{"id":2006,"date":"2011-07-14T10:19:35","date_gmt":"2011-07-14T10:19:35","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=2006"},"modified":"2025-11-10T11:24:28","modified_gmt":"2025-11-10T10:24:28","slug":"nei-luoghi-della-follia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2006","title":{"rendered":"2. Nei luoghi della follia"},"content":{"rendered":"<p>di Massimo Falcone, responsabile della biblioteca del Centro Documentazione Handicap di Bologna<\/p>\n<p>Tu partita.<br \/>\nSenza desiderare la parola<br \/>\nche avevo nel cuore e che non seppi dire.<br \/>\n[\u2026] Io rimasta<br \/>\nlungamente al mio tavolo, dinnanzi<br \/>\na un vecchio ritrattino della mamma,<br \/>\nspecchiando fissamente dentro il vetro<br \/>\ni miei occhi febbrili, inariditi.<br \/>\n(Antonia Pozzi &#8220;Distacco&#8221;, in Parole, Milano, Garzanti 1989 p. 7)<\/p>\n<p>Prima di addentrarci e cercare di fornire alcune nozioni storiche sui manicomi sar\u00e0 necessario cercare di capire brevemente i motivi che ne portarono l\u2019istituzione.<br \/>\nPer tutto il Medioevo la lebbra e il lebbroso vengono \u201critirati\u201d dal mondo e dalla comunit\u00e0 della Chiesa, ma la loro esistenza manifesta Dio, poich\u00e9 indica al tempo stesso la sua collera e mostra la sua bont\u00e0. L\u2019abbandono, l\u2019internamento \u00e8 per il lebbroso una forma di salvezza; la sua esclusione gli offre un\u2019altra forma di comunione: bench\u00e9 egli sia separato dalla Chiesa e dalla compagnia dei sani, tuttavia non \u00e8 separato dalla grazia di Dio. Sparita la lebbra negli stessi luoghi, si ritroveranno gli stessi meccanismi di esclusione. I poveri, i vagabondi, \u201cteste pazze\u201d riassumeranno la parte abbandonata dal lebbroso: soprattutto quella di una separazione rigorosa che \u00e8 s\u00ec esclusione sociale ma reintegrazione spirituale.<br \/>\nLa follia verso la fine del Medioevo assumer\u00e0 un ruolo importate, essa simbolizzer\u00e0 tutta un\u2019inquietudine che appare nella cultura europea: minaccia e derisione, vertiginosa irragionevolezza del mondo, meschino e ridicolo. Fin a tutto il Medioevo la follia \u00e8 stata ospitata nella gerarchia dei vizi, essa governa tutto ci\u00f2 che \u00e8 facile, che \u00e8 gioioso, tutto ci\u00f2 di leggero nel mondo.<br \/>\nNella letteratura del XVI secolo e l\u2019inizio del XVII la follia inizier\u00e0 a essere percepita come la \u201cdefinitiva vittoria sulla ragione\u201d, si svilupper\u00e0 in questo periodo quel processo che porter\u00e0 alla conferma dell\u2019esperienza tragica della follia. In Cervantes, sotto un apparente critica facile dei romanzi d\u2019invenzione, si nasconde un\u2019inquietudine sui rapporti tra realt\u00e0 e immaginazione. La passione disperata, l\u2019amore deluso, e soprattutto l\u2019amore ingannato, non hanno altro esito che il suicidio; in Shakespeare le follie si imparentano definitivamente con la morte e con l\u2019assassinio e assumeranno un profilo ben diverso da quello che avevano prima di questo momento: erano segni ironici che confondevano i punti di riferimento del vero e del falso. Descartes, nel suo cammino del dubbio, incontra la follia accanto al sogno e a tutte le forme d\u2019errore ma la loro situazione \u00e8 diversa, in rapporto alla verit\u00e0 e a colui che la cerca; i sogni e le verit\u00e0 sono superati dalla struttura stessa della verit\u00e0, la follia viene esclusa dal soggetto che dubita. La follia si trova a essere esiliata: se l\u2019uomo pu\u00f2 essere folle il pensiero non pu\u00f2 pi\u00f9 essere insensato.<br \/>\nNel XVII secolo assistiamo alla creazione di grandi case di internamento e, come fu per i lebbrosari che non avevano soltanto un significato medico, la creazione di spazi \u201cmaledetti\u201d ebbe significati politici, sociali, religiosi, economici, morali. L\u2019usanza dell\u2019internamento indica una nuova reazione alla miseria, un nuovo rapporto dell\u2019uomo verso ci\u00f2 che di inumano c\u2019\u00e8 nella sua esistenza.