hanno preso parte alla nostra formazione.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>La complessit\u00e0 della comunicazione<br \/>\n<\/strong>Vogliamo considerare qui la complessit\u00e0, dal punto di vista del medico, che caratterizza la comunicazione con il paziente e in particolar modo la comunicazione delle cattive notizie. Si tratta di un compito certamente articolato che viene influenzato da diversi fattori fra i quali il sistema organizzativo che contraddistingue l\u2019istituzione ospedaliera, le rappresentazioni mentali degli attori coinvolti (medico e paziente) e gli automatismi relazionali e rappresentazionali dei medesimi. Abbiamo usato questi termini poich\u00e9 ciascuno contiene un significato specifico e d\u00e0 ragione della complessit\u00e0 del fenomeno in s\u00e9. Il momento della cattiva notizia mette in gioco molte variabili e pu\u00f2 essere visto come una specie di \u201cprecipitato relazionale\u201d; una situazione in cui \u201cvengono al pettine\u201d, diremmo in un gergo, \u201ci nodi\u201d di situazioni che, in realt\u00e0, sono gi\u00e0 state impostate attraverso le vicende precedenti. Per vicende precedenti intendiamo sia la possibile storia della relazione tra quel medico e quel paziente, sia il sistema di relazioni che non si limita alla sola diade medico-paziente ma include un contesto fatto di molti elementi, elencati di seguito. La nostra descrizione intende inoltre mostrare gli aspetti trasversali di una identit\u00e0, quella del medico appunto, troppo spesso \u201cridotta\u201d a un solo significato e a una sola funzione (medico come colui che guarisce), rischiando di generare distorsioni anche nel sistema relazionale tra i medici stessi. I principali elementi che influenzano, secondo la nostra prospettiva, la relazione con il paziente e quindi la comunicazione stessa sono: <strong>Gli elementi strutturali, istituzionali e culturali.<\/strong><br \/>\nRappresentano per cos\u00ec dire \u201cla cornice di riferimento\u201d all\u2019interno della quale la relazione si colloca. \u00c8 uno schema dichiarato: la cura implica un\u2019interpretazione diversa e specifica, compatibilmente con i significati e i valori culturali della societ\u00e0 in cui si realizza. Intendiamo con questo non solo elementi di tipo concreto, ma anche elementi di soggettivit\u00e0 legati al sistema di rappresentazioni che in ogni individuo si formano per quanto concerne la cura, in relazione all\u2019istituzione, al suo ruolo e al ruolo delle figure che ne fanno parte. Questo appare particolarmente attuale quando il medico deve \u201cscontrarsi\u201d con pazienti provenienti da culture diverse, contraddistinte da diversi rapporti fra utente e istituzione, fra medico e istituzione ospedaliera e soprattutto fra medico e paziente. Risulta necessario in questo caso calarsi nei modi di pensare e di vivere la malattia dei diversi soggetti. Senza questo sforzo non \u00e8 possibile, come riportano i medici, \u201ccreare un ponte comunicativo con il paziente\u201d. Spesso inoltre si lavora a compartimenti stagni, senza la conoscenza di quello che gli altri in realt\u00e0 fanno e di come affrontano situazioni problematiche simili. \u201cUn sentimento largamente condiviso \u00e8 il senso di solitudine che si vive in relazione alle diverse unit\u00e0 operative all\u2019interno della stessa organizzazione e nei confronti dei livelli pi\u00f9 alti delle gerarchie\u201d. Questo genera e aumenta il senso di anomia e pu\u00f2 creare difficolt\u00e0 nella gestione multidisciplinare del paziente. Il bisogno di base \u00e8 in questo caso quello di riconoscersi in stretto rapporto coordinato con altre responsabilit\u00e0 istituzionali e organizzative. Emerge in questo caso l\u2019esigenza di una forma di \u201cresponsabilit\u00e0 compartecipata\u201d e l\u2019\u00e9quipe di riferimento diventa qui fondamentale. Oltre che al supporto tecnico e