{"id":1993,"date":"2011-07-06T11:34:53","date_gmt":"2011-07-06T11:34:53","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1993"},"modified":"2025-10-29T10:03:41","modified_gmt":"2025-10-29T09:03:41","slug":"il-bambino-cerca-una-relazione-autentica-per-una-piena-relazione-di-enrica-r-paci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1993","title":{"rendered":"7. Il bambino cerca una relazione autentica per una piena relazione"},"content":{"rendered":"<p>Di Enrica R\u00e9paci, psicologa, autrice del sito\u00a0\u201carcipelago sordit\u00e0\u201d \u00e8 vicina al mondo della diversit\u00e0 e della diversabilit\u00e0, dei bambini, dei giovani e delle famiglie oltre che degli adulti, compresi quelli della comunit\u00e0 dei sordi segnanti.<\/p>\n<p>La diagnosi medica di sordit\u00e0 grave, profonda o totale, congenita o acquisita nella primissima infanzia, introduce bambino e famiglia in un mondo nuovo, pieno di incognite che per gli adulti sono quasi sempre angoscianti. Il piccolo \u00e8 ignaro della sua condizione. La scarsa incidenza statistica di questo fenomeno (un bambino su mille) ed un dibattito spesso solo fra \u201cesperti\u201d, molto frequentemente in disaccordo tra loro sui percorsi abilitativi e riabilitativi, impedisce alla gran parte della popolazione di conoscere realmente gli effetti della sordit\u00e0 nella sua variegata composizione. Cos\u00ec ancora oggi sono radicati forti pregiudizi e vi \u00e8 una grande ignoranza sul mondo dei bambini e degli adulti con sordit\u00e0.<br \/>\nE\u2019 risaputo che la sordit\u00e0 grave &#8211; profonda impedisce lo sviluppo \u201cspontaneo\u201d della lingua parlata ma lo svantaggio uditivo pu\u00f2 essere compensato, ed a volte con risultati sorprendenti, grazie all\u2019utilizzo di apparecchi acustici e, quando necessita, di un impianto cocleare, cos\u00ec che il bambino pu\u00f2 collegarsi anche all\u2019ambiente sonoro arricchendo il suo mondo percettivo. Questi mezzi, tecnologicamente sempre pi\u00f9 sofisticati, sono un grande aiuto ma da soli non bastano. E\u2019 necessaria e indispensabile l\u2019azione degli adulti, tutti quelli che sono nella comunicazione con il bambino, che in veste di mediatori devono accompagnarlo nella scoperta di nuove sensazioni anche sonore, educandolo all\u2019ascolto attento e partecipe in una relazione affettiva serena e rispettosa della sua diversit\u00e0. Il bambino ha necessit\u00e0 assoluta, per la sua sopravvivenza sociale, di un mediatore di fiducia che lo accompagni in questa avventura fino a quando non avr\u00e0 sviluppato una sufficiente capacit\u00e0 di muoversi e di essere autonomo nella comunicazione. Ha bisogno di adulti che si prendano cura di lui, che vogliano dedicarsi a lui, con amore, pazienza e attenzione per le sue necessit\u00e0, che gli offrano tutto il tempo necessario per imparare a fare da solo. Ha bisogno di un ambiente creativo per sviluppare la sua creativit\u00e0. Da solo non pu\u00f2, isolato non pu\u00f2 ma pu\u00f2 farcela nella rete delle relazioni affettivamente significative. Il bambino neonato da solo non esiste. \u201cBisogna essere in due per ballare la danza della vita\u201d. La madre \u00e8 il suo primo ambiente, caldo e rassicurante e poi alla nascita, ancora tutt\u2019uno con lei, ma non pi\u00f9 solo suo. Ora pu\u00f2 incontrare anche gli altri che lo hanno atteso: il padre, i familiari, parenti e amici e pi\u00f9 avanti gli estranei, la comunit\u00e0 sociale allargata. Finch\u00e9 