{"id":1992,"date":"2011-07-06T11:30:13","date_gmt":"2011-07-06T11:30:13","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1992"},"modified":"2025-10-29T10:08:05","modified_gmt":"2025-10-29T09:08:05","slug":"giocare-insieme-crescere-insieme-comunicare-insieme-di-giovanna-di-pasquale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1992","title":{"rendered":"8. Giocare insieme, crescere insieme, comunicare insieme"},"content":{"rendered":"<p>Di Giovanna di Pasquale<\/p>\n<p>Una conversazione con Dora Diaferio, Beatrice Vitale, Giada Poluzzi coordinatrice ed educatrici dei laboratori attivati dalla Fondazione Gualandi nella sede di Bologna.<br \/>\nDora, presenza professionale competente svolge anche un ruolo di collegamento con la storia passata in quanto fa parte delle Suore della piccola missione per i sordomuti, una congregazione fondata dal sacerdote bolognese venerabile Don Giuseppe Gualandi, nella seconda met\u00e0 dell\u2019ottocento.<br \/>\nBeatrice \u00e8 l\u2019educatrice che si occupa in specifico del laboratorio GIOCARE CON LE PAROLE, Laboratorio per bambini dai 3 ai 12 anni con difficolt\u00e0 uditivo-linguistiche<br \/>\nGiada segue le attivit\u00e0 del centro di attivit\u00e0 AMICI IN COMUNICAZIONE per ragazzi e ragazze dai 14 ai 17 anni.<br \/>\n\u201cLe attivit\u00e0 hanno avuto inizio nel 2003, con un laboratorio per i bambini dai tre ai dodici anni, \u201cGiocare con le parole\u201d. In quello stesso anno partiva un corso di informatica ISDL, dopo un anno \u00e8 partito anche il laboratorio \u201cAmici in comunicazione\u201d, rivolto ad un gruppo di adolescenti (dai 14 ai 17 anni) poi le richieste sono state anche di ragazzi un po\u2019 pi\u00f9 piccoli e, al momento, anche di ragazzi un po\u2019 pi\u00f9 grandi. All\u2019inizio c\u2019\u00e8 stato anche un corso di italiano per adulti che ha fatto fatica ad ingranare per le esigenze diverse, per cui non ha avuto seguito.<br \/>\nAl momento i corsi di informatica per la patente europea sono periodici mentre sono diventati stabili i due laboratori.<\/p>\n<p><strong>Giocare con le parole<br \/>\n<\/strong>Dora :\u201cGiocare con le parole\u201d \u00e8 un laboratorio che ha l\u2019obiettivo di migliorare le competenze comunicative e linguistiche attraverso il gioco per cui non facciamo logopedia, non facciamo scuola, non facciamo esercitazioni linguistiche ma cerchiamo di creare un contesto comunicativo, la motivazione giusta al comunicare attraverso il gioco. La fascia di et\u00e0 cui ci rivolgiamo \u00e8 molto ampia per cui c\u2019\u00e8 una proposta che fa da filo conduttore e poi delle attivit\u00e0 diverse per piccolo gruppo distinte, oltre che dall\u2019et\u00e0 anche dal livello comunicativo presente.<br \/>\nIl gruppo dei bambini non \u00e8 mai stato molto numeroso, i primi due anni \u00e8 stato costituito da sette &#8211; otto bambini, figli sia di genitori udenti che di genitori sordi. Bambini quindi che normalmente sono esposti alla lingua dei segni e bambini che non conoscono la lingua dei segni. Noi rispetto a questo punto specifico ci siamo sempre posti nella posizione di chi dice usiamo lo strumento che ci permette di entrare in comunicazione con il bambino per cui se c\u2019\u00e8 un bambino che utilizza la LIS allora c\u2019\u00e8 in riferimento qualcuno fra noi che conosce meglio la LIS. Per noi la LIS \u00e8 sempre stata uno strumento, uno strumento in pi\u00f9 per raggiungere l\u2019obiettivo della comunicazione linguistica verbale\u201d<br \/>\nBeatrice: \u201cLa LIS non \u00e8 lo strumento primario, \u00e8 uno strumento come gli altri che pu\u00f2 affiancare il nostro modo principale di accostarci ai bambini che \u00e8 attraverso il gioco e la relazione. Quello che soprattutto cerchiamo di fare \u00e8 creare un ambiente comunicativo in cui i bambini siano motivati a comunicare fra loro e con noi attraverso lo strumento che probabilmente \u00e8 pi\u00f9 famigliare a loro, il gioco, appunto. Coesistono quindi sia la parola che il segno, certe volte niente segno ma pi\u00f9 parola e pi\u00f9 gioco\u201d.