gestionale, la gestione in \u00e9quipe pu\u00f2 infatti facilitare i passaggi per la presa in carico del paziente, creando un ponte di collegamento fra tutte le figure professionali coinvolte, contraddistinte, a loro volta, da differenti tipologie di modelli comunicativi. Il sistema delle rappresentazioni mentali Si intende con questa espressione l\u2019idea che ciascuno si fa degli altri, ovverosia una costruzione mentale in cui si concentrano elementi di conoscenza precedente, aspettative e motivazioni. L\u2019idea che il paziente si fa di quel medico e di quell\u2019ospedale \u00e8 influenzata dalle esperienze pregresse del paziente in relazione a quel medico o quella istituzione, ed \u00e8 influenzata anch\u2019essa dagli elementi culturali che caratterizzano la sua vita. La stessa cosa vale per il medico. Nella categoria delle rappresentazioni mentali includiamo quindi anche quegli elementi pregiudiziali che spesso rendono spinose le relazioni e, quindi, di conseguenza, anche la comunicazione al malato. Tali rappresentazioni contribuiscono a produrre quelli che chiamiamo automatismi relazionali e costituiscono il nostro bagaglio culturale di riferimento.<\/p>\n<p><strong>Automatismi relazionali e rappresentazionali<\/strong><br \/>\nNella costruzione della nostra personalit\u00e0 e funzionamento mentale acquisiamo modelli di comportamento, che mettiamo in atto quando ci relazioniamo con gli altri come forme spontanee e riflesse. La consapevolezza di questi automatismi \u00e8 importante. Essi vanno riconosciuti affinch\u00e9 il nostro modo di relazionarci non sia la semplice applicazione o replicazione di modi acquisiti e consolidati, ma il frutto di quanto si sviluppa nella relazione con quel particolare paziente, nei confronti del quale il modo di comunicare e i tempi del medico dovrebbero adeguarsi.<\/p>\n<p><strong>Il sistema organizzativo<\/strong><br \/>\nCi riferiamo all\u2019organizzazione e alla gestione che caratterizzano all\u2019interno dell\u2019istituzione ospedaliera la cura e il trattamento e all\u2019impatto che essi hanno sulla relazione\/comunicazione con il paziente. Questo punto \u00e8 particolarmente associato alla qualit\u00e0 del servizio erogato e sar\u00e0 ripreso in seguito. Tutti gli elementi descritti sopra si calano in un sistema di relazioni che dai medesimi \u00e8 fortemente influenzato e determinato. Ognuna di esse mostra un aspetto delle varie sfaccettature che entrano in gioco nella comunicazione delle cattive notizie.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>La complessit\u00e0 relazionale<br \/>\n<\/strong>Secondo quanto emerso dagli incontri fatti con i medici questa complessit\u00e0 relazionale pu\u00f2 essere cos\u00ec riassunta: Relazione del medico con:<br \/>\n&#8211; se stesso<br \/>\n&#8211; con il paziente<br \/>\n&#8211; con i parenti<br \/>\n&#8211; con l\u2019organizzazione<br \/>\n&#8211; con i colleghi e altro personale<br \/>\nTale schema \u00e8 il risultato del tentativo di sistematizzare i dati provenienti dal lavoro di gruppo svolto con i medici che hanno partecipato in forma volontaria al nostro percorso di formazione ed \u00e8 illustrato in maniera pi\u00f9 dettagliata all\u2019interno di un documento aziendale \u201cLa comunicazione di cattive notizie\u201d, ospedale S. Orsola-Malpighi. Questi elementi sono fra loro interconnessi e hanno un peso diverso a seconda delle varie situazioni.