{"id":2002,"date":"2011-07-11T15:26:56","date_gmt":"2011-07-11T15:26:56","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=2002"},"modified":"2025-10-29T11:55:39","modified_gmt":"2025-10-29T10:55:39","slug":"la-relazione-tra-cura-e-cultura-in-musicoterapia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2002","title":{"rendered":"3. La relazione tra cura e cultura in musicoterapia"},"content":{"rendered":"<p>di Giovanna Artale, musicoterapeuta<\/p>\n<p>La musica \u00e8 espressione individuale emergente da una langue<br \/>\n(Boris Porena)<\/p>\n<p>L\u2019attivit\u00e0 del \u201ccreare musica\u201d \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 comune a tutti gli esseri umani. La ricerca etnomusicologica ha ampliato e diffuso le conoscenze sui diversi sistemi musicali o meglio sulle diverse culture musicali esistenti nel mondo. Nello sforzo di coniugare musicologia e antropologia le ricerche etnomusicologiche hanno diffuso non solo specifici saperi sulle culture del \u201cfare musica\u201d ma anche sulle connessioni tra quel fare e i luoghi, le situazioni, le caratteristiche linguistiche e sociali delle culture studiate.<br \/>\n\u201cLa musica \u00e8 un prodotto del comportamento dei gruppi umani, a prescindere dal loro grado di organizzazione: \u00e8 suono umanamente organizzato. (\u2026) La percezione di un ordine sonoro, sia essa innata o acquisita o ambedue le cose deve essere in mente prima di emergere sotto forma di musica\u201d . Questo \u201cessere in mente\u201d di strutture\/contenuti sonoro musicali \u00e8 un fatto umano, socio-culturale, intersoggetivo.<br \/>\nJ. Blacking afferma che \u201cse la musica \u00e8 suono umanamente organizzato devono esistere dei rapporti tra le strutture dell\u2019organizzazione umana e quelle sonore, prodotte come risultato di interazioni umane\u201d . Gli oggetti sonori prodotti dalle diverse culture \u201cdevono essere descritti nei termini dei processi cognitivi e comportamentali\u201d e l\u2019analisi della produzione musicale di un popolo implica quindi una descrizione delle strutture come espressione di modelli culturali .<br \/>\nIn sintesi le strutture musicali sono il prodotto dei loro antecedenti sociali. L\u2019essere umano ha, quindi, il bisogno\/necessit\u00e0 di ri-produrre, variare, condividere e comunicare organizzazioni o strutture musicali: questo patrimonio in continua evoluzione costituisce l\u2019identit\u00e0 sonoro musicale culturale, sociale, individuale. Etnomusicologia e musicoterapia nascono da questa attenzione all\u2019identit\u00e0: l\u2019una studia la musica come prodotto dell\u2019interazione socio-culturale degli individui, l\u2019altra co-costruisce specifiche relazioni, attraverso le interazioni delle individualit\u00e0 sonoro-musicali, volte a sviluppare il benessere della persona. L\u2019identit\u00e0 sonoro musicale dell\u2019essere umano \u00e8 centrale per entrambe le scienze. A proposito di identit\u00e0 sonora Benenzon parla di ISO e lo definisce come \u201cla nozione di esistenza di un suono o di un insieme di suoni o di fenomeni sonori interni che ci caratterizzano e ci individualizzano. Si tratta di un fenomeno sonoro e di movimento interno che riassume i nostri archetipi sonori, il nostro vissuto sonoro dallo stadio intra-uterino, alla nascita, all\u2019infanzia fino alla nostra et\u00e0 attuale\u201d .