<br \/>\nSiamo soliti affermare che il folle durante tutto il Medioevo era considerato come \u201csacro\u201d perch\u00e9 invasato. Nulla di pi\u00f9 falso. La sua sacralit\u00e0 era dovuta al fatto che, per la carit\u00e0 medioevale, egli era parte integrante della miseria; miseria che ormai viene concepita solo nell\u2019orizzonte della morale. Nel XVII secolo assistiamo, appunto, alla desacralizzazione della follia. Ormai la pazzia trover\u00e0 ospitalit\u00e0 tra le mura dell\u2019ospedale accanto a tutti i poveri. Cambia la sensibilit\u00e0 nei suoi riguardi: non pi\u00f9 religiosa, ma sociale.<br \/>\nL\u2019isolamento, prima di avere il senso medico, si rese necessario per tutt\u2019altra causa che la preoccupazione di guarire. Per lungo tempo la casa di correzione servir\u00e0 a mettere al chiuso i disoccupati, i senza lavoro, i vagabondi. Nei momenti di crisi, quando il numero di poveri si moltiplica, esse saranno lo strumento per garantire protezione sociale contro le agitazioni e le sommosse. Ma al di fuori di questi periodi, l\u2019internamento assume un altro significato, non si tratter\u00e0 di rinchiudere i senza lavoro ma di dar lavoro a coloro che sono stati rinchiusi e di farli servire alla propria comunit\u00e0. Tra loro e la societ\u00e0 si stabilisce un sistema implicito di obbligazioni: hanno diritto a essere nutriti, ma devono accettare la costrizione fisica e morale dell\u2019internamento.<\/p>\n<p><strong>Una prassi medica per normalizzare la condizione umana<\/strong><br \/>\nNel corso del 1700, con il pensiero illuminista e il nuovo concetto di razionalit\u00e0, le pratiche contro la follia vengono riconsiderate: non pi\u00f9 un sistema punitivo ma una teoria e una prassi medica in grado di normalizzare la condizione umana dell\u2019internato. Gli istituti diventano luoghi di cura dove il malato dovrebbe rimanere in maniera transitoria. Con l\u2019uso di cartelle cliniche, osservazioni e controlli, si cerca di comprendere la malattia: nasce cos\u00ec la psichiatria. I suoi pionieri sono, in Italia, Vincenzo Chiarugi, medico dell\u2019ospedale Bonifazione di Firenze, e Philippe Pinel e Jean Etienne Esquirol, suo allievo, in Francia. Da questo momento in poi la follia, ritenuta incurabile, diverr\u00e0 \u201ccontenibile\u201d. La follia acquisir\u00e0 i suoi connotati fondamentali: l\u2019alienazione mentale \u00e8 una malattia del corpo e il comportamento che ne consegue \u00e8 contro la moralit\u00e0.<br \/>\nDall\u2019assunto che l\u2019alienazione mentale \u00e8 una malattia del corpo nascer\u00e0 la teoria organicistica secondo la quale i processi morbosi che lo psichiatra deve studiare non differiscono dagli altri fenomeni somatici, quindi la cura della malattia mentale deve essere sempre essenzialmente somatica. La Societ\u00e0 italiana di freniatria, fondata nel 1873, adotta il termine \u201cfreniatria\u201d anzich\u00e9 psichiatria per sottolineare la sua impostazione organicistica. Il concetto di moralit\u00e0, invece, fa nascere la \u201ccura morale\u201d addentrandosi nel carattere spirituale della pazzia. L\u2019impostazione di questa teoria parte dal presupposto che la ragione, l\u2019intelletto, l\u2019immaginazione, la memoria sono le qualit\u00e0 pi\u00f9 operative dello spirito sulle funzioni celebrali. Dove ci sar\u00e0 una malattia celebrale e quindi non si avr\u00e0 la capacit\u00e0 di distinguere e correggere le azioni, l\u00ec risieder\u00e0 la follia. In definitiva: un uomo pazzo e un uomo criminale presenterebbero le stesse anomalie fisiche. Allo psichiatra per capire baster\u00e0 osservare i fatti. Individuando nel folle non solo un delinquente ma anche un\u2019artista, Cesare Lombroso si far\u00e0 paladino di questa teoria.