\u201d<br \/>\nDora \u201cAttualmente c\u2019\u00e8 un piccolo gruppo di bambini di quattro bambini. Solo una bambina utilizza la LIS, \u00e8 una bambina che ha altre tipi di difficolt\u00e0 cognitive oltre la sordit\u00e0. Questo le comporta una grande difficolt\u00e0 nella produzione verbale per cui c\u2019\u00e8 stata una scelta verso questo modo comunicativo. Gli altri bambini, figli di udenti, parlano tutti.\u201d<br \/>\nPer molti genitori sordi \u00e8 sufficiente la lingua dei segni perch\u00e9 il bambino cresca integro nella comprensione e nella competenza comunicativa, l\u2019importante \u00e8 che ci sia una persona che attraverso i segni gli faccia capire e il problema \u00e8 risolto. Ma non \u00e8 cos\u00ec quando si trova con gli altri bambini, quando vive e vuole vivere in un contesto di scambio che vada oltre il capire cosa \u00e8 stato detto perch\u00e9 c\u2019\u00e8 qualcuno che me lo segna. Questo non basta per i piccoli, non basta per i grandi.\u201d<br \/>\nBeatrice \u201cPer quanto riguarda le attivit\u00e0 abbiamo fatto la scelta di partire dalle esigenze dei bambini, dalle osservazioni del gioco libero abbiamo cercato di vedere da che cosa erano pi\u00f9 attratti per proporre attivit\u00e0 stimolanti che potessero interessare, proprio per stimolare un comunicazione, farli entrare in comunicazione fra di loro e con noi. Da quello che possiamo notare nel bambino nascono blocchi di attivit\u00e0 flessibili che possono prendere una strada o un\u2019altra perch\u00e9 se il nostro obiettivo \u00e8 chiaro poi nello specifico delle attivit\u00e0 c\u2019\u00e8 molta attenzione a seguire gli sviluppi e le indicazioni che emergono dalle risposte dei bambini. L\u2019anno scorso ad esempio c\u2019\u00e8 stata una macro attivit\u00e0 che ha occupato la prima parte dell\u2019anno, il \u201cfare la spesa\u201d. C\u2019era un ambiente predisposto, chi faceva il negoziante, chi comprava, quindi una distribuzione di ruoli che favoriva la comunicazione. Questa attivit\u00e0 si \u00e8 sviluppata verso un lavoro con gli alimenti veri, la preparazione di alimenti, prima per gioco poi realmente attraverso il rispetto delle sequenze per preparare un piatto. In contemporanea abbiamo portato avanti il lavoro sulle storie, a partire dalla proposta delle storie a cartoni animati di Pingu, che ha uno stile immediato, non ha parole e si basa molto sulle espressioni. Sono storie semplici, con i bambini abbiamo lavorato per distinguere le sequenze, dare dei nomi a quello che stava succedendo, visualizzare attraverso il fumetto cio\u00e8 attraverso il supporto grafico alle parole.\u201d<br \/>\nDora: \u201cL\u2019utilizzo di pi\u00f9 strumenti \u00e8 uno dei punti forti delle attivit\u00e0, l\u2019attenzione che cerchiamo di avere \u00e8 proprio questa, l\u2019utilizzo di pi\u00f9 codici che permettano il pi\u00f9 possibile la comprensione. Il raggiungimento dell\u2019obiettivo della competenza linguistica \u00e8 basato sulla comprensione. Ad esempio il gioco del fare la spesa non \u00e8 basato su una ripetizione meccanica di parole o frasi ma \u00e8 legato alla comprensione di quello che succede in quel momento, al contesto, alla comprensione di ruoli diversi, per cui abbiamo visto i bambini diventare creativi aggiungendo del loro alla frase di apertura del gioco\u201cChe cosa vuoi?