<br \/>\nStefani, nei suoi studi sulla semiotica della musica, definisce la \u201ccompetenza musicale\u201d come \u201cuna competenza (un saper fare, capire, comunicare) che in qualche modo riguarda tutti i membri di una cultura, bench\u00e9 distribuito ed esercitato in modi e con ruoli vari\u201d essa \u00e8 pensata come capacit\u00e0 di produzione di senso mediante e\/o intorno alla musica. La sua ricerca sulle regole di questa produzione fornisce una descrizione della competenza musicale come insieme di codici. La competenza musicale \u00e8 un patrimonio, non solo dei musicisti compositori ma comune e diffuso: tutte le mamme e molti pap\u00e0 cantano canzoncine, filastrocche e ninnananne ai loro figli e i bambini cantano senza avere appreso specifiche informazioni su come si fa a cantare; gli adolescenti hanno forti riferimenti musicali anzi spesso uno specifico genere musicale \u00e8 portatore di culture e di modelli di riferimento. Nell\u2019esperienza comune c\u2019\u00e8 l\u2019ascolto o il canto di ritornelli o intere canzoni che hanno destato piacere o che hanno connotato particolari situazioni personali o sociali (cerimonie, balli, ecc.). Questa competenza musicale (musica fruita o prodotta) ha radici nella cultura del luogo di vita ma anche nella creativit\u00e0 individuale. Alcuni ricercatori sostengono che la percezione della musica non necessiti di un particolare apprendimento. \u201cL\u2019abilit\u00e0 di percepire e di elaborare l\u2019informazione musicale \u00e8 una capacit\u00e0 universale comune a tutte le culture\u2026 Se per un verso la musica sembra avere ovunque una funzione di coesione, \u00e8 in grado di suscitare emozioni ed \u00e8 utilizzata per scopi sia personali che sociali, per l\u2019altro la complessit\u00e0 delle strutture musicali, il loro utilizzo, gli strumenti musicali sono peculiari di ciascun gruppo sociale o area geografica\u201d .<br \/>\nSenza volere entrare nel dibattito legato all\u2019esistenza o meno di predisposizioni biologiche, recenti ricerche hanno dimostrato la precocit\u00e0 delle capacit\u00e0 musicali. Tali studi confermano ci\u00f2 che nella tradizione popolare orale sono certezze: dall\u2019ottavo mese di gravidanza il feto percepisce oltre ai suoni corporali della madre anche la sua voce. Herbinet e Busnel (2001) riportano che, nella cultura gitana, il padre parla, canta e far\u00e0 sentire la musica al bambino fin da quando \u00e8 nel ventre della madre. Gi\u00e0 dalla ventesima settimana di gestazione l\u2019apparato uditivo del nascituro \u00e8 funzionante anche se le prime risposte fetali ai suoni sono state rilevate dopo la venticinquesima settimana. De Casper e Spence (1986) hanno dimostrato che una storia letta ripetutamente durante il nono mese di gravidanza \u00e8 preferita dal bambino dopo la sua nascita rispetto ad una storia mai \u201cascoltata\u201d. Ci\u00f2 che il neonato registra \u00e8 il tono della voce, le sue variazioni di intensit\u00e0 e l\u2019alternarsi del suono al silenzio. Lo stesso succede al neonato con le ninnananne cantate durante la gravidanza: le capacit\u00e0 di analisi del suono e della sua memorizzazione sono quindi gi\u00e0 presenti alla nascita. Ulteriori studi confermano che il neonato familiarizza in modo automatico e veloce con gli stimoli musicali dell\u2019ambiente. Il bambino poi riesce a memorizzare una melodia con grande facilit\u00e0 riconoscendola anche se trasposta a toni pi\u00f9 alti o pi\u00f9 bassi. Per quanto riguarda le strutture temporali un neonato di due mesi \u00e8 in grado di individuare cambiamenti di velocit\u00e0 nella presentazione di suoni ad intervalli regolari. Gi\u00e0 negli anni Quaranta Piaget riconosceva al ritmo una importanza fondamentale considerandolo come evento strutturante basilare: il primo movimento ritmico del neonato \u00e8 la suzione, ogni bambino ha dei pattern specifici del ritmo di suzione e delle relative pause. Gli elementi ritmici che connotano la vita sono numerosi: il battito cardiaco, il respiro, la suzione, la lallazione, l\u2019alternarsi di sonno e veglia, il canto della ninnananna del genitore fanno parte della primo patrimonio condiviso con la madre, il padre e le persone affettivamente pi\u00f9 vicine; essi concorrono alla formazione dell\u2019identit\u00e0 sonora del piccolo.