<br \/>\nLa nuova scienza, la psichiatria, continuer\u00e0 ad adottare metodi drastici; gli alienati continueranno a essere sottoposti alla cura dell\u2019acqua perch\u00e9 certo che i bagni e le docce siano delle terapie contro la malinconia e il furore. Gli stessi pionieri della psichiatria, Chiarugi e Pinel, adotteranno tecniche gi\u00e0 conosciute, come il salasso, provocato con sanguisughe sui genitali, pediluvi in acqua bollente con aggiunta di acido muriatico.<br \/>\nSostanzialmente il manicomio dell\u2019\u2019800 \u00e8 sinonimo di isolamento per la propria e l\u2019altrui sicurezza e verr\u00e0 inteso come cura in s\u00e9, al di l\u00e0 di ogni altra terapia. La stessa progettazione dei manicomi viene fatta in modo che l\u2019isolamento sia totale. Edifici immensi divisi in ale simmetriche, padiglioni a pi\u00f9 piani dove si trovano le celle dei malati, viali alberati. L\u2019isolamento acquisir\u00e0 una funzione rieducava e punitiva. Unica attivit\u00e0 concessa negli spazi sar\u00e0 il lavoro meccanico.<\/p>\n<p><strong>Il sistema manicomiale in Italia<\/strong><br \/>\nIn Italia fino alla met\u00e0 del XIX secolo non esiste un reale censimento sugli internati. Il primo indicatore complessivo verr\u00e0 fornito nel 1866 dall\u2019Archivio italiano di malattie nervose presentando uno scenario cos\u00ec composto: 4.139 uomini e 3.580 donne internate. Questo primo, parziale e incompleto censimento viene migliorato nel 1880 quando risulteranno: su una popolazione di oltre 28 milioni di abitanti, i pazzi ricoverati nei manicomi e negli ospedali saranno 17.471, di cui 9.000 uomini e 8.471 donne. Nel 1908 gli internati risulteranno 45.009 e nel 1914 aumentano a 54.311 raggiungendo l\u20191,5% della popolazione. Esponenzialmente al numero degli internati crebbe anche il numero degli istituti: 43 nel 1875, 152 nel 1914. Di pari passo cresceranno anche le spese di mantenimento delle strutture pubbliche, l\u2019incremento supera il 200%.<br \/>\nL\u2019eccesso di ricoveri crea malumori e molte case e istituti passano in gestione a opere pie, spesso proprietarie delle mura. Frati e suore, ripagati con rette misere dalle province, risparmiano su tutto fino alle estreme conseguenze. La situazione \u00e8 fuori controllo e gi\u00e0 nel 1901 la Societ\u00e0 italiana di freniatria ordina lo sgombero dai manicomi delle persone che non dovrebbero restarvi. Nonostante la situazione sia al collasso da tempo, in Italia non si riesce ad approvare un quadro normativo che regoli il mondo della follia fino al 1904. Il 12 febbraio 1904 passa la legge che rester\u00e0 in vigore, nonostante alcune modifiche, fino al 1978. Con la prima normativa unitaria sulla follia si stabiliranno alcuni principi decisivi, in particolare che il ricovero \u00e8 previsto per i soli malati pericolosi o che diano pubblico scandalo. A partire da ora ogni commissario di pubblica sicurezza ha il potere di emettere ordinanze di ricovero sulla base di certificati medici che contengano almeno una sommaria dichiarazione di pericolosit\u00e0: non occorre la firma di uno specialista, ed essendo la pericolosit\u00e0 sociale sempre presunta \u00e8 sufficiente avere un malessere in pubblico per essere spediti in manicomio. Chi entra in manicomio non pu\u00f2 pi\u00f9 uscire per sua volont\u00e0, nemmeno se \u00e8 stato lui a chiedere il ricovero. Per tutti \u00e8 prevista l\u2019indelebile iscrizione nel casellario giudiziario.<br \/>\nAll\u2019inizio del \u2018900 esordisce anche in Italia la psicanalisi. Ci\u00f2 che si sviluppa \u00e8 un approccio che riconosce al malato una nuova dignit\u00e0. La natura della malattia si nasconde nella sua psiche e quindi, scavando a ritroso, \u00e8 possibile affrontare una serie di disturbi. Contemporaneamente la psichiatria definisce i nuovi parametri clinici per inquadrare la malattia mentale. Emil Kraepelin, psichiatra tedesco, conia i termini \u201cpsicosi maniaco-depressiva\u201d e \u201cdemenza precoce\u201d, ma gi\u00e0 nel 1911 la terminologia clinica cambia di nuovo sotto l\u2019impulso dello psichiatra belga Eugen Bleuler. \u201cSchizofrenia\u201d prende il posto di \u201cdemenza precoce\u201d e \u201critardo mentale\u201d