{"id":2008,"date":"2011-07-14T10:25:01","date_gmt":"2011-07-14T10:25:01","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=2008"},"modified":"2025-11-10T11:29:05","modified_gmt":"2025-11-10T10:29:05","slug":"la-scelta-della-pratica-sportiva-un-modello-di-relazione-un-luogo-di-reciproco-incontro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2008","title":{"rendered":"4. La scelta della pratica sportiva: un modello di relazione, un luogo di reciproco incontro"},"content":{"rendered":"<p>di Ennio Sergio, psicologo di comunit\u00e0, coordinatore Centro Diurno del Dipartimento Salute Mentale ASL Imola (BO)<\/p>\n<p>L\u2019idea di considerare la pratica sportiva all\u2019interno dei servizi di salute mentale come uno strumento utile a conseguire una condizione di maggiore benessere per le persone con disagio mentale ha avuto in questi anni, dalla fine degli anni Novanta a oggi, un notevole impulso. In Emilia Romagna, lo sport, grazie soprattutto allo sviluppo del movimento sportivo targato ANPIS (Associazione Nazionale Polisportive per l\u2019Integrazione Sociale) ha costituito, e costituisce attualmente, un importantissimo strumento per superare le vecchie pratiche di approccio al disagio mentale, ancora fortemente medicalizzate, che ancora oggi prevalgono all\u2019interno del servizio di salute mentale e passare a una visione che inquadri la questione del disagio mentale all\u2019interno di una cornice in cui la comunit\u00e0, la promozione dei diritti di cittadinanza, il protagonismo di cittadini con o senza disagio mentale, costituiscono i perni attorno ai quali far girare le proposte per migliorare la qualit\u00e0 della vita delle persone.<br \/>\nIn tutti questi anni abbiamo constatato, come operatori che lavorano all\u2019interno dei Dipartimenti di Salute Mentale, che lo sport pu\u00f2 aiutare la crescita delle persone con un disagio mentale affinch\u00e9 esse possano acquisire gli strumenti necessari a divenire soggetti consapevoli, responsabili, parte attiva nel processo di costruzione della propria identit\u00e0 sociale, capaci di rientrare nel gioco della vita, se si inserisce la pratica sportiva all\u2019interno di un processo pi\u00f9 complesso.<br \/>\nCi\u00f2 \u00e8 possibile solo uscendo dagli spazi dei servizi, guardando i problemi in termini pi\u00f9 generali, abbandonando le categorie diagnostiche delle malattie mentali, recuperando le biografie personali, le storie di ciascuno e, guardandoci attorno, far ripartire il pensiero critico che possa aiutarci a reinterpretare il ruolo delle persone all\u2019interno delle dinamiche sociali.<br \/>\nIn questa ottica le persone in difficolt\u00e0 emergono come indicatori di un disagio che attraversa tutti i cittadini, i cui tutti siamo immersi e che le crisi personali pongono in evidenza. La crisi quindi come rivelazione che si pone davanti ai nostri occhi e che richiede l\u2019attenzione di tutti. La crisi come un problema individuale che, per\u00f2, cerca soluzioni collettive. E le crisi sono tante e parlano di tanta umanit\u00e0 sofferente che di volta in volta veste gli abiti dell\u2019immigrato, del clandestino, dei giovani che vivono una vita senza orizzonti certi, una vita sempre pi\u00f9 precaria, donne, studenti che spesso frequentano una scuola che fa fatica ad ascoltarli, anziani soli, persone diversamente abili, ecc. Tutte persone candidate a una sofferenza mentale<br \/>\nQuando ci si pone in questo modo, allorch\u00e9 ci si avvicina alle questioni relative alla salute mentale, ci si accorge che c\u2019\u00e8 qualcosa che non va. Ci si accorge che viviamo all\u2019interno di rapporti sociali, all\u2019interno di un modello economico di mercato orientato ad affermare logiche di sviluppo esclusivamente legate alla crescita del profitto. Ci si accorge che non siamo pi\u00f9 proprietari del nostro tempo e che la nostra esistenza \u00e8 strettamente legata al consumo degli oggetti. Che viviamo in citt\u00e0 frammentate in cui le persone fanno fatica a incontrarsi e in cui gli oggetti e il consumo hanno sostituito le storie delle persone. Lo sport moderno \u00e8 lo specchio di questa tendenza: abbiamo a che fare con discipline sportive che veicolano valori fortemente agonistici e competitivi e propongono modelli identificatori campionisti in cui l\u2019individualismo diventa stile da premiare. Lo sport spesso diviene motore di quelle logiche consumistiche, ed \u00e8 sempre pi\u00f9 orientato a un processo di spettacolarizzazione in cui le persone divengono clienti liberi di scegliere tra le varie proposte che il mercato televisivo offre. Il sistema sport \u00e8 un sistema che veicola valori antagonisti a valori quali la solidariet\u00e0 e la mutualit\u00e0 tra le persone, esso \u00e8 parte organica del sistema economico liberista che a oggi ha prodotto una forte divaricazione tra sud