{"id":1999,"date":"2011-07-06T11:54:59","date_gmt":"2011-07-06T11:54:59","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=1999"},"modified":"2025-10-29T09:39:44","modified_gmt":"2025-10-29T08:39:44","slug":"introduzione-di-giovanna-di-pasquale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=1999","title":{"rendered":"1. Introduzione di Giovanna di Pasquale"},"content":{"rendered":"<p>Di \u00a0Giovanna Di Pasquale<\/p>\n<p>Come l\u2019aria nei polmoni.<br \/>\nEssenziale alla vita, cos\u00ec la comunicazione per tutti gli esseri umani, essenziale al sentirci vivi e capaci di tessere legami significativi e condivisi con il mondo.<br \/>\nLa comunicazione \u00e8 quel ponte che permette di unire la dimensione pi\u00f9 interna della persona, originale, intima e la dimensione di incontro con gli altri, di apertura a ci\u00f2 che, separato da noi, ci mette a confronto con il diverso e il nuovo. E\u2019 un ponte che continuamente ri-attraversato<br \/>\npermette all\u2019identit\u00e0 di strutturarsi in un movimento continuo e flessibile di andate e ritorni.<br \/>\nE\u2019 un ponte posto allo snodo cruciale del rapporto io- mondo, frequentemente messo alla prova da ostacoli di natura diversa, come quello affrontato in questo numero di HP costituito dalla presenza di deficit uditivi che comportano una perdita pi\u00f9 o meno accentuata della percezione dei suoni.<br \/>\nE\u2019un ponte che, per\u00f2, non possiamo rinunciare mai ad attraversare, pur sapendo che per ognuno di<br \/>\nnoi questo percorso potr\u00e0 avere sviluppi diversi, soste e accellerate cos\u00ec volute quanto impreviste.<br \/>\nLa soddisfazione di questo bisogno primario \u00e8 quindi condizione per uno sviluppo il pi\u00f9 possibile armonico, sereno di s\u00e9 e accomuna tutti. Donne e uomini, bambini e adulti, di et\u00e0 e provenienza differenti, persone con disabilit\u00e0 o che sperimentano difficolt\u00e0 o disagi. L\u2019universalit\u00e0 di poter comunicare, bisogno che si pone fra i primi diritti della persona come singolo essere e come parte della comunit\u00e0, porta con s\u00e9 la ricerca e la messa in atto di tutte le possibilit\u00e0 esistenti (saperi, strategie, percorsi, strumenti) capaci di sostenere e ampliare la capacit\u00e0 e l\u2019attitudine comunicativa, nei modi e attraverso i codici possibili per ciascuno.<br \/>\nOgni persona deve poter avere nel suo percorso di crescita la possibilit\u00e0 di espandere le sue potenzialit\u00e0 comunicative, di sperimentare in modo diretto il significato del termine comunicazione: \u201crendere comune, far parte ad altri di ci\u00f2 che \u00e8 proprio\u201d.<br \/>\nOgni linguaggio diventa allora l\u2019espressione di un\u2019identit\u00e0 che sedimenta il senso di s\u00e9 (della propria unicit\u00e0) nel momento in cui dialoga con l\u2019altro, mette in comune ci\u00f2 che \u00e8 proprio riconoscendo la stessa matrice di \u201cesseri sociali\u201d, parte di un tessuto di comune umanit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Comunicare con chi?<\/strong><br \/>\nCome scrive Enrica R\u00e9paci nel sito www.arcipelagosordita.it, \u201cIl processo comunicativo non \u00e8 mai un\u2019escursione solitaria\u2026la comunicazione umana ha sempre un carattere dialogico\u201d<br \/>\nSe questo \u00e8 il punto fermo, diventa importante domandarsi e domandare cosa la comunicazione deve garantire alla persona, qualunque sia la sua condizione e il suo contesto di vita.<br \/>\nFacciamo nostra una riflessione proposta da Andrea Canevaro all\u2019interno del quadro della ricerca di indicatori di qualit\u00e0 per la vita delle persone con disabilit\u00e0, in cui trova uno spazio specifico l\u2019attenzione agli aspetti e alle competenze comunicativi. Per sviluppare una prospettiva inclusiva c\u2019\u00e8 bisogno di uno cultura dello scambio e dell\u2019incontro.<br \/>\nRiprendendo il concetto di Habermas inclusione &#8211; qui non significa accaparramento assimilatorio, n\u00e9 chiusura contro il diverso. Inclusione dell\u2019altro significa piuttosto che i confini della comunit\u00e0 sono aperti a tutti. Il dialogo, l\u2019incontro, la comunicazione devono poter permettere ad ognuno di muoversi nei confini non solo estesi ma anche in continua evoluzione del mondo in cui vive, dalla cerchia pi\u00f9 vicina e familiare a quelle pi\u00f9 distanti e meno sperimentate.<br \/>\nLa competenza comunicativa per la prospettiva inclusiva \u00e8 legata alla possibilit\u00e0 di sviluppare una<br \/>\npropria autonomia, dentro dei vincoli mobili propri di ogni linguaggio e di permettere, per\u00f2, di vivere questa autonomia nel contesto allargato, nella \u201cnormale\u201d quotidianit\u00e0.