sostituisce la denominazione di \u201ccretino, imbecille e idiota\u201d. Intanto fuori dal mondo accademico, i manicomi scoppiano. I ricoverati secondo la \u201cRivista sperimentale di freniatria\u201d del 1946 sono 62.127 distribuiti in 142 istituti nel 1926, nel 1933 sono 81.009 e nel 1939 raggiungono quota 95.679. Una spiegazione a questo vertiginoso aumento del popolo manicomiale \u00e8 che, anche se con modalit\u00e0 diverse rispetto al passato, il manicomio continua a raccogliere le persone considerate pericolose per la societ\u00e0. Senza alcuna tutela per la persona, l\u2019internamento rimane un\u2019operazione fuori controllo. Prassi che peggiora durante il ventennio fascista. Il manicomio diventa uno strumento di lotta politica, mentre la strada delle terapie alternative viene ostacolata. Tra il 1925 e il 1945 in Italia viene censurata la psicanalisi, le cliniche psichiatriche universitarie vengono chiuse e inglobate a quelle di neurologia, mentre tornano in voga teorie organicistiche. Per molti anni si avvertir\u00e0 dalla Germania l\u2019influenza del pensiero dello psichiatra nazista Ernest Rubin, teorico della \u201crazza pura\u201dche contribu\u00ec a mandare nelle camere a gas oltre 275.000 malati cronici, anziani, disabili.<br \/>\nCon la psicoanalisi tuttavia si apre la strada per l\u2019utilizzo pi\u00f9 generale delle psicoterapie. Dalla met\u00e0 degli anni \u201850 fino alla met\u00e0 degli anni \u201860 si assiste allo sviluppo della psicanalisi e una serie di psicoterapie ma non esiste una vera e propria alternativa ai manicomi.<br \/>\nTra il 1959 e il 1961 vengono pubblicate le opere dello psichiatra inglese Ronald D. Laing e dell\u2019americano Thomas S. Szasz, che condannano l\u2019uso del manicomio e la reclusione come terapia. Il manicomio \u00e8 considerato uno spazio dove manca la libert\u00e0, dove il malato perde la propria identit\u00e0, dove viene soffocato e annientato: il folle diventa una vittima che finisce in manicomio perch\u00e9 sgradito alla societ\u00e0, lo psichiatra diventa un aggressore che fornisce beneficio solo ai parenti. \u00c8 una rivoluzione: questa nuova impostazione prende il nome di antipsichiatria.<\/p>\n<p><strong>La sofferenza dei malati mentali e il via ai cambiamenti<\/strong><br \/>\nLo scontro tra antipsichiatria e psichiatria istituzionale arriva solo in parte in Italia dove la battaglia culturale sposta il suo obiettivo su un piano pi\u00f9 concreto: la sofferenza dei malati mentali. Secondo la nuova corrente di pensiero, l\u2019origine della malattia mentale va cercata nel passato familiare della persona e nel suo \u201cconflitto sociale\u201d con gli altri.<br \/>\nA partire dal 1968, il numero dei ricoverati coatti si riduce e arrivano anche alcune modifiche normative. La legge 431 del marzo 1968 riconosce il ricovero volontario, l\u2019abolizione dell\u2019obbligo di annotazione nel casellario giudiziario da parte del giudice, la creazione di centri d\u2019igiene mentale a livello provinciale. Sempre nel 1968 la Corte Costituzionale cancella parte dell\u2019articolo 2 della legge del 1904 che non permetteva la difesa del malato di mente e che consentiva alle forze dell\u2019ordine di riferire al magistrato anche dopo 48 ore. Ormai tutti condividono che il manicomio tradizionale debba essere superato. Su come fare restano le divisioni. Nel 1973 appare sullo scenario Psichiatria Democratica, che fa suoi i principi anitimanicomiali e la battaglia entra nel vivo; il dibattito parlamentare viene accelerato e si giunge al 1977 con l\u2019approvazione del disegno di legge per la riforma del sistema psichiatrico. A dare lo scossone definitivo perch\u00e9 la riforma venga varata \u00e8 la raccolta, nella primavera 1978, di 700.000 firme per un referendum da parte del Partito Radicale contro la legge manicomiale del 1904. Il governo Andreotti, insediato da appena due mesi, non intende fornire occasioni di sfiducia. La votazione referendaria \u00e8 prevista per l\u201911 giugno e il governo, retto da un\u2019alleanza DC-PCI, teme che la votazione possa spaccare la maggioranza. Il Parlamento stringe pi\u00f9 che pu\u00f2 i tempi. La legge numero 180 del 13 maggio 1978 viene approvata, solo pochi ne prederanno atto, sono passati solo quattro giorni dall\u2019uccisione di Aldo Moro.