<br \/>\nDunque la prima esperienza del suono \u00e8 legata agli aspetti dei parametri acustici. Nell\u2019esperienza umana, dal neonato all\u2019adulto, i parametri acustici, sottesi all\u2019organizzazione musicale e strettamente correlati alle dimensioni della comunicazione sonoro musicale, sono l\u2019intensit\u00e0 \u2013 cio\u00e8 la dimensione energetica della comunicazione sonoro-musciale \u2013, la durata \u2013 dimensione temporale \u2013 e l\u2019altezza e il timbro \u2013 cio\u00e8 la dimensione dello spazio.<br \/>\nQueste parametri caratterizzano il livello fonetico-fonologico del linguaggio. Juslin e Laukka (2003), passando in rassegna moltissimi studi sulla relazione tra parametri acustici ed emozione trasmessa nel linguaggio e attraverso la musica, hanno concluso che tali parametri e le loro variazioni hanno lo stesso effetto sull\u2019espressivit\u00e0 di una frase linguistica o musicale: la musica \u00e8 una forma di linguaggio che trasforma i sentimenti in un paesaggio udibile. All\u2019interno della musicoterapia attiva una delle attivit\u00e0 fondamentali \u00e8 l\u2019improvvisazione musicale: gli strumenti a disposizione diventano gli oggetti attraverso cui prende vita la comunicazione sonoro-musicale tra musicoterapista e cliente. L\u2019uso dei parametri sonoro musicali, la loro esplorazione e le loro variazioni, caratterizzano la relazione musicoterapica sin dal suo esordio.<br \/>\nIl livello sintattico-strutturale costituisce un ordine sonoro analogo alla sintassi o alla grammatica del linguaggio (che ha regole molto meno flessibili). Tale ordine viene percepito essenzialmente come strutturazione di elementi \u2013 una gestalt \u2013 per cui, ad esempio, un insieme di note \u00e8 ricordato come frase musicale: le regole che creano strutture musicali sono simili alle regole delle \u201cleggi della forma\u201d relative alla percezione visiva elencate da Wertheimer nel 1923. Una specifica dimensione sintattico-strutturale della comunicazione sonoro musicale \u00e8 la simultaneit\u00e0 che gioca un ruolo importante nell\u2019organizzazione della relazione in musicoterapia: simultaneit\u00e0 e successione o alternanza definiscono specifiche modalit\u00e0 interattive e intesoggettive della coppia musicoterapista-paziente.<br \/>\nUn ulteriore livello di pertinenza della comunicazione sonoro musicale \u00e8 quello relativo al senso-significato. Tutti gli studiosi concordano sul fatto che non esistono regole che connettono uno specifico significato ad un suono. Ma inevitabilmente in ogni cultura ed in ogni individuo sociale esistono forme di associazione tra specifiche organizzazioni sonore e memorie relazionali: alcuni pattern sono specifici di eventi sociali (la marcia, l\u2019inno, ecc.) altri sono specifici delle relazioni affettive importanti (il ritmo del battito cardiaco, una particolare ninnananna, la filastrocca scandita dalla nonna, ecc.). Negli incontri di musicoterapia questa costruzione di significati \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 congiunta: l\u2019esperienza e la comunicazione sonoro musicale vengono costruite insieme attraverso un \u201cfare condiviso\u201d. Da questa condivisione nasce e si evolve il processo musicoterapico e il potenziale relazionale che l\u2019esperienza sonoro-musicale partecipata \u00e8 in grado di sviluppare.