<br \/>\nPer le persone che vivono delle limitazioni rispetto al modo prevalente della comunicazione uditivo-vocale c\u2019\u00e8 da affrontare un doppio percorso: trovare il proprio modo di comunicare, che in alcuni casi potr\u00e0 anche sviluppare un originale mix di codici verbali, visivi o gestuali; trovare insomma la propria \u201cvoce\u201d consapevoli che \u201cuna voce significa questo: c&#8217;\u00e8 una persona viva, gola, torace, sentimenti, che spinge nell&#8217;aria questa voce diversa da tutte le altre voci\u201d (I.Calvino, Un re in ascolto)e condividere il pi\u00f9 possibile lo stesso codice di comunicazione della comunit\u00e0 allargata.<br \/>\nIl processo di integrazione e di inclusione lavora sulla costruzione di legami; ogni scelta, ogni percorso che si va a delineare deve tendere ad assicurare che vi sia comunicazione circolare fra la persona e suo contesto, che sia resa possibile la reciprocit\u00e0 nell\u2019incontro fra la persona e il mondo.<br \/>\n<strong><br \/>\nOgni persona ha il suo passo, ogni persona ha una storia<\/strong><br \/>\nSe la comunicazione \u00e8 un ponte, ogni persona ha il suo passo nell\u2019attraversarlo.<br \/>\nQuesto \u00e8 ancora pi\u00f9 evidente nel caso della presenza di deficit uditivo in quanto ciascuna persona \u00e8 un caso individuale, ogni tipo di sordit\u00e0 \u00e8 differente. Come affermava pi\u00f9 di settant\u2019anni fa Vygoskij (Fondamenti di difettologia, Bulzoni, Roma 1986) \u201cil bambino non percepisce direttamente il proprio deficit: percepisce le difficolt\u00e0 che gli derivano dal deficit\u201d. Vive l\u2019handicap quando il deficit incontra situazioni, contesti, persone che amplificano e sottolineano le difficolt\u00e0 derivanti da quel deficit.<br \/>\nCos\u00ec come le situazioni di sordit\u00e0 possono essere molto differenti (per causa, grado, epoca di insorgenza), cos\u00ec le difficolt\u00e0 che nascono dall\u2019incontro persona e ambiente possono essere ridotte, anche di molto o presentarsi in modo estremamente accentuato e pesante<br \/>\nQuesti sviluppi diversi sono testimoniate dalle storie delle persone che, pur condividendo la natura del deficit uditivo, non \u00e8 possibile ricondurre ad una sola categoria: tante sono le variabili in gioco, il contesto, la storia familiare, le attitudini.<br \/>\nQuesta eterogeneit\u00e0 ci mette direttamente a confronto con la considerazione primaria che la persona con deficit non \u00e8 il suo deficit; questo aspetto esiste va accettato cos\u00ec come vanno considerate le limitazioni che comporta ma tutto ci\u00f2 non deve impedire di avere una visione a tutto tondo di quel bambino, di quella bambina, una visione globale di quell\u2019uomo, di quella donna. E non solo per un ragionamento di tipo etico nei confronti del riconoscimento della dimensione unitaria della persona ma anche per esercitare quell\u2019atteggiamento scientifico che riconosce nell\u2019ascolto e nell\u2019osservazione diretti dell\u2019individuo una fonte irrinunciabile e preziosa di conoscenza.<br \/>\nL\u2019obiettivo diventa allora quello di mettere insieme un quadro organico di elementi conoscitivi, informazioni non solo sulla persona ma a partire dalla persona e dal suo ambiente per costruire un percorso a misura, cadenzato sul passo pi\u00f9 adeguato che renda maggiormente agevole il cammino.<br \/>\nPer questo motivo sembrano talvolta irragionevoli e distanti certi dibattiti su linee contrapposte quando l\u2019ascolto delle persone e delle strade che vengono percorse rilancia un\u2019esigenza di comprensione profonda per tutto ci\u00f2 che le persone stesse hanno rivendicato come utile per il proprio sviluppo, per la possibilit\u00e0 di un\u2019autonomia, per la realizzazione di un dialogo con gli altri.<br \/>\nComprensione e rispetto anche di quelle posizioni che possono sembrare distanti dalle nostre ma che trovano ragioni e senso nel quadro delle storie di vita e dei contesti sociali e storici.<br \/>\nLe esperienze e le riflessioni che trovano spazio in questo numero, sono accomunate proprio da questo atteggiamento e cercano di tenere la barra della loro navigazione ferma intorno al punto centrale:quello di costruire per e con le persone con disabilit\u00e0 un presente pieno e una dimensione di futuro aperta che contrasti i destini segnati e predefiniti che tanti hanno subito.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come l&rsquo;aria nei polmoni.<br \/>\nEssenziale alla vita, cos&igrave;  la comunicazione per tutti gli esseri umani, essenziale al sentirci vivi e capaci di tessere legami significativi e condivisi con il mondo.<br \/>\nLa comunicazione &egrave; quel ponte che permette di unire la dimensione pi&ugrave; interna della persona, originale, intima e la dimensione di incontro con gli altri, di apertura a ci&ograve; che, separato da noi, ci mette a confronto con il diverso e il nuovo. 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