sta in braccio a sua madre non avr\u00e0 nulla da temere ma per sua natura il bambino \u00e8 orientato a diventare adulto, ad evolvere verso l\u2019indipendenza e l\u2019autonomia, a realizzare il \u201csuo\u201d progetto di vita che non coincide necessariamente con quello che la madre o il padre hanno immaginato per lui o per lei, magari nei dettagli. Lui o Lei, viene a soddisfare il suo personale progetto e chiede di trovare risposte ai suoi bisogni. Bisogni inizialmente simili per tutti i neonati: amore, sicurezza, ascolto paziente, vicinanza costante della madre, latte materno, rispetto per i suoi ritmi fisiologici, gesti cauti, calore e quiete ma qualche volta questo bambino arriva inatteso, inaspettato, a volte \u00e8 anche abbandonato. Sar\u00e0 allora la comunit\u00e0 sociale con la rete dei suoi servizi ad accoglierlo.<\/p>\n<p><strong>Dalle braccia della madre verso il mondo<\/strong><br \/>\nE dunque un modello di bambino non \u00e8 possibile. Troppo diversi tra loro i bambini, si impongono fin da subito con la loro specifica individualit\u00e0, ultrasensibili agli scambi con i loro partners. \u201cL\u2019incredibile signor beb\u00e9\u201d cerca una relazione autentica che gli possa garantire un pieno sviluppo. Per crescere ha bisogno di scendere dalle braccia della madre, sapendo per\u00f2 di poterci tornare ogni volta che ne avr\u00e0 bisogno. In posizione a quattro zampe, in un campo ancora ristretto, comincia ad esercitare i movimenti di esplorazione di s\u00e9, dell\u2019ambiente e con l\u2019ambiente finch\u00e9 in piedi eretto sulle sue gambe potr\u00e0 guardare un orizzonte pi\u00f9 vasto e muoversi alla scoperta del mondo: ora \u00e8 in grado di aprire le porte ed entrare \/ uscire dai diversi ambienti. In questo staccarsi dalla \u201czona protetta\u201d della madre, la voce di lei che pu\u00f2 raggiungerlo anche a distanza, diventa elemento di sicurezza, il filo che li tiene uniti, e lui stesso con la sua voce sa di poterla chiamare per il suo ritorno. La voce deve potergli giungere ma se non arriva alle sue orecchie a causa di un ridotto campo dinamico uditivo? Che succede? Sentir\u00e0 il bisogno di avere la madre tutta per s\u00e9, avr\u00e0 bisogno della sua presenza fisica costante e rassicurante almeno fino a che non avr\u00e0 maturato in s\u00e9 quella fiducia sufficiente a fargli muovere i passi da solo. Ha bisogno di una \u201cmamma protesi\u201d. E avr\u00e0 pure bisogno di apparecchi acustici per poter \u201crestare in contatto\u201d, pur nella distanza fisica, e sviluppare reti di collegamento sonoro, per vivere e partecipare alla comunicazione imparando progressivamente a servirsi anche dei segnali sonori ed avvicinarsi gradualmente alla lingua materna e progressivamente al codice sociale della sua comunit\u00e0. \u201cRestare in contatto\u201d, \u201cricollegarsi l\u2019uno all\u2019altra\u201d reciprocamente, per riprendere il dialogo l\u00e0 dove era stato interrotto, con fiducia, speranza, continuit\u00e0 e impegno.<br \/>\n\u201cL\u2019audiogramma \u00e8 il mio marchio d\u2019identit\u00e0 originario\u201d \u2013 mi ha detto un\u2019amica, perch\u00e9 con quello lei \u00e8 nata per la seconda volta al mondo quando la diagnosi ha confermato la sua grave-profonda sordit\u00e0 ma il mondo \u00e8 andato incontro a lei e ha saputo nuovamente accoglierla nel contesto della comunicazione ed oggi pu\u00f2 raccontare la sua esperienza ed, insieme a lei, tanti altri che pur affetti da sordit\u00e0 vivono pienamente la loro vita.