<br \/>\nLa percezione, il riconoscimento, la produzione (o ri-produzione) e la condivisione di un \u201cordine sonoro\u201d (o di una tensione verso uno specifico ordine sonoro), costituito dai parametri acustici, da strutture e significati della comunicazione sonoro musicale, sono attivit\u00e0 cruciali nella storia delle interazioni all\u2019interno del setting musicoterapico: esse contribuiscono a co-costruire quell\u2019equilibrio tra stabilit\u00e0 e novit\u00e0 che \u00e8 tipico della relazione musicoterapeutica.<br \/>\nL\u2019etnomusicologia, attraverso le proprie ricerche, ha contribuito all\u2019\u201capertura mentale\u201d verso le produzioni musicali dei diversi popoli della terra, sottolineando il potenziale creativo umano e la capacit\u00e0 della sua trasformazione e sintesi attraverso l\u2019espressivit\u00e0 musicale. La musicoterapia, partendo dalla certezza sulle potenzialit\u00e0 del mezzo espressivo \u201csonoro-musicale\u201d, attraverso cui gli esseri di tutte le culture hanno prodotto atti comunicativi (come sintesi creativa), ha delineato modalit\u00e0 di cura e specifiche relazioni d\u2019aiuto che fanno della comunicazione sonoro-musicale uno strumento utile allo strutturarsi di relazioni significative e di cambiamenti verso situazioni di crescita personale e di maggiore benessere.<\/p>\n<p><strong>Relazione e narrazione: la condivisione delle esperienze in musicoterapia.<br \/>\n<\/strong>Nella musica e nell\u2019arte ogni momento si riferisce da altri momenti e li contiene<em>.<\/em><br \/>\n(Olivier Sacks)<\/p>\n<p>Gli studi sull\u2019interazione madre-bambino hanno evidenziato che alla nascita il bambino possiede una predisposizione al comportamento sociale. Il comportamento materno con il suo fluire continuo, con il rispetto dei ritmi attivit\u00e0-pausa, con l\u2019alternanza del turno nelle vocalizzazione facilita la co-costruzione della prima esperienza della struttura di base della comunicazione. Le esperienze di interazione devono avere regolarit\u00e0, stabilit\u00e0 e continuit\u00e0. Il bambino per sviluppare le sue abilit\u00e0 mentali necessita della mente della madre (o di altro adulto che si prende cura) che condivida con lui le esperienze, attribuendo significati e ordine.<br \/>\nSecondo D. J. Siegel \u201cLa mente emerge dalle attivit\u00e0 del cervello, le cui strutture e funzioni sono direttamente influenzate dalle esperienze interpersonali\u201d . L\u2019autore utilizza i risultati della ricerca neurobiologica per mostrare come \u201cle interazioni con l&#8217;ambiente, in particolare i rapporti con gli altri, esercitano un&#8217;influenza diretta sullo sviluppo delle strutture e delle funzioni biologiche\u201d . Siegel, in accordo con le affermazioni di Vygotskij, si oppone alla classica concezione cartesiana della mente, vista come qualcosa di privato e assolutamente individuale. La mente, continua Siegel, \u201c\u00e8 il prodotto delle interazioni fra esperienze interpersonali e strutture e funzioni, e si forma mediante processi di sintonizzazione fra diverse aree cerebrali all&#8217;interno di un unico cervello ma anche, e soprattutto, fra cervelli diversi, ad esempio quello di un neonato e quello del genitore che si prende cura di lui. Cosa rende quel cervello una mente umana? Un processo che non sia, quindi, descrivibile alla stregua di una specie di maturazione interna bens\u00ec sia un processo avviato e alimentato da relazioni umane\u201d . Le esperienze delle relazioni con gli altri e con la realt\u00e0 circostante permettono lo strutturarsi di specifici pattern organizzati; l\u2019insieme dei