\u201d proprio perch\u00e9 avevano compreso che cosa c\u2019era da fare. E cos\u00ec anche nella storia, l\u2019utilizzo di codici diversi a partire dal filmato proposto permette di mettersi dentro la storia e di modificare, aggiungendo del proprio, realt\u00e0 nuove legate alla propria esperienza. Quando ci\u00f2 avviene capisci che c\u2019\u00e8 stato un salto verso la comprensione. Per fare questo c\u2019\u00e8 bisogno di un lavoro preciso: per primo la riduzione per sequenze del filmato iniziale selezionando le immagini significative di cui vengono creati i sottotitoli (per ora i cartoni animati non sono sottotitolati, per questo lo facciamo noi). Questo perch\u00e9 ci sia un abbinamento il pi\u00f9 possibile precoce fra parola ed immagine. Dopo l\u2019immagine del filmato si passa alla produzione di loro immagini attraverso il disegno. Poi il racconto di quello che si \u00e8 visto e disegnato. Quindi compresenza di codice visivo, grafico, verbale\u201d.<br \/>\nBea: \u201cUn altro strumento per raccontare \u00e8 dato dalla drammatizzazione della storia con personaggi costruiti da loro, riescono a raccontarla mettendosi nei panni dei personaggi e da questo racconto nascono nuove storie. Attraverso l\u2019utilizzo di pi\u00f9 codici si facilita la comprensione\u201d.<\/p>\n<p><strong>I bambini<br \/>\n<\/strong>Bea: \u201cQuesto per i nostri bambini \u00e8 un luogo, come ha raccontato una mamma in una lettera pubblicata sulla nostra rivista Effeta, \u201cdove ci sono altri bimbi con le orecchie\u201d. Per noi \u00e8 importante che i bambini non si riconoscano sempre come i \u201cdiversi\u201d ma abbiano un luogo dove trovare degli altri bambini che loro sentono come uguali\u201d.<br \/>\nDora: \u201cRicordo che il giorno di inizio del laboratorio una bambina ha notato come prima cosa che anche un altro bambino aveva le protesi come lei. C\u2019\u00e8 questa identificazione che li aiuta.Vengono qui volentieri direi per due motivi: perch\u00e9 giocano e perch\u00e9 capiscono. Giocano e capiscono quello che fanno. Non \u00e8 una ripetizione meccanica quella che viene chiesta, anche il gioco pu\u00f2 diventare una ripetizione meccanica se non c\u2019\u00e8 la comprensione e quindi pu\u00f2 perdere tutto il gusto e il piacere del giocare. I bambini vengono e aspettano durante la settimana il momento di venire qui. Noi ci siamo fatte l\u2019idea che sia proprio perch\u00e9 capiscono quello che fanno e si sentono partecipi.<br \/>\nIl momento in cui i bambini diventano creativi \u00e8 il momento che ci fa capire che la comprensione c\u2019\u00e8 stata, anche nel lavoro su Pingu ad un certo punto i bambini non hanno pi\u00f9 riproposto la storia e le sequenze ma l\u2019hanno ampliata, mettendocisi dentro, cambiandola, aggiungendo realt\u00e0 nuove a partire dalla esperienza di vita concreta. Se un bambino non sta ripetendo meccanicamente, ha colto e quindi \u00e8 in grado di produrre inserendo del nuovo. La competenza linguistica \u00e8 anche questo produrre autonomamente, in prima persona. Un altro aspetto \u00e8 quando riescono a trasferire quello che hanno imparato qui in un altro ambiente.<\/p>\n<p><strong>La famiglie<br \/>\n<\/strong>Dora \u201cLe famiglie che portano qui i loro bimbi non possono pensare di farne a meno perch\u00e9 li vedono contenti. Sono genitori che dicono:\u201dQuando escono di qui sono contenti e con la voglia di raccontare quello che hanno fatto e con la voglia di tornare\u201d. Cos\u00ec come i bambini si identificano tra loro cos\u00ec i genitori trovano un confronto. Portare i bambini qui significa anche incontrarsi in modo informale, trovare sostegno, avviare rapporti amichevoli che continuano anche fuori.