<\/p>\n<p><strong>Ritrovare la propria personalissima voce<\/strong><br \/>\nMa quanti riescono ad accogliere la diversit\u00e0?<br \/>\nGli apparecchi acustici o l\u2019impianto cocleare non annullano la sordit\u00e0. Cessano la loro funzione non appena tolti o spenti, per questo \u00e8 importante sapere che il bambino dovr\u00e0 imparare a stare al mondo, maturando \u201cl\u2019integrazione di s\u00e9\u201d, con e senza protesi, e saremo noi adulti con il nostro comportamento e i nostri atteggiamenti, a permettergli di potersi riconoscere in questa duplice modalit\u00e0 di esistere che \u00e8 specificamente sua. Lui potr\u00e0 restare sempre in ascolto se vuole, perch\u00e9, seppur sordo, sente con gli occhi, con la mente, con l\u2019anima. E se figlio di sordi segnanti trover\u00e0 nei segni la sua prima lingua materna perch\u00e9 quello che il bambino va sviluppando \u00e8 infatti \u201cil linguaggio\u201d nella comunicazione, linguaggio come facolt\u00e0 di creare e usare simboli. Simboli che diventano segni attraverso la convenzione sociale: segni della lingua orale espressi con la voce, suoni di linguaggio specifici di ogni lingua, ritmi, intonazioni, parole, discorsi oppure segni della lingua segnata, espressi nel silenzio con i movimenti codificati e le loro articolazioni.<br \/>\nLa scelta dell\u2019una o dell\u2019altra lingua o di entrambe sar\u00e0 in funzione delle necessit\u00e0 specifiche di ogni bambino e del suo contesto di vita ma la comunicazione dovr\u00e0 essere sempre resa possibile in un reciproco adattamento.<br \/>\nIn una comunit\u00e0 costituita esclusivamente da persone \u201csorde\u201d, il bambino con sordit\u00e0 non avrebbe nessuna difficolt\u00e0 a svilupparsi come soggetto comunicante potendo egli acquisire la modalit\u00e0 \u201ca segni\u201d che gli verrebbe direttamente trasmessa dall\u2019ambiente, in primis dal suo ambiente familiare. Anche figli \u201cudenti\u201d di genitori sordi segnanti imparano ad utilizzare segni per comunicare prima ancora delle parole espresse con la voce.<br \/>\nNella comunit\u00e0 umana prevale per\u00f2 una stragrande maggioranza di persone dove l\u2019udito dominante ha facilitato nel corso dei millenni l\u2019instaurarsi privilegiato di una modalit\u00e0 di comunicazione uditivo \u2013 vocale \u2013 linguistica, orale e scritta.<br \/>\nPer partecipare alla vita sociale e culturale e sentirsi parte di un contesto sociale occorre conoscere e parlare la stessa lingua, condividere lo stesso codice di comunicazione.<br \/>\nGli adulti \u201csordi\u201d della comunit\u00e0 segnante sanno bene quanto sia importante il loro \u201cbilinguismo\u201d (Lingua Parlata e Scritta e Lingua dei Segni).<br \/>\nNoi tutti sappiamo bene quanto sia utile, a volte indispensabile, conoscere pi\u00f9 lingue oltre quella materna.<br \/>\nOgni bambino che nasce ha una sua propria voce che lo caratterizza e lo distingue ed \u00e8 predisposto geneticamente e biologicamente a svilupparla. Anche il bambino con sordit\u00e0 grave che fino a sei \u2013 otto mesi di vita si esprime anche con la sua voce. E pure l\u2019adulto con sordit\u00e0 congenita pu\u00f2 ritrovare la sua voce: voce in me, fuori da me, non distaccata da me, come emerge da diverse testimonianze. La sordit\u00e0<br \/>\nnon \u00e8 che un modo diverso di sentire e di udire e la percezione della voce \u00e8 possibile e timbrare la propria voce anche.