<br \/>\nLa legge 180, meglio conosciuta come \u201cLegge Basaglia\u201d, rivoluziona il modo di pensare la malattia mentale, anche se identificata dallo stesso Basaglia come \u201clegge di transizione\u201d, e scatena immediate proteste: dei direttori di manicomi che vedono minato il loro potere, dei sindacati che difendono gli interessi di chi lavora nei manicomi e anche dei familiari dei ricoverati che sono spaventati del futuro che li aspetta.<br \/>\nIn un colpo solo la legge 180 spazza via secoli di abusi e ingiustizie a carico delle persone che via via, a secondo dei \u201cprocessi d\u2019integrazione\u201d, sono stati chiamati: pazzi, folli, alienati, malati. Ora il paziente ha riconosciuti diritti e gli \u00e8 garantita tutela. I punti sui quali poggia la legge sono semplici e chiari: non si possono costruire nuovi manicomi, i manicomi esistenti verranno gradualmente chiusi, il trattamento sanitario d\u2019ora in avanti sar\u00e0 volontario e potr\u00e0 essere obbligatorio solo in alcuni casi particolari. Anche la struttura della legge \u00e8 semplice, conta di undici articoli, sei dedicati alla gestione del trattamento sanitario obbligatorio, uno al trasferimento alle Regioni delle funzioni in materia di assistenza ospedaliera psichiatrica, uno all\u2019attribuzione del personale medico, uno agli infermi gi\u00e0 ricoverati negli ospedali psichiatrici, due alle modifiche del codice penale e altre leggi. Il malato ora entrer\u00e0 in ospedale solo per brevi degenze e solo a causa di crisi acute e situazioni insostenibili per se stesso e per la sua famiglia. Questi reparti si chiamano servizi psichiatrici di diagnosi e cura, possono avere un massimo di 15 posti letto e i degenti vi rimangono solo per sette giorni. Per il resto ci pensano i servizi sul territorio, extraospedalieri. A questo punto si pone un unico problema: le Regioni sono del tutto impreparate e i malati che vengono dimessi dai manicomi non sanno dove andare. Fatta la legge mancano le strutture, sulla legge 180 si scaricano subito polemiche e denunce.<\/p>\n<p><strong>Un bilancio sulla legge \u201cBasaglia\u201d<\/strong><br \/>\nIl bilancio dei primi anni della legge 180 non \u00e8 esaltante. In molti ospedali psichiatrici le condizioni di vita non sono migliorate. Molte strutture pubbliche a causa delle dimissione selvagge dei medici offrono servizi scadenti e costringono i pazienti o all\u2019abbandono o al ricovero in cliniche private. Nel frattempo la rete dei servizi sul territorio non c\u2019\u00e8 o non funziona. I governi che si succedono dopo il 1978 danno la colpa alle Regioni, le Regioni si giustificano con la povert\u00e0 di soldi disponibili e rimandano agli enti ospedalieri che a loro volta denunciano il mal funzionamento dei governi e degli enti ospedalieri. Insomma quando, il 29 agosto 1980, muore Franco Basaglia in Italia impera la confusione. Uno dei temi pi\u00f9 ricorrenti in questo periodo \u00e8 la situazione drammatica della psichiatria nel Sud Italia, dove la psichiatria \u00e8 vittima dei feudi politici e dove fanno eccezione i reparti psichiatrici di diagnosi e cura, dove primari e partiti politici possono esercitare il loro potere e ottenere ritorni economici. Nel febbraio 1982, il Partito repubblicano italiano si muove contro la normativa 833 del 1978 che ha recepito la 180. \u00c8 una proposta di legge centrata sulla modifica degli articoli sul trattamento sanitario obbligatorio. Si sostiene il ricovero anche in luoghi diversi dai reparti di diagnosi e cura degli ospedali civili e, cosa pi\u00f9 importante, si chiede la possibilit\u00e0 di ricoveri prolungati. Negli stessi giorni anche la DC