<br \/>\nSe i bambini che frequentano sono motivati e contenti, abbiamo pi\u00f9 difficolt\u00e0 per l\u2019accesso di nuovi. La spiegazione che ci viene anche dai servizi \u00e8 che i bambini sono molto oberati dopo la scuola: la logopedia, la piscina\u2026tante famiglie fanno fatica a fare entrare anche questo. Per come vediamo noi i bambini che partecipano al laboratorio ci piacerebbe molto che questa occasione si diffondesse e si raccordasse con il resto delle opportunit\u00e0. Noi le energie ce le stiamo mettendo ma non \u00e8 cos\u00ec semplice e scontato. E pi\u00f9 per i genitori sordi che per quelli udenti\u201d<\/p>\n<p><strong>Il collegamento con l\u2019esterno<br \/>\n<\/strong>Dora \u201cIl collegamento con l\u2019esterno \u00e8 avvenuto per un paio di anni attraverso il rapporto con le scuole, con le classi dei bambini che frequentavano il laboratorio. Le classi venivano qui per fare delle attivit\u00e0 analoghe a quelle portate avanti nel laboratorio con il coinvolgimento quindi dei compagni di classe; poi c\u2019\u00e8 stato anche il ritorno di questi compagni di classe che sono rimasti colpiti da un luogo bello dove giocare. Aver condiviso un\u2019esperienza attraverso qualcosa di coinvolgente e bello anche per loro \u00e8 stato importante. C\u2019\u00e8 stato anche lo scambio per cui i nostri bambini sono andati nelle classi venute qui, e anche questo \u00e8 un modo di lavorare che va rafforzato.<br \/>\nE\u2019 estremamente positivo per i bambini che hanno la percezione che quello che vivono qui \u00e8 possibile anche fuori, nella scuola e che i compagni possono essere resi partecipi di quello che vivono qui.<br \/>\nDa parte nostra il contatto con l\u2019esterno avviene attraverso il rapporto continuo con i genitori, i logopedisti, i neuropsichiatri. Tenere i fili di questa rete non \u00e8 facile ma ce lo siamo imposto, non volevamo proporci come un\u2019alternativa alla riabilitazione o alla scuola, la soluzione magica di tutti problemi dei bambini sordi. C\u2019\u00e8 in noi la consapevolezza che il percorso di crescita prevede diversi attori, pi\u00f9 riusciamo a raccordarci tra di noi presentando un percorso il pi\u00f9 possibile unitario pi\u00f9 il bambino sar\u00e0 avvantaggiato. Non \u00e8 scontato, non \u00e8 semplice ma \u00e8 il raccordo quello che cerchiamo di portare avanti anche attraverso la partecipazione dei gruppi operativi dei bambini e ragazzi.\u201d<\/p>\n<p><strong>Amici in Comunic-Azione<br \/>\n<\/strong>Dora: \u201cQuesto laboratorio \u00e8 nato da una richiesta esplicita di alcuni genitori, i cui ragazzi frequentavano la terza media. I genitori hanno presentato questa esigenza a partire dal fatto che a quattordici anni la logopedia si interrompe, a parte alcuni casi. Dopo essere cresciuti con dei punti di riferimento, perch\u00e9 la logopedista diventa punto di riferimento e anche di incontro con altri bambini e ragazzi, si rischia di sentirsi molto isolati. Anche a scuola nonostante la presenza dell\u2019insegnante di sostegno e dell\u2019assistente alla comunicazione, l\u2019integrazione non \u00e8 cos\u00ec scontata.<br \/>\nQuesti genitori hanno visto i loro figli disorientati, soprattutto dopo la scuola nel tempo delle attivit\u00e0 extrascolastiche.<br \/>\nAllora ci siamo messe a pensare a una possibilit\u00e0 di incontro, cos\u00ec importante per questa fase di costruzione dell\u2019identit\u00e0 adolescente e anche per il confronto con il gruppo dei pari. Sono esigenze che valgono per tutti, sentite con maggior forza per chi ha problemi nella comunicazione.<br \/>\nIl laboratorio \u00e8 partito con un contatto porta a porta a partire da chi ne aveva fatto richiesta con un gruppetto di sei, adesso sono raddoppiati. Cresciuti e raddoppiati di numero\u201d.