{"id":2003,"date":"2011-07-11T15:29:53","date_gmt":"2011-07-11T15:29:53","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=2003"},"modified":"2025-10-29T11:59:38","modified_gmt":"2025-10-29T10:59:38","slug":"il-doppio-svantaggio-cittadini-stranieri-disabili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2003","title":{"rendered":"4. Il doppio svantaggio. Cittadini stranieri disabili"},"content":{"rendered":"<p>Di Dimitris Argiropoulos<\/p>\n<p>L\u2019immigrazione contribuisce fortemente, nell\u2019attuale contesto sociale e politico, alla co-presenza di culture e stili di vita che formano universi muti \u2013 culturali. La presenza dei migranti e la strutturazione dell\u2019immigrazione e della profuganza ci obbliga di riflettere sulle nostre organizzazioni istituzionali e i cambiamenti delle possibili inclusioni da attuare per gestire gli incontri fra persone di appartenenze differenti. Questo assume una particolare significativit\u00e0 nell\u2019attuale stato di cose italiane e di conseguenza europee, poich\u00e9, le migrazioni sono controllate e affrontano soprattutto i passaggi obbligati dalle frontiere interne, frontiere di sistema, che spostano le geografie dell\u2019esclusione in pi\u00f9 attraversamenti e in un gioco prolungato di \u201carrivi\u201d per approdare ad ostacoli in una inclusione per di pi\u00f9 senza progetto, oppure con un progetto frantumato dalle affermazioni delle \u201cregole\u201d.<br \/>\nI passaggi di un possibile percorso di inclusione, la dove l\u2019esclusione non \u00e8 pi\u00f9 funzionale per la gestione dell\u2019immigrato, arriva alla considerazione della diversit\u00e0. Il migrante permane in una condizione di straniero e si potrebbe essere collocato in una situazione di inferiorit\u00e0 conseguenza di un confronto con il modello oppure i modelli di riferimento dominanti. Si \u00e8 diverso da un altro\/a che funge da riferimento, di pretesa paradigmatica e archetipo, nel guidare le relazioni ed \u00e8 questa collocazione riscontrata trasversalmente, a livello sociale e istituzionale, che determina gli svantaggi del \u201cdiverso\u201d rispetto alla superiorit\u00e0 auto referenziale che \u201ctratta\u201d l\u2019altro definendolo come tale.<br \/>\nL\u2019immigrato \u00e8 concepito quasi unicamente nella sua dimensione di lavoratore anche quando risulta occupato irregolarmente e non \u00e8 riconosciuto il suo essere persona e la soddisfazione dei suoi bisogni individuali, famigliari e sociali. Le istituzioni e la politica attuale precisano le loro posizioni \u201cdifensive\u201d pronunciandosi sul peso sociale dello straniero. Ogni misura di gestione per includere e favorire le integrazioni \u00e8 descritta come una possibile perdita di risorse un impoverimento che poteva essere evitato. L\u2019immigrato non pu\u00f2 essere altro che lavoratore, deve risolvere i suoi problemi di casa e famiglia possibilmente senza disturbare le istituzioni e soprattutto non pu\u00f2 che essere sano. Nel concetto di salute si intende anche la disabilit\u00e0. Il riconoscimento all\u2019immigrato disabile trova le resistenze \u201cdi buon senso\u201d (che cosa far\u00e0? Perch\u00e9 nel loro paese non fanno come noi? I nostri servizi sono per i nostri\u201d.<br \/>\nUn immigrato disabile potrebbe muoversi con un duplice desiderio trovare lavoro e curarsi. Le cure, i servizi e le facilitazioni per un percorso di integrazione che affronta gli handicap, potrebbero anche non essere una motivazione di partenza ma solo una scoperta di permanenza nel paese d\u2019arrivo. L\u2019integrazione cos\u00ec si \u201ccompleta\u201d acquisisce una dimensione importante per e della persona e non solo del lavoratore.<br \/>\nEsiste una fascia di migranti che scelgono la meta d\u2019arrivo, scelgono perch\u00e9 conoscono e su questa conoscenza cercano di impostare un progetto. Si riscontra fra questi anche quelli che hanno notizie sul sistema dei servizi presenti nel paese nuovo. \u00c8 importante sottolineare che paesi come l\u2019Italia, \u201cattraggono\u201d immigrati anche per la presenza e la qualit\u00e0 dei servizi finalizzati all\u2019integrazione specialmente quelli relativi ai minori handicappati. Si tratta per di pi\u00f9 di una immigrazione strutturata sulla famiglia, piuttosto che sul singolo e che si sposta. Una delle motivazioni che la fa muovere, congiuntamente a quella del lavoro, \u00e8 quella di poter avere cure riservate ad uno dei suoi membri. Di solito in questa motivazione si contempla per di pi\u00f9 gli handicap fisici incontrati per varie cause \u2013 malattie, lavoro minorile, attivit\u00e0 belliche o post belliche, incidenti \u2013ed \u00e8 una motivazione dove l\u2019idea del riscatto, nella vita e nell\u2019immigrazione, non passa solo dall\u2019avere lavoro (pagato e appagante) ma anche dalla possibilit\u00e0 di avere le cure necessarie per \u201caggiustare\u201d la vita.