lancia la sua proposta di revisione in un documento che ha tra i firmatari Paolo Cirino Pomicino e che ricalca sostanzialmente quello repubblicano ma prevedendo un finanziamento di cento miliardi di lire per rafforzare le realt\u00e0 manicomiali, soprattutto del Sud, messe in crisi dopo il 1978. Inizia ad aleggiare prepotentemente il sospetto della riapertura dei manicomi. Il 5 maggio 1982 una proposta arriva direttamente dal ministro della Sanit\u00e0, Renato Altissimo. Nel suo disegno di legge si prevede che gli infermi possano scegliere dove curarsi in due tipologie di posti: nei reparti di diagnosi e cura ospedalieri per un massimo di trenta giorni, a scadenza dei quali si finisce nei manicomi con divisioni ospedaliere di almeno 180 posti letto per stanziarvi non meno di un mese. Renato Altissimo prevede anche un finanziamento cospicuo ma nulla sar\u00e0 proposto per i servizi di igiene mentale e strutture sociosanitarie sul territorio. Il progetto rester\u00e0 lettera morta.<br \/>\nPer voce del nuovo presidente del consiglio Bettino Craxi, il ministro della sanit\u00e0 Costante Degan il 2 marzo 1984 giunge a una nuova soluzione. Degan chiede che non vi siano limiti di tempo alla durata dei ricoveri coatti, estendendoli a pi\u00f9 circostanze: a tutti coloro che presentino alterazioni psichiche e abbiano bisogno di un intervento terapeutico urgente. Propone 90 miliardi di lire di finanziamento triennale alle Regioni. La riforma non convince ancora.<br \/>\nIl clima si fa pi\u00f9 teso per le pressioni di due associazioni di familiari di malati psichici: l\u2019A.R.A.P. (Associazione per la Riforma dell\u2019Assistenza Psichiatrica) e Di.A.Psi.Gra (Difesa Ammalati Psichici Gravi). La loro \u00e8 la voce di chi ha provato sulla propria pelle la mancanza dell\u2019applicazione della riforma.<br \/>\nLa protesta dilaga e a nulla serve il riconoscimento del 17 febbraio 1985 dell\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 secondo cui la riforma in Italia \u00e8 nata per volont\u00e0 di un cambiamento che non \u00e8 solo italiana, al Paese va in ogni modo il merito di essere stato il primo a trasformarla in legge.<br \/>\nNel gennaio 1986 viene presentata una nuova proposta del PSI dello psichiatra Giovanni Battista Cassano di Pisa: anche in questo caso, secondo i difensori della 180, si finisce per legittimare l\u2019esistenza dei manicomi. Nell\u2019aprile 1988 ci prova il PCI con un provvedimento urgente in applicazione degli articoli di legge esistenti. Si chiede l\u2019istituzione dei Dipartimenti di Salute Mentale in ogni USL e aperti 24 ore su 24, dove si faccia prevenzione, cura e riabilitazione. Nel novembre 1989, il ministro Donat Cattin presenta un progetto per la tutela della salute mentale insieme a un\u2019indagine sulla psichiatria in Italia ma nessuna delle proposte di legge trova la via della definitiva approvazione. Il 6 agosto 1989 il neo ministro della Sanit\u00e0 Francesco De Lorenzo annuncia un progetto per la modifica della 180, e nell\u2019ottobre 1990 presenta al consiglio dei ministri un nuovo disegno di legge; pi\u00f9 potere ai medici nella decisione e gestione dei trattamenti sanitari obbligatori, maggiori spazi d\u2019intervento alle universit\u00e0, pi\u00f9 aperture alle cliniche private. Il governo presieduto da Giulio Andreotti approva il disegno di legge il 7 dicembre. De Lorenzo fa intendere che vuole arrivare al dunque: il finanziamento \u00e8 di 800 miliardi di lire per le opere strutturali e 600 miliardi di lire per le spese di funzionamento. Sembra la volta buona, ma il progetto, come tutti gli altri, finisce in un cassetto. Da questo momento, per circa due anni, la corsa alla controriforma psichiatrica rallenta la corsa. C\u2019\u00e8 altro a cui pensare in Parlamento. Non ultima, Tangentopoli.