<br \/>\nGiada: \u201cAll\u2019inizio nonostante avessero tra i tredici- quattordici anni a noi sembrava ne avessero dieci-undici. Difatti noi proponevamo ancora attivit\u00e0 piuttosto infantili e da parte loro c\u2019era una reazione entusiastica, forse anche perch\u00e9 erano attivit\u00e0 che non avevano mai fatto da nessun altra parte come le attivit\u00e0 sportive che loro non praticavano. Oggi le distanze sono diminuiti e sono degli adolescenti a tutti gli effetti e le loro richieste lo dimostrano. Oggi \u00e8 importante il gruppo, le loro idee, le loro parole e se prima quello che dicevamo noi era preso per oro colato oggi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec e questo \u00e8 ovviamente positivo anche se per noi \u00e8 pi\u00f9 impegnativo trovare il modo di entrare in relazione con loro, ma questo capita con tutti gli adolescenti. Sono ragazzi sordi che hanno gli interessi, le problematiche, le pulsioni di tutti gli adolescenti.<br \/>\nAnche la dimensione affettivo sessuale che adesso \u00e8 esplosa ci ha portato a calibrare le attivit\u00e0 nella direzione che potesse ancora coinvolgerli.<br \/>\nLe attivit\u00e0 nascono non dal cappello magico ma cercando di osservarli per impostare un\u2019attivit\u00e0 che possa andare bene per loro. Se il primo anno abbiamo lavorato tanto sulle emozioni, perch\u00e9 potessero comunicare ci\u00f2 che era difficile dire con le parole (cosa \u00e8 la paura, cosa \u00e8 la gioia) poi siamo passati ad un lavoro sul corpo che permettesse anche di riflettere insieme sull\u2019affettivit\u00e0 e sulla sessualit\u00e0. Quest\u2019anno abbiamo impostato il laboratorio sulle professioni perch\u00e9 ormai stanno arrivando alla fine delle superiori e si cominciano a chiedere cosa fare per il dopo. E\u2019 molto importante dare un ventaglio di idee, di possibilit\u00e0 proprio perch\u00e9 sui mestieri hanno idee spesso stereotipate che prevedono l\u2019adeguamento alla professione del padre o della madre.<br \/>\nAbbiamo fatto anche vacanze insieme. La prima vacanza \u00e8 stata tutta una scoperta, tutti facevano a gara per fare i turni per preparare da mangiare, lavare i piatti \u00e8 stato un condividere una casa comune. Quest\u2019anno insieme alla Ausl abbiamo fatto un progetto che si \u00e8 svolto in un paese del nostro Appennino, Montecreto, in cui l\u2019idea non era solo quella di vivere insieme ma di fare anche qualcosa per la comunit\u00e0 che ci ospitava. Aprire il gruppo verso attivit\u00e0 di servizio, cosa non semplice per degli adolescenti \u201c<br \/>\nBeatrice. \u201cNel laboratorio \u201cAmici in comunicazione\u201d c\u2019\u00e8 anche il momento dedicato ai compiti, che precedeva l\u2019attivit\u00e0. E\u2019 una sorta di affiancamento che ha l\u2019obiettivo di renderli il pi\u00f9 possibile autonomi, cosa molto difficile. In questo momento viene fuori anche il loro rapporto problematico con la scuola: in classe loro capiscono davvero quello che fanno? Attraverso i compiti abbiamo avuto la possibilit\u00e0 di collegarci con la scuola per capire meglio quello che davvero fanno, quello che comprendono realmente, quali strumenti poter offrire loro, in che modo semplificare i testi e ancora, quali testi? Da qui sono nati anche incontri con gli insegnanti per capire cosa si poteva fare insieme, alcuni andati a buon fine altri un po\u2019 meno perch\u00e9 si trovano resistenze o prese di posizione rigide. Quest\u2019anno abbiamo sentito l\u2019esigenza di far partire un corso di italiano facoltativo rivolto sempre ai ragazzi del laboratorio e organizzato per piccolissimi gruppi. E\u2019 un\u2019esigenza nata da loro, in particolare da un ragazzino che aveva una grande paura di svolgere il tema e ci ha chiesto aiuto. Siamo