<br \/>\nSi aggiusta la vita aggiustando anche le motivazioni, non sempre quelle di partenza possono considerare tutto, molto viene durante il percorso e molto ancora quando questo percorso \u00e8 diventato un percorso sicuro e certo per altri dalla famiglia, figli e parenti, anche i figli handicappati; proponendo e dando la possibilit\u00e0 di avere i servizi. \u00c8 la certezza di poter esserci e di potere avere le cure che potrebbe far \u201critornare in dietro\u201d per capire e per confrontarsi con quello che \u00e8 stato lasciato. Si rivisita quello che \u00e8 stato lasciato, le cose che sono state realizzate, scelte e avute nella sofferenza e nel contesto famigliare, che non erano solo cose portate dal estero ma anche tradizioni, trasmesse con pratiche solide fra una generazione e l\u2019altra e che hanno caratterizzato la comunit\u00e0 e che forse potrebbero essere riconsiderate e strutturate come servizio.<br \/>\nEd \u00e8 possibile che i servizi si aggiustano, incontrano le persone e la tematica. Incontrano persone di culture differenti che hanno modi e usi nel chiedere e nel curarsi differenti. Incontrano persone all\u2019interno di un organizzazione e gli operatori, le persone operatori, potrebbero pensare alle persone ri-pensando i modi di prendere cura e fare organizzazione, rispondendo alle esigenze di persone che rappresentano un universo multiculturale.<br \/>\nL\u2019esperienza della migrazione, stenta di essere considerata positivamente \u00e8, e diventa di per se causa per condizioni di svantaggio sociale e di emarginazione. Si attribuisce negativit\u00e0 all\u2019immigrato per sottrarsi alla significativit\u00e0 dei possibili aiuti, istituzionali e sociali, per il superamento delle condizioni di partenza e dei percorsi di inclusione, in modo particolare quando \u00e8 vissuta in un contesto che si ispira, per governarla, ad una logica non di solidariet\u00e0 ma utilitaristica.<br \/>\n\u00c8 indubbiamente una condizione di svantaggio sociale \u2013di handicap- il fatto che i lavoratori immigrati siano impiegati prevalentemente nei settori a maggiore rischio di infortuni. E comunque \u00e8 uno svantaggio sociale avere settori lavorativi non salvaguardati e a rischio infortuni. Se poi questi settori sopravvivono e si consolidano attraverso il permissivo uso di lavoratori meno tutelati, questo non \u00e8 colpa dell\u2019immigrato, che non sa e forse non pu\u00f2 difendersi ma dell\u2019utilitarismo \u2013sfruttamento- permesso e talvolta legalizzato degli immigrati, mostrato ampiamente dalle statistiche dei lavoratori \u201cin nero\u201d (perch\u00e9 poi continuare a chiamare il lavoro non regolarizzato lavoro nero mentre sono i datori di lavoro bianchi che lo organizzano e lo commissionano?) e dei lavoratori stranieri utilizzati quasi esclusivamente con posizioni lavorative e qualifiche medio basse.<br \/>\nLe condizioni di vita e le condizioni occupazionali dei lavoratori migranti, diventano emblematiche di un possibile intreccio fra le due tematiche: il contesto della migrazione pu\u00f2 creare handicap, anche laddove non esiste deficit personale.<br \/>\nSi tratta di svantaggio sociale \u2013dunque di handicap- non riconducibile alle peculiarit\u00e0 dei lavoratori stranieri, bens\u00ec a molti altri fattori relativi all\u2019organizzazione economica e istituzionale -fattori chiaramente riconducibili al contesto di riferimento del Pease d\u2019arrivo e rappresentano un caso emblematico croniche le difficolt\u00e0 di riconoscimento dei titoli di studio degli immigrati acquisiti all\u2019estero ma anche l\u2019assenza della mediazione socio culturale dai servizi socio sanitari. Lo straniero che ha difficolt\u00e0 di comprensione dei codici comunicativi e linguistici, se incontra un contesto che non favorisce l\u2019apprendimento ed il riconoscimento di tali codici, vive una condizione di handicap che contribuisce a mantenerlo in una situazione di estraneit\u00e0 &#8211; sfrutabilit\u00e0, comunque di lontananza sociale.<br \/>\nLa legge 104 definisce \u201cpersona handicappata\u201d colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che \u00e9 causa di difficolt\u00e0 di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione. Nel percorso migratorio si potrebbe incontrare la disabilit\u00e0: l\u2019esempio \u00e8 dato dai dati INAIL secondo cui gli infortuni sul lavoro \u2013 che sono spesso, com\u2019\u00e8 noto, causa di disabilit\u00e0 -riguardano i lavoratori stranieri con una frequenza percentuale superiore di 20 punti rispetto alla media.