pattern di attivazione all\u2019interno del cervello in un determinato momento \u00e8 definito dall\u2019autore \u201cstato della mente\u201d. Una ripetuta attivazione pu\u00f2 portare a una maggiore coesione di particolari stati della mente, coesione che pu\u00f2 essere favorita anche dai vantaggi funzionali che derivano dai loro collegamenti interni. Ma pu\u00f2 anche accadere per esempio che in un individuo, ripetutamente esposto durante l\u2019infanzia ad atteggiamenti di trascuratezza o rifiuto, si possa attivare e stabilizzare uno stato di disperazione e questo stato della mente, ripetutamente attivato in passato, possa venire facilmente (e maladattivamente) evocato anche in risposta a minimi segni di rifiuto, dando luogo a un senso di disperazione del tutto sproporzionato a quello che \u00e8 lo stimolo iniziale. L\u2019individuo percepisce, sente, ricorda, pensa e agisce secondo modalit\u00e0 che rendono ancora pi\u00f9 organizzato e stabile lo stato della mente di partenza.<br \/>\nLe nostre vite soggettive emergono da stati mentali che sono estremamente sensibili alle interazioni sociali. In quanto sistemi aperti e dinamici noi siamo formati da sottosistemi di livello inferiore, e nello stesso tempo siamo parte del sistema pi\u00f9 ampio della societ\u00e0 in cui viviamo. Esperienze di interazione discontinue, frettolose, segnate da un basso livello di disponibilit\u00e0, impediscono al bambino di sperimentare il piacere del contatto fisico, vocale, visivo: il bambino entra in contatto con stimolazioni improvvise, non organizzate, troppo differenti e ha difficolt\u00e0 ad organizzarle, a dare un senso e a costruirsi una trama di esperienze piacevoli da cui partire per stabilire un contatto positivo con il mondo.<br \/>\nNelle situazioni di disabilit\u00e0, lo sviluppo delle capacit\u00e0 cognitive e sensomotorie ha una storia evolutiva e un percorso estremamente individualizzati. I problemi nascono spesso dalla mancanza di una chiara comprensione delle capacit\u00e0 esistenti e delle loro modalit\u00e0 evolutive; inoltre la nascita di un bambino in situazione di handicap spesso genera forme di disorientamento nei genitori che mettono in dubbio anche gli aspetti istintivi dell\u2019interazione: la costruzione della relazione passa attraverso comportamenti che non si adattano efficacemente agli specifici bisogni percettivi e comunicativi del bambino. Per la coppia madre (o chi se ne prende cura) \u2013 bambino pu\u00f2 essere pi\u00f9 difficile raggiungere uno stile di relazione efficace quando le capacit\u00e0 recettive di uno dei partner dell\u2019interazione sono \u201cdiverse\u201d da quelle dell\u2019altro. Avviene una sorta di interruzione della condivisione delle esperienze che spesso conduce all\u2019aggravarsi della situazione complessiva di benessere sia del genitore che del bambino.<br \/>\nTrevarthen parla del contatto tra madre e bambino come reciproca percezione che avviene attraverso un sincronismo correlato degli atti e delle vocalizzazioni. Questa reciproca regolazione avviene senza l\u2019uso di strutture intermediarie quali il linguaggio o gli oggetti fisici. In particolare l\u2019autore sottolinea che uno dei parametri connotativi dell\u2019esperienza musicale \u00e8 il tempo nelle sue accezioni di ritmo e durata. Nella interazione diadica il tempo si connota come \u201ctempestivit\u00e0\u201d o meglio come congruenza tra i reciproci interventi.<br \/>\nBeebe e Lachmann dimostrano che il processo interattivo diadico riorganizza sia i processi interni (autoregolazione) sia i processi relazionali: l\u2019auto regolazione e la regolazione interattiva interagiscono e si influenzano a vicenda.