<\/p>\n<p><strong>Il metodo di Zora Drezancic: la voce e le strutture musicali<\/strong><br \/>\nLa voce di conversazione ha un\u2019intensit\u00e0 di circa 65 dB SPL ( Livello di Pressione Sonora) a un metro di distanza con valori minimi di 40 dB ( Decibel) per la voce sussurrata e di 80 dB per la voce urlata. Il suono prodotto dalle corde vocali \u00e8 un suono complesso costituito da una frequenza iniziale, detta fondamentale, e da una serie di \u201carmoniche\u201d di intensit\u00e0 decrescente. La fondamentale per gli uomini \u00e8 compresa tra 80 e 150 Hz, per le donne tra 150 e 300 Hz, per i bambini tra 250 e 450 Hz. I bambini con le sordit\u00e0 pi\u00f9 gravi conservano queste cosiddette \u201cbasse frequenze\u201d per lungo tempo sottovalutate.<br \/>\nE\u2019 la fonazione l\u2019onda portante su cui si inserisce l\u2019articolazione sonorizzata che permette la discriminazione dei suoni della lingua.<br \/>\nIl bambino che fa il suo ingresso nel mondo \u00e8 gi\u00e0 predisposto all\u2019ascolto della voce materna, voce che gli \u00e8 familiare fin da quando era nel suo grembo e che ancora pu\u00f2 ricevere, nella vicinanza, pur se la diagnosi ha confermato una sordit\u00e0 grave profonda. L\u2019esperienza conferma la possibilit\u00e0 di molti bambini di ricevere la voce ad orecchio nudo e beneficiare cos\u00ec di un\u2019amplificazione attraverso la via naturale.<br \/>\nZora Drezancic*, con il suo lavoro, frutto di una ricerca iniziata negli anni \u201960, ha dimostrato la bont\u00e0 del suo \u201cmetodo creativo, stimolativo, riabilitativo per la comunicazione orale e scritta, con le strutture musicali\u201d. Molti bambini hanno beneficiato delle sue proposte ed hanno sviluppato una comunicazione creativa e intelligibile e sono oggi adulti ben integrati.<br \/>\nLa voce utilizzata nel primo programma del metodo \u00e8 inizialmente quella cantata e modulata, ricca e abbondante di armonici e di informazioni acustiche. Il bambino inoltre possiede quello che Pinker ha definito \u201cl\u2019istinto del linguaggio\u201d e gi\u00e0 Chomsky aveva teorizzato che il cervello del bambino \u00e8 predisposto all\u2019apprendimento del linguaggio e che l\u2019apprendimento linguistico \u00e8 influenzato dal linguaggio che il bambino sente intorno a s\u00e9. Ora sappiamo che la ricerca pi\u00f9 recente (neuroscienze) ha confermato la teoria: le lingue differiscono fra di loro nella forma esterna ma condividono in profondit\u00e0 una struttura comune. L\u2019acquisizione del linguaggio avviene sotto una guida biologicamente determinata. Occorre rispettare quindi il bambino nella sua naturale organizzazione psico-neuro-fisiologica offrendogli le proposte pi\u00f9 adeguate. I programmi del metodo Drezancic sono stati creati proprio in questa direzione.<br \/>\nSappiamo sempre pi\u00f9 chiaramente inoltre quanto il neonato sia sapiente e possieda moltissime abilit\u00e0. I contributi della ricerca scientifica ci consentono oggi di migliorare il nostro approccio nella risoluzione dei problemi della comunicazione. Genitori e operatori possono cos\u00ec partecipare allo sviluppo del bambino con maggiore consapevolezza ed acquisire strumenti di osservazione e valutazione per individuare sempre pi\u00f9 precocemente eventuali problemi. La ricerca in campo neuro &#8211; psicologico richiama l\u2019attenzione sugli effetti della stimolazione linguistica e sullo sviluppo delle vie nervose che<br \/>\nhanno un\u2019importanza