e nord del mondo e che alimenta i conflitti e le guerre per lo sfruttamento delle materie prime, produce seri danni all\u2019ambiente mettendone a rischio la sua riproducibilit\u00e0, sfrutta i lavoratori che prestano la loro opera in totale assenza di diritti. Ci\u00f2 determina povert\u00e0 materiale, malattie, rottura di legami sociali, politiche di mercato e produzione slegate dai bisogni delle popolazioni locali con conseguente abbandono delle colture locali e del sistema di relazioni umane che ruotano attorno a esse e la creazione di produzioni orientate al soddisfacimento dei bisogni delle popolazioni del nord. E conseguente esodo verso i paesi ricchi del mondo. Il sistema, sul piano globale e locale, pu\u00f2 andare avanti solo attingendo alla logica del conflitto permanente del binomio amico-nemico sulla creazione artificiosa di un clima sociale in cui la percezione del pericolo \u00e8 forte e nel quale solo logiche sicuritarie e di controllo trovano spazio come risposta all\u2019allarme sociale. \u00c8 proprio questo sentimento di paura diffuso che richiama a soluzioni emergenziali che smette di farci pensare e ci costringe all\u2019angolo lasciandoci in compagnia di immagini stereotipate, utili a designare gli altri, che si sostituiscono a quelle reali compromettendo la possibilit\u00e0 di incontrarli fuori da categorie pregiudiziali. Ci si accorge che il modello di sviluppo economico che ha \u201cscelto\u201d l\u2019Occidente nella sua versione liberista, un darwinismo sociale in cui solo chi ha determinate capacit\u00e0 sopravvive, \u00e8 strettamente legato alla produzione di disagio mentale.<\/p>\n<p><strong>L\u2019impegno sportivo per la ricerca del benessere<\/strong><br \/>\nQueste riflessioni hanno permesso ad alcuni operatori e utenti dei Servizi di Salute mentale di orientare l\u2019impegno sportivo alla ricerca di una condizione di benessere, percorrendo la strada della promozione umana, avendo come prospettiva l\u2019affermazione dei diritti di cittadinanza insieme ad altri soggetti che fino a qualche hanno fa non avrebbero pensato di incontrare (gli immigrati, gli anziani, gli studenti, i precari, le donne, i disabili, ecc.) uscendo fuori da una lettura del proprio disagio all\u2019interno di una cornice biomedica.<br \/>\nLa pratica sportiva intesa in questo senso porta la vita delle persone al centro della scena, il loro essere peculiari, le loro differenti competenze e da esse si fa interpretare. Ci\u00f2 diviene un\u2019opportunit\u00e0 per gli operatori di mutare, contaminandole, le pratiche tradizionali dei Servizi di Salute mentale: non c\u2019\u00e8 alcuno che debba essere riabilitato ma ci sono persone che devono essere sostenute nella promozione dei loro diritti di cittadinanza.<br \/>\nLo sport inteso in tal senso rappresenta per chiunque e non solo per chi attraversa, o ha attraversato, un momento critico nella sua vita, un\u2019occasione per ripensare al tipo di rapporto che si stabilisce con gli altri, al ruolo che si gioca all\u2019interno della comunit\u00e0, di ripensare ai processi di inclusione e al fatto che questi passano attraverso la riformulazione dinamica delle regole a partire dai soggetti che di volta in volta si mettono in gioco. Restituire allo sport un ruolo centrale nella possibilit\u00e0 di costruzione di legami sociali e nella capacit\u00e0 di attivare processi di riconoscimento e rispetto delle differenze.<br \/>\nUno sport che veicola modelli di relazione tra le persone competitivi e non cooperativi, che sottolinea gli elementi individualisti e prestazionali, che ripropone una visione darwinista del tipo \u201cvince il pi\u00f9 forte\u201d rischia di diventare una fabbrica del disagio mentale. Diviene necessario rifondare le regole dello sport partendo per\u00f2 dai soggetti in campo. Ci\u00f2 passa attraverso la valorizzazione delle differenze e quindi un\u2019attenzione a quest\u2019ultime allorch\u00e9 si formulano nuove regole. Regole che non possono essere date una volta per tutte ma che di volta in volta debbono essere rivisitate; di volta in volta, poich\u00e9 le persone che si confrontano su un campo da gioco non sono sempre le stesse, cambiano di volta in volta.<br \/>\nNon c\u2019\u00e8 da perfezionare un gesto atletico avendo modelli esterni come riferimento ma misurare il gesto a partire da chi lo produce, abbandonare uno sport che frustra, che crea disorientamento con gravi conseguenze sulla propria autostima poich\u00e9 fa volgere lo sguardo verso modelli irraggiungibili.