<\/p>\n<p><strong>Relazione fra il medico e se stesso<\/strong><br \/>\nLa storia personale di ciascuno e l\u2019elaborazione psicologica che di questa storia abbiamo fatto costituiscono lo strumentario di base con cui comprendiamo le relazioni e interagiamo con il resto del mondo. Su questa base concettuale diventa comprensibile l\u2019estrema utilit\u00e0 di saper distinguere, nelle risonanze emotive particolarmente coinvolgenti, quelle che corrispondono a parti legate alla propria esperienza da quelle di competenza del paziente. Pu\u00f2 capitare, infatti, che un proprio modo di vivere situazioni familiari o amicali rischi di indebolire il confine tra il personale e il professionale e finisca per interferire nella relazione medico-paziente. Alcuni medici ad esempio riferiscono di sentirsi in difficolt\u00e0 quando la situazione rispecchia eventi personali vissuti o ancora in corso e non totalmente superati. Spesso al medico \u00e8 attribuita una capacit\u00e0 sciamanica e egli \u00e8 visto da parte dei pazienti come il \u201cpadrone della vita e della morte\u201d, dal quale molti si aspettano miracoli. In alcuni casi i medici si rendono conto di non essere stati in grado di soddisfare le attese dei pazienti e questo pu\u00f2 creare o aumentare il senso di solitudine. \u201cAbbiamo fatto i medici per curare, e il dare la cattiva notizia ci fa sentire impotenti e rappresenta concretamente il fallimento della nostra disciplina\u201d. \u00c8 cos\u00ec che si rinforza un senso di impotenza di fronte alla malattia e il senso di precariet\u00e0 e di frustrazione per non essere riusciti a prevedere o a fronteggiare un evento come la morte. Un vissuto comune in questo caso sembra infatti derivare da una rappresentazione di s\u00e9 riferita a un senso di immortalit\u00e0 e di morte (che il medico si \u00e8 costruita o che gli altri gli hanno attribuito) e che viene intaccata proprio nel momento in cui egli deve comunicare la cattiva notizia e si imbatte in diagnosi infauste e ineluttabili. Ci sembra in questo ambito particolarmente pertinente introdurre il concetto di \u201cmedico sufficientemente buono\u201d, rifacendoci al concetto di Winnicot di \u201cmadre sufficientemente buona\u201d. Si tratta di un concetto che ci pare molto pertinente e si riferisce in questo caso al concetto di un medico che, come la madre nella diade madre-figlio, si adatta al paziente, consapevole dei propri limiti, in una distanza relazionale e attraverso modalit\u00e0 che devono essere non \u201cottimamente n\u00e9 scarsamente buone\u201d, ma sufficienti e adeguate a quel particolare tipo di paziente. Spesso inoltre il medico si trova a comunicare ai pazienti da solo, senza la possibilit\u00e0 di condividere con colleghi il carico emotivo di situazioni di per s\u00e9 drammatiche. Ci\u00f2 rischia di aumentare il senso di frustrazione e di stress, come riportato in molte delle esperienze descritte dai medici.<\/p>\n<p><strong>La relazione fra il medico e il paziente<\/strong><br \/>\nI pazienti presentano caratteristiche diverse, sia cliniche che personali, con contesti familiari diversi alle spalle. Per molti medici i casi pi\u00f9 difficili sono quelli che coinvolgono bambini. In questi casi la difficolt\u00e0 a comunicare si affianca a un senso di disperazione, di colpa e di inadeguatezza. Alcuni pazienti si affidano completamente al medico, altri sembrano preferire una posizione di distacco. Alcuni vogliono sapere tutto. Altri invece preferiscono non sapere la verit\u00e0 e delegano altre persone. La questione della distanza emotivo-relazionale (\u201cdistacco dal paziente\u201d vs \u201ccontatto con il paziente\u201d) diventa qui cruciale. Il rischio \u00e8 quello di essere troppo coinvolti, da una parte, o di essere troppo distaccati dall\u2019altra. \u201cAlcuni pazienti dichiarano di essere nelle nostre mani. Questo ci gratifica, ma a volte pu\u00f2 diventare soffocante e non si sa mai come raggiungere una distanza emotiva ottimale\u201d. Il coinvolgimento emotivo, inteso come risorsa utile per comprendere alcuni aspetti importanti della relazione, deve essere trasformato in modo da tradursi in professionalit\u00e0. Inoltre, il contatto diretto e prolungato con il paziente, proprio per una mancanza di \u201cpratica\u201d a comprendere e a \u201celaborare\u201d l\u2019emotivit\u00e0, pu\u00f2 diventare logorante. Ci si dovrebbe chiedere a questo punto chi si debba prendere cura del medico e del suo modo di metabolizzare contenuti emotivi di sofferenza, i quali, se non trattati, sono potenziali produttori di sofferenza per ambedue i protagonisti della relazione. Una delle domande pi\u00f9 ricorrenti a questo proposito \u00e8 infatti \u201cChi pensa a chi si occupa degli altri? E chi si cura dei curatori?