fondamentale nei primi anni di vita del bambino. Aspetti innati e ambiente sono gi\u00e0 al lavoro persino prima che il bambino sia nato preparandolo per il suo ingresso nel mondo ma il fatto che il bambino sia attento ai suoni non implica che pi\u00f9 suoni ci sono meglio \u00e8. Se eccessivamente stimolati i bambini chiudono gli occhi e si isolano dal mondo esterno. E\u2019 necessario trovare sempre un equilibrio fra il rispetto delle capacit\u00e0 e possibilit\u00e0 del bambino e l\u2019impulso di offrire un numero sempre maggiore di stimoli.<\/p>\n<p><strong>Le straordinarie competenze del neonato<\/strong><br \/>\nE\u2019 importante allora conoscere quali siano le straordinarie competenze del neonato:<br \/>\n\u00e8 dimostrato che reagisce al suono della voce e, fra le altre, preferisce quella materna. La madre \u00e8 avvantaggiata nel catturare l\u2019attenzione del neonato con la sua voce e comunque il neonato preferisce sentire una qualunque voce ma non restare nel silenzio.<br \/>\n\u00c8 anche sensibile ai ritmi ed alle intonazioni della sua lingua, differenziandola da altre.<br \/>\nEntro gli otto \u2013 dieci mesi concentra l\u2019attenzione sui suoni specifici della lingua madre e perde gradualmente la capacit\u00e0 di riconoscere i suoni di altre lingue. Alla nascita \u00e8 pronto ad apprendere ogni lingua che sente.<br \/>\nPredisposto all\u2019interazione sociale, deve imparare a comunicare attraverso il linguaggio e ad usarlo nel suo contesto trovando nell\u2019ambiente esseri umani che parleranno con lui e si prenderanno cura di lui.<br \/>\nOltre a riconoscere le voci:<br \/>\n? \u00e8 predisposto anche al contatto faccia a faccia e appena nato, gi\u00e0 dopo i primi minuti, mostra un\u2019alta sensibilit\u00e0 al volto umano e dopo il primo mese focalizza l\u2019attenzione sugli occhi quasi sapesse che gli occhi sono una finestra sull\u2019anima. E sappiamo quanto questo sia importante nella comunicazione e soprattutto nella comunicazione con chi \u00e8 affetto da sordit\u00e0.<br \/>\n? Entro le prime tre settimane sa fare un largo sorriso e sembra sorridere con gli occhi in particolare quando sente delle voci.<br \/>\n? A circa due mesi aumenta il tempo in cui il bambino \u00e8 vigile e utilizza il sorriso a scopi sociali, inizia a emettere suoni e a stabilire un contatto visivo sempre maggiore con noi.<\/p>\n<p><strong>Il bambino \u00e8 un essere sociale<\/strong><br \/>\nMano a mano che il bambino coordina tutti questi comportamenti e li rivolge a noi, ci sentiamo davvero in compagnia di un essere sociale. Quando il neonato collega la bocca e le parole che provengono da essa? Non sorprende se gli adulti sono assaliti da disagio quando bocca e voce non sono sincronizzate ma \u00e8 sorprendente scoprire che a sole dieci settimane di vita un neonato distoglie lo sguardo quando non c\u2019\u00e8 questa corrispondenza. Sa dunque coordinare vista e udito, interagisce nel dialogo, sente e si esprime, dapprima attraverso il pianto. Nell\u2019interazione sociale, riconosciuto come essere sociale fin da subito, \u00e8 coinvolto ed \u00e8 attivo nel dialogo comunicativo: faccia a faccia \u2013 occhi con occhi \u2013 sorriso con sorriso. Pu\u00f2 imitare espressioni facciali e suoni vocali, impara a rispettare l\u2019alternanza dei turni, impara a stare nella relazione. Non fa tutto questo da solo ma sempre insieme all\u2019adulto che si prende cura di lui e che cerca di coinvolgerlo nella conversazione