<br \/>\nTali processi vengono co\u2013costruiti: Fogel ritiene che i due processi siano integrati ed osserva che ogni comportamento di un individuo modifica continuamente quello dell\u2019altro e viceversa. Fogel si rif\u00e0 al modello di comunicazione a processo continuo in cui il comportamento individuale \u00e8 fondamentalmente relazionale e assume la sua forma caratteristica grazie al coinvolgimento dell\u2019individuo con gli altri: l\u2019azione \u00e8 il risultato del processo comunicativo. In questo approccio la comunicazione pu\u00f2 essere concettualizzata sia come continuamente coordinata che come creativa: la comunicazione che ha queste caratteristiche \u00e8 co-regolata cio\u00e8 \u201cun continuo dischiudersi dell\u2019azione individuale che \u00e8 suscettibile di venire continuamente modificata dalle azioni, in continuo mutamento del partner\u201d .<br \/>\nAscolto, accoglienza e sostegno emergono come fattori determinanti la costruzione di significati condivisi nelle relazioni significative. Sia Stern che Trevarthen focalizzano la propria attenzione e descrivono le interazioni sonoro-musicali e pre-verbali in modo molto simile alla pratica musicoterapica. Gli autori considerano tali interazioni e le sequenze narrative ad esse connesse proprie della relazione genitore \u2013 bambino, essenziali per lo strutturarsi del legame d\u2019attaccamento e lo sviluppo emotivo del piccolo.<br \/>\nAlcune strutture proprie della comunicazione sonoro musicale sono ereditate dal contesto relazionale allargato \u2013 quella che possiamo chiamare la competenza musicale propria del contesto socio-culturale \u2013 altre provengono dalle interazioni pre-verbali e sonoro-musicali co-costruite nell\u2019interazione e nelle relazioni affettivamente significative: \u00e8 nell\u2019intersezione tra questi due piani che si svolge il lavoro musicoterapeutico. Cultura e affetti sono le due determinanti di base nella co-costruzione dell\u2019interazione e della relazione musicoterapica.<br \/>\nIl musicoterapista, nell\u2019accogliere attraverso l\u2019ascolto e il dialogo la \u201cproduzione\u201d e l\u2019\u201cespressione\u201d corporeo-sonoro-musicale del cliente, non solo si \u201coffre\u201d come partner comunicativo, ma ha la funzione primaria di mobilitare il sistema delle risorse relazionali ed espressive, permettendo lo sviluppo e la trasformazione delle strategie interattive e dei pattern relazionali affettivo-emotivi. In musicoterapia, il processo creativo (esplorazione, scoperta, combinazione, selezione) realizzato attraverso la voce, il corpo, il movimento e l\u2019uso di strumenti musicali, permette la costruzione di una \u201cstoria\u201d relazionale condivisa unica ed irripetibile; \u00e8 all\u2019interno di tale narrazione che gli eventi acquisiscono significativit\u00e0 e peculiarit\u00e0.<br \/>\nIn una ricerca da me condotta, insieme ad un gruppo di musicoterapisti, sull\u2019analisi dei processi comunicativi in musicoterapia utilizzando il Sistema di Codifica Relazionale di Alan Fogel \u00e8 stata studiata l\u2019evoluzione di una canzoncina introdotta nel setting dalla musicoterapista. La canzoncina, di origine italiana, proviene dal repertorio dei canti motori-gestuali per bambini. L\u2019analisi evidenzia l\u2019emergere delle prime variazioni gi\u00e0 nella seconda seduta: il testo \u00e8 esplorato e i nomi degli strumenti musicali, utilizzati nel setting, vengono introdotti nella lirica. La coppia inizia a co-ordinarsi sull\u2019esclamazione conclusiva della canzoncina. La coordinazione relativa al canto ed ai gesti connessi alla canzoncina e il piacere di condividerla