\u201d.<\/p>\n<p><strong>La relazione fra il medico e i parenti<\/strong><br \/>\n\u201cLe comunicazioni vanno date prima ai parenti o ai pazienti, e c\u2019\u00e8 una regola valida in tutti i casi?\u201d si chiedono alcuni medici, \u201cE poi qual \u00e8 la distanza giusta?\u201d . I famigliari costituiscono una presenza pi\u00f9 o meno influente all\u2019interno della relazione medico-paziente e nel contesto della comunicazione. In alcuni casi essi facilitano il compito e la gestione del paziente e si rivelano una risorsa. In altri casi essi costituiscono una variabile di disturbo che rischia di creare complicazioni. Si riconosce che pazienti e familiari costituiscono comunque elementi che il medico deve sempre tenere in considerazione nel suo rapporto con il paziente. In questo contesto si calano inoltre spesso questioni di carattere legale, con le quali, oggi pi\u00f9 che mai, il medico si trova ad avere a che fare.<\/p>\n<p><strong>La relazione fra il medico e l\u2019organizzazione<\/strong><br \/>\nLa relazione medico-paziente sembra essere fortemente influenzata dai fattori \u201cspazio temporali\u201d, entro i quali la comunicazione ha luogo. \u00c8 infatti opinione condivisa che la comunicazione adeguata passa attraverso la considerazione del tempo e degli spazi adeguati. Molti medici lamentano di non avere a disposizione spazi sufficienti e adeguati per parlare con serenit\u00e0, all\u2019interno di uno spazio \u201cpsicologicamente protetto\u201d. \u201cGli spazi sono inadeguati, sia quelli per i pazienti, sia quelli per i medici, e non sempre \u00e8 possibile offrire un livello di privacy adeguato\u201d. Questi due elementi qualificano in maniera marcata il contesto ospedaliero e il lavoro che al suo interno viene svolto, e rappresentano alcune delle questioni pi\u00f9 sentite e dibattute dai medici che abbiamo incontrato.<\/p>\n<p><strong>La relazione fra il medico, colleghi e altro personale<\/strong><br \/>\nAnche la relazione del medico con i colleghi gioca un ruolo chiave nella comunicazione al paziente e si pu\u00f2 affermare che \u201cil destino del paziente \u00e8 condizionato anche dal rapporto fra i colleghi all\u2019interno del reparto\u201d. \u201cMi \u00e8 capitato di dover lavorare con un collega e mi \u00e8 stato molto utile avere uno scambio di idee, per consigliarci e per condividere la problematicit\u00e0 dei casi\u201d. \u201cUna volta mi hanno chiamato per rianimare un paziente che era gi\u00e0 morto. Ho chiesto \u2018Perch\u00e9?\u2019 e mi sono sentita dire: \u2018Avevo bisogno di conforto\u2019\u201d. Anche in questo caso la presenza di colleghi pu\u00f2 costituire una forma di risorsa o una \u201ccomplicazione\u201d, a seconda dell\u2019utilizzo che se ne fa. Si inserisce in questa riflessione l\u2019importanza riconosciuta del lavoro d\u2019\u00e9quipe e della condivisione delle responsabilit\u00e0. \u201c\u00c8 meglio non trovarsi da soli e condividere le responsabilit\u00e0 e far s\u00ec che le decisioni siano il frutto di un lavoro di gruppo, in particolare di quel gruppo che ha seguito quel caso\u201d.