parlandogli molto in un modo particolare, con quelle modifiche che solitamente apportiamo al nostro modo di esprimerci quando ci troviamo di fronte un bambino che ancora non parla ma anche con persone di lingua diversa e persino con animali e piante (baby talk, motherese, linguaggio su misura per il bambino piccolo): allunghiamo le vocali, accentuiamo le variazioni nell\u2019altezza della voce, usiamo frasi pi\u00f9 brevi e pause pi\u00f9 lunghe e nette fra le parole, il tutto con una grande carica emotiva. \u201cIl silenzio non \u00e8 d\u2019oro\u201d per lo sviluppo della capacit\u00e0 linguistica. Il bambino vocalizza e la ricerca ha dimostrato che a quattro mesi la sua vocalizzazione aumenta se l\u2019adulto lo guarda negli occhi. Inizia la fase della lallazione, in un gioco continuo di scoperta della sua voce, dei ritmi e delle intonazioni. Anche il bambino con sordit\u00e0 passa attraverso questa fase ma non ricevendo un sufficiente feed back la interrompe e questo \u00e8 uno dei motivi per cui la madre comincer\u00e0 a sviluppare dubbi, a sospettare che qualcosa non funzioni nella loro relazione anche se l\u2019udito non \u00e8 ancora preso in considerazione. Ascoltando, ascoltandosi ed esercitandosi nella produzione dei suoni della lingua sviluppa inizialmente un suo gergo, fatto di catene di suoni caratterizzate da ritmi e intonazioni tipici della lingua materna, come se stesse parlando, ma quello che dice \u00e8 comprensibile solo da parte della madre e delle persone a lui familiari. Il suo apparato vocale non \u00e8 quello dell\u2019adulto in versione ridotta. Verso la fine del primo anno la cavit\u00e0 orale si allunga e si allarga e il bambino inizia a incorporare le strutture sonore a cui \u00e8 esposto come se le sillabe prodotte durante la fase del balbettio fossero le intelaiature create per accogliere ci\u00f2 che presto diventer\u00e0 un repertorio di parole vere: le parole che gli diciamo, ripetute nel contesto delle azioni abituali, azioni ben strutturate, costituiscono i semi che porteranno alla fioritura linguistica e anche quando le parole saranno apparse continuer\u00e0 ad esercitarsi con la lallazione. Il bambino \u00e8 dunque un essere attivo e in continua esplorazione dell\u2019ambiente. Un\u2019altra scoperta interessante: il bambino \u00e8 inizialmente in grado di apprendere la relazione arbitraria fra una parola e l\u2019oggetto, l\u2019azione, l\u2019evento, solo se il nome viene pronunciato mentre l\u2019oggetto si muove, nell\u2019ambito di un rapporto di coordinazione prevedibile: sentire una parola e contemporaneamente vedere il movimento del referente; e finch\u00e9 non impara a riconoscere la relazione arbitraria fra parole e oggetti ha bisogno che ci sia questa stretta coordinazione che successivamente non sar\u00e0 pi\u00f9 necessaria.<\/p>\n<p><strong>Nuove parole e modi per aiutare i genitori a comprendere<\/strong><br \/>\nAncora una volta c\u2019\u00e8 bisogno di sincronia e ancora una volta il bambino ci segnala qual \u00e8 la strada per andargli incontro. Il bambino impara, ricorda e fissa nella memoria le sue esperienze. E\u2019 un eccezionale ricercatore di regolarit\u00e0, con una capacit\u00e0 innata di trovare un senso al rumore che lo circonda e di trovare intorno a s\u00e9 coloro che possono assicurare la sua sopravvivenza. Entro il primo anno di vita indica con il dito, cominciando ad utilizzare segnali comunicativi con intenzionalit\u00e0, realizza un contatto visivo, aspetta una risposta dall\u2019altro, persevera se fallisce aggiungendo o modificando segnali, scopre che c\u2019\u00e8 un nesso causale fra comunicazione e realizzazione di un evento e impara a prendere l\u2019iniziativa. Dal caos all\u2019ordine, attraverso l\u2019analisi delle piccole differenze, una volta trovato il modo per organizzare la musica, difficilmente potr\u00e0 ignorarlo.