si rendono maggiormente evidenti durante la terza seduta: musicoterapista e bambina eseguono in perfetta sincronia un salto, un sorriso reciproco e l\u2019esclamazione finale della canzone. Nella quarta e quinta seduta la canzoncina \u00e8 utilizzata prima in un clima di grande intimit\u00e0 e serenit\u00e0, dato da una maggiore vicinanza, un contatto oculare pi\u00f9 prolungato e dall\u2019uso di tonalit\u00e0 vocali ad un volume basso e, successivamente, in un gioco allegro e gioioso; inoltre la melodia \u00e8 utilizzata, prima dalla musicoterapista poi dalla bambina, per comunicare ci\u00f2 che accade nel \u201cqui e ora\u201d del setting. In seguito la melodia viene utilizzata per dialogare. Nell\u2019ultima seduta la bambina, oltre a continuare il dialogo cantato sulla melodia, ha intonato una modulazione tonale . La familiarit\u00e0, la confidenza e la sicurezza raggiunta \u2013 costruite attraverso la condivisione dell\u2019esperienza affettiva e sonoro musicale \u2013 hanno reso possibili esplorazioni e variazioni sempre pi\u00f9 complesse.<br \/>\nLa storia evolutiva della canzoncina delinea una specifica organizzazione, nel tempo, del tema sonoro-musicale condiviso secondo modalit\u00e0 proprie della diade musicoterapista-bambina. I processi di sviluppo in musicoterapia, coerentemente a quanto evidenziato dalla psicologia evolutiva, sono caratterizzati da uno stato di riorganizzazione attiva e continua; relativamente ai contenuti di questi processi non \u00e8 possibile fare previsioni considerando soltanto il bambino o soltanto l\u2019ambiente: bisogna sempre considerare le transazioni tra il bambino, il musicoterapista, il setting e le ricorrenti riorganizzazioni. Successivamente alla condivisione delle emozioni e degli stati affettivi positivi \u2013 intimit\u00e0, serenit\u00e0, allegria e giocosit\u00e0 avvenuta nella quarta e quinta seduta \u2013 la diade utilizza in un nuovo modo la canzone; di questa rimane solo la linea melodica impiegata per la narrazione e il dialogo. Alla confidenza nata dalla condivisione di questi stati emotivi \u00e8 si unisce la \u201cfamiliarit\u00e0\u201d nell\u2019uso della struttura melodica che, nell\u2019ultima seduta, subisce uno specifico cambiamento: una \u201cmodulazione\u201d. Questa trasformazione, non certo dovuta alle specifiche competenze della bambina, \u00e8 tipica della nostra cultura sonoro-musicale: \u00e8 una struttura, di maggiore complessit\u00e0, utilizzata comunemente in moltissimi brani. Secondo Beebe e Lachmann , tempo, spazio, affetti e livello di attivazione rappresentano la base su cui si organizzano i modelli di interazione. L\u2019evoluzione della canzoncina, quindi, evidenzia come sul piano del tempo, spazio, affetti e livello di attivazione, le ricorrenti riorganizzazioni aumentano il livello di complessit\u00e0 e della relazione e della \u201cproduzione\u201d sonoro-musicale. Una complessit\u00e0 raggiunta attraverso la condivisione \u2013 ed una co-costruzione \u2013 di pattern sociali sempre maggiormente intimi e complessi.<\/p>\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><br \/>\nAlbano F. , Artale G. , Berdondini L. , (2002). The Use of Co-regulation Coding System in the evaluation of music therapeutic interaction. In J. Fachner &amp; D. Aldridge (Eds.), Dialogue and debate. Proceedings of the 10th World Congress on Music Therapy, 23-28 July 2002 Retrieved November 3, 2005<br \/>\nArtale, G. (2005) \u00a0L\u2019approccio storico-relazionale nella musicoterapia: metodologia per una ricerca sulla qualit\u00e0 comunicativo \u2013 relazionale, \u00a0In R. 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