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Considerazioni conclusive<br \/>\n<\/strong>Gli elementi descritti rappresentano i punti nodali del difficile e delicato compito della comunicazione delle cattive notizie. Come ci aspettavamo il problema della comunicazione \u00e8 molto sentito e in particolar modo dai medici con maggiore attenzione e sensibilit\u00e0 a questi aspetti della loro professione. Quanto riportato ribadisce come sia complesso il compito della comunicazione e sottolinea allo stesso tempo come insufficiente sia ancora, in molti casi, la formazione fatta ai medici in materia di comunicazione e di relazioni con il paziente. Un elemento costate e condiviso \u00e8 che diversi sono i livelli di attivazione personale negli operatori sanitari coinvolti nel momento della comunicazione. Fra questi un ruolo primario ricoprono l\u2019elevato carico di lavoro e il coinvolgimento emotivo, fonte in molti casi di forti stati di disagio e di insoddisfazione per il medico stesso, che rischiano di influenzare inevitabilmente la relazione con il malato e con coloro che lo circondano. Il problema che si pone in questo caso \u00e8 quindi quello di cercare di trasformare questo bagaglio emotivo, e le risorse ad esso connesse, in potenzialit\u00e0 professionali, partendo dal presupposto che le \u201crelazioni non sono qualcosa di innato ma si possono apprendere e si possono migliorare\u201d. Si pu\u00f2 infatti imparare a riconoscere i contenuti emotivi e cognitivi che si attivano nelle relazioni e cercare di utilizzare la relazione nel modo migliore per affrontare i diversi problemi che possono emergere, consapevoli delle numerose variabili gi\u00e0 descritte prima. Questo \u00e8 vero nel caso di ogni forma di comunicazione ed \u00e8 particolarmente pertinente nel caso della comunicazione di cattive notizie. Ci sembra quindi evidente che il lavoro di formazione, sia per il livello di gradimento mostrato (dati di gradimento), sia per le carenze emerse in ambito formativo, dovrebbe essere incoraggiato da parte di tutta l\u2019istituzione ospedaliera, al di l\u00e0 dei settori specifici di competenza. Una strategia potrebbe essere quella di far ricorso a incentivi di tipo economico, come gi\u00e0 accade negli Stati Uniti: le compagnie assicurative praticano sconti sostanziali sui prezzi per le polizze di responsabilit\u00e0 professionale per quei medici che hanno partecipato a corsi di formazione sulla comunicazione con il paziente. Questo sottolinea ancora una volta il peso dei fattori economici nella professione e nella gestione dell\u2019utenza ospedaliera e ripropone lo stretto rapporto tra elementi economici e etici, non sempre facile da dipanare e da comprendere. La questione del contenzioso legale entra qui a pieno diritto e risulta essere correlata, secondo quanto riportato dai medici, al tipo di comunicazione e alla qualit\u00e0 della relazione instaurata con il paziente. Di sicuro essa rappresenta una questione molto attuale e sentita e costituisce un\u2019area per ulteriori approfondimenti e discussioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La tematica della comunicazione al paziente \u00e8 oggi particolarmente attuale e riveste sempre pi\u00f9 un ruolo cruciale all\u2019interno della pratica medica e della relazione medico-paziente.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3587,3592,3591,3583],"edizioni":[36],"autori":[244,243],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[4060],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/197"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=197"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/197\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5453,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/197\/revisions\/5453"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=197"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=197"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=197"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=197"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=197"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=197"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=197"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=197"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=197"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}