<br \/>\nQuando i genitori si rivolgono al medico perch\u00e9 sospettano una disfunzione uditiva e ricevono la diagnosi di sordit\u00e0, manifestano una reazione che pu\u00f2 essere definita come catastrofica ma si possono individuare dei fattori che contribuiscano a strutturare il trauma vissuto dalla famiglia e dall\u2019ambiente e a favorire risposte adattive?<br \/>\nLa parola \u201csordo\u201d, per chi non ha esperienza e conoscenza del fenomeno, \u00e8 all\u2019inizio sentita cos\u00ec carica di significati negativi che non \u00e8 possibile capire a che cosa veramente si riferisca. Guardando un neonato o un bambino piccolo come un essere in evoluzione, con tutte le straordinarie competenze che gi\u00e0 possiede, il rischio \u00e8 di stigmatizzarlo in una categoria, \u00e8 di \u201cdefinirlo\u201d in anticipo, bloccando ogni speranza di cambiamento e ipotizzando per lui un progetto a senso unico, proposto da altri e non con i suoi genitori, che non tiene conto della sua persona, della sua individualit\u00e0. Accanto all\u2019osservazione e alla verifica della funzionalit\u00e0 uditiva, cos\u00ec come oggi \u00e8 effettuata, con toni puri, artificiali, non sarebbe opportuno promuovere l\u2019osservazione del bambino nella sua globalit\u00e0 di funzionamento in modo da restituire una diagnosi completa e funzionale? Che evidenzi s\u00ec le disfunzioni ma che soprattutto metta in risalto le funzionalit\u00e0 e le potenzialit\u00e0 di sviluppo da cui potranno emergere le diverse abilit\u00e0 del bambino? Ogni bambino \u00e8 cos\u00ec diverso da un altro, con la sua storia personale, con la sua particolare famiglia, con la sua situazione di sordit\u00e0, che pu\u00f2 non essere l\u2019unica disfunzione e allora, quale diagnosi?<br \/>\nSi potrebbero trovare nuove parole e nuovi modi per avvicinare i genitori alla comprensione di un evento che all\u2019improvviso scatena nella loro vita sentimenti di solitudine, incapacit\u00e0, impotenza, rabbia, angoscia come tutti gli eventi che ci sconvolgono la vita e che nella vita ciascuno di noi prima o poi affronta. La comunicazione con il bambino rischia di interrompersi. Bisogna trovare un nuovo punto d\u2019incontro, alla giusta distanza, da cui ripartire. Bisogna fidarsi di altri, estranei alla famiglia, che da qui in avanti entreranno nel cuore della loro intimit\u00e0. I genitori non possono essere lasciati soli ad elaborare questo evento, non si possono dare loro illusioni n\u00e9 offrire soluzioni miracolistiche ma nemmeno lasciarli senza speranza quasi che la diagnosi sia una sentenza e una condanna. I genitori sono l\u2019elemento forte, stabile nel tempo, che pu\u00f2 garantire al bambino il suo pieno sviluppo. Devono diventare i suoi migliori alleati e per farlo hanno bisogno di incontrare altri che sappiano contenerli entrambi cos\u00ec potranno diventare partners competenti. In un progetto di vita predisposto con la famiglia, fattori importanti di cui \u00e8 indispensabile tenere conto sono:<br \/>\n&#8211; le doti genetiche e individuali del bambino<br \/>\n&#8211; le