<br \/>\nIl 7 aprile 1994, sedici anni dopo la 180, viene approvato il Progetto Obiettivo Tutela Salute Mentale 1994-1996. Per la prima volta vengono indicate quali debbano essere le strutture e i servizi psichiatrici territoriali, oltre a fissare gli standard di finanziamento. Il progetto affida al Dipartimento di Salute Mentale, a bacini di utenza non superiori a 150.00 abitanti, il compito di coordinare tutti i servizi, compresi i centri di diagnosi e cura ospedalieri. Prescrive anche il definitivo superamento degli ospedali psichiatrici e la diversificazione delle competenze professionali. Passano alcuni mesi e all\u2019interno della legge 724 del 1994, che accompagna la finanziaria 1995, il governo di Silvio Berlusconi sancisce che entro il 31 dicembre 1996 devono chiudere gli ospedali psichiatrici. Il ministro uscente, Elio Guazzanti, chiude poi la trilogia di novit\u00e0 del 1994 con la firma per il decreto per la costituzione dell\u2019Osservatorio sul superamento dei manicomi. Nel 1996 il nuovo ministro della Sanit\u00e0, Rosy Bindi, conferma il programma di riconversione e non ammette deroghe, contro le Regioni inadempienti sono previste pesanti sanzioni.<br \/>\nNel 1997, secondo il ministero della Sanit\u00e0, soffre di disturbi psichici l\u20191% della popolazione italiana. Depressi gravi, schizofrenici, persone con forti disturbi affettivi, paranoidi. Tutti gli anni si ammalano gravemente circa 6.000 giovani e adulti, un fiume in piena che non conta pi\u00f9 sulla risposta dei soli servizi territoriali pubblici, anche perch\u00e9 spesso insufficienti. Nel 1997, secondo la Federazione italiana volontariato, su oltre 9.300 strutture complessive che svolgono volontariato a livello nazionale 523 si dedicano alla malattia mentale. Non di rado il volontario diventa l\u2019unico supporto nei momenti di crisi e lo stesso vale per i progetti residenziali di medio e lungo periodo. In molti casi si preparano anche progetti per l\u2019integrazione occupazionale. Per la gran parte si tratta di privato sociale. Vale a dire, ancora associazioni di familiari il cui scopo principale \u00e8 dare un\u2019occupazione ai malati.<br \/>\nEsistono enormi difficolt\u00e0 nel passaggio dalla situazione protetta al libero mercato del lavoro, e lavoro e guadagno sono punti di partenza e non di arrivo del processo riabilitativo. Ma le aziende non vogliono saperne di malati psichici, cos\u00ec come nei condomini, negli appartamenti \u00e8 difficile trovare subito una buona accoglienza. I vicini hanno paura, gli episodi di rifiuto si ripetono.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Massimo Falcone<br \/>\nresponsabile della biblioteca del Centro Documentazione Handicap di Bologna<br \/>\nTu partita.<br \/>\nSenza desiderare la parola<br \/>\nche avevo nel cuore e che non seppi dire.<br \/>\n[&hellip;] Io rimasta<br \/>\nlungamente al mio tavolo, dinnanzi<br \/>\na un vecchio ritrattino della mamma,<br \/>\nspecchiando fissamente dentro il vetro<br \/>\ni miei occhi febbrili, inariditi.<br \/>\n(Antonia Pozzi &quot;Distacco&quot;, in Parole, Milano, Garzanti 1989 p. 7)<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3602,3584],"edizioni":[109],"autori":[2873],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3725],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2006"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2006"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2006\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5111,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2006\/revisions\/5111"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2006"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2006"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2006"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=2006"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=2006"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=2006"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=2006"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=2006"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=2006"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}