partiti con un incontro alla settimana in cui abbiamo affrontato l\u2019italiano in modo non scolastico e con un approccio diverso dalla logopedia. Abbiamo usato articoli di riviste, testi letterari, conversazioni. Recependo la loro risposta \u00e8 partito anche un lavoro sui e con i libri: scegliere dei libri adatti a loro con testi semplici ma storie a loro vicine per dare proprio la possibilit\u00e0 di leggere e di identificarsi nelle storie, cosa che questi ragazzini fanno molta fatica a fare\u201d. Per loro il libro tante volte \u00e8 uno strumento non fruibile e c\u2019\u00e8 il rischio concreto di un\u2019esclusione anche dalla parola scritta.<br \/>\nNon possiamo generalizzare ma i ragazzi che incontriamo noi hanno queste particolari difficolt\u00e0 proprio perch\u00e9 un testo che per loro potrebbe essere accessibile lo giudicano troppo infantile, da bambini e lo rifiutano, un testo i cui contenuti sono adatti alla loro et\u00e0 \u00e8 troppo difficile. Il nostro lavoro \u00e8 stato proprio quello almeno di incuriosirli al libro, appassionarli alle storie, questo ha significato fare un lavoro di preparazione considerevole perch\u00e9 l\u2019incontro tra loro e i libri fosse possibile\u201d<\/p>\n<p><strong>LA FONDAZIONE GUALANDI<br \/>\n<\/strong>La Fondazione Gualandi a favore dei sordi \u00e8 un ente privato nato il 1 gennaio 2003 dalla trasformazione dell&#8217;Istituto Gualandi per sordomuti e sordomute, fondato a Bologna nel 1850.<br \/>\nLa Fondazione si ispira ai valori etici e cristiani che erano fondamentali nell&#8217;impegno dell&#8217;Istituto Gualandi e si propone di promuovere o sostenere, senza fini di lucro, attivit\u00e0 di formazione, formazione continua, supporto all&#8217;integrazione scolastica di persone sorde, sostegno alle famiglie, direttamente o in collaborazione con enti, associazioni e organizzazioni che operano senza fini di lucro.<br \/>\nLa Fondazione sostiene l&#8217;accoglienza di persone anziane sorde e sole.<br \/>\nLa sede della Fondazione \u00e8 in Via Nosadella 51\/a 40123 Bologna &#8211; e.mail: direzione@fondazionegualandi.it Tel 051.3399506 Fax 051.6447918<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una conversazione con Dora Diaferio, Beatrice Vitale, Giada Poluzzi coordinatrice ed educatrici dei laboratori attivati dalla Fondazione Gualandi nella sede di Bologna.<br \/>\nDora, presenza professionale competente svolge anche un ruolo di collegamento con la storia passata in quanto fa parte delle Suore della piccola missione per i sordomuti, una congregazione fondata dal sacerdote bolognese venerabile Don Giuseppe Gualandi, nella seconda met&agrave; dell&rsquo;ottocento.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3592,3605,3607],"edizioni":[107],"autori":[278],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3723],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1992"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1992"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1992\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5049,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1992\/revisions\/5049"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1992"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1992"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1992"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=1992"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=1992"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=1992"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=1992"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=1992"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=1992"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}