modalit\u00e0 di accudimento \/ cura e le risorse ambientali<br \/>\n&#8211; l\u2019et\u00e0 della comparsa dell\u2019evento<br \/>\n&#8211; le modalit\u00e0 e la qualit\u00e0 del lavoro riabilitativo<\/p>\n<p>La plasticit\u00e0 del SNC \u2013 Sistema Nervoso Centrale &#8211; nell\u2019infanzia \u00e8 da tempo confermata:<br \/>\n&#8211; le funzioni cerebrali possono essere modificate da una sistematica riabilitazione cognitiva<br \/>\n&#8211; crescita cerebrale e modificazione dei circuiti neuronali si verificano in relazione alle stimolazioni ambientali<\/p>\n<p><strong>Oggi: il tempo delle diverse abilit\u00e0<\/strong><br \/>\nInoltre: c\u2019\u00e8 una nuova cultura della disabilit\u00e0 che si sta diffondendo, cultura delle potenzialit\u00e0, delle diverse abilit\u00e0. Conoscenze scientifiche, tecnologia, riabilitazioni pur differenti, integrazione scolastica e sociale con i coetanei e impegno di tanti genitori, anche professionisti, che si sono dedicati ai loro figli, hanno dato in questi anni esiti incoraggianti.<br \/>\nLe diverse abilit\u00e0 sono comparse: bambini ormai diventati uomini e donne hanno maturato la loro integrazione e ce lo testimoniano con la loro vita. Rappresentano la generazione che ha beneficiato degli ausili protesici, della riabilitazione precoce, della cura in famiglia, di un\u2019educazione orientata allo sviluppo delle autonomie. E ci sono anche molti non pi\u00f9 giovani che pur in assenza di ausili protesici, ma grazie ad un\u2019intensa opera educativa, abilitativa e formativa, hanno raggiunto la loro autonomia nella comunicazione.<br \/>\nIl bambino ha bisogno di nutrimento per crescere e svilupparsi globalmente nella sua individualit\u00e0 che \u00e8 unica, nella sua diversit\u00e0 che gli appartiene e lo caratterizza. Fin dai primi mesi di vita, \u00e8 competente: osserviamolo, ascoltiamo quello che ci dice, come si racconta, come sta ma non facciamolo a pezzi. Lui ha bisogno di sentirsi integro e integrato. Gli adulti che si prendono cura di lui nell\u2019imparare a conoscerlo gli daranno quella fiducia di base senza la quale chiunque di noi si sentirebbe perso e frammentato.<br \/>\nUn giovane mi ha detto: \u201c per comprendere la conversazione ho bisogno di guardare in faccia l\u2019altro e che l\u2019altro mi guardi. Quando dico a qualcuno che ho un grave deficit dell\u2019udito e per questo gli suggerisco \u201cper favore mi guardi dritto in faccia in modo che possa vedere quello che sta dicendo\u201d, la prima volta succede sempre una cosa che ora so fin troppo bene: le parole che ho detto vengono ignorate, cancellate, per il semplice motivo che le ho dette, mi sono espresso con una voce chiara e quanto ho detto era chiaramente intelligibile.\u201d<br \/>\nLa sua abilit\u00e0 di parola maschera un fatto inalterabile: la capacit\u00e0 di pronunciare un discorso articolato non implica la corretta ricezione uditiva delle parole dell\u2019altro.<br \/>\nCos\u00ec pu\u00f2 anche succedere e succede che qualcuno dubiti della sua sordit\u00e0 e ogni volta dobbiamo ricominciare a spiegare questo complesso fenomeno ed i suoi effetti collaterali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La diagnosi medica di sordit&agrave; grave, profonda o totale, congenita o acquisita nella primissima infanzia, introduce bambino e famiglia in un mondo nuovo, pieno di incognite che per gli adulti sono quasi sempre angoscianti. 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