<br \/>\nAll\u2019interno di questo riferimento culturale \u00e8 la persona che viene messa al centro e non tanto facendo riferimento ai suoi punti di forza o di debolezza (categorie inadeguate in questo contesto) ma alla propria differenza e al gioco dialettico che si stabilisce con le altre differenze. \u00c8 proprio da questa dialettica che nascono conoscenza degli altri e regole del gioco. \u00c8 questo un processo che rende le persone protagoniste del cambiamento attraverso la valorizzazione di s\u00e9 come persone che fanno una particolare esperienza esistenziale e non come malati disabili o \u201chandicappati\u201d. Ci\u00f2 non pu\u00f2 essere possibile farlo se si aderisce al sistema delle regole a cui fa riferimento lo sport tradizionale. Le regole dello sport tradizionale rispondono a una cultura che esclude (quella delle classifiche, retrocessioni, capocannonieri, pallone d\u2019oro, ecc.) e non che include. Diviene necessario riformulare le regole fuori da una visione paternalistica stando all\u2019interno di una logica delle pari opportunit\u00e0. La ricerca di nuove regole non pu\u00f2 passare che attraverso un sistema, un meccanismo che permetta la conoscenza attraverso l\u2019applicazione di una metodologia che attivi un percorso di riconoscimento reciproco in vista della costruzione di un evento sportivo. Ci\u00f2 lo si realizza concretamente preparando incontri conoscitivi a partire dai quali si stabiliscono le regole strutturali e adattando in tempo reale sul campo, durante gli incontri sportivi, le regole, prendendo atto delle differenze in campo e introducendo una serie di handicap per permettere alle squadre di confrontarsi su un piano di equilibri, senza concessioni paternalistiche.<br \/>\nLa riflessione sull\u2019andamento dell\u2019evento con i soggetti che hanno partecipato all\u2019impresa sportiva e, in conclusione, la premiazione per categorie fanno riferimento alle qualit\u00e0 che hanno caratterizzato il singolo o il gruppo. Si superano le categorie, adulti\/ragazzi giovani\/vecchi<br \/>\ndonne\/uomini, operatori\/utenti, stranieri\/italiani, in quanto si tratta di soggetti che hanno come unica discriminante il desiderio di partecipare a un evento che ha come finalit\u00e0 quella di creare nuovi luoghi all\u2019interno della comunit\u00e0. Luoghi trasversali, che possano favorire lo scambio tra<br \/>\npersone di provenienza geografica differente, di et\u00e0 e sesso differente e con abilit\u00e0 differenti evitando che ciascuno si ritrovi a cadere nel pregiudizio di dover necessariamente scambiare relazioni, rapporti, per omogeneit\u00e0 di et\u00e0, sesso, abilit\u00e0 o provenienza geografica.<br \/>\nIn conclusione riporto ci\u00f2 che scrive Benedetto Saraceno, direttore dell\u2019OMS nel suo La fine dell\u2019intrattenimento. Manuale di riabilitazione psichiatrica (Milano, Etas libri, 2000, V capitolo, pag. 79): \u201c[\u2026] non esistono le disabilit\u00e0 n\u00e9 le abilit\u00e0 \u2018in s\u00e9\u2019, ossia decontestualizzate da quei complessi insiemi di determinanti costituiti dai luoghi degli interventi, dalle organizzazioni dei servizi, dalle interazioni con le agenzie sanitarie e sociali di un territorio, dalle risorse messe in campo. La riabilitazione non \u00e8 la sostituzione delle disabilit\u00e0 con delle abilit\u00e0 ma un insieme di strategie orientate ad aumentare le opportunit\u00e0 di scambio di risorse e di affetti: solo all\u2019interno di<br \/>\ntale dinamica degli scambi si crea un effetto \u2018abilitante\u2019 [\u2026] La riabilitazione \u00e8 un processo continuo che implica l\u2019apertura degli spazi negoziali per il paziente, per la sua famiglia, per la comunit\u00e0 circostante e per i servizi che del paziente si occupano: la dinamica della negoziazione \u00e8 continua e non pu\u00f2 essere codificata una volta per tutte in quanto gli attori (e i poteri) in gioco sono molti e reciprocamente moltiplicatisi\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Ennio Sergio<br \/>\npsicologo di comunit&agrave;, coordinatore Centro Diurno del Dipartimento Salute Mentale ASL Imola (BO)<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3584,3606],"edizioni":[109],"autori":[4052],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3725],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2008"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2008"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2008\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5115,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2008\/revisions\/5115"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2008"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2008"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2008"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=2008"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=2008"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=2008"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=2008"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=2008"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=2008"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}