<br \/>\nE si deve incontrare nella migrazione i diritti, i diritti di cui ancora i cittadini stranieri disabili devono ottenere il pieno riconoscimento, sia in quanto disabili che in quanto stranieri, ma anche quei diritti che, anche quando sono formalmente riconosciuti, non sono poi effettivamente fruibili.<br \/>\nIncontrare i diritti potrebbe anche dire un nuova operativit\u00e0 istituzionale e sociale, vuol dire adoperarsi per rimuovere quelle condizioni di svantaggio, di doppio svantaggio, nel caso dei cittadini stranieri disabili, che sono determinate dal contesto.<br \/>\nDiritti significa conoscenza delle implicazioni che sono insite nella condizione di straniero e di disabile, perch\u00e9 induce riflessioni circa la necessit\u00e0, anche politica, di riconsiderare sia la dimensione della migrazione che quella della disabilit\u00e0, nei loro molteplici intrecci ma anche nelle loro specificit\u00e0 e soprattutto nel rapporto con il contesto in cui queste esperienze sono vissute.<br \/>\nDiritti significa creare le possibilit\u00e0 per affrontare i temi delle trasformazioni muticulturali per cercare di individuare le contraddizioni, i conflitti, la loro ampiezza e le possibili direzioni per cambiamenti e soluzioni, considerando l\u2019irreversibilit\u00e0 della Multiculturalit\u00e0 che legga persone popoli e culture in una indispensabile inter\u2013indipendenza.<br \/>\nA livello globale si spostano: merci, mezzi di produzione, capitali, conoscenze e persone. Occorre un sforzo etico e di analisi per considerare le possibilit\u00e0, le strategie, le metodologie, le tecniche dell\u2019operativit\u00e0 sociale e gli intervento da mettere a disposizione sia delle persone provenienti da altri paesi perlopi\u00f9 poveri sia per cambiare le nostre istituzioni e servizi che mettono nel cenro della loro operativit\u00e0 l\u2019altro.<br \/>\nOccorre ripensare le politiche che vuole dire:ragionare sui cambiamenti demografici e ragionare i processi sociali provocati dai processi migratori, ragionare sui servizi sui sistemi organizzativi, riflettere sulle capacit\u00e0 e sulle competenze degli operatori -mediatori. Vuole dire ripensare le modalit\u00e0 di partecipazione alle cose pubbliche e alle cose dell\u2019altro: immigrato e profugo, allargando i con\/fini sul territorio e nelle quotidianit\u00e0 delle persone, negli spazi e nelle parole dell\u2019interazione, dove si crea conoscenza e condivisione.<br \/>\nRipensare la politica significa scoprire le differenze come una ricchezza possibile e ad occuparsi degli altri considerandoli nelle loro molteplici identit\u00e0, ma anche saper considerare le similitudini con l\u2019altro riconoscendo con i diritti, accoglienza e mobilit\u00e0 sociale.<br \/>\n&#8220;Il loro numero \u00e8 superiore a quello dei coetanei europei e nordamericani messi insieme: 219 milioni. Sono i bambini sotto i 5 anni che vivono in Paesi in via di sviluppo e sono destinati a sviluppare deficienze cognitive e rimanere sotto il proprio potenziale intellettuale a causa di malnutrizione e assenza di stimoli adeguati.<br \/>\nIl dato emerge da uno studio di ricercatori della University College di Londra da cui si evince che due sono le concause di un quadro cos\u00ec drammatico: una dieta povera di iodio e ferro e un ambiente familiare che non mette in condizione i piccoli di intraprendere attivit\u00e0 che facilitino lo sviluppo intellettuale e cognitivo &#8211; quali il gioco creativo e di costruzione. \u00abIl dramma \u00e8 che spesso i due fattori sono concomitanti\u00bb, osserva lo psicopatologo infantile Neil Boris della Tulane University di New Orleans. Il danno, osserva lo studioso, \u00e8 peraltro massimo proprio perch\u00e8 inflitto nei primi anni di vita, durante i quali \u00absi hanno passaggi decisivi per lo sviluppo cerebrale e la comprensione di linguaggio e numerazione\u00bb, sottolinea Sally Grantham-McGregor della University College. \u00abPer questo\u00bb, conclude l&#8217;autrice della ricerca, \u00abinvestire in programmi di aiuto per bambini sotto i cinque anni \u00e8 di gran lunga pi\u00f9 efficace e meno costoso che cercare di recuperarli pi\u00f9 tardi\u00bb.&#8221;<br \/>\nIn &#8220;Specchio&#8221; del 3.3.2007.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&rsquo;immigrazione contribuisce fortemente, nell&rsquo;attuale contesto sociale e politico, alla co-presenza di culture e stili di vita che formano universi muti &ndash; culturali. 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